Fabrizio Carcano.
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MALA TEMPORA.
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2014. Ugo Mursia Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ultima domenica di giugno. Dal Naviglio della Martesana riemerge il corpo nudo di una giovane donna, privata della testa. Sei mesi prima, sulla sponda di un altro Naviglio, era stato decapitato un anziano ubriacone. Intanto, in una chiesa del centro, un giovane informatico viene sgozzato mentre prega. Una Milano boccheggiante per la calura e attanagliata dalla crisi economica scopre l'orrore e il terrore. E qualcuno resuscita il fantasma del "Mostro della Bagnera", l'ottocentesco serial killer milanese che smembrava le sue vittime in una cantina a pochi passi dal Duomo.
A cercare una risposta a questi efferati delitti torna il commissario Bruno Ardig, costretto a gettarsi in un'indagine da brivido sul lato pi torbido e celato di Milano, un'indagine senza respiro che lo obbligher a esplorare i sotterranei della citt dove, nascosti nel buio, si celano riti occulti e segreti tramandati da secoli. Al suo fianco di nuovo l'amico giornalista Federico Malerba, oltre a una conturbante escort di lusso, in grado di far perdere la lucidit anche al pi freddo degli investigatori...
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L'AUTORE.
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FABRIZIO CARCANO (Milano, 1973)  giornalista professionista, scrive per Il Giorno, Superbasket, Bergamo&Sport e Affari Italiani.
 uno dei giallisti pi apprezzati dal pubblico milanese e lombardo, nell'ultimo decennio. Il cacciatore di Caino  il suo dodicesimo romanzo noir dedicato ai misteri e al fascino di Milano dopo Gli Angeli di Lucifero (2011), La tela dell'eretico (2012), Mala Tempora (2014), L'ultimo grado (2014), L'erba cattiva (2015), Una brutta storia (2016), Il Mostro di Milano (2017). In nome del male (2018). Il codice di Giuda (2018), Milano Assassina (2019) e Nemesi Nera (2019), tutti pubblicati con Mursia.
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MALA TEMPORA.
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Non  vero che la morte  uguale per tutti. Non sempre.
Dipende da quello che si era quando si era ancora vivi.
Il commissario Bruno Ardig alla morte si era abituato.
Eppure, per uno strano scherzo del destino e della statistica, poche volte aveva dovuto confrontarsi con la morte al femminile.
Qualcuno, adesso, aveva deciso di variare il repertorio.
Mettendoci il massimo dell'impegno e della fantasia. E del sadismo. Mala tempora currunt...
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Dedica.
A tutti i disoccupati, cassintegrati, esodati, precari, interinali e a tutti coloro che lottano quotidianamente per difendere o trovare un posto di lavoro.
Alla mia dolce met, Liliana
Ai miei genitori, Antonio e Marinella.
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PROLOGO. Milano, Porta Lodovica, 9 aprile 1862.
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Faceva freddo, nonostante fosse gi primavera. Un'alba umida incubava una nuova giornata per Milano. Un'altra giornata di lavoro, fatiche e stenti per mezzo milione di milanesi. L'ultima giornata per uno di loro.
Il carro, coperto da un'intelaiatura di stoffa nera, trainato da due cavalli, anch'essi neri, si fece largo tra due ali di folla in subbuglio. Urla, incitamenti, cori. La strada che portava fuori dal cuore cittadino era gremita di gente, di ogni et ed estrazione sociale, che sembrava ignorare la temperatura quasi invernale. L'eccitazione era palpabile. E se non fosse stato per quei lugubri cappucci, sempre neri, si sarebbe potuto pensare a una festa religiosa. E invece il popolo festeggiava per una morte in arrivo.
Scortato dai remolazz, gli uomini della gendarmeria milanese nella loro tradizionale divisa verde sedano, il carro si arrest davanti al patibolo.
Essenziale e semplice nella sua terribile pratica funzionalit.
Una pedana rialzata in legno, l'impalcatura che sorreggeva il cappio sorretta da una trave robusta, e la famigerata botola sotto i piedi del condannato che sarebbe scattata tirando una leva metallica.
I due boia, venuti appositamente da fuori, c'era chi diceva da Parma e chi da Torino, controllarono un paio di volte che il meccanismo funzionasse correttamente, facendolo scattare.
Produceva un rumore sordo, sinistro. E funzionava.
S, era tutto pronto. Mancava solo lui, il protagonista.
Solo a quel punto l'uomo incappucciato fu fatto scendere dal carro. I gendarmi trattenevano a stento la folla urlante. Dal mucchio furono lanciate alcune zolle di erba o terra e persino qualche ortaggio.
Incespicava. Lo aiutarono a salire i gradini. Aveva le mani legate dietro la schiena da una fune strettissima. Gli tolsero il cappuccio per compiacere il pubblico urlante.
Negli occhi un'espressione allucinata. E terrorizzata.
Il mostro, vedendolo da vicino, faceva meno paura.
La corporatura gracile, le mani esili, i lineamenti di una persona che aveva percorso un lungo tratto della sua esistenza terrena ed entrava nella vecchiaia. Nell'immaginario collettivo era dipinto diversamente: grande, grosso, vigoroso, lo sguardo spavaldo e freddo. Non uno come quello, uno che tremava e piagnucolava...
I soldati austriaci vigilavano con aria tesa, per la paura che quell'evento potesse degenerare in un tumulto. Ma si rassicurarono osservando il popolino vociante: uomini in abiti borghesi, diversi anziani, tante donne e persino dei bambini.
Migliaia di persone si erano assembrate tra i bastioni di Porta Vigentina e Porta Lodovica per assistere a quello spettacolo. Unico e irripetibile.
Da tempo immemore a Milano non avveniva un'esecuzione pubblica in cui il condannato non fosse un accusato di reati politici o eversivi. Per quelli li fucilavano nel fossato del Castello, lontano dagli sguardi dei loro concittadini, mica in piazza...
Nessun religioso per l'estrema unzione, nessuna parola di conforto.
I due boia lo lasciarono esposto al pubblico dileggio per un paio di minuti, permettendo che il popolo bue si sfogasse. Poi lo incappucciarono nuovamente, gli strinsero il cappio al collo e lo issarono sopra la botola.
Ecco, il momento era arrivato. E fu solo un momento. Troppo veloce per essere goduto davvero. La corda si tese e il collo si spezz con un rumore secco, senza dare tempo al dannato di contorcersi e sgambettare. Avrebbero potuto farlo agonizzare. Gli austriaci, per, avevano dato ordini diversi.
Avevano scelto un'esecuzione rapida, istantanea. Per non far eccitare gli animi.
I gendarmi fecero velocemente disperdere la folla. Quasi delusi, i milanesi si riavviarono verso le loro case e le loro botteghe: la giornata stava per iniziare. Senza uno di loro.
Gendarmi e carnefici attesero che non ci fosse pi nessuno nei paraggi prima di rimuovere il corpo e riportarlo nel carro. Il tragitto che li separava dal cimitero del Gentilino era breve.
La fossa era gi pronta. Tuttavia, prima di scaraventarci dentro l'uomo, dovevano adempiere a un ultimo ordine.
Uno dei due, quello pi grosso, afferr una pesante ascia. Un colpo solo, netto, violento, preciso, pulito. Seguito da un calcio. Il corpo ruzzol nella buca.
Il boia sogghign chinandosi e raccogliendo quella testa cos leggera...
Un soldato austriaco, che li aveva tenuti costantemente d'occhio, sobbalz, girandosi per non dare di stomaco. Un gendarme si avvicin con una cesta per raccogliere il macabro trofeo e s'incammin verso l'Ospedale Maggiore.
Il professor Lombroso li attendeva.
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Milano, venerd 14 giugno 2013.
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La mano sinistra sul manubrio, la destra solo appoggiata con l'avambraccio, per avere la libert di scrivere un messaggino. Trenta, trentacinque all'ora. La mano sinistra che tremava per i sobbalzi dei binari del tram.
Un sobbalzo di troppo, l'iPhone le scivol andando a infrangersi sul pav di viale Bligny.
La mano sinistra moll la presa. Un secondo di troppo, un secondo fatale di distrazione. Soltanto in quell'istante la ragazza inquadr il muso della station wagon che la stava travolgendo.
L'urto la catapult dall'altro lato della strada.
Il casco aperto, tenuto slacciato, vol via, per conto suo.
L'impatto con l'asfalto fu terrificante.
Una piccola folla si attorni intorno alla sfortunata giovane esanime.
Il solito trambusto di queste occasioni con voci che si sovrapponevano confuse.
"Mio Dio!", "Chiamate un'ambulanza!", "Sta gi arrivando!".
Sul terreno una chiazza di sangue, i rottami dello scooter e la borsa da palestra che teneva tra le gambe prima di essere disarcionata.
Il conducente della station wagon si fece largo gridando, in preda a una crisi isterica.
"Ha invaso la mia corsia,  stata lei a invadere la mia corsia!"
La Polizia Municipale giunse dopo un paio di minuti, seguita a brevissima distanza dall'ambulanza del 118.
" ancora viva, dobbiamo stabilizzarla!", url il medico ai barellieri.
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Milano, mercoled 17 luglio 2013.
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Faceva caldo, d'altronde l'estate era all'apice.
Il commissario Ardig spense il motore e con esso il condizionatore spalancando le portiere all'afa. S'incammin.
Alla sua destra l'imponente figura della basilica di Chiaravalle.
La super, proseguendo per i campi.
Un nugolo di persone ad attenderlo. Le tute bianche di quelli della Scientifica, pi lontano le casacche turchesi degli agenti di Polizia intenti a infilare paletti metallici nel prato per estendere il nastro segnaletico.
Non sapeva ancora cosa lo attendesse di preciso.
Ancora qualche metro a passo veloce e lo scopr.
Si avvicin ancora. Inorrid quando vide quello scempio.
L'ispettore Santoni gli si avvicin.
"Non siamo ancora riusciti a identificarlo."
Scosse la testa come per dire che non importava.
Poi si volt indietro: il muro di cinta del cimitero di Chiaravalle era distante poche centinaia di metri.
Un ricordo investigativo si fece largo nel suo cervello.
L'istante successivo rabbrivid, nonostante l'afa.
S'impose di essere freddo, analizzando nel dettaglio la scena criminis.
Un uomo carbonizzato, posizionato quasi come il leonardesco uomo vitruviano, intorno a lui una chiazza scura, non particolarmente ampia. La combustione era stata circoscritta.
L'odore di benzina aleggiava ancora, misto a quello di umido.
E a qualcos'altro: forse plastica o stoffa.
E poi quello schifoso tanfo di carne bruciata.
La pioggia torrenziale del temporale notturno aveva evitato il propagarsi delle fiamme.
Una volta bruciata la benzina, l'incendio si era esaurito, finendo domato dall'intensa acqua piovana. L'intervento dei vigili del fuoco non era stato necessario, tuttavia per scrupolo erano stati avvertiti.
Ne approfitt per rivolger loro alcune domande.
"Si  dato fuoco con una tanica di benzina che si  fusa nella combustione. Si avverte ancora l'odore di plastica bruciata", lo inform uno dei due pompieri.
La seconda parte della ricostruzione lo convinceva. La prima, ovvero la spontaneit del gesto mortale, meno.
Perch immolarsi di notte, in piena campagna, in un luogo dove da sempre si svolgevano riti satanici?
No, quello non era un imprenditore fallito o un disoccupato che aveva scelto il gesto estremo quale ultima conseguenza della crisi nerissima che attanagliava Milano e tutto il Nord.
Torn a fissare il muro del cimitero. E torn quel brivido gelido.
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1.
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La notte prima degli esami non passava mai.
Ma alla fine la mattina era arrivata. Presto, prestissimo. D'altronde quello era il giorno pi lungo dell'anno, no? Faceva caldo, nonostante fossero solo le sei del mattino.
Un'alba afosa incubava una nuova giornata per Milano.
Una giornata, quella domenica, di riposo o di gite fuori porta per un milione e mezzo di milanesi. Per poi tornare il giorno successivo alla solita vita frenetica tra uffici e traffico.
L'ultima giornata di una vecchia vita per una di loro.
Che scalpitava per voltare pagina e ricominciare.
Una nuova vita, a colori, completamente diversa da quella scialba e in bianco e nero vissuta finora, l'attendeva.
Promettendo emozioni, soldi, divertimento. Tutto.
Ancora un giro completo delle lancette piccole dell'orologio.
Dall'alto del suo balcone vedeva una porzione di una Milano privilegiata, stesa ai suoi piedi.
La Milano del centro, la Milano pi bella, quella ricca ed elegante, stava sotto di lei. Si sentiva una regina.
Sorrise per scacciare la tensione che l'avrebbe accompagnata in quella giornata che si preannunciava interminabile.
Doveva far passare le ore e soprattutto la paura.
Decise di farsi un t, poi sarebbe uscita per una passeggiata in Brera.
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Milano, domenica 30 giugno 2013.
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Ammaliatrice. Limpida e pulita, l'acqua del Naviglio della Martesana tentava a un bagnetto impensabile in piena metropoli. Le piante acquatiche, muschiose, oscillavano sul basso fondale. Qualche pesciolino guizzava tra i rivoli. Un trenino di paperotti multicolori, guidati dalla mamma, risaliva contro corrente, spostandosi dal centro alla periferia, nel senso letterale del termine.
Angelo Cerutti, ex capo operaio alla Pirelli, in pensione da un decennio, la corrente invece la accompagnava. Almeno all'andata.
La sua passeggiata prevedeva lo stesso copione. Sempre.
Da via Idro, dove abitava, cominciava a percorrere la pista ciclabile con un'andatura spedita e regolare. Arrivava fino in fondo, fino allo splendido mulino di piazza De Marchi, una fetta di Amsterdam trapiantata sotto la Madonnina: l le acque s'interravano e la pista terminava, obbligandolo a fare dietro front e rientrare rifacendo lo stesso percorso.
Un allenamento intenso, mirato, nella speranza di sconfiggere il tempo, in un impari braccio di ferro, e mantenere una forma fisica che a settantadue anni cominciava a sfuggirgli.
Era il fiato che lo stava tradendo, maledetto, insieme a quei muscoli, maledetti anche loro, che stavano perdendo la resistenza e la tonicit di cui andava fiero da sempre.
Eppure la sua condotta di vita restava spartana, niente fumo, solo un bicchiere di rosso a cena, a letto con le galline la sera, sveglia prima delle sei ogni sacrosanta mattina che il buon Dio gli regalava.
Camminando veloce sudava copiosamente, nonostante la frescura di quell'alba appena spuntata e ancora titubante.
Lui, invece, era sveglio e pimpante.
Come un ragazzino, pensava orgogliosamente l'Angelino Cerutti.
Per guai a chiamarlo Lino, s'imbestialiva, perch poi sapeva come andava a finire.
Sempre con quella maledetta canzonetta del Gaber.
Il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago...
E maledetto anche lui, il signor G, non poteva sceglierne un altro di cognome?
Al solo pensiero gli montava il sangue alla testa.
Intanto era giunto a costeggiare il largo di via Tofane, una striscia di parcheggi a lisca di pesce, qualche panchina e un po' di verde nello spiazzo antistante alla strada: di fronte a lui i ponti della ferrovia e i cavalcavia che uniscono la zona di viale Monza a quella di Greco.
In lontananza gli edifici della Regione e gli altri grattacieli ad annunciargli che la passeggiata stava per terminare.
Avrebbe dovuto fare come quei paperotti, tornare costeggiando lo specchio delle acque, contro corrente, verso la sua amata periferia.
Fece per infilarsi sotto il primo dei cavalcavia ferroviari.
Un murales dai colori un tempo sgargianti, ora sbiaditi, sulla sinistra. Sulla destra, in basso, riflessa dalle acque, una macchia bianca cattur la sua attenzione.
Istintivamente rallent per appoggiarsi alla staccionata.
Un paio di metri sotto, incagliata in un punto dove erba e terra avevano formato una sorta di ansa, proprio sotto il vecchio ponte ferroviario, una matassa bianca, simile al bozzolo di un enorme baco da seta. Incuriosito si arrest.
Non era del tutto bianca, un estremo era tinteggiato di rosso.
Un rosso intenso.
Una goccia di sudore lo sorprese incuneandosi nell'occhio destro, provocandogli un bruciore momentaneo.
Tard a mettere a fuoco per qualche secondo.
Poi si rese conto: non era un rifiuto industriale o qualche altra nefandezza scaraventata dal solito incivile, irrispettoso di quell'inspiegabile angolo milanese di natura incontaminata.
No, quello, lo intuiva chiaramente dalla forma, era un corpo.
O meglio, un corpo senza vita.
Ma non solo... Forse, oltre alla vita, mancava anche dell'altro...
Per qualche istante il suo cuore acceler i battiti, eppure l'emozione e la sorpresa, pi che la paura, non prevalsero. Del resto lui, l'Angelo Cerutti, non era il tipo da impressionarsi: immediatamente programm cosa fare, maledicendosi per non avere mai dietro quel telefonino che suo figlio gli aveva comprato. E non aveva neppure l'orologio.
Scrut il cielo ormai chiaro: dovevano essere le 6,30 circa. Un'ora indecente per suonare al campanello di un qualunque povero cristo, specie di domenica. Tuttavia un cadavere nel Naviglio giustificava questo e pure altro. Attravers lo slargo di via Tofane e si diresse verso il primo condominio. Una sfilza di cognomi degni di una competizione olimpica: marocchini o forse egiziani, bengalesi o indiani, rumeni, slavi. Difficile distinguerli. Poi, finalmente, la mosca bianca, un italiano, forse persino un milanese. No, milanese non sembrava, per andava bene ugualmente, sperando ci fosse qualcuno in casa e che si degnasse di rispondere.
Il signor Schillaro fu scaraventato gi dal letto dal roboante trillo del campanello.
Una vibrazione fastidiosa. Per un attimo pens al terremoto.
Poi realizz che non era la collera improvvisa del dio Vulcano che fuoriesce dagli inferi ma pi banalmente un effetto della moderna tecnologia Made in Korea di un HTC impostato su "vibra+chiamata".
Il numero della Questura.
Il display fosforescente sulle 6,42.
Ardig rispose con voce impastata, prevedendo che lo chiamassero per qualcosa di grave.
"Bruno, scusa l'ora. Abbiamo un cadavere."
Dall'altra parte Giacomo Loschi, un sovrintendente di lungo corso che ben conosceva.
"Gi identificato?", domand con il primo barlume di ritrovata lucidit.
"Ancora no. Una ragazza, abbastanza giovane, o almeno sembra. Nuda e senza documenti. E...", tentenn l'altro.
"Cosa?"
"Beh... Non ha la testa."
Inspir profondamente per somatizzare la notizia.
"Dove?"
"Dal collo, nel senso che gliel'hanno..."
"Dov' il corpo? Dove l'hanno trovato?", alz la voce.
"In via Tofane, angolo via dei Malvestiti..."
"E dove cazzo ?", trasecol il capo della Omicidi, ormai sveglissimo e gi abbastanza nervoso.
"Una traversa di viale Monza, all'altezza della fermata della metro di Turro. Era nel Naviglio della Martesana, la stanno ripescando."
"Avete gi allertato la Scientifica?"
"Certo e il pm di turno  gi stato contattato."
"Arrivo tra poco."
S'infil nella doccia calcolando il percorso da seguire.
Poco pi di due chilometri, un quarto d'ora a passo spedito.
Svegli Frog che ronfava beatamente e gli infil il guinzaglio.
"Forza, poltrone! Dobbiamo sgobbare."
Partirono di buon passo diretti verso piazzale Loreto.
Sopra di loro un cielo chiarissimo e terso.
La testa. Ancora la testa.
Sulla sua scrivania giaceva da mesi il faldone di un classico cold case, un caso destinato a restare sempre aperto, in quanto irrisolto.
E poi il termine cold era appropriatissimo.
Un cadavere congelato, dal freddo, quello che a fine dicembre a Milano ti entra nelle ossa come un reumatismo.
Un uomo anziano, ritrovato stecchito, rigido come un baccal, sull'Alzaia del Naviglio di via Ludovico il Moro, sotto i piloni del cavalcavia della circonvallazione esterna, in un anfratto impregnato dalla puzza di urina dove i topi spadroneggiavano tra i cocci di bottiglia e altre schifezze.
Gettato l, come un rifiuto, abbandonato tra l'immondizia.
Lo avevano frettolosamente catalogato come un barbone.
Non lo era, perch un tetto sulla testa lo aveva. E pure un nome sui documenti che si portava appresso: si chiamava Pasquale Puteiano, un napoletano trapiantato a Milano, dove aveva campato con mille lavoretti prima di arricchirsi, tra gli anni Settanta e Ottanta, come usuraio.
Poi un brutto incidente, presumibilmente un regolamento di conti o la ritorsione di una delle sue vittime, una mano distrutta e inservibile, il declino e una vecchiaia solitaria, con una pensione minima integrata da un piccolo assegno di accompagnamento per invalidit, in una casa popolare dell'Aler poco lontano da quel grigio cavalcavia, con tante bottiglie vuote a fargli compagnia e a riempire il vuoto e lo sporco di quel piccolo appartamento fatiscente.
Non aveva figli, non aveva parenti stretti, non aveva amici.
Nessuno lo piangeva e nessuno reclamava giustizia per lui.
Avevano indagato, con tutti i limiti del caso, salvo poi impantanarsi nella palude pi temuta da ogni investigatore: mancanza di movente, mancanza di testimoni, mancanza di elementi e di stimoli per tenere impegnata una squadra su un caso archiviato dai giornali con un trafiletto a fondo pagina.
Se l'era quasi dimenticato Puteiano, ma adesso era costretto a ricordarselo: per forza, perch anche a lui avevano tagliato la testa e non l'avevano pi ritrovata.
Non  vero che la morte  uguale per tutti. Non sempre.
Semplicemente perch la morte dipende da quello che si era quando si era ancora vivi e la morte sembrava riguardare solo gli altri.
Il commissario Bruno Ardig alla morte si era abituato.
Non poteva essere altrimenti per chi, da oltre cinque anni, guidava la sezione Omicidi della Squadra Mobile di Milano.
Eppure, per uno strano scherzo del destino e della statistica, poche volte aveva dovuto confrontarsi con la morte coniugandola al femminile.
Qualche donna uccisa in ambito familiare negli ormai gettonatissimi femminicidi e un paio di prostitute spedite a miglior vita dalle guerre di territorio tra albanesi e rumeni.
Tutto qui. La maggior parte dei cadaveri che aveva fronteggiato erano sempre stati maschili.
Qualcuno, adesso, aveva deciso di variare il repertorio.
Mettendoci il massimo dell'impegno e della fantasia. E del sadismo.
Uno spasmo lo avvert che lo stomaco iniziava a ribellarsi a quella vista terrificante.
Distolse lo sguardo per focalizzare meglio il contesto circostante.
Davanti a lui le acque incredibilmente cristalline del Naviglio, trasparente come se fosse un torrente appena sgorgato da qualche monte della sua natia Valtellina.
Scorreva da destra a sinistra, dirigendosi verso la zona della ferrovia, della Centrale e dei suoi snodi sopraelevati.
L'ultimo tratto scoperto della sua corsa, prima di infilarsi sotto la pancia della citt, in un budello sotterraneo lontano dalla luce del sole. Nemmeno fosse l'Acheronte...
Alle sue spalle i palazzi degli anni Sessanta, quelli del miraggio del boom economico e del nuovo benessere.
Ricordi sbiaditi. Oggi molti di quegli inquilini erano morosi e sotto sfratto e chi quel mattone se l'era comprato con tanti sacrifici adesso era in ritardo con le rate del mutuo bancario e rischiava di ritrovarsi sulla strada.
Diede un'occhiata sull'altra sponda: i tanti fabbricati legati ai depositi ferroviari si stagliavano oltre il suo sguardo, intervallati dall'arcata di un ponte del dopoguerra che un assassino aveva scelto come collocazione del suo macabro trofeo.
L'ultima destinazione di quella vita barbaramente tranciata.
Si sforz di rimettere a fuoco la scena cui era costretto ad assistere.
Il corpo era interamente avvolto in un lenzuolo bianco, quasi un sudario, ricordava un po' la Sacra Sindone.
L'estremit macchiata da un alone rossastro.
Stavano srotolandola da quell'ammasso di stoffa fradicia.
Ci vollero un paio di minuti.
Poi la adagiarono su un telo di plastica.
Adesso lei era nuda, la pelle saponata, la carne gonfia dopo essere stata a bollire nell'acqua.
Dalla trachea in gi nessuna ferita apparente. Alz il raggio visivo, sopra la trachea. Una sorta di buco nero, orribile.
Il taglio in qualche modo era netto, come un tronco reciso.
Istintivamente la sua mente proiett l'immagine della testa mancante, dandole, chiss perch, le sembianze della celebre testa mozzata della Medusa immortalata dal Caravaggio.
Un viso cristallizzato in una raccapricciante maschera dell'orrore.
E del terrore. Doveva aver urlato, la Medusa del Caravaggio. Doveva essersi dimenata. Doveva aver lottato fino all'ultimo respiro prima di farsi decapitare da Perseo.
Gli occhi sbarrati, la bocca spalancata, la mascella contratta.
E tutta quella scia di sangue appena zampillato a sporcare il legno dove era stata impressa l'opera pittorica.
La immagin cos, incluse le serpi guizzanti sulla chioma.
Si concentr obbligandosi a ragionare da investigatore.
Identificarla, ecco la priorit.
Per loro fortuna era pi tatuata di un calciatore della Nazionale.
Una lucertolina nell'interno della caviglia destra.
Un piccolo delfino tra la scapola e la spalla sinistra.
Tuttavia, quello pi interessante e forse distintivo, di marchio sulla pelle, era sul fianco sinistro del torace, si estendeva da sotto l'ascella costeggiando il seno fino quasi all'altezza dell'ombelico.
Una scritta nera, in caratteri simil gotici.
There once was a little girl who never knew love until a boy broke her heart.
Che tragica ironia del destino.
Una volta c'era una piccola ragazza che non conosceva l'amore finch un ragazzo le spezz il cuore. Ora c'era una donna sfortunata cui un pazzo aveva spezzato la vita e persino la testa.
Torn a osservarla, abbassando lo sguardo.
Fino a dove va a sbirciare ogni maschio.
La peluria rasata a forma di striscia verticale.
Sull'incavo destro - proprio l dove Belen Rodriguez, scendendo dalla scala dell'Ariston di Sanremo, un anno prima aveva mostrato urbi et orbi la mitica farfallina - c'era uno strano fiore, con cinque petali bianchi e il gambo ricurvo.
Roba da mostrare a pochi intimi, a meno che non avesse indossato lo stesso vestito svolazzante di Belen.
Difficile pensare che anche questa poveretta fosse scesa sinuosamente dalla scala dell'Ariston.
Gir lo sguardo sul dottor Brasca. Era affaticato.
Sorseggiava una bottiglietta d'acqua frizzante per idratarsi.
L'et e i chili di troppo che lo zavorravano si facevano sentire.
De Piccoli, il capo della Scientifica, con il suo faccione da eterno bambino ormai cinquantenne, lo scrut, quasi preoccupato.
"Tutto a posto?"
"S, s, non  mica la prima volta che ho un po' di affanno", lo rimbalz, scorbutico, l'anatomopatologo.
Tra i due non era mai corso buon sangue.
La risposta piccata era il segnale che il commissario attendeva.
"Vedo che si  ripreso", lo stuzzic.
"Cosa vuole che le dica?", borbott il coroner, scolandosi il fondo della bottiglietta.
"Tutto quel che pu."
"La causa del decesso mi pare ovvia, no? In apparenza non ho riscontrato fratture ossee. Non so cos'altro dirle. Con sto caldo..."
" stata violentata?"
"Troppo presto... Per tenderei a escluderlo."
"Il taglio sembra netto, quasi pulito."
"Cos sembra", ribatt secco il medico, mentre fece per alzarsi, issandosi con grande fatica.
Ardig lanci un'occhiata a quel corpo monco, violaceo e gonfio.
"Ora del decesso?", lo incalz.
"L'ho gi detto, con questo caldo, poi l'acqua... Il rigor mortis  superato,  gi in fase di decomposizione. Direi minimo novantasei ore, ma tenderei ad allargare la forbice a ritroso. Forse una settimana. Forse persino dieci giorni. Sar pi preciso dopo l'autopsia."
Ovvero intorno al 22-23 giugno, forse anche prima.
Salut il medico e torn dai suoi uomini.
Pinton stava coordinando l'ispezione nei dintorni.
"Per ora niente. Vestiti, scarpe, borsa... Nulla", si rammaric l'ispettore, evitando di evidenziare il principale elemento mancante in quell'assurdo contesto: la testa.
"Se li sar tenuti l'assassino o forse li avr gettati da qualche altra parte. Magari sono incagliati lungo il percorso del Naviglio. Facciamo battere tutti gli argini. In ogni caso cerchiamo di identificarla rapidamente."
Qualche metro pi in l scorse il pubblico ministero.
Roberto Brovelli. Non l'ultimo arrivato. Ormai prossimo
alla pensione, uno che era entrato a Palazzo di Giustizia sul finire degli Anni di Piombo e si era poi vissuto da protagonista l'incredibile stagione di Tangentopoli.
Prima di dedicarsi ad altri tipi di reati, soprattutto di tipo ambientale o ecologico.
E nella Milano tutta cantieri in vista di Expo, i reati che mescolavano criminalit organizzata, faccendieri e colletti bianchi, erano in aumento verticale.
Se un palazzinaro lo avesse incrociato mentre attraversava la strada, anche sulle strisce pedonali, lo avrebbe investito di sicuro.
Per questo girava sempre con una sorveglianza fissa, una tutela, non propriamente una scorta, ma un finto autista, in realt un agente armato, deputato solo alla sua protezione.
Si strinsero la mano con vigore.
"Non la importuno ora, direi che possiamo riaggiornarci tra un paio d'ore, quando magari avr gi raccolto qualche elemento identificativo", lo conged pragmaticamente.
Prima di aggiungere: "La notizia della decapitazione non  ancora trapelata, giusto?".
Ardig scosse la testa.
"E allora vediamo di non farla trapelare. Faccia un bel discorsetto a tutti gli agenti e al testimone. Arrivederci."
Uno in gamba Brovelli, averne di magistrati cos.
Meglio, avrebbe potuto lavorare in santa pace.
Nel frattempo doveva raccogliere qualcosa.
Torn a visionare gli argini del Naviglio.
E poi lei. I cadaveri parlano, raccontano tante cose.
Era proprio Brasca a sostenerlo.
Per questo Ardig torn l - sotto il ponte, dove l'avevano sistemata una volta issata dal letto del canale - per interrogarla.
Quanti anni hai? Sei italiana? Che tipo di donna potevi essere? Che lavoro potevi svolgere? La fiss intensamente.
Per le persone si guardano in viso, negli occhi.
Si concentr sul resto, su quello che c'era.
Le unghie delle mani e dei piedi pittate di viola scuro.
Un bel corpo atletico, sinuoso. E soprattutto un seno prosperoso che pareva naturale. Almeno una quarta, soda, rotonda.
L'impressione di una donna giovane, ma non giovanissima.
No, non sei una ragazza. Ma una donna, una bella donna.
No, non sei straniera, non sei dell'Est o sudamericana.
No, secondo me non sei nemmeno una prostituta. Anzi, non lo eri.
Riprese a fissarla, intestardendosi in quel dialogo tra muti.
Farris sopraggiunse alle sue spalle. Rompendo quel loro botta e risposta nel silenzio.
"Dalla centrale dicono che non ci sono segnalazioni di scomparsa che corrispondano."
Possibile? Secondo Brasca l'omicidio era avvenuto diversi giorni prima.
La guard ancora: quel cadavere non comunicava altro.
Tranne una rabbia incontenibile.
Quella di fare vendetta, non giustizia.
Confesso, a Dio padre onnipotente, e a voi fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni. Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
Simone Pizzetti si batt vigorosamente il petto per tre volte.
Facendo rimbombare i colpi secchi nel silenzio ovattato dell'enorme navata della chiesa di Santa Maria Segreta.
Ancora mezz'ora all'inizio della prima funzione liturgica della giornata, quella delle 8,30, eppure il giovane era gi inginocchiato sul pulpito, con i gomiti poggiati sul bordo legnoso della panca, a sciorinare una preghiera in fila a un'altra.
La testa abbassata, le mani intrecciate, concentratissimo, quasi in tranche mistica.
Una lunga sequela di Ave Maria e Padre Nostro, prima di partecipare alla messa, confessarsi da don Danilo e ricevere l'eucarestia.
Doveva espiare, doveva purificarsi dal peccato.
Gi. Il peccato, il male, la tentazione di Satana... A fare breccia nella sua imposta concentrazione irruppe un pensiero malandrino.
Nella sua mente prese forma il ritornello di una vecchia canzone di Ligabue, una delle prime di successo del rocker emiliano, una di quelle che suo fratello Giovanni ascoltava quando lui era poco pi che un bambino.
Libera nos a malo, per il mio male qual . Libera piano piano, che ci scordiamo com'.
Cerc di scacciare la musichetta echeggiante solo nella sua testa e sgombrarla, per riconcentrarsi soltanto su quelle preghiere che meccanicamente continuava a snocciolare a bassa voce, infrangendo quel silenzio solenne che aleggiava tra le navate.
Intorno a lui lo fissavano i volti di santi e profeti, affrescati quattro secoli prima da remoti artisti milanesi.
O Ges d'amore acceso, non t'avessi mai offeso. O mio caro e buon Ges...
La pesante porta della chiesa, cigolando, si apr, facendo filtrare un fascio di luce. Una nuova inopportuna interruzione. Non riusc a opporsi e quel motivetto di Ligabue, malandrino, ne approfitt per incunearsi di nuovo.
Oh, mama mama, che cosa ho fatto? Son scivolato ancora dentro un letto. Ma, mama mama, che devo dire? O era amore o somigliava bene.
Gi. Perch si sentiva di dover espiare. Per aver conosciuto l'amore? O perch era quel tipo di amore?
Libera nos a malo toglici pure il perch...
Tent di riprendere la preghiera, ripartendo dall'ennesimo: Confesso a Dio e a voi fratelli che ho molto peccato...
Percep dei passi alle sue spalle, altri parrocchiani in anticipo, sicuramente qualche vecchietto, vista l'ora.
Un altro calo di concentrazione e ancora quella canzoncina galeotta a distrarlo.
Oh, mama mama, lei stava bene, io stavo bene. Oh, mama mama, o  proprio questo che non si pu dire?
Forse pi che pregare e chiedere perdono al Signore e alla Madonna, e solo per essere stato finalmente felice, e uomo, quel perdono avrebbe dovuto chiederlo ai suoi genitori.
E trovare il coraggio di raccontargli tutto, pronto ad affrontarne le conseguenze. Eppure non sentiva di doversi scusare, n tanto meno di doversi pentire.
Oh, mama mama, sar cattivo, ma sono carne e sangue, insomma vivo.
Ecco era proprio questo: si era sentito vivo. Tutto qui. E questa era la colpa di cui si era macchiato?
La panca alle sue spalle traball, qualcuno si stava posizionando proprio dietro di lui. Magari una di quelle beghine pettegole e occhiute, che riportano tutto su tutti.
Decise di fottersene e di non voltarsi. E di riprendere a pregare, anche se aveva perso il filo per l'ennesima volta.
E rieccolo, il solito ritornello, imperterrito: Eccomi, mama, col capo chino, com' il castigo? Perch il castigo?
Il castigo, ma per cosa? Per aver amato? O perch amava una come lei?
Che strano, dopo tanti anni se la ricordava ancora tutta a memoria, battuta dopo battuta...
Come se l'avesse ascoltata ieri e non tanti anni fa.
Il ragionamento termin l, bruscamente spezzato.
Una mano coperta da guanti ruvidi, lo aveva afferrato da dietro, con forza, stampandosi sul volto, tappandogli la bocca e il naso.
Sent il corpo sbilanciarsi, poi un dolore acuto sotto il collo.
Non riusc nemmeno a gridare. Intravide il soffitto affrescato, angeli svolazzanti si fissarono nell'ultima immagine proiettata dalla sua retina. Poi la nebbia cal, prima di lasciare il posto al buio.
Il secondo fendente non lo avvert nemmeno.
Era stato sufficiente il primo.
"Non pu essere stata qui a mollo per giorni. La pista ciclabile  frequentatissima, ieri pomeriggio era sabato, immagina quanta gente  passata di qui", stava argomentando De Piccoli, dando voce a un pensiero che Ardig aveva formulato mentalmente da quando era arrivato. E che generava un'altra domanda.
"Ponendo che l'abbiano gettata nel Naviglio questa notte, con il buio. Dove l'avranno tenuta prima?", prosegu il capo della Scientifica.
"Suppongo in un luogo asciutto, altrimenti sarebbe stata ancora pi saponata, no?", obiett Farris.
Prima di aggiungere: "E poi chiss dove l'hanno scaricata. Il Naviglio  lungo almeno quaranta chilometri...".
"No, l'acqua sul fondale  bassa. E quel lenzuolo bagnato  una bella zavorra. Secondo me non ha fatto molta strada, l'hanno buttata qui vicino. Roba di pochi metri..."
Dall'altra parte della sponda si apriva la zona di Greco, poche case, alcuni bar, molti magazzini e tanti binari.
Un'area poco battuta, l'ideale per chi deve passare inosservato.
Tuttavia questa considerazione non li aiutava.
Per quel che ne sapevano l'assassino poteva essere arrivato fin l da qualsiasi zona della citt o della provincia.
Anche se... Perch non gettarla in periferia, correndo sicuramente meno rischi. O perch non andare a scaricarla in campagna.
Perch scegliere proprio il Naviglio, a due passi dal centro.
Un brutto sospetto lo inquiet. Il Naviglio.
Come in via Ludovico il Moro. Ed ecco il fantasma tormentato di Puteiano che bussava a reclamare giustizia.
Si avvi verso la macchina. L'agente Giorgio Foglia, uno nuovo ma in gamba, appena entrato in squadra, sopraggiunse gesticolando.
"Abbiamo una denuncia per scomparsa?"
"No, capo... Hanno ucciso un uomo, in una chiesa in centro."
Via Mascheroni, una delle zone pi belle di Milano.
Della vecchia Milano di retaggio austriaco: edifici ottocenteschi, intonaci chiari, geometrie pulite, in stile asburgico.
Un reticolo di vie ampie, con tanto verde e pochi extracomunitari a bazzicarci, se non i domestici al servizio in quegli eleganti stabili.
Il portone della chiesa di Santa Maria Segreta era spalancato.
Un'ambulanza, con il lampeggiante acceso, sostava sul viale, davanti alla scalinata d'ingresso, gremita di curiosi.
Un cordone di agenti in divisa li stava facendo indietreggiare.
Ardig e Pinton si avvicinarono a passo svelto: il poliziotto all'ingresso si scost per farli entrare.
All'interno soltanto gli uomini della Squadra Mobile.
E un prete. Cinquantenne, corporatura robusta, spalle grandi.
Pallido, gli occhi lucidi. Seduto sull'ultima panca con l'aria di chi ha improvvisamente smarrito la direzione. E forse la fede.
Difficile dargli torto. Un omicidio di un giovane nella casa del Signore. Terribile. Blasfemo. Sacrilego. Inaccettabile.
Il patologo forense, il dottor Ruggero Salerno, fido braccio destro di Brasca, era in arrivo: una volante era andata a recuperarlo direttamente a casa sua.
D'altronde era domenica anche per il laboratorio di Medicina legale.
A dirigere le prime operazioni per i rilievi c'era Michele Sironi, 45 anni, ispettore capo della Mobile.
Appena lo not gli and incontro e si avvicinarono al morto.
Un ragazzo giovane, un Harry Potter che si avviava a diventare adulto. Occhiali rotondi, capelli castano chiari, lisci, separati da una riga in mezzo.
A prima vista si poteva confondere con Alberto Stasi, l'eterno imputato dell'interminabile processo sull'omicidio di Garlasco.
Accasciato sul fianco destro, gambe e braccia disarticolate sull'inginocchiatoio.
Gli occhi spalancati, ma senza quel terrore pietrificato nelle pupille che aveva letto tante volte nello sguardo statico di chi era ormai in un'altra vita. L'espressione era pi di sorpresa.
Un rumore di tacchi alle sue spalle lo fece sobbalzare.
Questa volta non gli era andata cos bene e di turno in Procura non c'era il navigato Brovelli.
Deborah Pollini apparve con il suo solito charme, slanciata da un sandalo con punteruolo stile guglia del Duomo, gonna al ginocchio e una camicia chiara sotto la quale ondulavano quei due bei senoni che Ardig, due anni prima, aveva intimamente gi assaporato, seppur fugacemente. E con conseguenze nefande.
Ormai il loro rapporto, pi che freddo, era congelato.
"Commissario."
"Dottoressa."
Sironi percep nitidamente la tensione tra i due.
Fece per defilarsi ma Ardig lo trattenne.
"Mi stavi dicendo?"
"Ah... S. La vittima si chiama Simone Pizzetti. L'ha identificato il parroco: abbiamo gi controllato i documenti e tutto combacia. Ha trentadue anni, anzi li aveva. Di professione informatico, abitava a due passi da qui, in via Spluga."
Si arrest un istante.
"Il prete ci ha fornito qualche altra informazione: viveva con i genitori, una famiglia perbene, molto attiva nella vita parrocchiale. Il ragazzo lo conoscevano tutti qui, era benvoluto, insegnava catechismo ai bambini, secondo il sacerdote era un pezzo di pane che non poteva avere nemici o segreti."
"Uhm... E aveva il portafoglio in tasca?"
"Lo aveva e aveva anche l'orologio e le chiavi della macchina, mentre non abbiamo trovato il telefonino, ma poteva non averlo appresso", elenc Sironi.
"La famiglia? Gi avvertita?"
" andata una suora, insieme alla... come si dice... La signora che abita a fianco del prete..."
"La perpetua", intervenne la Pollini.
"Ecco, la perpetua.  andata insieme a una suora che si trovava gi qui. Entrambe conoscono bene i genitori del ragazzo. In ogni caso le ho fatte scortare da Invernizzi."
"Hai fatto benissimo. Ovviamente non abbiamo testimoni?"
"Macch. Il prete l'ha trovato che ancora il sangue fluiva. Dovevano averlo ucciso da pochi minuti. In giro non c'era anima viva e qui non ci sono telecamere, neppure nel piazzale esterno."
"In ogni caso interrogate tutti quelli che sono fuori."
Riprese a osservare il morto. Pantaloni con la piega, polo di marca, una giacca leggera di cotone addosso. Le guance ben rasate.
Davvero il prototipo del bravo ragazzo che la domenica mattina alle otto  gi in chiesa a pregare.
"Che ne pensa?", lo dest la Pollini.
"Mah... Esclusa la rapina, o  un movente di natura personale oppure, visto il luogo, potrebbe trattarsi di un pazzo."
"Magari di un islamico, che ha inteso violare la sacralit della casa di Cristo", argoment la Pollini, che da anni si occupava di inchieste legate alle cellule jihadiste operanti in Lombardia.
"Perch no?", la accontent il Capo della Omicidi, giusto per tacitarla e non cominciare subito a battibeccare.
Don Danilo, intanto, si era alzato, avvicinandosi a loro.
Gli occhi carichi di lacrime.
"L'ho visto crescere, quando sono arrivato in questa parrocchia aveva appena ricevuto l'eucarestia", balbett, commosso.
"Padre, mi rendo conto dell'inopportunit del momento ma comprender la delicatezza del nostro lavoro, il fattore tempo per noi  cruciale", la prese alla larga Ardig.
"Certo, vi capisco. Venite, spostiamoci di qui."
Si diressero in sacrestia.
A sorpresa, il prete tir fuori da un armadio una bottiglia di liquore e se ne vers due dita che scol in un sorso solo.
Senza neppure offrirne ai due interlocutori.
Quindi si abbandon su una panca.
Alle sue spalle i paramenti sacri che avrebbe dovuto indossare per officiare la messa domenicale.
"Come posso aiutarvi?"
"Ci parli del ragazzo, per favore."
"Il figlio che ogni genitore vorrebbe avere. Studente diligente, ha trovato un buon impiego, nel tempo libero era quasi sempre qui, suonava l'organo, allenava i ragazzini della pallavolo, teneva catechismo. Ogni volta che organizzavamo una scampagnata o un campeggio era lui a fare da guida."
"Padre, perdoni la brutalit. Secondo lei perch l'hanno ucciso?"
"Satana spesso ci ricorda che  tra di noi. Colpendoci vigliaccamente, scegliendo proprio i migliori di noi."
"Satana?", interloqu la Pollini.
"Il demonio, il diavolo. Chi altri potrebbe infliggere un simile male?", obiett don Danilo.
Vicolo cieco. Anche se Ardig un'ultima domanda non se la risparmi.
"E se non fosse stato Satana... Non so, magari il ragazzo si era fatto dei nemici per lavoro oppure qui in parrocchia c'era qualcosa da rubare."
Il sacerdote si irrigid.
"Non lo pensi neppure, dottore. Simone riparava i computer, installava software, cose di questo genere. E da rubare qui ci sono solo i muri. Ha visto anche lei che non abbiamo nulla di valore..."
Decisero di lasciar correre. Per il momento.
La crisi, questa parola troppo spesso inutilmente evocata dai media, per Federico Malerba, da qualche mese aveva un'applicazione concreta. Sulla sua pelle. E sul suo conto corrente.
Quella crisi che nell'ultimo anno aveva tolto alla gente la voglia o la possibilit di spendere un euro al giorno per acquistare un piccolo giornale a tiratura regionale che raccontava i fatti dei lombardi, preferendo dirottare quella monetina verso il caff, le caramelle o un altro piccolo piacere giornaliero, e che aveva impedito ai tanti imprenditori lombardi in difficolt di farsi pubblicit attraverso le inserzioni nelle pagine di quel quotidiano ormai a diffusione limitata.
Sempre la crisi, maledetta lei, aveva spinto il governo dei tecnici, sulla scia del vento dell'antipolitica e dell'anticasta, a sforbiciare drasticamente i contributi all'editoria, ovvero i soldini con cui gli editori, di fatto, coprivano una parte delle enormi spese dovute al letale triangolo cartastampa-distribuzione.
Ergo, nel giro di un semestre, "La Voce Lombarda" si era persa per strada circa due milioni di euro di entrate tra calo di copie vendute, riduzione della pubblicit e taglio del finanziamento statale.
E in tempi di vacche magre, a mali estremi seguivano rimedi altrettanto estremi: qualche prepensionamento e poi un contratto di solidariet per tutti i ventisette giornalisti del quotidiano, ad eccezione del direttore e del suo vice.
Meno ore e meno salario.
In questo caso il 40% in meno di entrambi.
Sempre meglio che licenziare dodici o tredici cronisti, come prospettato dall'azienda in una prima battuta della sofferta vertenza sindacale.
Eccola la crisi, non pi uno spettro da evocare nelle discussioni da bar, bens qualcosa di vero e reale, con cui confrontarsi ogni giorno.
Tanto pi che la crisi aveva contagiato tutto il settore dell'editoria: parole come cassa integrazione o mobilit erano entrate gioco forza nel lessico di quasi tutti gli operatori dell'informazione.
Inutile inviare in giro i curriculum o offrirsi a questo o quel direttore.
Le vacche erano magre per tutti, nessuno escluso. Neppure Federico Malerba, uno da prima linea, uno che andava in astinenza se non firmava in prima pagina almeno due volte alla settimana.
Mala tempora currunt...
Tanto pi quando il ticchettio delle lancette dell'orologio biologico batteva frenetico, senza mai rallentare.
I trentanove stavano volando via, i quaranta erano ormai prossimi, dietro l'angolo, ancora qualche pagina del calendario da girare ed eccoli.
Cazzo, quaranta! L'et in cui si  grandi per davvero.
Intorno a lui Federico vedeva un mare magnum di ex compagni di liceo, di universit o degli anni felici della squadretta di basket, che grandi lo erano diventati per davvero.
Sposati, con figli all'asilo o persino alle elementari, un lavoro stabile e ben remunerato: chi architetto, chi avvocato, chi medico, chi rappresentante, chi piccolo imprenditore.
E lui? A meno di un semestre dagli "anta" si ritrovava una donna, la bella avvocatessa Lucrezia, che si avviava a diventare un'eterna fidanzata distratta da una carriera che fagocitava un'idea di famiglia, un gatto immortale che si avviava a valicare la soglia dei ventidue anni, l'incredibilmente arzillo Ottone, e una professione che si avviava ad andare a rotoli per via della crisi.
Altro che diventare grandi...
Certo poteva consolarsi guardando l'amico Ardig, un altro che precipitava verso i quaranta e ancora vegetava in un appartamento senza l'etichetta del cognome sul citofono, con i vicini per cui era un perfetto sconosciuto, con gli scatoloni sul pavimento a sostituire mensole o armadietti, con la lampadina in cucina appesa a un filo senza neppure uno straccio di lampadario e con una santa donna delle pulizie a garantirgli la sopravvivenza, nel senso di qualche camicia stirata e qualche pacco di pasta in credenza, altrimenti il capo della Omicidi sarebbe letteralmente morto di fame e con la stessa camicia addosso...
No, non poteva certo consolarsi guardando l'erba meno verde di Ardig. E poi lui non era Ardig, lui voleva di pi dalla vita.
E almeno Ardig un lavoro stabile lo aveva ancora.
Erano queste le tristi elucubrazioni che accompagnavano l'opaco Malerba in una domenica per l'appunto di solidariet, lontano da quella redazione che fino a un anno prima, quando gli toccava un turno domenicale, gli appariva come un'angusta prigione che gli sottraeva quella libert cui tanto aspirava.
Si consol pensando che un'ora dopo sarebbe passato da Lucrezia, per una gita fuori porta: destinazione una trattoria affacciata sul lago di Como.
Stava cercando di sciogliere l'annoso dilemma polo o camicia quando trill il cellulare.
Era il vecchio Beppe Brigante, da poco promosso a vicedirettore, ultimo step di una carriera giunta quasi al capolinea della pensione.
"Non te ne starai mica con le chiappe gi al sole?", esord con il solito tono cameratesco, ma autoritario, il suo capo.
"Quasi, sto per andare al lago. Che succede?"
"Succede che perdi i colpi. Due morti freschi freschi e uno  praticamente sotto casa tua. Allora, se te ne vai al lago metto Borroni a lavorare sui due delitti?"
"Col cazzo! Dove li hanno uccisi?"
"Ecco, cos mi piaci. Una dovrebbe essere una tossica o una troia, l'hanno ripescata all'alba nel Naviglio della Martesana, ma mi interessa di meno", esamin con la sua caratteristica brutalit.
"E l'altra?"
"L'altro.  un uomo. Pare lo abbiano sgozzato nella chiesa di via Mascheroni. Hai presente?"
"Santa Maria Segreta? Cazzo,  dietro casa mia. Certo."
"E allora schioda il culo e precipitati l, intanto ti recupero un fotografo."
Al diavolo il lago e il filetto di persico e l'inedia che lo avrebbe accompagnato. Raccatt il block-notes e lo smartphone e si incammin di buon passo.
Mentalmente ripens a una scena gi vista altre volte.
Un dj-vu che si ripeteva.
Lui a casa in panciolle e il telefono che squilla: "Fede, hanno ucciso uno vicino a casa tua...".
Davvero il solito copione, strana davvero la vita.
Dieci minuti dopo era davanti alla scalinata della chiesa.
La scena criminis ovviamente era gi stata sigillata con il nastro. Si appost, insieme alla solita immancabile folla di curiosi, sul marciapiede antistante.
Non c'era molto da vedere. Il portale in legno della facciata era chiuso e senza uno di quei binocoli a infrarossi che usavano i Navy Seals era impossibile capire cosa stesse succedendo dietro quei trenta centimetri di legno massiccio.
Inizi a tampinare i primi tizi che mostravano qualche minimo segnale di barlume intellettivo, nella speranza di imbattersi in un testimone oculare di un qualunque insignificante dettaglio.
Tre ore dopo, Ardig stava masticando svogliatamente un McChicken recuperato al fast food di via dei Mercanti.
Era appoggiato a un muro di via della Posta, deserta a quell'ora per via della canicola, e attendeva che Frog trovasse il giusto angolino dove orinare.
Ci vollero quasi venti minuti, poi i due rientrarono in piazza San Sepolcro al piccolo trotto.
Ormai erano diventati una curiosa coppia fissa.
Lui un poliziotto scontroso e solitario, l'altro una sorta di lupetto bastardino, grigio scuro, con gli occhi velati da due spesse cataratte che gli permettevano di intravedere solo luci e ombre.
Un mostriciattolo. Ma da quando, quasi due anni prima, lo aveva raccattato in quell'angolo del mercatino di via Eustachi dove si era trascinato alla disperata ricerca di cibo, quel randagio macilento era diventato tutta la sua famiglia.
Il cellulare vibr: Federico Malerba.
L'amico Malerba, con cui era cresciuto: insieme al liceo e nella squadretta di pallacanestro, insieme all'universit e insieme la domenica in curva a tifare l'Olimpia Milano, poi insieme sulla scena del crimine, lui come poliziotto, l'altro come giornalista di nera. Diversi, quasi opposti, ma sempre vicini. E amici.
"Speravo fossi di riposo...", lo accolse burbero.
"Lo sarei se tu non ti facessi ammazzare due persone sotto il naso qui a Milano", ribatt canzonatorio il giornalista, sapendo di toccare un nervo scoperto dell'amico commissario.
"Che vuoi sapere?", tagli corto Bruno.
"Tutto quello che puoi dirmi."
"Due brutte storie, temo che non ne verremo a capo facilmente. C' qualcosa di strano in entrambe..."
"Dimmi del ragazzo ucciso in chiesa, sono appena rientrato da l", lo incalz Federico, gi a conoscenza dei dati anagrafici e di molti altri dettagli della vittima grazie ai vari chiacchieroni interpellati davanti alla chiesa.
"Per ora ho poco. Bravo ragazzo, buona famiglia, tutti ne parlano bene... Qui potrai sbizzarrirti: il folle sacrilego che colpisce in chiesa o roba del genere."
"E sbaglierei clamorosamente?"
"Temo di no. Sgozzare un povero cristiano mentre sta pregando fa privilegiare la pista di un matto."
"Hai gi scandagliato eventuali possibili delitti analoghi? Ti ricordi qualche anno fa quella suora uccisa in Val Chiavenna da quelle tre ragazzine indemoniate?"
"Stiamo verificando ma dubito ne esca qualcosa. Indubbiamente il luogo scelto dall'assassino ha un significato preciso. Altrimenti avrebbe potuto ucciderlo prima, magari nei giardinetti pubblici l davanti, dove sicuramente il ragazzo  passato. Oppure dopo la messa. Davvero non ho in mano nulla da cui partire..."
"Uhm... Okay. E la ragazza? Una prostituta, giusto?"
"Non so. Troppo bella, troppo perfetta... Non mi sembra una dell'Est, per il cadavere non era in buone condizioni. Gonfio,  rimasto nell'acqua, gi in decomposizione avanzata."
"S, per se scrivo del racket della prostituzione come ipotesi pi accreditata?"
Ardig temporeggi qualche secondo.
"C' dell'altro che non mi puoi dire?"
Certo che c'era dell'altro: il corpo avvolto in un lenzuolo bianco, quasi come fosse per davvero il sudario della Sacra Sindone e soprattutto quel collo orfano della testa...
No, non era opera del racket della prostituzione. Tuttavia la regola del massimo riserbo valeva anche con il proprio migliore amico.
Perch non poteva scatenare il panico in citt con la notizia di un secondo cadavere decapitato nel giro di sei mesi.
"Fede, sai che non posso. Anche qui ogni ipotesi  valida. Dall'aggressione per stupro al passionale. Per ti regalo una chicca: la ragazza aveva tre tatuaggi, una lucertolina all'interno della caviglia destra, un delfino sotto la scapola sinistra e una scritta gotica sotto l'ascella sinistra."
Evit di menzionare il quarto tatuaggio, quel fiore bianco, posizionato in un'area troppo intima.
"Altro che regalo! Speri che qualche lettore possa identificarla tramite il mio articolo", borbott il reporter.
"Se preferisci lo dico a quelli del Giorno", penso che Gabriele Moroni non aspetti che una mia telefonata", lo zitt il commissario.
"Capito l'antifona. Altri elementi per descriverla?", domand il reporter.
"No, solo questi."
"Va beh... Ma com'? Bruna, rossa, bionda?"
"Basta, ti ho detto quello che potevo. Dai, ora devo scappare dal magistrato. Ci sentiamo. Ciao."
Malerba rest con la cornetta sospesa a mezz'aria.
Che Ardig si fosse rimbecillito improvvisamente per il caldo?
Doveva identificare una donna e al posto che descrivergli i connotati e i capelli gli diceva che aveva tre tatuaggini?
Pazzesco...
Al diavolo, avrebbe fatto il suo compitino e fine della storia.
Soltanto nel tardo pomeriggio, Farris rientr dalla scena criminis sul Naviglio, reduce dal lungo e laborioso lavoro di raccolta di ogni possibile reperto.
L'espressione stanca, che non annunciava buone nuove.
"Quelli del nucleo ambientale ci hanno dato una mano. Il Naviglio  poco profondo, non servivano i sommozzatori, bastava mettersi gli stivaloni da pescatore."
La prese alla larga, facendo rimpiangere l'ispettore Santoni, di riposo, in quel weekend, nella sua natia costa spezzina.
"Non hanno trovato nulla, vero?", lo anticip Ardig.
"Qualcosa abbiamo. Una quindicina di metri pi su il Naviglio  interrato per circa tre o quattro metri da una grata metallica tipo cupola e sotto, quelli del nucleo hanno trovato alcuni mattoni legati a del fil di ferro. E i mattoni sembrano in buono stato, poco usurati dall'acqua."
"Quindi l'assassino potrebbe aver scaraventato la ragazza nel fiume zavorrata di mattoni in modo che restasse incagliata sotto la grata e nessuno se ne sarebbe accorto per chiss quanto, magari anni."
"Se l'avesse gettata sarebbe affondata subito. No, l'assassino - rilev il vice -  sceso nel greto con il cadavere e poi l'ha infilata sotto la grata con la zavorra. Solo che gli spazi sono stretti e non deve essere riuscito a fare tutto per bene, cos dopo un po' il corpo si  liberato dal filo di ferro che la avvolgeva e ha seguito il flusso delle acque fino a incagliarsi una quindicina di metri pi in l."
Pertanto un omicidio premeditato e ben pianificato.
"Non avete trovato altro?"
"N la borsetta n i vestiti. E neppure la testa... Se il Naviglio li ha inghiottiti nel tratto interrato non li troveremo mai", osserv il vice.
"Sempre che l'assassino li abbia gettati l e non altrove. Non so, non mi convince."
Con un moto di stizza afferr il pacchetto di sigarette.
"Un ragazzo sgozzato in chiesa mentre prega in ginocchio, una donna decapitata e messa in un sudario. Spero siano soltanto coincidenze..."
Ardig non fece in tempo a finire la frase.
Il telefono fisso stava squillando.
"S? Ah, dottore... S, mezz'ora e siamo da lei."
Riattacc fissando il vice.
"Era Brovelli. Siamo attesi a Palazzo di Giustizia."
Niente fumo e niente sigarette. Era una regola rigidissima per chi varcava la soglia dell'ufficio dell'esperto magistrato.
Per una ragione singolare: il giudice, per concentrarsi, doveva tirare lunghe boccate dalla sua amata pipa. Un vezzo quasi senile, che coltivava con passione maniacale da una decina d'anni.
Ardig ne era consapevole, per questo inal nicotina lungo tutto il tragitto, per fare la scorta, come una riserva d'aria in vista di un'immersione subacquea in apnea.
Il colloquio, in realt, dur appena una decina di minuti.
Il tempo di constatare che non avevano in mano nulla.
Per il momento.
Nessun elemento che consentisse di identificare quella sventurata, nessuna denuncia di scomparsa che combaciasse, nessun testimone del fatto delittuoso e ovviamente ancora nessun riscontro fornito dalla Scientifica o dal medico legale.
Tanto valeva prendersi qualche ora di tempo, di riflessione, nella speranza che l'articolo che avrebbe pubblicato "La Voce Lombarda" l'indomani portasse buone nuove per il riconoscimento.
Ma non solo.
"Domani  luned. Se la ragazza ha un'occupazione chiss che il suo datore di lavoro o un collega non si insospettisca per la sua assenza", chios Ardig, palesando per una scarsa convinzione nelle sue parole.
"Avete monitorato i casi analoghi? Magari legati al racket della prostituzione?", butt l Brovelli.
"S, s. Gi fatto. Ma quelli, se vogliono dare una lezione a tutti, le bruciano le ragazze, mica le decapitano", rilev il capo della Omicidi.
"Altre idee?", domand il pm.
"Ricorda quell'anziano ritrovato acefalo a fine dicembre? Sotto il cavalcavia della circonvallazione?", gli ricord Ardig.
"Certamente, rammento che era un senzatetto."
"No, non propriamente, un tetto sulla testa lo aveva. Comunque intendo riaprire quell'inchiesta, considerata la modalit con cui sono stati mutilati i due corpi", tagli corto Ardig, prima di congedarsi dal giudice.
Uscendo dal Tribunale contatt al cellulare Pinton, che si era recato dalla famiglia del ragazzo accoltellato a Santa Maria Segreta.
Lo sent turbato.
"La classica famiglia del Mulino Bianco. I genitori, i due fratelli pi grandi, i nipotini, i cugini. Tutti molto religiosi, l'hanno presa quasi con rassegnazione. Addirittura la madre diceva: Il Signore ha voluto prenderselo con s". Davvero uno strazio."
"Insomma, niente di niente...", sbott il capo della Omicidi.
"Quasi. Qualcosa di strano c', non sono riusciti a ritrovare il telefonino del ragazzo. N i genitori a casa n i nostri agenti in chiesa. Aveva un normalissimo iPhone."
Ardig rimase basito.
Fin dall'inizio avevano escluso l'ipotesi della rapina perch il portafoglio e l'orologio non erano stati trafugati: possibile che il killer si fosse portato via solo il cellulare? E perch? Non certo per lucrare su un apparecchio da poche centinaia di euro. E se l'omicida avesse voluto farlo sparire per nascondere qualche traccia pericolosa?
Alz gli occhi al cielo. Nubi nere stavano offuscando l'azzurro che aveva imperato in quella strana giornata festiva.
Decise di rincasare. Aveva lasciato Frog in commissariato.
Tornarono a piedi, approfittando per fare una lunga passeggiata in centro, con tappa canonica al McDonald's per raccattare le polpette di pollo, un'insalatona mista e due birre da consumare a casa.
Si piazz sull'unica poltrona che arredava la sua stanza living e accese il vecchio televisore a tubo catodico, grande quanto una lavatrice, munito di decoder da venti euro acquistato in un centro commerciale: smanett con il telecomando per oltre mezz'ora senza mai fissarsi su un canale, poi la noia prevalse e opt per andarsene a letto.
L'avvocato attese che il solito abat-jour si fosse spento.
Ilaria, la moglie, aveva ceduto in fretta: nemmeno la lettura di Inferno di Dan Brown poteva tenerla a lungo sveglia dopo la mezzanotte.
Davanti a lui i soliti fantomatici incartamenti portati dallo studio che mai si sarebbe sognato di guardare a casa.
Invi un altro sms sperando finalmente di ricevere una risposta.
Quel silenzio lo stava facendo uscire di testa.
Un logoramento che lo stava sfiancando.
Aspett distraendosi con qualche filmato porno scaricato dai soliti portali gratuiti.
Niente, nessuna risposta. Digit un altro sms e lo invi.
...
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2.
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Rientrata dalla passeggiata si era concessa una lunga doccia, spalmandosi voluttuosamente il balsamo alla vaniglia sulla pelle.
Non si era neppure asciugata. Nuda e gocciolante, si era recata davanti al grande specchio in corridoio.
Per contemplarsi. Uno spettacolo. Il suo.
Che aveva scoperto da poco e non la appagava mai.
I capelli fradici, la pelle rugiadosa, i capezzoli induriti dall'acqua.
Una dea scesa in terra, la reincarnazione di Venere.
Quella di stare nuda, per ammirarsi e farsi ammirare, era ormai una droga cui non sapeva pi rinunciare.
Pi della coca, che peraltro aveva imparato ad apprezzare.
Un corpo da sogno che stava per trasformare la sua vita in un sogno. E aveva impiegato pi di trent'anni per capirlo.
Si rimir nei dettagli, poi lo sguardo cadde l.
Sfior la rosa, ancora gonfia e un po' rossastra.
Improvvisa la paura la lamb, girandole intorno come le spire di un invisibile serpente.
Per scacciarla decise di farsi una striscia.
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Milano, luned 1 luglio 2013.
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...
"Uccisa e scaricata nel Naviglio."
Titolo senza particolare pathos.
"Ritrovata nuda. Non  ancora possibile identificarla."
L'occhiello era pi elettrizzante.
Il catenaccio invece stuzzicava la fantasia: "Chi era la ragazza che si era tatuata una lucertolina e un delfino?".
Ardig si stropicci gli occhi per focalizzare meglio pagina sette della "Voce Lombarda".
Le otto del mattino di una giornata che si annunciava molto lunga e altrettanto impegnativa.
Una giornata iniziata troppo presto.
Quanto meno troppo presto per avere delle notizie.
I ragazzi avrebbero iniziato i vari sopralluoghi soltanto in quei minuti, mentre il medico legale probabilmente non si era neppure infilato il camice.
Si rassegn a far scorrere le lancette dell'orologio, occupando il tempo con la lettura dei giornali.
Partendo ovviamente dalla stampa amica.
E privilegiata, poich l'amico Malerba indubbiamente godeva di una corsia preferenziale rispetto ai colleghi concorrenti.
In ogni caso Federico aveva fatto il suo dovere.
Cominci a scorrere l'attacco.
"Nuda. Un lenzuolo a fasciarle il corpo. Se ne  andata cos una giovane donna, bianca, di razza europea, trent'anni circa, cui gli inquirenti non riescono ancora a dare un nome e cognome. Il cadavere, scoperto da un passante alle prime luci di ieri mattina, lungo la pista ciclabile del Naviglio della Martesana, all'altezza di via Tofane,  stato ripescato dalle acque dove, presumibilmente, era stato scaraventato la notte precedente dall'assassino o dagli assassini. Poche le tracce a disposizione degli inquirenti, impegnati a sciogliere il primo fondamentale rebus: l'identit della vittima. Unico indizio a loro disposizione, tre tatuaggi: una lucertolina, un geco di Formentera sull'interno della caviglia destra, un delfino tra la scapola e la spalla sinistra e una scritta in caratteri gotici sotto l'ascella sinistra. Non molto, ma potrebbe bastare alla sezione Omicidi
della Squadra Mobile per restituire almeno un nome e un cognome a questa giovane donna sfortunata. Per restituirle giustizia  probabile, invece, che si debba andare a scavare nella sfera personale della ragazza, essendo al momento la pista del delitto passionale quella pi accreditata in quanto..."
Stopp la lettura: le deduzioni investigative di Federico lo interessavano relativamente.
Contava davvero sul fatto che qualcuno potesse farsi vivo dopo aver letto il passaggio sui tre tatuaggi, passaggio peraltro gi ripreso da alcuni siti web milanesi.
Osserv l'orologio: scoccavano le 8,30.
Negli uffici si timbrava il cartellino.
Qualcuno, un amico, un cugino, un parente, oppure un collega, un datore di lavoro si sarebbe accorto dell'assenza, alla sua scrivania, di una bella ragazza, atletica, con una lucertola sulla caviglia, un delfino sulla scapola e una scritta gotica sotto l'ascella?
O magari qualcuno di pi intimo, un fidanzato o un amante, che avrebbe collegato quei tre tatuaggi alla donna.
Incroci le dita, prima di prendere l'altro incartamento, quello dell'omicidio Pizzetti.
L almeno avevano un nome e cognome da cui partire. E pure un indirizzo.
E infatti aveva spedito Pinton nuovamente dalla famiglia Santoni nella ditta dove il giovane lavorava e gli agenti Foglia e Sinato nella parrocchia di via Mascheroni dove si era consumato materialmente il delitto, mentre Larini e Zanella si sarebbero occupati di tutte le verifiche patrimoniali e amministrative.
Appuntamento per un briefing riepilogativo alle 15 in ufficio.
Nel frattempo, lui e Farris avrebbero scartabellato nei fascicoli, ripercorrendo i casi di omicidio consumati in luoghi sacri.
Non che ci sperasse molto, tuttavia un controllo andava eseguito: accoltellare un ragazzo in una chiesa non rappresentava certo il prototipo dell'omicidio classico.
Dieci minuti dopo, vide spuntare la voluminosa figura del suo vice.
I bicipiti gonfi per il peso dei faldoni.
Poggiandoli sulla scrivania, la fece tremare per il sobbalzo.
La giornata di lavoro, quella canonica, in redazione, sarebbe iniziata soltanto quattro ore dopo. Tuttavia Malerba aveva scelto di autoinfliggersi una sana dose di straordinario.
Pi che altro per dare credito a un'intuizione stranamente instillatagli da Lucrezia, solitamente pochissimo interessata ai casi di cronaca nera che tanto assorbivano, professionalmente e non, il suo compagno, e altrettanto poco propensa a commentarli.
Glielo aveva fatto notare distrattamente, quasi per caso: perch non parli con il testimone che ha scoperto il corpo della ragazza? Magari lui sa qualcosa in pi, no?
Due frasi che durante la notte gli si erano stampate in testa.
E cos, verso le dieci, l'inviato della "Voce Lombarda" si era messo in movimento, scegliendo di spostarsi con la metropolitana, presa nella vicina fermata di Conciliazione.
Venti minuti seduto in un vagone della Rossa, una decina di metri sotto l'asfalto che i milanesi stavano calpestando con le ruote delle loro automobili, ed era spuntato dall'altro capo della citt, nella multietnica viale Monza.
Due passi in una traversa ed eccolo l'altro Naviglio, quello meno mondano, eppure bellissimo, con la sua acqua pulita e una rigogliosa flora fluviale a fare da contorno.
Sulla pista ciclabile, una coppia di giovani mamme sudamericane spingeva i passeggini, una ragazza faceva footing con gli auricolari a pomparle musica rap nei timpani, un anziano si godeva il panorama appoggiato alla staccionata, tenendo al guinzaglio un barboncino con la lingua penzolante.
Della scena criminis allestita il giorno precedente non rimaneva nulla, se non una svolazzante striscia di nastro bianco e rosso dimenticata appesa a uno dei piloni del cavalcavia sotto il quale era stato rinvenuto il corpo della ragazza.
Non c'era nulla da vedere o da annotare.
Cominci a temere di aver fatto un viaggio a vuoto.
Quella di non presenziare pi alle autopsie era una delle poche regole che si era imposto e a cui non intendeva derogare.
Per questo il commissario Ardig aveva atteso fino quasi alle undici prima di presentarsi all'istituto di Medicina Legale.
L'umore piuttosto nero: la ricerca sui delitti a matrice o ambientazione religiosa non aveva portato a nulla.
Per cui aveva appaltato a Farris la conclusione dello screening e si era avviato in via Mangiagalli, in zona Citt Studi, prendendosela comoda, convinto di dover fare anticamera.
E invece Brasca e i suoi assistenti erano gi al bar interno, a divorare salatini e noccioline, in abiti borghesi.
Per un istante ebbe persino il timore che l'esame settorio fosse stato posticipato al pomeriggio. Timori fugati dall'espressione sorniona del navigato anatomopatologo.
"Il commissario Ardig, quale onore. Temevamo avesse deciso di non deliziarci con la sua presenza", lo accolse, sfottendolo, il coroner.
Buon segno. Quando Brasca era cos giulivo significava che era appagato. E uno come lui si appagava soltanto scavando nelle viscere di un povero cristiano passato anticipatamente a miglior vita, strappandogli i suoi ultimi segreti postumi a colpi di bisturi.
"Beve qualcosa con noi?"
"Volentieri, una spremuta."
Il barista annu, mettendosi ad affettare le arance.
Brasca lo scrut con aria famelica.
"Gi sezionati, entrambi", annunci, trionfante.
"Addirittura? Pensavo vi occorresse l'intera giornata", si stup il commissario.
"Un lavoro veloce, il ragazzo non aveva molto da dire. La ragazza invece..."
"Un momento - lo stopp il capo della Omicidi - andiamo con ordine. Partiamo dal ragazzo."
"Come vuole. Decesso causato da ipovolemia emorragica provocata dalla recisione..."
L'espressione basita del commissario bast per stoppare nuovamente il coroner.
"Capito, le parlo in termini semplici. Morte sopraggiunta per il troncamento dell'arteria carotide destra e della trachea. Decesso praticamente istantaneo. Del resto ha visto anche lei quali squarci hanno provocato quei fendenti. Sarebbe stato comunque impossibile soccorrerlo."
"Possibile arma per l'omicidio?"
"Una comune arma bianca, un normale coltello da carne, di quelli da macelleria. Oppure uno di quelli bilanciati che si utilizzano nelle arti marziali, alla Rambo. Il colpo  stato inferto da tergo, dall'alto in basso. L'assassino deve aver abbracciato la vittima, posizionandosi alle sue spalle, ha scagliato il primo fendente, quindi il secondo per mero scrupolo. Nessuna possibilit di reazione per il ragazzo, che  andato praticamente all'istante."
"Un colpo sferrato con violenza, secondo lei?"
"Dipende anche dal tipo di lama, ma dalla profondit le risponderei di s. Lo ha praticamente sgozzato. Se fosse stata una donna avrebbe dovuto trattarsi di una virago da evitare accuratamente."
L'assassino pertanto doveva essere di sesso maschile.
E un uomo che uccide un altro uomo con simile ferocia deve essere spinto da un odio altrettanto feroce.
"Dottore, ha controllato se..."
Non fece in tempo a finire la domanda.
"Certo che ho controllato e l'anello muscolare dello sfintere anale era intatto. Mi spiace per lei ma il ragazzo non si trastullava con strani giochetti."
Veniva a cadere anche l'ipotesi di un delitto dettato dal movente della gelosia omosessuale.
"Altro?", prov a insistere.
"No, direi di no. Il ragazzo era di buona costituzione, in perfetta salute. I risultati dell'esame tossicologico saranno pronti in serata ma, a mio parere, non faceva uso di sostanze stupefacenti.  tutto."
Aveva ragione il prete. Quel giovanotto di buona famiglia e di buona educazione non stava riservando sorprese.
"Uhm... E la ragazza?"
"Decesso causato da anafilassi respiratoria con spasmo coronarico."
Nonostante la terminologia professionale Ardig comprese ugualmente quanto stava snocciolando Brasca.
" morta soffocata?"
"No. Non soffocata, ma asfissiata, c' una bella differenza..."
"Aspetti, non la seguo."
"La metto gi semplice: la donna  stata avvelenata, ha subito un grave choc anafilattico in reazione a una sostanza, un alimento o un liquido, cui era intollerante, che ha indotto la crisi respiratoria fatale."
" stata avvelenata?", ripet il poliziotto meccanicamente.
"Proprio cos, ma non con un veleno di quelli classici. Bens con un elemento che ha scatenato una reazione intollerante."
"E di cosa si tratterebbe?"
"Troppo presto. Attendiamo risposte provenienti da una serie di esami pi complessi. Certamente ha assunto cocaina, questo glielo posso anticipare anche senza l'esame istologico, ma ho l'impressione che ne fosse un'utilizzatrice assidua, pertanto non  stata la droga a fregarla..."
"Un farmaco?"
"Tenderei a escluderlo. Punterei maggiormente su un alimento. A questo punto le particelle di cibo che abbiamo rinvenuto vanno sottoposte a tutti i controlli del caso, poi l'esame istologico dei tessuti impregnati dai liquidi... Insomma, dovr munirsi di un po' di pazienza."
Il medico si accorse che Ardig, nel frattempo, si era eclissato nel suo mondo e non lo stava pi ascoltando.
Irritato, non prosegu.
Il silenzio improvviso dest il poliziotto.
Che vir verso l'argomento che pi gli stava a cuore.
"Quanto vi occorrer per appurare cosa avesse mangiato la ragazza?"
"Dipende - si cautel Brasca, seccato per il tono da superiore utilizzato dal capo della Omicidi -, lavorando stanotte i laboratori dovrebbero farcela per domani mattina, ma non dipende da..."
"Ha avuto un rapporto sessuale?", lo interruppe bruscamente.
"Sicuramente. E senza violenza. Per ho riscontrato tracce di un gel vaginale e soprattutto di sperma nella mucosa uterina. Lo stiamo facendo analizzare, lo sperma intendo."
La ragazza quindi aveva consumato un rapporto completo e non protetto.
Insolito, se davvero si fosse trattato di una prostituta.
"Della decapitazione cosa mi dice?"
"Taglio perfetto, un colpo solo con cui le ha spiccato la testa dal collo. Un po' come facevano i boia nel Medioevo. Un lavoro da professionista."
Peccato che il lavoro del boia professionista, almeno nell'occidente civilizzato, sia ormai estinto da circa due secoli.
"Avete riscontrato ecchimosi nel corpo?"
"No. Solo qualche marginale escoriazione causata da urti contro il fondale o le pareti murarie del Naviglio. Un'ultima cosa. Quel tatuaggio sull'inguine, ha presente quel fiore bianco? Ecco, la pelle era ancora gonfia: la tipica reazione successiva a un tatuaggio appena eseguito. Roba fresca, massimo una settimana prima di essere uccisa."
"E gli altri tatuaggi?"
"Roba vecchia, forse di anni. Anche se la scritta gotica sembra pi recente degli altri, il colore pare pi fresco."
Annot tutto mentalmente, prima di sparare l'ultima domanda.
"Lei ricorda quell'uomo ritrovato decapitato alla vigilia di capodanno?"
"Come no? L'homeless ubriacone."
Anche lui fissato con il barbone.
"Non era un senzatetto, ma non importa. Il taglio, ricorda se era... Voglio dire... Affine, ecco"
"Se poteva essere la stessa mano? A memoria le rispondo che non era una recisione altrettanto netta, come se l'omicida avesse inferto pi colpi prima di decapitare l'uomo. Ad ogni modo le fornir maggiori ragguagli dopo aver riletto il referto."
"Bene, non le rubo altro tempo."
La stretta di mano fu fredda e rapida.
L'anatomopatologo lo fiss mentre si allontanava: non gli era per nulla piaciuto il tono insolente utilizzato dal commissario, che iniziava a stargli sempre pi sulle balle.
Come del resto accadeva a sempre pi gente, da quel che risultava dalle voci che giravano in Questura.
Valido investigatore, gran lavoratore, ma una testa dura e un carattere sempre pi ombroso e spigoloso.
Uno che aveva fatto carriera troppo in fretta, Ardig, e che adesso di batoste ne avrebbe prese, avendo tutti contro.
Davanti al cancelliere del Tribunale c'era la solita ressa di colleghi e praticanti.
Per ingannare il tempo, il legale raccolse l'unico giornale abbandonato su una delle panchette di plastica.
"La Voce Lombarda." Avrebbe preferito il "Corriere".
La sfogli senza entusiasmo. Fino a pagina sette.
Quando gli occhi vennero calamitati dall'apertura.
"Uccisa e scaricata nel Naviglio."
"Ritrovata nuda. Non  ancora possibile identificarla."
"Chi era la ragazza che si era tatuata una lucertola e un delfino?"
Una vertigine lo colse, costringendolo ad appoggiare il peso del corpo allo schienale della poltrona.
Afferr il giornale e si allontan quasi di corsa.
In faccia il pallore di chi ha appena visto le streghe.
Il sole aveva cominciato a picchiare.
Stufo di passeggiare in quel piccolo angolo bucolico, Malerba decise di tornare a sorbirsi l'asfalto e lo smog del centro.
Fece per riavviarsi verso la fermata della metro di Turro, tagli da una traversa quando l'insegna di un bar, il Little Big Bar, lo tent.
Little lo era davvero, di Big c'era solo il barista dietro il bancone.
Un panzone con due baffoni spioventi da tricheco.
"Un caff al ginseng e una bottiglietta d'acqua naturale, per cortesia."
"Mi spiace, qui il ginseng non lo abbiamo", lo rimbalz il barista.
Si guard intorno. Non era propriamente il Caff Florian di Venezia.
Uno spazio angusto, quasi un corridoio, davanti al bancone: in fondo un paio di tavoli dove bighellonavano alcuni anziani e un videopoker dove un fattorino, almeno a giudicare dalla tuta che indossava, stava infilando banconote da venti euro come se fossero monetine.
"Allora un caff normale, un espresso."
Sorseggi il caff origliando i discorsi dei vecchietti.
Volti rugosi, capelli bianchissimi, accenti che rivelavano l'origine calabrese.
Gli ex emigranti con la valigia di cartone, quei ragazzi che negli anni Sessanta erano saliti dal Meridione per contribuire a costruire la fortuna di Milano e ora, mezzo secolo dopo, si ritrovavano anziani, emarginati nelle periferie, prese d'assalto dai nuovi migranti, quelli delle coste africane.
Come supponeva stavano parlando proprio della ragazza ripescata a poca distanza. Decise di approfittarne.
"Buongiorno, scusate..."
Gli uomini lo squadrarono diffidenti.
"Posso? Sono un giornalista della Voce Lombarda", mi chiamo Federico Malerba."
Nessuno comment, la sua fama mediatica non lo aveva preceduto in quella zona periferica di Milano.
"Che volete sapere?", intervenne uno degli avventori, utilizzando un desueto "voi" al posto del convenzionale "lei".
Per darsi ulteriore contegno aveva estratto taccuino e penna.
"Qualunque cosa mi possa essere utile. Intanto, secondo voi la ragazza era di questo quartiere? Abitava qui?"
Quasi all'unisono i tre anziani che fronteggiava scossero la testa.
"Non so... Avete notato qualcosa di strano negli ultimi giorni?"
Altra scrollata di teste.
Niente. Anche se non si trovavano sull'Aspromonte o nella Locride, i vecchiettini seguivano ossequiosamente l'aurea regola delle tre scimmiette dell'omert: non vedo, non sento, non parlo.
Pag il caff e l'acqua, senza ovviamente ricevere alcuno scontrino fiscale, ma il barman baffuto, evidentemente pi ben disposto nei suoi confronti, gli regal un assist inatteso.
"La ragazza, quella morta, l'ha trovata il Cerutti."
"E chi sarebbe?"
"Un pensionato, uno che viene qui a passeggiare ogni mattina, arriva da su", e con il pollice rovesciato indic la parete alle sue spalle rivolta verso nord.
Il reporter lo occhieggi indeciso.
"Su... Dove?"
"Dalle case in fondo alla pista, quello  uno che macina chilometri."
Ringrazi e torn verso la pista domandandosi quanto sarebbe stata lunga la passeggiata che lo attendeva.
Tre ore dopo Ardig si alz stiracchiandosi.
Aveva appena finito di rileggersi gli incartamenti sul caso Puteiano: nato nel 1932 ad Afragola, in provincia di Napoli, salito a Milano con la famiglia nell'immediato dopo guerra, mille mestieri, dal carpentiere al falegname, poi rigattiere e dopo anni di magra un'inattesa fortuna accumulata nella seconda met degli anni Settanta.
Secondo le malelingue, tramite il mestiere pi odiato al mondo: quello dell'usuraio.
Con quei soldi si era anche aperto un negozietto di ferramenta sulla circonvallazione.
Poi, nel 1984, un episodio oscuro che probabilmente aveva imposto una brusca inversione a "U" alla sua carriera lucrosa: un violento pestaggio, la mano fracassata a martellate.
Facile intuire cosa fosse accaduto: Puteiano operava soprattutto al Giambellino, forse una sua vittima si rivolse a un boss locale che impart una brutale lezione all'usuraio. Il risultato fu un'invalidit permanente al braccio destro.
Il resto era il finale di una storia squallida e drammatica: il negozio che abbassa la serranda, lui che si brucia i soldi tra alcool e ultimi affari sballati e finisce a dover elemosinare una casa popolare al Comune, insieme a una piccola pensione di invalidit.
Aveva terminato la sua vita nel degrado e nella solitudine.
Senza soldi e solo.
L'unico valido movente per un omicidio era una vendetta tardiva per gli anni in cui aveva rovinato tante persone come usuraio.
Ma trent'anni dopo era praticamente impossibile risalire a un suo debitore che aveva covato rancore eterno.
Anche la dinamica dell'omicidio lasciava pochi margini di indagine.
Puteiano, intorno alle 21, in una sera freddissima, quella del 29 dicembre 2012, si reca in un'osteria poco lontano per farsi dare un fiasco di rosso: quindi rientra verso casa, percorre un centinaio di metri, arriva sotto il cavalcavia e l incontra il suo aggressore, che presumibilmente lo tramortisce. Poi estrae un'ascia e lo decapita, quindi raccoglie la testa, il suo macabro trofeo, e scompare senza che nessuno lo veda.
Il corpo di Puteiano, quasi nascosto in un angolo buio, non viene notato da nessuno fino alle 7 del mattino, quando finalmente un passante avverte il 113.
Nel logoro cappotto della vittima c'era il portafoglio, con poche monete, meno di dieci euro, e il vecchio orologio, l'unico valore che aveva addosso, ancora attaccato al polso.
Il fiasco di vino era sparso in mille frantumi intorno al corpo.
Non una rapina, magari una lite sfociata in omicidio.
Caso chiuso, cold case.
Convoc la squadra per un briefing alle 15.
Santoni - il volto abbronzato dopo due giorni al mare di Sarzana - relazion sul quadro emerso dalle verifiche svolte sulla vittima della chiesa di Santa Maria Segreta.
Part con una battutaccia di dubbio gusto delle sue.
"Questo Pizzetti rischia di diventare santo. Anzi martire."
L'occhiata in tralice di Ardig bast per non farlo andare oltre.
"Come dicevo, il ragazzo sembra totalmente a posto. Viveva con i genitori e per loro non aveva segreti: non aveva una fidanzata, frequentava praticamente solo la gente del suo oratorio, il tempo libero dedicato al volontariato."
Indic l'agente Foglia, che scatt a macchinetta: "Sul lavoro tutti ne parlavano bene, i vicini di casa lo adoravano. L'unica sua macchia sono alcune multe per eccesso di velocit, per si tratta di robetta...".
Il commissario osserv la scheda della vittima.
Classe 1981, perito informatico con il massimo dei voti, laurea triennale in ingegneria informatica sempre a punteggio pieno, poi un anno di servizio civile volontario.
"Come mai ha conseguito solo la laurea triennale e non quella quinquennale?", si inform.
"Stando ai genitori - rispose Santoni - aveva maturato questa scelta dopo uno stage, perch aveva ricevuto una proposta di lavoro a tempo indeterminato alla Soft Engineering srl."
Il classico treno, un contratto di assunzione, che rischiava di non ripassare pi nella societ dei co.co.pro e degli interinali.
"Per a quella laurea quinquennale - riprese Santoni - ci teneva eccome, secondo i genitori, e infatti continuava a studiare e l'anno successivo l'avrebbe messa in bacheca."
Avevano anche stampato il piano di studi: dei ventinove esami necessari per laurearsi ne aveva gi sostenuti ventisette, tenendo una media di uno o due esami l'anno da quando lavorava.
Curiosamente, nel 2013 non ne aveva ancora sostenuto nessuno.
Due esami al termine, la laurea era davvero vicina.
Intanto aveva un ottimo impiego da informatico-sistemista: dalla scheda degli agenti risultava che installasse software nelle aziende disseminate nell'area ovest dell'hinterland milanese.
Esamin le localit indicate.
Trezzano sul Naviglio, Corsico, Buccinasco, Rosate, Settimo Milanese, Cesano Boscone. Persino Opera e Rozzano.
Zone zeppe di capannoni e fabbrichette, il cuore pulsante della produttivit lombarda.
"Quindi girava sempre in macchina?"
"E infatti si  cuccato una bella serie di multe. Evidentemente una pecca l'aveva anche lui."
Doveva averla s, altrimenti nessuno si sarebbe preso la briga di sgozzarlo come un capretto...
"Altro?"
"Solo una cosa - intervenne Larini -, dall'estratto conto bancario risulta che da marzo a oggi il Pizzetti aveva effettuato diversi prelievi."
"Di quanto?"
"Difficile conteggiarlo con precisione", si cautel l'agente, armeggiando con un pacchetto di fogli stampati.
"Vedete, questi sono gli estratti anche dei mesi precedenti. Il ragazzo pagava quasi tutto in contanti, probabilmente anche per avere pi facilmente gli scontrini o le ricevute per i rimborsi. Che so... La benzina, il panino... Dunque effettuava continui prelievi di entit modesta, alcune centinaia di euro, solo che nell'ultimo trimestre i prelievi si erano intensificati. Guardate."
Con la penna inizi a cerchiare alcuni prelievi non presenti nei mesi invernali fino appunto a marzo.
Sempre oscillanti tra i 250 e i 350 euro.
Ardig fece un rapido calcolo mentale confrontando i report dei mesi precedenti.
"Pi o meno mi sembrano un migliaio di euro al mese."
Larini annu.
Non una gran cifra, un paio di scarpe di marca, un jeans di Trussardi, un profumo.
Indubbiamente acquisti poco consoni a un ragazzo tutto casa e chiesa, eppure qualche regaluccio poteva esserselo anche concesso.
"Provate a sottoporre queste ricevute ai genitori, chiss che non ci diano qualche informazione utile. Anche se dubito..."
Non fece in tempo a finire.
Il cellulare di Santoni era scattato con una suoneria simile a quella delle trombe dell'adunata di una caserma al confine friulano.
"Eh... s. Cosa? Cazzo, siete sicuri? Va bene, a dopo."
Tutti gli sguardi si posarono sull'ispettore spezzino.
"Storia strana. L'auto del ragazzo. L'hanno trovata scassinata..."
Ardig sobbalz sulla sedia.
Il vice lo anticip: "Erano quelli della Mobile, non sanno dirmi altro. Andiamo l?".
"No, vado io con Pinton. Tu, con Farris, ti occupi della ragazza decapitata." Malerba stava rifiatando appoggiato alla staccionata metallica.
A naso si era fatto quattro o cinque chilometri, risalendo l'argine del Naviglio fino all'estrema periferia est di Milano.
All'orizzonte spuntava la tangenziale est.
Nell'ultimo bar dove aveva fatto sosta lo avevano indirizzato verso quella che doveva essere la sua meta finale: via Idro, la traversa che si apriva rivolgendosi verso la campagna.
Una zona dai due volti. La bellezza del Naviglio della Martesana e del verde doveva fare a cazzotti con il degrado generato da uno dei pi grandi campi nomadi della citt.
Il condominio che gli avevano indicato era proprio all'ingresso della strada. Un cortile unico, con aiuole ben curate, abbracciato da edifici che avevano fatto il loro tempo da almeno un ventennio, inerpicati su almeno sette o otto piani.
I tipici casermoni popolari di periferia.
Scrut i citofoni. Stranamente la maggior parte dei cognomi era italiana. Si stup.
Di Cerutti ne trov due.
Il primo suonava a vuoto. Al secondo rispose una donna.
"Buonasera, sono un giornalista, mi chiamo Federico Malerba. Mi perdoni. Sto cercando..."
L'apricancello scatt con un colpo metallico.
Villette basse, quasi nascoste da ringhiere o cinte murarie piuttosto alte. Giardini curati ma sobri, con pini e abeti e garantirne l'ombra.
Pochi cani da guardia, rimpiazzati da telecamere conficcate sui cancelli. Nessuno schiamazzo, nessuno alle finestre, nessuno sui marciapiedi, nessuna cartaccia per terra.
Quasi un villaggio residenziale esclusivo trapiantato a due passi dal centro caotico di Milano.
Era l che abitava, da sempre, il povero Simone Pizzetti, il "ragazzo", come si ostinavano a chiamarlo nonostante l'anagrafe registrasse che aveva inanellato trentadue giri di calendario, prima di buscarsi una coltellata nella carotide mentre pregava in chiesa.
La sua autovettura, una spaziosa Renault Scenic, era parcheggiata in via Tamburini, la traversa perpendicolare alla sua abitazione.
Nessuno, clamorosamente, in queste prime ventiquattr'ore dal delitto, si era preso la briga di andare a dare un'occhiata alla vettura del morto.
Il classico errore dovuto alla mancata sinergia tra due squadre, la Mobile e la Omicidi, che si erano guardate in cagnesco, come al solito, fin dal primo rilievo.
Ardig non era tipo da inutili polemiche e preferiva badare al sodo, per cui evit commenti acidi nei confronti dei colleghi.
Ad attenderlo due agenti scelti di cui non ricordava il nome. Fronteggiavano il bagagliaio aperto come se fossero davanti a una scoperta destinata a riscrivere la storia dell'umanit.
Non li salut neppure.
"Allora?"
"Gli hanno scassinato il portellone posteriore", sentenzi uno dei due, indicando la serratura allargata.
Pinton circumnavig il veicolo: nessun danno esteriore.
La radio incassata nel cruscotto, il cassetto porta documenti perfettamente chiuso.
Dopo aver infilato i guanti in lattice, Ardig inizi ad aprire gli sportelli e a osservare con pi attenzione l'abitacolo.
Sotto il sedile un navigatore, un trasformatore dove inserire gli alimentatori dei vari cellulari, pc e via dicendo e una scatoletta di plastica trasparente con all'interno prodotti deodoranti, cosmetici e salviette umidificate.
La tipica auto trasformata in ufficio viaggiante e all'occorrenza in seconda casa: un classico per chi fa questi mestieri itineranti.
Tra i vari prodotti anche una confezione, aperta, di preservativi.
A dimostrazione che forse il ragazzo, paolotto, tanto santo poi non doveva essere.
"Avete capito cos'hanno preso?", borbott rivolgendosi ai due della Mobile.
"Forse un computer portatile che secondo la madre il ragazzo si portava sempre dietro. E poi un ricambio di indumenti: camicia, giacca, delle scarpe. Pare li tenesse in una borsa da viaggio", risposero.
Prima di aggiungere mortificati: "Probabilmente hanno portato via anche l'iPhone del morto che finora non avevamo trovato e forse era qui in macchina...".
"Per il navigatore non lo hanno preso e neppure il dispositivo telepass", aggiunse prontamente Pinton.
Un topo d'auto avrebbe raccattato tutto.
"Informatevi se ci sono state altre effrazioni negli ultimi giorni in queste vie. Vediamo se si tratta di un fatto isolato o meno", ordin il commissario. Prima di un'ultima informazione.
"I genitori sono in casa?"
"S, li abbiamo sentiti poco fa e..."
"Va bene, mettetevi al lavoro e fate in fretta."
Rivolse a Pinton un'occhiata corrugata.
Era arrivato il momento di conoscere la famiglia Pizzetti.
La donna, fianchi larghi e piedi gonfi, appoggi i due bicchieri colmi di t freddo con un vassoio di legno e si allontan.
Angelo Cerutti tracann un paio di sorsate, prima di aprirsi in un sorriso compiaciuto.
"La Polizia mi ha raccomandato di tenere il becco chiuso. Poi, per, nemmeno un grazie. Bravi quelli, con il loro distintivo... Comunque vi conosco voi giornalisti, io. Quand'ero delegato della Rsu, quando facevamo i presidi ai cancelli, quante volte ho parlato con voi pennivendoli. Bella vita la vostra, eh? Mica come noi alla catena di montaggio a tirare la lima..."
A naso veleggiava oltre la settantina, eppure il pensionato che stava fronteggiando era un campionario di vigore fisico, baldanza e voglia di stare al centro della scena.
Il tipico personaggio da bar, il tuttologo che vuole dire sempre la sua e avere l'ultima parola su tutto.
Lo aveva ricevuto in salotto, tra mobili di legno scuro e l'immancabile vetrina con ampio assortimento di foto di famiglia e degli anni ruggenti delle tute blu della Pirelli.
Sul tavolo spiccava "La Gazzetta dello Sport".
Sotto il tavolo una mazzetta con tutti i quotidiani del giorno: evidentemente li aveva acquistati per vedere se in qualche articolo veniva citato come anonimo testimone.
Lo lasci sfogare per un buon quarto d'ora, quasi timoroso di interrompere quel flusso di ricordi eclatanti, e palesemente gonfiati, dei bei tempi che furono. Si prese ancora un paio di minuti di pazienza poi finalmente lo stopp.
"Signor Cerutti, mi aiuti. Tra un po' devo tornare al giornale."
"Come no? Le racconto tutto. Altro che stare zitto come mi hanno ordinato quei poliziotti tutti impettiti. Mica prendo ordini da quelli l, io!"
"Ecco, allora mi racconti tutto."
Con incredibile dovizia di particolari ripercorse tutti gli avvenimenti della mattina precedente, fino all'arrivo della Polizia.
Un soliloquio di una ventina di minuti, al termine del quale si scol tutto d'un fiato l'ultimo sorso di t rimasto nel bicchiere.
Malerba elucubr qualche istante sul blocco degli appunti, in cerca di un elemento da approfondire.
Soltanto in quell'istante si ricord dell'anomalia registrata il giorno precedente durante la telefonata con Ardig, ovvero la totale mancanza di riferimenti ai pi classici elementi identificativi, come il taglio dei capelli o il colore degli occhi, da parte dell'amico commissario, che aveva puntato solo sulla descrizione dei tatuaggi.
"Ma lei la ragazza l'ha guardata? Voglio dire ha sollevato il lenzuolo? L'ha vista in faccia?"
Cerutti lo trafisse con lo sguardo.
"U giuvinot?", lo bacchett in dialetto, prima di tornare all'italiano: "Mi prendi per i fondelli?".
Lo stupore sincero si dipinse sul volto del giornalista.
"No, assolutamente, non mi permetterei mai."
Per qualche secondo un silenzio palpabile li separ.
Poi Malerba tent un'ulteriore ricucitura: "Davvero, non mi fraintenda,  che la Polizia non mi ha dato nessuna indicazione sui tratti somatici della ragazza, voglio dire il naso, la bocca...".
Il pensionato lo fiss ancora per un istante con fare accigliato, poi si distese.
"Mi sa che sei davvero sincero. Non sai proprio niente?"
"No, cosa dovrei sapere, scusi?"
Cerutti mim uno strano gesto portando la mano, tesa in orizzontale, davanti al collo.
"Le hanno tagliato la gola?"
L'uomo sorrise obliquo.
"Altro che gola... Le hanno tagliato la testa! Te cap, sbarbatun?"
Nessuna lacrima, nessun isterismo, nessun atteggiamento scomposto.
Era come se la morte non avesse bussato alla porta di quella villa, cancellando gli aggettivi "felice" e "perfetta" abbinati al sostantivo "famiglia" e al cognome Pizzetti.
Anzi, i Pizzetti parevano sereni, distesi, persino propensi a consolare loro i tanti parenti che affollavano quel salotto.
Il padre, vicino alla settantina, un cardigan di cotone sulla camicia bianca, occhiali con montatura quadrata, demod, e capelli argentati, li accolse con una stretta di mano.
"Sono il dottor Giuseppe Pizzetti. Prego, entrate."
Intu che un paio delle persone radunate in quell'ambiente, luminoso ed elegante, erano i figli maggiori con i rispettivi coniugi.
Una donna molto anziana, almeno sulla novantina, fragile come uno scricciolo, sedeva su una poltrona con uno sguardo stralunato.
Al suo fianco una donna, sulla sessantina: occhiaie scavate, volto tirato.
"Mia moglie, Anna", la present il padrone di casa.
Che poi indic un uomo e una donna quarantenni.
"Mio figlio Giovanni, mia figlia Maria."
Nomi dedicati ai santi pi importanti.
Ardig, ormai assuefatto alla Milano dei tacchi vertiginosi e delle scollature abissali, del trucco impeccabile, dei tatuaggi come regola e non eccezione, dei vestiti firmati e dei fisici pompati in palestra o plasmati dal bisturi del chirurgo, impieg qualche secondo a realizzare il contesto sobrio in cui si trovava.
Una famiglia all'antica, di quelle dove l'educazione era ancora un valore e dove alla forma si anteponeva la sostanza.
Strinse una decina di mani, mentre echeggiavano i nomi delle persone che gli venivano presentate.
Anche in questo caso sembrava un estratto del calendario liturgico: Francesco, Andrea, Maddalena, Pietro, Sara...
Tutti sorridenti e sereni. E accoglienti.
Come se stesse per accomodarsi per cena e non fosse, invece, in visita a una famiglia colpita dal pi grave dei lutti possibili, la perdita di un giovane figlio, massacrato barbaramente e senza un perch.
O forse no, forse quel perch lo avrebbe trovato tra quei volti puliti, in quella casa dove spiccavano i crocefissi sulle pareti, le stampe a sfondo religioso e una riproduzione di padre Pio su una mensola.
Comprese solo in quel momento quale conforto possa trasmettere, per chi crede, quella fede che lui non aveva mai avuto.
Esauriti i convenevoli di prammatica, riusc finalmente a rivolgersi ai genitori della vittima.
"Potrei conferire privatamente con voi?"
I due consorti sembrarono stupiti della richiesta, ma non batterono ciglio e lo invitarono a seguirli su una scala verso il piano superiore. Fece cenno a Pinton di restare in salotto, tenendo le orecchie ben aperte.
Pochi passi e si trov nella "cameretta" di Simone.
Cameretta non certo per le dimensioni: almeno una ventina di metri quadrati, ma per tutto il contorno.
Un letto sormontato da poster datati, dal Michael Jordan negli anni d'oro dei Chicago Bulls alla Mediolanum Volley di Andrea Zorzi, roba da primi anni Novanta, da Steve Jobs in toga nel mitico discorso pronunciato in un ateneo qualche anno prima fino ai "vecchi" Dire Straits e Pink Floyd, immortalati a fine anni Ottanta.
Dall'altra parte una scrivania, con una tiv al plasma, lettore CD e una foto del ragazzo ancora pi giovane, ventenne o gi di l, in bermuda e maglietta estiva, genuflesso di fronte a papa Wojtyla, con tanto di precisa didascalia, durante il Giubileo dei Giovani nell'estate del 2000.
La stanza di un adolescente che non era mai cresciuto.
Iniziava la parte dolente, porre domande che sarebbero diventate via via pi invasive, nel tentativo di trovare un'ombra in quell'esistenza cos impeccabile.
L'atteggiamento di serena accettazione dei genitori lo rilass.
Cominci in modo soft.
Le amicizie del figlio, le abitudini, gli interessi, il lavoro.
Tutto come da copione gi letto: il perfetto identikit del bravo ragazzo: gran lavoratore, impegnato nel volontariato, benvoluto da tutti.
Nessuna fidanzata. Mai.
Decise di addentrarsi nei terreni pi scomodi.
"Vi sarete domandati anche voi il perch qualcuno si sia accanito cos ferocemente contro vostro figlio", domand a bruciapelo.
La madre abbass la testa, il padre no.
"Un errore di persona o un folle. Magari uno di quei fanatici... Ma lo sa quanti cristiani vengono trucidati ogni anno?"
Decine, centinaia, persino migliaia. In Nigeria o in Indonesia.
Non a poche centinaia di metri da Sant'Ambrogio.
Non poteva radicalmente escludere la pista della matrice religiosa, anche se era davvero l'ultima delle ipotesi.
"Pertanto non avete nessuna ragione per considerare che qualcuno, un collega, un conoscente, potesse avercela con Simone? Anche per una banalit, anche solo..."
"No, no, no!", tronc nettissimo il padre, palesando per la prima volta un umano nervosismo.
"Dottor Pizzetti, mi perdoni se insisto, tuttavia abbiamo alcune, come dire, piccole anomalie che dobbiamo verificare. Spero non se ne abbia a male."
"E quali sarebbero?", rispose, ora meno conciliante di prima.
"Intanto, dalle verifiche sul conto corrente di suo figlio abbiamo rilevato una movimentazione differente negli ultimi tre o quattro mesi. Prelievi superiori a quelli abituali, per circa 4000 euro."
I due genitori si scambiarono un'occhiata difficile da interpretare.
Poi fu il padre, ritrovando la sua incredibile calma, a replicare.
"Non ne eravamo a conoscenza, ad ogni modo Simone sicuramente avr avuto delle valide ragioni per utilizzare quei soldi."
"Un'altra cosa, poche ore fa abbiamo scoperto che l'auto di suo figlio  stata oggetto di un furto. Proprio nelle vie qui sotto, dove, da quel che ci risulta, non si verificano mai simili episodi. E nessun'altra macchina - bluff, ignorando se erano accadute altre effrazioni analoghe -  stata aperta. Converr con me che si tratta di una strana coincidenza."
Questa volta dallo sguardo dell'uomo trapelarono sorpresa e stupore.
"Non so... Non so cosa dirle. In effetti  davvero una strana coincidenza."
"L'auto da quanti giorni era l sotto?"
"Mah... Penso da sabato sera. Al pomeriggio era andato a fare la spesa al supermercato ed era tutto a posto, altrimenti se avesse subito un furto ce lo avrebbe comunicato."
"E sabato suo figlio come ha trascorso la serata?"
" rimasto a casa con noi. Abbiamo cenato, poi si  ritirato qui in camera, penso abbia guardato la tiv o abbiamo lavorato con il computer."
"Non vedo nessun computer qui", lo ferm Ardig indicando la scrivania.
"No, Simone usa un portatile che gli ha fornito l'azienda."
"Possiamo acquisirlo? Per noi  fondamentale", chiese cortesemente il commissario.
"Naturalmente."
La madre si mosse verso la scrivania, come se il computer dovesse riapparire all'istante, poi ispezion con gli occhi il resto della stanza.
"Non capisco, di solito lo tiene qui..."
"Forse lo ha lasciato in auto - intervenne il padre - l'ho gi detto anche agli altri poliziotti venuti prima."
Continuavano a utilizzare il presente, forse per un automatismo protettivo della mente, che impediva loro di realizzare che il figlio non c'era pi.
"Suo figlio avrebbe potuto avere con s il pc quando  stato aggredito?"
"In chiesa? No, no. Non lo avrebbe mai portato l", sbott quasi inorridita la donna.
Soltanto in quell'istante ricord che il ragazzo aveva in tasca le chiavi dell'autovettura. E soltanto in quell'istante realizz interamente la gravit dell'errore compiuto dalla Mobile e dalla sua squadra nel non procedere immediatamente alla perquisizione del veicolo, perdendo ore preziose.
D'accordo, c'era l'attenuante di quell'altro delitto, quella donna decapitata... Due casi in contemporanea drenano concentrazione e risorse umane e mentali. Tuttavia avevano commesso un grossolano errore, adesso lo aveva compreso del tutto.
"Suo figlio che impegni aveva per domenica mattina?"
"Dopo la messa so che doveva vedersi - intervenne prontamente la madre - con dei colleghi di lavoro per una grigliata, nell'hinterland o in Brianza. Per questo il sabato aveva comprato della roba da portare. Patatine, salatini, queste cose qui. Aveva detto che sarebbe tornato per cena."
"E questi salatini sono ancora qui in casa?"
"Non capisco, cosa c'entrano i salatini?"
"Signora, per cortesia, mi risponda."
"No, non ci sono. Devono essere in auto."
Dove per non li avevano rinvenuti.
"Si ricorda i nomi di questi colleghi con cui doveva incontrarsi?"
"No, ogni tanto me ne cita qualcuno solo per nome. Per in azienda lo sapranno di sicuro."
Mentalmente annot di inviarvi Pinton appena usciti da quell'abitazione.
"Quindi  possibile che suo figlio sia uscito dirigendosi prima verso l'auto dove ha lasciato il pc e i salatini, in previsione di una giornata fuori di casa, e successivamente si sia spostato in chiesa?"
Stavolta a rispondere fu il padre.
"Ma s, sar andata cos."
"Un'ultima cosa. Lo stile di vita di suo figlio negli ultimi mesi era cambiato. Voglio dire, usciva pi spesso, faceva pi tardi, aveva nuove amicizie?"
Anche questa volta i due genitori si scambiarono uno sguardo indecifrabile, poi il marito prese la parola: "No commissario, non era cambiato nulla nella vita di Simone. Aveva gli stessi amici, gli stessi orari. E non aveva preoccupazioni. Non voglio insegnarle il mestiere ma...".
"Appunto, non me lo insegni!", ribatt il capo della Omicidi, che prefer troncare quel colloquio prima di smarrire quella patina di diplomazia e gentilezza che doveva a una famiglia colpita da un dolore cos grande.
Torn in salotto e recuper Pinton.
Uscirono quasi senza salutare.
Appena furono per strada apr il rubinetto sfogatorio.
"Quelli ci nascondono qualcosa, ne sono certo", borbott incazzato nero.
Il vice annu.
"Certo  una famiglia strana. Va bene il conforto della preghiera per, cavolo, hanno appena perso un figlio, un fratello, un nipote, eppure non uno che pianga o ci implori di prendere l'assassino."
In strada incrociarono i due della Mobile.
"Nessun altro furto in queste vie da molto tempo", confermarono.
Prefer non aggiornarli di quanto emerso dal colloquio con i Pizzetti e li conged. Rimasto solo relazion Pinton.
"Che ne pensi?"
"Se quel pc contenesse qualcosa di grosso forse avremmo in mano il bandolo della matassa."
"E cosa mai potrebbe contenere il pc di un informatico che trascorreva il suo tempo tra oratorio e la famiglia del Mulino Bianco?", s'inalber il commissario.
"Per, riflettici. Era un informatico, sistemava i database delle aziende. E se avesse fatto qualche pasticcio, magari anche senza volerlo, infilandosi nell'hard disk di una di queste imprese. Magari ha carpito un segreto industriale o delle documentazioni illecite..."
"Bah, non possiamo escluderlo. Chiederemo a quelli della Finanza di indagare. Per non quadra... Se volevano solo il suo pc potevano rubarglielo e basta, no?"
"S, ma lui avrebbe potuto spifferare quanto scoperto. Invece prima gli hanno tappato la bocca, poi hanno fatto sparire il computer e anche il telefono e fine dei giochi."
"Relativamente. Era un informatico, uno che viveva con il pc sotto il cuscino. Fossi in loro penserei subito che abbia fatto dei duplicati di quanto scoperto, no?"
Osservarono l'orologio. Le 19 appena scoccate.
"Ormai  tardi. Domani mattina vai nella sua azienda e
tasti il polso a tutti. Portati dietro chi vuoi tu e cercate di saperne di pi."
"E tu che farai?"
"Io ho una testa da ritrovare, te lo sei scordato?"
"Questo tuo testimone quanto  attendibile?"
Beppe Brigante non era tipo da sottilizzare.
Eppure dopo aver letto l'articolo di Malerba non riusc a trattenere il suo scetticismo.
"Beppe, non so...  lui che ha trovato il cadavere."
"Per alla Polizia non ha detto di aver sollevato il lenzuolo. Non  strano?"
"Dal suo racconto sembra di no. Ha scavalcato la staccionata,  sceso nel Naviglio, ha tirato il lenzuolo aprendolo, si  reso conto di cosa c'era sotto e lo ha lasciato in acqua. Poi  andato a chiamare aiuto."
"E non possiamo citarlo?"
"No, no, gli ho dovuto dare la mia parola. Dobbiamo darla come una nostra indiscrezione."
"Mah... Sei sicuro?"
"Guarda, c' qualcosa di strano", argoment Federico.
"Perch Ardig ci avrebbe chiesto aiuto per identificare la ragazza fornendoci quei dettagli su quei tatuaggi? Non poteva dirci  mora o  bionda? O fare un identikit del viso, anche nel caso fosse stato deturpato dall'acqua?" Il vicedirettore si pass la mano sinistra sulla pelata, come era solito fare quando doveva prendere una decisione.
"Va bene, mi hai convinto. Augurati che quella donna sia stata davvero decapitata perch se ti sei sbagliato..."
"Decapiti anche a me?", scherz il giornalista.
"No, richiamo subito Borroni in redazione e lo metto al tuo posto in questa inchiesta", lo gel il superiore, congedandolo.
...
.
...
3.
...
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...
Non aveva toccato cibo tutto il giorno.
Non c'era riuscita. E non aveva neppure dormito.
Eppure si sentiva frizzante, piena di energie.
Forse era per la bamba, che produceva davvero effetti miracolosi.
La paura per l'aveva accompagnata, senza mai lasciarla, e la tallonava anche in quel momento, a tavola, in questo ristorante dove non avrebbe mai pensato di mettere piede.
I men erano due: quello in lingua originale, incomprensibile. E quello in italiano. Anche in questo caso ci capiva pochissimo.
Banalmente avrebbe preferito una tradizionale pizzeria o uno di quei Pastarito, quelle catene dove ti servono vassoi di primi piatti con le ricette tipiche italiane. Un'amatriciana, una carbonara, un'arrabbiata.
Erano quelli i posti che aveva sempre frequentato.
Ma prima, quando era quell'altra.
Evit di tradurre i pensieri in parole per non sembrare quella che era stata e non sarebbe mai pi stata: una provinciale.
Per cui accett docilmente di farsi consigliare dalla sua nuova amica.
Meno di dieci minuti dopo il tavolo era invaso di piccole ciotole rotonde e da un vassoio principale che spandeva odore speziato.
Attese di farsi riempire il piatto dalla sua commensale, poi affond la forchetta con tanta curiosit e poco appetito.
A riempirle lo stomaco sempre quella maledetta paura.
Un sapore forte le invase la bocca, costringendola a bere.
...
.
...
Milano, marted 2 luglio 2013.
...
.
...
La prima telefonata, verso le sette del mattino, era stata del Questore. Poi era arrivata quella del Prefetto.
Infine quella del capo di gabinetto del sindaco. Attendeva che lo chiamassero anche dal Viminale, giusto per fare l'en plein.
Ardig si era limitato a bofonchiare qualche monosillabo, tanto in quelle circostanze le spiegazioni non servivano a nulla.
Le imprecazioni le sped invece tutte a quel testone di Malerba, che in quel momento avrebbe volentieri gettato nel Naviglio.
Vivo, ovviamente. E con tanto di testa attaccata al collo.
Giusto per un bagnetto, che gli rinfrescasse un po' le idee.
Magari insieme al suo direttore e a tutto il suo giornale.
La pubblicazione del particolare della decapitazione inferta alla vittima, ancora senza un nome, aveva inevitabilmente scatenato un putiferio.
Un omicidio turba sempre la comunit colpita, ma una barbarie come una testa mozzata dal corpo amplifica la paura e l'orrore.
Se poi ci si aggiunge che la testa risultava ancora irreperibile e che sei mesi prima in citt si era verificato un omicidio analogo...
Le tiv e le radio locali avevano pompato la notizia e la politica si era infilata a gamba tesa, con l'opposizione subito pronta ad aggredire la giunta e il sindaco, colpevoli a loro dire di aver trasformato Milano nemmeno in un Bronx ma addirittura in una bolgia infernale, in una citt del terzo mondo dove si tagliavano le teste con i machete.
E quando la politica sbraita, i responsabili dell'ordine pubblico prima scattano sull'attenti, poi riversano sui sottoposti la bile e la pressione accumulate.
Un meccanismo che Ardig conosceva a memoria, per questo aveva abbozzato senza scomporsi di fronte alle sfuriate telefoniche del Questore e del Prefetto, loro s decisamente scomposti.
Adesso il commissario rimuginava, mentre saliva le scale del Palazzo di Giustizia, pensando alla fonte cui aveva attinto Malerba.
Un loro agente? Difficile. Una gola profonda del Tribunale? Gi meno difficile. O forse un testimone non schedato?
Uhm... Oppure qualche residente nei palazzi di via Tofane, qualcuno che dal balcone, durante le operazioni di recupero del corpo dal letto del fiume, era riuscito a scorgere quel macabro dettaglio. Magari con uno zoom di una macchina fotografica o un binocolo.
Gli rimaneva un dubbio. Se lo sarebbe tolto pi tardi.
Dopo aver parlato con il pm Brovelli. Non aveva appuntamento, ma a quell'ora lo avrebbe trovato.
A Palazzo di Giustizia lo attendeva una brutta sorpresa.
Brovelli quella notte era stato colto da un malore, un piccolo scompenso cardiaco seguito a uno sbalzo di pressione.
Nulla di serio, sarebbe tornato come prima. Il medico ospedaliero gli aveva prescritto riposo assoluto per due settimane.
Peccato che il corso della giustizia non possa attendere i tempi della salute, per cui la pratica dell'omicidio dell'anonima decapitata era stata affidata a un altro sostituto.
E cos Ardig, con suo visibile disappunto, venne dirottato nell'ufficio di Gustavo Todeschi. Uno dei pm che al commissario stavano maggiormente sulle palle.
Per il suo atteggiamento da yuppie iperfighetto e per l'improduttivit delle sue strampalate indagini.
Negli ultimi cinque anni le aveva tentate tutte: dal doping nel ciclismo al calcio scommesse, da una sorta di Vallettopoli bis su presunti scambi sessuali tra minori e conduttori o dirigenti televisivi all'evergreen di una bella indagine sul solito Fabrizio Corona, accusato di ogni nefandezza commessa dall'umanit.
Tutto inutile o quasi. Sfilate di testimoni in Tribunale con annesso contorno di paparazzi e curiosi e una montagna di faldoni giudiziari per partorire il classico insignificante topolino: il solito medico-santone con l'armadio zeppo di farmaci proibiti e di flebo da infilare nella vena del ciclista di turno, il solito manager di calciatori di serie B o C incastrato da una monumentale mole di costosissime intercettazioni ambientali e telefoniche, un paio di pseudo vip spariti da anni dalla scena televisiva rinviati a giudizio con fantomatiche accuse di sfruttamento della prostituzione.
E qualche altro carico sulle spalle muscolose di Fabrizio Corona, che intanto marciva in galera per il cumulo di altre piccole condanne.
Centinaia di migliaia di euro e di ore di lavoro gettati per reati che ben poco infastidivano la vita dei cittadini.
Come se un ciclista che si dopa, un calciatore che si fa corrompere per una partita di serie B o una ragazza, poi risultata maggiorenne, che si intrufola nel letto di uno che pu lanciarla sul piccolo schermo, fossero i veri mali di una Milano sempre pi insicura nelle sue periferie e dove la "Piovra", siciliana o calabrese che fosse, allungava i suoi tentacoli sulle mille attivit lucrose che offriva la citt.
Per questo era Todeschi, uno che andava a nozze quando si accendevano i riflettori.
Di colpo rimpianse l'ottusit della Pollini.
E la rimpianse ancora di pi quando, al posto delle enormi tette ingabbiate nella solita camicia troppo stretta, si trov di fronte la pelata lucida e abbronzata e la mascella glabra e statuaria di questo sosia dell'ex attore hollywoodiano Yul Brinner, pi simile a uno di quegli allenatori di calcio che il patron palermitano Zamparini si divorava come il conte Ugolino con i figli, uno dei vari Colantuono, Ballardini, Di Carlo o Sannino, tutti con teste simili a palle da bowling, il fisico asciutto e il sorriso da vincente. Come Todeschi.
Di lui si favoleggiava fosse un grande amante della vita notturna, un patito di tennis e un provetto sub con villa di famiglia in qualche isoletta rinomata, forse Ponza o Ventotene.
Lo accolse con un sorriso compiacente.
"Commissario, bentrovato. Ha visto che bella sorpresa?
Sono davvero contento di poter lavorare con lei, sono certo che ci troveremo benissimo noi due."
Avrebbe voluto rispondergli che dissentiva su tutto, che per lui non era una bella sorpresa, che non era affatto contento di poter lavorare con lui e che era sicuro che non si sarebbero trovati bene.
Fu costretto ad abbozzare un mezzo sorriso e un'insolita battuta per lui.
"Se fuma un pacchetto al giorno andremo di sicuro d'accordo."
"Ah no, io sono un salutista, caro commissario, vado a correre, faccio pesi e gioco a tennis. Lo sapeva che gioco a tennis, vero?"
Gli indic alcune coppe esposte alle spalle della scrivania.
Annu, sperando di cavarsela il pi in fretta possibile.
"Veniamo a noi dottor Ardig. Anzi, che ne dice se ci liberiamo di tutti questi orpelli formali, dottore qua, dottore l, e passiamo al tu? Tanto siamo dalla stessa parte della barricata, no? Almeno quando siamo tra di noi, senza rompiballe intorno, eh?"
E gi una risata cameratesca.
Questa volta obbiett, mentendo spudoratamente.
"Veramente sono abituato a dare del lei anche ai miei uomini, una mia forma mentis."
"Ah... Allora non la forzo, per davvero i titoli saltiamoli, baster il lei, d'accordo Ardig?"
Compromesso accettato.
"Da un primo screening propenderei per un movente passionale.  d'accordo? Anche se quel caso di quel barbone decapitato a dicembre..."
Non fece in tempo a rispondere, la vibrazione del telefono lo costrinse a congedarsi: finalmente qualcuno si era convinto di aver riconosciuto quella lucertolina e quel delfino, ma soprattutto quella scritta gotica.
Non aveva dovuto neppure farsi venire a prendere.
Santoni lo attendeva in piazza Cinque Giornate, dove si era fatto scaricare dall'auto di servizio.
Aveva subito individuato il portone dello studio dell'avvocato civilista Pierluigi Stoppani.
Appena entrati in corridoio vennero accolti da una segretaria visibilmente nervosa.
Sui trentacinque anni, decisamente piccola di statura, poco sopra il metro e cinquanta, capelli corti, castani, un viso anonimo.
Dai modi educati e remissivi.
"Buongiorno. Sono Carola Grinelli. Commissario, spero di aver fatto bene a contattarvi, per dovevo togliermi questo dubbio. Insomma quei tatuaggi coincidono e cos..."
"Ha fatto benissimo, in ogni caso", la rassicur.
Voce ferma, modi pratici, tono professionale di chi  abituata per mestiere a pesare le parole nei confronti con i clienti o i superiori.
Fece segno di seguirla.
Superarono la prima stanza, dove lavoravano altre due segretarie, oltrepassarono alcune porte dai vetri smerigliati per raggiungere l'ultima porta del corridoio, in legno massiccio.
L'ufficio del titolare, senza dubbio, e infatti la Grinelli buss delicatamente.
"Possiamo?"
"Accomodatevi."
Alle pareti alcune stampe e acqueforti di pregio, tutte a sfondo religioso. Una nativit, un martirio di San Sebastiano e un San Francesco che predica.
Dietro la scrivania un quasi sessantenne, infilato in un completo grigio con cravatta blu e un elegante foulard sempre blu al collo.
L'avvocato Stoppani appariva come un uomo ancora piacente, capelli castani che parevano tinti, mossi e pettinati all'indietro, un volto dai lineamenti regolari che iniziava a tondeggiare e qualche chilo di troppo ad appesantirlo.
L'aspetto di un professionista appartenente alla buona societ e sicuramente un uomo di fede, a giudicare dal prezioso crocefisso ligneo intarsiato appeso alle sue spalle e a una Bibbia rilegata appoggiata a un apposito leggio.
Sulla scrivania, la classica foto di famiglia con un panorama lacustre: l'avvocato, pi giovane di una decina di anni, una donna sulla quarantina e due bambini in et da scuole elementari.
Si present - la mano era vischiosa come se fosse stata imbevuta di olio per il motore - sciorinando il classico "piacere di conoscervi".
Prima di aggiungere: "Su richiesta della mia dipendente - specific, calcando sull'aggettivo - assisterei al vostro colloquio. Chiaramente se per lei non rappresenta un problema".
"Nessun problema", tagli corto Ardig, puntando lo sguardo sulla donna.
Che senza farsi pregare attacc: "Mentre ero in treno, venendo qui, ho letto di quella ragazza annegata nel Naviglio...".
Avrebbe voluto correggerla facendole notare che la ragazza in questione non era morta annegata, ma uccisa, decapitata e poi gettata nel Naviglio, tuttavia evit di interromperla.
"...e ho letto di quei tatuaggi. Gli stessi di una mia amica. Voglio dire, se ben ricordo sono proprio nelle identiche posizioni."
Non poteva trattarsi di una coincidenza.
"Amica che lei ha provato a contattare suppongo?"
"Ovvio, l'ho chiamata diverse volte per tutta la mattina ma il suo telefono risulta non disponibile. Ho aspettato un'ora, poi non ce l'ho pi fatta e ho avvertito il centralino della Questura."
Not che l'avvocato Stoppani stava sudando come una fontana. Eppure il condizionatore funzionava benissimo.
Questa volta decise di interromperla.
" stato lei, avvocato, a consigliare alla sua assistente di contattarci?"
Il legale rispose deciso: "No. Ero in tribunale e non ero a conoscenza di quanto stesse accadendo".
Lo spieg con una punta di fastidio.
"D'accordo. Come si chiama questa sua amica?"
"Mary. Cio... Maria Rosaria Dal Monte."
"Da quanto non ha sue notizie?"
Questa volta la Grinelli tergivers.
"Per la verit da un po'. Nel senso che...  un po' che non ci vediamo, pi di tre mesi."
Sembrava in difficolt.
"Avevate litigato?"
"No, no... Solo che lei da qualche tempo ha cambiato vita e ci siamo perse di vista."
"Un momento, cosa intende dire?"
Gli occhi dei due poliziotti si focalizzarono sulla segretaria.
Che si prese un lungo respiro.
" cambiata in tutto. Casa, lavoro, tenore di vita. Aspetto fisico. Mary  completamente cambiata e io sono rimasta la stessa, cos le strade si sono separate, per rimango sua amica e le voglio bene..."
"Senta, riparta dall'inizio e mi spieghi bene. Da quanto vi conoscete, che tipo di rapporto avete, tutto insomma."
"Va bene. Allora, ci conosciamo da sei anni o gi di l. Ci siamo incontrate in treno, io salgo a Melegnano, lei saliva a Borgo Lombardo. E scendiamo tutte e due a Porta Vittoria. Ha presente come vanno queste cose no?"
No, perch lui i mezzi pubblici non li prendeva e in vita sua non aveva mai fatto il pendolare. Tuttavia annu.
"Ci siamo sedute vicine qualche volta, due parole e da l siamo diventate compagne di viaggio. E poi amiche, amiche vere. Ogni giorno prendevamo il treno insieme, stessa carrozza, stesso posto. E se una delle due era in ritardo o non arrivava ci avvertivamo con un messaggino..."
"Quindi questa Mary lei l'ha conosciuta bene?"
Si rese conto di aver utilizzato il passato.
Un errore che la Grinelli non colse.
"Dipende, forse non cos bene."
Non era una risposta.
"Che tipo ?"
"Una ragazza normale, una brava ragazza. Lavora come segretaria in uno studio di un revisore contabile, qui vicino. O meglio lavorava..."
"In che senso lavorava?"
"Nel senso che... Commissario, vede... Io non vorrei raccontarle i fatti di Mary, si metta nei miei panni."
"Signorina, stia tranquilla, non siamo qui a spettegolare. Lei mi racconta quello che sa e ci aiuta a ritrovarla. E le assicuro che la sua amica non sapr mai nulla di questo nostro colloquio. Ma ora ci aiuti, la prego."
La donna apparve rinfrancata.
"E se pu, cerchi di essere concisa."
"Okay, la faccio breve. Mary lavorava come impiegata ed era sposata, aveva la sua casa, la sua vita. Poi qualche mese fa..."
Si interruppe nuovamente, indecisa se proseguire o meno.
"Allora?", la incalz Ardig, domandandosi del perch, prima di avvertire la Questura, non avesse contattato il marito come era logico fare.
"Suo marito ha messo incinta un'altra, una ragazzina di vent'anni, una cubana o giamaicana, sa quelle ragazzette l, mezze di colore... Si immagini che trauma, erano sposati da undici anni e lui di figli con lei non ne aveva mai voluti fare."
Una vicenda boccaccesca, contornata dai tipici pettegolezzi da paese, ma in questo caso scaraventava sul tavolo una miriade di possibili moventi se davvero la decapitata fosse stata questa Mary.
"E a quel punto cos' accaduto?", chiese Santoni.
"Niente, cio lui se ne  andato di casa,  andato con quella l."
"Si sono separati?"
"Legalmente non so, certo non stavano pi insieme. Io ho cercato in tutti i modi di aiutarla,  venuta anche qui dall'avvocato per un colloquio per decidere come muoversi nei confronti del marito."
Stoppani trasal, spruzzando sudore da tutti i pori.
"Pertanto anche lei, avvocato, la conosce?"
Il legale sussult, prima di lanciarsi in un'arringa non richiesta: "Conoscerla  eccessivo, l'ho incontrata una volta per un colloquio, di circa dieci minuti. Non mi dilungo sui contenuti di quella che  stata una conversazione esclusivamente professionale: la signora non aveva ancora le idee chiare sulla sua situazione per cui le ho consigliato di prendersi un po' di tempo e di contattarmi una volta deciso il da farsi. Tutto qui".
Sbrigativo, come se volesse prendere le distanze da questa mancata cliente.
Torn a rivolgersi alla Grinelli.
"E la sua amica come ha reagito?"
"Si figuri! Male. Non dormiva, non mangiava, piangeva e basta. Insomma, era in depressione. Poi non so... Di colpo  tutta cambiata, mi ha detto che aveva un nuovo lavoro e nuovi amici e che la sera usciva spesso. Era come... Non so spiegarglielo. Era come se avesse resettato tutto e fosse ripartita da zero, anche troppo per."
"In che senso?"
"Era davvero diventata diversa. Pi, come dire, pi grintosa, pi dura e poi anche nel fisico. Insomma bella lo era sempre stata, andava in palestra, per era una buona forchetta, era una ragazza del sud e qualche chiletto lo aveva anche lei. Poi di colpo  dimagrita, si  scolpita. E il look... Insomma, prima era attenta a non esagerare, voglio dire, le scollature, lo spacco della gonna, sempre misurata... Negli ultimi tempi invece... Commissario, tutti gli uomini si giravano a guardarla."
"Quando  avvenuta questa metamorfosi?"
"Il marito ha combinato il danno pi o meno a ottobre.
Lei  cambiata dopo, a gennaio o febbraio, ora non lo ricordo con precisione."
"E il tatuaggio con la scritta gotica scommetto che se lo  fatto dopo questo cataclisma sentimentale."
"S, infatti me lo ha mostrato quando ci siamo incontrate l'ultima volta. A dimostrazione che era ancora innamorata di quel cretino del marito. Uno cos non meritava una come Mary."
"E da quando vi siete perse di vista?"
"Pi o meno quattro mesi fa. Ha chiesto un'aspettativa dal lavoro e da quel momento non ci siamo pi viste, con il fatto che non prendeva pi il treno e il fine settimana era sempre impegnata."
"In cosa era impegnata?"
"Mah... Frequentava corsi di formazione, seminari orientativi, robe di questo genere, per tenersi impegnata e avere nuove opportunit. Io ho continuato a cercarla, lei per rispondeva che era sempre occupata e alla fine l'ho un po' lasciata perdere. Forse voleva stare sola. E quelle poche volte che ci siamo viste qui in centro per un panino mi sembrava un'estranea, tutta scollata, parlava solo di boutique e locali alla moda."
"Uhm... La sua amica le aveva accennato a qualcuno dopo la separazione? Voglio dire, un fidanzato, un amico?"
"Fino a quando l'ho frequentata no, un fidanzato no, anche se di corteggiatori ne aveva sempre avuti tantissimi, anche prima, quando era sposata e aveva qualche chilo di troppo.  sempre stata molto bella. E adesso che era cos tirata e sexy chiss quanto le sbavavano dietro... Per non aveva un uomo, almeno che io sappia."
"E quando vi siete viste per l'ultima volta?"
"Intorno ai primi di aprile. Per un panino in pausa pranzo. E l che mi ha mostrato il nuovo tatuaggio. Mi aveva detto che  la stessa scritta che si  fatta incidere un'attrice famosa dopo che..."
"E come l'ha trovata?", la interruppe il commissario.
"Gliel'ho gi detto! L'ho trovata ancora pi bella, tutta scolpita, con abiti firmati, borsa di Prada, cintura Hogan. Sembrava una di quelle che fanno il calendario e vanno in tiv dalla Barbara D'Urso. Mi ha raccontato che stava collaborando con una multinazionale, che avrebbe viaggiato molto, che si era presa in affitto una casa in una zona del centro, che per non mi ricordo quale fosse. Nient'altro. Siamo state insieme una mezz'oretta, non di pi, eppure... Glielo ripeto, mi sembrava fosse un'altra, un'estranea."
"E da allora non vi siete pi sentite?"
"No, mai pi."
Non c'era altro da sapere.
"Mi fornisca il numero di telefono della sua amica e il nome del marito. E mi avverta immediatamente nel caso avesse sue notizie."
"Ma lei pensa che...?"
"Non penso nulla, vediamo di rintracciarla."
Ringrazi la Grinelli e l'avvocato Stoppani, usc e contatt i suoi per avviare tutti i controlli dell'utenza telefonica e chiedergli di convocare con la massima urgenza tale Franco Torchietti residente a Borgo Lombardo.
"Pensi all'ennesimo caso di femminicidio?", chiese Santoni.
"Pu darsi. Forse la Dal Monte gli stava ostacolando la nuova relazione oppure lui ci aveva ripensato e voleva tornare insieme alla moglie e lei non lo voleva pi. In entrambi i casi avremmo un movente fortissimo."
Il volto di Maria Rosaria Dal Monte lo attendeva in ufficio.
Stampato a colori. In un collage di foto attinte dalla solita vetrina di Facebook dove effettivamente si chiamava solo Mary Dal Monte.
Bella, come anticipato dalla Grinelli.
Di pi, davvero bella e davvero sexy. La classica mora mediterranea stile Cucinotta: occhi scuri, carnagione abbronzata, fisico atletico, spalle da palestrata e un seno da maggiorata che pareva frutto di Madre Natura.
Una bellezza matura, non la ragazzina ancora acerba, anche se pareva pi giovane dei trentatr anni che invece aveva, stando ai dati anagrafici pescati dal cervellone del Viminale.
Osserv quel corpo e non ebbe dubbi, soprattutto esaminando le tette: parevano proprio le tette della decapitata stesa sulla pista ciclabile del Naviglio.
Certo sul profilo del social network non si era certo risparmiata: foto in bikini, in pareo, in abiti da sera con scollatura e tacco alto.
Si sofferm su una fotogallery in cui appariva fasciata da pantaloni aderenti in lattice, con trucco scuro e decollet da paura.
Una foto artistica, fatta sicuramente da un professionista.
Miele per il pungiglione di uno stalker, di un maniaco, di uomo con il testosterone oltre al limite della ragione.
Eppure la Dal Monte non era stata stuprata e nemmeno uccisa con violenza.
Era stata avvelenata, roba che succedeva nel Medioevo.
E poi decapitata. Altro orrore di moda nei secoli bui.
Comunque l'ipotesi del femminicidio primeggiava: oltre al marito, il sospettato poteva essere un corteggiatore respinto.
Convoc la squadra. Le ricerche erano appena state avviate.
"E Farris?"
"Ah gi... Bruno, dimenticavo di dirtelo. Un'ora fa si sono scannati tra latinos, uno  rimasto sbudellato ed  scoppiata una mezza rivolta. Farris  andato l", lo inform Santoni.
Esamin il primo fonogramma ricevuto dalla sala operativa.
Un trentenne peruviano accoltellato su un marciapiede davanti a un negozio di prodotti sudamericani, in viale Umbria, dove si era gi raggruppata una folla urlante, tenuta a bada dagli agenti di due volanti sopraggiunte.
"Altro?"
Nulla. Tranne un cenno di Pinton.
Conged il resto della squadra, non coinvolta sul caso dell'informatico sgozzato in chiesa.
"Dunque?", lo esort Ardig.
"Domenica mattina il nostro Pizzetti non aveva nessun barbecue in programma. Quanto meno non con i colleghi. Anzi..."
Il solito giochetto che tanto piaceva a Santoni, ovvero centellinare le notizie e far crescere l'aspettativa, iniziava a contagiare anche il pi giovane dei suoi ispettori. Brutto segno. Tuttavia Ardig non lo press, afferrando una sigaretta dal pacchetto, ormai quasi vuoto.
L'ispettore trevigiano ripart: "Secondo i colleghi il ragazzo era a posto. Educato, rispettoso, grande lavoratore, ma poco socievole. Non nel senso che fosse antipatico, no, questo no. Per declinava gli inviti e quindi avevano rinunciato a coinvolgerlo".
"Senti, senti... E cos il ragazzetto raccontava le bugie ai genitori. Per questo non significa che... A proposito, gli esami tossicologici?"
"Zero su zero, non faceva uso di droghe e il sangue era pulito."
"Gi che siamo in tema, hai saputo se hanno fatto gli esami tossicologici alla decapitata?"
"Erano in corso."
"Okay, torniamo a Pizzetti. Che altro sappiamo?"
"Gli agenti Foglia e Sinato hanno riesaminato tutto. La sua stanza, l'automobile, la scrivania che aveva in azienda, anche se poi era sempre in giro."
Gli allung una scheda preparata dai due agenti.
Avevano stampato una cartina dell'hinterland milanese dove avevano tracciato una sorta di mappatura delle aziende seguite dalla vittima. Nulla di nuovo.
La zona ovest dell'hinterland, quella a cavallo della tangenziale.
Allegate c'erano le ricevute di carburante, scontrini, l'estratto del tariffario del telepass.
E le fatidiche multe per eccesso di velocit.
Diede una rapida occhiata, senza eccessivo interesse.
La pi clamorosa era un 97 km orari in via Valera, ad Arese.
Una strada, anzi uno stradone, che ben conosceva: una striscia d'asfalto a quattro corsie che corre davanti a quello che resta dei mastodontici impianti industriali dell'Alfa Romeo, ormai dismessi.
In quel tratto il limite  70 e al ragazzo erano stati decurtati due punti dalla patente.
Ma non era certo stato sgozzato per un'infrazione stradale.
Continu a osservare le sanzioni: un altro autovelox, questa volta in via Bariana, nel territorio di Garbagnate Milanese.
Sforz la sua memoria topografica: era la strada perpendicolare a via Valera, sull'altro lato del perimetro dell'ex Alfa Romeo.
Prosegu visionando la terza contravvenzione, elevata questa volta dalla Polizia Municipale di Rho sulla strada statale del Sempione: anche in questo caso il ragazzo aveva avuto il piede piuttosto pesante, visto che la telecamera lo aveva immortalato mentre sfrecciava a 121 km orari in un tratto dove il limite massimo era 90.
Controll le date.
La prima infrazione risaliva a gioved 19 aprile alle ore 12,46, la seconda a venerd 3 maggio alle ore 13,02, la terza era ravvicinatissima, marted 7 maggio alle 13,08.
"Bah..."
Pinton lo guard perplesso.
"Qualcosa che non ti convince, capo?"
"No, no, nulla. Marco, hai qualche idea?"
"Ragionavo sulla zona dove lavorava. Alcuni di quei comuni sono stati sciolti per infiltrazioni della 'ndrangheta. E se qualcuno di questi imprenditori fosse colluso con qualche ndrina"?"
"E pensi che magari Pizzetti, infilandosi negli hard disk, abbia scoperto qualcosa di bollente? E magari abbia pure tentato un ricatto?", bofonchi scettico il commissario.
"Perch no? Anche se la 'ndrangheta si  evoluta, la tecnica dello sgozzamento  tipica dei pastori calabresi. Magari un loro sicario dell'Aspromonte..."
"No, non me lo vedo un ex chierichetto che tenta un'estorsione a un imprenditore colluso con la mafia."
"Uhm... Dimentichi quei prelievi anomali, magari aveva bisogno di soldi."
"E per cosa? La famiglia  agiata, lui da quel che dite non aveva vizi particolari, l'impiego era ben retribuito, sul conto aveva una discreta somma. Comunque hai ragione, non dobbiamo escludere l'ipotesi che possano averlo accoppato perch ha scoperto qualcosa di compromettente, di cui potrebbe non essersi nemmeno reso conto."
"Va bene, mi attivo subito con i finanzieri", si conged il vice.
Frog si alz con il solito tremolio alle ossa, scodinzolando felice.
"Ho capito, andiamo a fare due passi."
Prese il bastardino e si avvi per i vicoletti disseminati intorno a piazza San Sepolcro.
Mentre il meticcio annusava i muri orinati dagli altri quadrupedi, il commissario rifletteva.
La priorit restava Maria Antonietta, alias potenzialmente Mary Dal Monte.
Intanto una domanda continuava a rimbombargli nel cranio come la pi fastidiosa delle zanzare.
Chi si prende la briga di tagliare la testa a una povera cristiana?
Un matto o un sadico? La risposta pi banale e ovvia.
E qui la lingua batteva sul dente dolente: che ci fosse davvero in giro un serial killer decapitatore? Che sei mesi prima si era preso la testa di Puteiano e adesso quella della Dal Monte?
Per i due delitti, decollazione a parte, non avevano nulla in comune, se non la vicinanza ai Navigli. Per il resto nulla.
La Dal Monte era giovane, bella e aveva avuto un rapporto sessuale completo prima di essere uccisa, mentre Puteiano era un vecchio ubriacone ucciso sotto un ponte puzzolente.
E allora? Qualcuno che vuol dare una punizione esemplare? Un episodio legato ad ambienti criminali, magari alla prostituzione?
O un omicidio passionale degenerato in quell'orribile mutilazione? La rabbia di un uomo respinto, scaricato o tradito che divampa in un atto di simile barbarie?
O un marito che si  rifatto una vita e vuole disfarsi di un passato ingombrante, moglie compresa?
E la testa? Dov'era finita?
Gettata nel Naviglio e incagliatasi chiss dove, tanto da sfuggire alle ricerche del nucleo sommozzatori o finita nelle viscere sotterranee?
Assolutamente plausibile. Come altrettanto plausibile era l'ipotesi che l'assassino l'avesse buttata in un cassonetto o sepolta in qualsiasi prato o boschetto dove non sarebbe mai stata rinvenuta. Oppure se l'era tenuta.
Avvert un brivido, anzi il brivido, quello pi bastardo, quello gelido e sinuoso come un serpente, che partiva dal basso per risalire lungo la colonna vertebrale fino al collo.
In questo caso dovevano sperare che il boia fosse davvero un amante respinto o tradito e non un collezionista, perch altrimenti...
L'HTC inizi a vibrare in quel momento, nell'istante in cui Frog stava innaffiando un cartello di senso unico.
L'esame tossicologico era concluso.
Brasca era spaparanzato al bar dell'istituto di Medicina legale.
Di fatto il suo vero ufficio, dove riceveva la sua selezionata utenza.
Davanti a lui un vassoio di patatine e un piatto di olive verdi snocciolate, che l'anatomopatologo infilzava con uno stuzzicadenti.
"Benvenuto. Cosa beve?"
"Una spremuta di limone e pompelmo."
"Lei, commissario, non si abbandona mai ai piaceri della vita?"
Per tutta risposta tir fuori il pacchetto di sigarette.
"Bah... Cos la accorcia la vita. E poi quello sar mica un piacere?"
Evit di contraddirlo, consapevole che lo show si sarebbe esaurito rapidamente.
E infatti il coroner arriv immediatamente al punto.
"La ragazza esercitava il mestiere pi antico del mondo", sentenzi a bocca piena.
"Da cosa lo deduce?"
"Lo dicono le analisi sul materiale spermatico, e non, rinvenuto nelle mucose uterine. Tracce di tre DNA diversi, la vittima ha avuto un rapporto multiplo non protetto. E uno di questi rapporti  stato completo, con abbondante eiaculazione. Tipico delle prostitute."
Fino a un certo punto, ormai anche le lucciole da strada utilizzavano i preservativi ed erano proprio i clienti a pretenderlo.
Intanto Brasca era gi ripartito per la tangente.
"E comunque prima di crepare si  concessa tutti i piaceri. Prima del sesso si era data da fare anche a tavola, regalandosi una cenetta esotica. Qualcosa di asiatico, indiano o malese, con gamberi, granchi, pi tutte quelle loro maledette spezie. Curry, zenzero, roba del genere. E poi ha assimilato dell'alcool. In quell'intestino c'era di tutto. Creda a me", farfugli, mentre ingurgitava un'oliva. Deglut a fatica poi ricominci: "E le confermo che aveva assunto cocaina e che ne faceva un consumo costante, almeno nell'ultimo trimestre, stando all'esame del capello. Capito? Prima si  abbuffata al ristorante, poi si  fatta una striscia e quindi una bella orgetta. Mica male, vero?".
"E il veleno?"
"Qui viene il bello, anzi il complicato, perch la reazione che ha determinato l'anafilassi risultata letale  stata provocata dall'ingestione, ipotizzo in un momento successivo, di un mix di sostanze erbacee, prevalentemente artemisia, mandragola, ruta, rosmarino, salvia e verbena. Soprattutto mandragola e verbena. In parole povere: si  avvelenata, o  stata avvelenata, questo deve scoprirlo lei, con un intruglio sapientemente preparato da un erborista o un alchimista."
"Cosa?"
"Ha compreso perfettamente.  stata intossicata tramite un infuso, una tisana, solo che questo non era uno di quei maledetti intrugli che le donne assumono per avere la pelle pi liscia o drenare i liquidi ma era finalizzato ad altri piaceri..."
Il medico sogghign in maniera mefistofelica, alludendo a un qualcosa che Ardig colse con un istante di ritardo.
"Erbe afrodisiache?  questo che mi vuol dire? Che nell'era delle sostanze psicotrope ci sarebbe ancora chi cerca di sedurre una femmina somministrandogli un infuso? Via, siamo seri!"
Brasca scosse la testa, visibilmente contrariato per l'osservazione del commissario, prima di trafiggere un'altra oliva.
"Pensi quello che vuole, affari suoi... Resta il fatto che la donna  deceduta per una violenta crisi respiratoria indotta da queste sostanze erbacee, che di per s non sono ovviamente venefiche. Ma lo possono diventare se assunte in dosi eccessive o miscelate ad arte."
"Un momento, possono essere letali per tutti o in modo soggettivo?"
"Risposta ardua, perch ognuna di queste erbe contiene essenze che possono risultare nocive per l'organismo soprattutto se, glielo ripeto, vengono assunte in dosi eccessive o se miscelate tra loro in modo da innescare una combinazione pericolosa per l'organismo. Potenzialmente, nessuna di queste erbe  velenosa. Resta per da capire se ci fossero estratti di altre essenze le cui tracce sono state coperte da quelle della mandragola, della verbena e via dicendo. Chi ha miscelato questa pozione venefica deve essere uno che sa il fatto suo... Oppure la ragazza aveva un'intolleranza a queste sostanze e l'omicida ne ha voluto approfittare."
Il che avrebbe presupposto che l'assassino conoscesse cos bene la sua vittima al punto di sapere persino di una sua intolleranza ad alcune erbe. Dunque una persona in stretta amicizia o addirittura in intimit con la morta.
Ricordava di aver letto un noir di Massimo Carlotto dove uno spietato omicida, memore dell'intolleranza all'aspirina della sua giovane sposina diventata scomoda, le preparava amorevolmente una minestra in cui aveva sbriciolato un intero flacone di aspirine, imboccandola altrettanto amorevolmente e poi facendola crepare davanti a lui tra spasmi terribili.
Uno spiacevole incidente che lo aveva liberato di una moglie indesiderata e inopportuna, senza farlo sfiorare dal bench minimo dubbio investigativo.
Peccato che questa brutta storia non era la trama di un noir di successo, bens la realt di un terribile marted che stava vivendo per davvero.
E in ogni caso l'assassino di Carlotto si era ben guardato dal decapitare la sua cara mogliettina e attirare cos su di s i sospetti per quella morte che non poteva pi risultare accidentale.
"Desolato di correggerla, per un simile espediente lo avrebbe escogitato una mente sopraffina per mascherare un delitto. Qui invece abbiamo un assassino che ha voluto ben marcare il suo omicidio, con un rituale preciso, dal lenzuolo con cui ha avvolto il corpo al veleno fino alla decapitazione."
"Ci mancherebbe, le conclusioni investigative sono soltanto di sua competenza", borbott Brasca, ancora pi contrariato.
"Tornando alla decapitazione, si  riguardato il referto post mortem di Puteiano."
"Ovvio che l'ho fatto e le confermo che il tipo di taglio non coincide, ma questo potrebbe derivare anche dalla conformazione morfologica del terreno dove l'assassino ha agito, dalle condizioni ambientali e climatiche e dal tempo che aveva a disposizione: forse nel caso del barbone, trovandosi all'aperto, al freddo e al buio, ha colpito in maniera meno precisa e ha dovuto poi colpire nuovamente. L'arma da taglio per sembra simile."
"Chiarissimo e la ringrazio. La lascio al suo aperitivo."
Questa volta non si strinsero neppure la mano.
Rientr che era gi pomeriggio.
Ad attenderlo alcune novit, tra cui un uomo robusto sulle poltroncine del corridoio e i soliti incartamenti con i tabulati a ingombrare sulla scrivania.
Scelse di partire da questi ultimi, facendo aspettare l'ospite.
La compagnia telefonica aveva fatto la sua parte con tempestivit. Il tracciato cellulare parlava chiaro.
Nell'ultimo trimestre l'apparecchio della Dal Monte era stato collegato per la maggior parte del tempo alle celle del centro milanese, in particolare a quella della zona Brera-Garibaldi.
In pratica a due passi dalla Questura di Fatebenefratelli.
Questo fino a domenica 23 giugno, quando era stato agganciato dalla cella di piazzale Loreto prima di interrompere il segnale, intorno alle 22,40.
Santoni borbott perplesso.
"Ora sappiamo che si  trasferita in zona Garibaldi."
Dove un metro quadrato veniva quotato dai 7000 euro in su e dove gli affitti erano sempre a quattro cifre e con un due o un tre iniziale.
"Una volta i poveri diavoli stavano in periferia, ora nel centro pi esclusivo", comment acidamente il vice, prima di farsi serio.
"Inviamo qualcuno in giro con la foto della ragazza? Magari nei bar di Solferino o San Marco se la ricordano."
"Okay e battiamo anche le agenzie immobiliari", dispose Ardig, con un'aggiunta: "E mandiamo qualcuno anche a Borgo Lombardo a fare un po' di domande. Nel frattempo ascoltiamo il maritino".
Lo fecero accomodare.
Sulla quarantina - e del resto la scheda anagrafica gi compilata li informava che era nato nel 1971 - sul metro e ottanta, spalle larghe e petto ampio, uno che sicuramente aveva fatto sport, magari palestra, prima di impigrirsi un po', come dimostrava la pancetta che lo gonfiava sotto la cintola.
Addosso una polo degli Azzurri del rugby, jeans e scarpe da tennis, oltre a un paio di occhiali da sole appoggiati sulla coscia insieme a un Blackberry.
Un bell'uomo, un po' provincialotto nell'aspetto: il classico "manzo" che sicuramente nei bar di paese faceva colpo sulle donne, ma difficilmente avrebbe fatto altrettanta bella figura in un contesto pi elegante e metropolitano.
Si present declinando le sue generalit come da prassi.
Nervoso e agitato, come normale che sia per chi viene convocato a sorpresa dalla Polizia.
Dalla veloce verifica eseguita sapevano che era incensurato e non aveva carichi pendenti.
Una preventiva telefonata alla stazione locale dei Carabinieri confermava il tutto: magazziniere con la passione del calcio, bravo ragazzo figlio di una famiglia per bene, un matrimonio perfetto fino alla sbandata per una cameriera nicaraguense, anche lei per brava ragazza, fuori da giri loschi.
Torchietti si mosse un paio di volte sulla sedia, fremeva per conoscere il motivo di quella convocazione.
"Signor commissario, posso sapere per quale ragione..."
"Certamente - decise di non girarci intorno - la informo subito. Ha avuto modo di leggere i giornali di ieri o di oggi?"
"Solo la Gazzetta"."
" venuto a conoscenza del fatto che abbiamo ripescato nel Naviglio il corpo di una donna sui trent'anni, nuda, con alcuni tatuaggi sul corpo, in particolare una lucertolina all'interno della caviglia destra e un delfino, dietro, sotto la scapola sinistra?"
Lo vide sbiancare. Normale anche questo.
Estrasse le due foto della Scientifica che aveva gi preparato, foto di singoli dettagli, che mettevano in primo piano i due particolari anatomici su cui si stavano focalizzando la caviglia e la scapola.
Il Torchietti sbianc ulteriormente.
"Mia... Mia moglie... Cio, la mia ex moglie ha due tatuaggi."
"Vuole un bicchiere d'acqua?"
"Grazie."
Attese una trentina di secondi.
Poi gli mostr altre due foto: questa volta gli estratti erano l'incavo dell'ascella con impressa la scritta gotica e la fascia inguinale, dove di recente era stato dipinto quel fiore bianco.
Sembr riacquistare un po' di colore.
"No, non  mia moglie. Non ha nessuna scritta come questa e neppure questo fiore."
"Ne  sicuro? Ha potuto verificarlo di recente?"
"No, per non li aveva, almeno non fino a quando stavamo insieme."
"Da quanto non ha contatti con sua moglie?"
"Un po'... Un paio di mesi. Mi aveva detto che sarebbe andata via, a Londra, per imparare l'inglese."
"Un paio di mesi?"
"S, intorno a Pasqua. Sa, non  che i nostri rapporti fossero cos... Ma siete sicuri che sia proprio lei?"
"No, assolutamente no. Stiamo solo eseguendo delle verifiche, per questo abbiamo la necessit di rintracciare al pi presto la sua consorte. Cosa che finora non c' riuscita, evidentemente."
Nessun commento. Torchietti sembrava rintronato dalla botta. Non poteva per farlo rifiatare.
"Velocemente, potrebbe spiegarmi meglio in che rapporti era con sua moglie?"
"Vede, ci siamo lasciati otto mesi fa. O meglio, sono io che l'ho lasciata... E mi creda, a me mi  dispiaciuto. Io gli voglio bene."
"Le voglio bene", lo corresse con una punta di fastidio.
"Come dice?"
"Niente, prosegua."
" la vita, sono cose che capitano... Con i ragazzi della squadra di calcetto andavamo in una paninoteca a Melegnano e l ho conosciuto una ragazza che ci serviva ai tavoli, mi piaceva e abbiamo iniziato a vederci di nascosto da mia moglie, per qualche mese. Non pensavo fosse una cosa seria, insomma, dopo tanti anni di matrimonio pensavo non ci fosse nulla di male a farmi una scappatella..."
"Fino a quando la ragazza in questione  rimasta incinta e lei ha dovuto raccontare tutto a sua moglie,  cos?"
L'uomo abbass lo sguardo, imbarazzato.
"Non mi giudichi male. Non volevo che succedesse, non pensavo..."
"Non la giudico affatto, continui per favore."
"Quando  successo mi  caduto il mondo addosso... Non potevo non dirlo alla Mary e lei l'ha presa male. E poi mi sono innamorato... Allora sono andato dai miei genitori."
"Per farla sbollire?"
"Anche. No. Cio no. Proprio per andare via. Vede, avevamo appena finito di ristrutturare il piano rialzato della villetta e pensavamo di trasferirci l con la Mary, invece..."
"Invece si  trasferito con la signorina Ramona Gutierrez, ventidue anni, cittadina nicaraguense in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno", complet la storia il commissario, sventolandogli l'informativa fornita dai Carabinieri locali.
Non ci voleva una laurea a Oxford per ricostruire gli avvenimenti: la giovane "latina" aveva agganciato un uomo pi grande, ancora piacente, messo bene economicamente, e si era fatta ingravidare per incastrarlo e beccarsi il permesso di soggiorno per s e per i successivi ricongiungimenti familiari di genitori, fratelli e via dicendo. Un classico dei nostri tempi.
"Cosa potevo fare? La bambina  la mia..."
Armeggi con il Blackberry per mostrare la foto di un batuffolo infilato in un pigiama rosa.
"Guardi che bella. Si chiama Estrella, significa Stella in spagnolo."
Aveva gli occhi che brillavano di orgoglio.
No, quello non poteva essere un assassino.
Un cretino s, un assassino no.
"Ha nulla in contrario se i miei uomini si fanno un giretto nell'abitazione di sua moglie?"
"No, no, fate pure."
Forn indirizzo e persino il mazzo di chiavi per entrare.
Larini e Zanella sparirono, diretti a Borgo Lombardo.
"Lei pensa che quella donna sia la Mary?"
Prima la Grinelli, ora lui. Era la seconda volta nel giro di poche ore che gli rivolgevano quella domanda.
Rispose allo stesso modo: "Non lo so, pu darsi di no, quei tatuaggi sono molto comuni".
Cerc invece di focalizzarsi sulla Dal Monte, facendosi ricostruire la sua vita e la sua figura.
Nel giro di venti minuti il Torchietti tracci un ritratto deprimente per la sua semplicit routinaria e noiosa: Maria Rosaria e la sua famiglia che dalla Calabria arrivano l a Borgo Lombardo a met anni Ottanta, loro che si conoscono fin da ragazzini, lui pi grande di nove anni e mezzo, il fidanzamento quando lui ha ventiquattro anni e lei nemmeno quindici, il matrimonio appena sei anni dopo, la casa arredata pezzo per pezzo come la sognavano, le vacanze da lei in Calabria, dove nel frattempo erano ritornati a vivere i genitori, il lavoro a dividerli di giorno, lui magazziniere l in zona, lei impiegata a Milano, e gli interessi opposti a dividerli la sera e nel fine settimana.
"Io sono un malato del calcio e del calcetto. Sono il vice allenatore del Borghetto, sa quest'anno abbiamo vinto la seconda categoria!", spieg, vantandosi come se fosse stato Javier Zanetti che sollevava la Champions League al Santiago Bernabeu in quella serata di maggio del 2010. Chiss magari era anche lui un interista.
"Poi la domenica vado allo stadio a vedere il Milan."
Ecco, appunto. Come non detto.
"Alla Mary invece gli piace ballare, va a tutti quei corsi in palestra, quelli di aerobica, di danza. E tutti i gioved sera va a ballare con le amiche in un locale da cow boy..."
Cominciava a farsi un'idea della Dal Monte: una donna incastrata in un'angusta realt di paese, in un tran tran regolare, senza sussulti, con la casetta fiabesca da tenere in ordine, fino a quando il marito, di cui forse era davvero innamorata, manda in frantumi il suo piccolo mondo perfetto annunciandole di aver messo incinta una cameriera caraibica pi giovane di lei di dieci anni.
Il resto poteva intuirlo: l'ex mogliettina felice prima piomba in depressione, poi si rende conto che c' un mondo dorato fuori ad attenderla e magari, osservandosi bene allo specchio, capisce che perdendo un paio di chili e rassodando i muscoli, in quel mondo pu entrare dall'alto di un tacco dodici, con tutti i privilegi annessi a chi porta in dote la bellezza e riesce a monetizzarla fino a ritrovarsi nel cuore della movida di Milano, tra Brera e Garibaldi.
Fece completare al Torchietti il suo racconto.
Dopo la brusca separazione aveva intravisto la moglie solo in quelle circostanze in cui era passato da casa a prendere le sue cose, scambiando pochissime parole.
E senza neppure parlare degli aspetti economici e materiali che seguono alla fine di un matrimonio.
"La casa  nostra, a met, abbiamo finito di pagare il mutuo due anni fa. Per il momento mi sembrava giusto che la tenesse la Mary, anche perch io per fortuna ho l'altra di casa, poi..."
"Poi?"
"Beh, s... Insomma, la Mary a gennaio mi ha chiesto di spostare 20.000 euro dal conto che abbiamo insieme a uno che voleva aprirsi lei da sola. L'ho capita... Per avere pi autonomia, pi privacy."
"E lei non si  opposto?"
"No, si figuri, sono soldi anche suoi."
Pareva sincero. E onesto.
"Pertanto non avevate pensato di rivolgervi a un avvocato?"
"Per ora no. Non c'era urgenza. Magari pi avanti."
"E quando ha saputo che sua moglie sarebbe andata a Londra?"
"Verso Pasqua. Non la vedevo in giro da un po', anche gli altri in paese la vedevano poco. Dovevo recuperare ancora un po' di vestiti, sa con l'arrivo della bella stagione... e sono andato da lei, ma giusto pochi minuti. L'ho trovata bene, dimagrita, palestrata, sembrava una dei talent show. Certo con me era fredda, antipatica... Per si vedeva che stava meglio, era tutta in tiro e questo mi ha fatto sentire meglio anche a me.  l che mi ha detto che sarebbe andata a Londra per studiare l'inglese e potersi cercare un nuovo lavoro a Milano. Mi ha detto che si prendeva un'aspettativa in ufficio."
"E poi?"
"E poi basta. Gliel'ho detto, con me era molto fredda. E ormai ognuno aveva la sua vita. Stava per nascere mia figlia, avevo altro per la testa."
"Uhm... Secondo lei sua moglie aveva intrapreso un'altra relazione? Era per questo che le sembrava stesse meglio?"
Torchietti si prese un paio di secondi.
"Non so, pu essere. Non in paese perch le voci girano, al bar... Magari a Milano. Era cambiata ma, mi creda, io gli voglio bene e se trova un bravo ragazzo che la fa felice sono felice anch'io."
"Sua moglie ha parenti stretti?"
"No, poveretta, non pi. Il padre  mancato poco prima che ci sposassimo e la madre tre anni fa. Ha un fratello che  tornato gi in Calabria da una decina di anni, per con lui i contatti erano rari. Per la distanza, era molta, mille chilometri..."
Non c'era altro. Poteva congedare l'uomo.
"Un nostro agente la riaccompagner a Borgo Lombardo. La preghiamo di fornirci degli oggetti personali di sua moglie, uno spazzolino, un pettine, un asciugamano. La terremo aggiornato sulle ricerche. Lei intanto non si allontani perch se dovessi avere bisogno nuovamente di lei..."
"Tranquillo, ho lavoro e famiglia: dove vuole che vada?"
Uscito l'uomo, Ardig, single per scelta obbligata, in quanto incapace di aprirsi a un rapporto vero con un'altra persona, si trov a riflettere su quanto siano effimeri e fugaci i sentimenti umani: il Torchietti in venti minuti di chiacchierata si era illuminato d'orgoglio per la figlia, si era vantato con calore della sua passione calcistica, mentre aveva trattato la sfera relativa alla moglie e al matrimonio con un distacco abissale, quasi surreale.
Non che non gliene importasse nulla, perch si coglieva un'affettuosa preoccupazione nelle sue parole, tuttavia ne parlava come di una storia antica, di una pagina di una vita precedente che non gli apparteneva e non lo riguardava pi.
Come se in sette o otto mesi la donna che in teoria aveva amato e con cui aveva vissuto per quindici o sedici anni si fosse dissolta, insieme al bagaglio imponente di ricordi che dovevano aver accumulato insieme, per fare spazio a un'altra donna, pi giovane, pi fresca, pi esotica, che insieme al presente, in qualche modo, si era appropriata anche del passato.
Ancora una volta si domand che senso avesse cercare di costruire un'esistenza in due, giorno dopo giorno, se poi bastavano pochi mesi a seppellire dieci o quindici anni di vita felice insieme.
Il finale del pomeriggio trascorse senza sussulti.
Il grosso degli agenti era fuori a cercare tracce della Dal Monte, tra Borgo Lombardo - dove Larini aveva recuperato alcuni effetti personali della ragazza e li aveva consegnati alla Scientifica per estrarne il DNA per il raffronto con quello del cadavere mutilato - e la zona Garibaldi, mentre il caso del peruviano accoltellato era stato risolto fulmineamente da Farris, cui erano bastate poche ore per raccogliere le testimonianze dei reticenti connazionali dell'uomo e di qualche residente nei condomini della zona per trovare il bandolo della matassa.
"Si chiamava Jos Carlos Uribe, trentatr anni da compiere, lavorava come scaricatore ai Mercati Generali. Un ex pugile dilettante, da quel che mi hanno detto una testa calda, che alzava il gomito e si era fatto molti nemici. Uno in particolare."
"Un connazionale?"
"Quasi. Un boliviano, Miguel Cardozo, di ventiquattro anni, un ragazzetto che lavorava anche lui ai Mercati. Pare che tra i due ci fossero gi stati degli screzi, poi stamattina all'alba, questo Uribe ha rifilato un paio di sganassoni al boliviano. Da quel che mi dicono, queste piccole risse sono molto frequenti tra gli scaricatori. Per fartela breve, i due si sono ritrovati qualche ora dopo in viale Umbria, il peruviano lo ha aggredito nuovamente e l'altro ha tirato fuori una lama da dieci pollici, lo ha trafitto al torace ed  scappato."
"Hai idea di dove sia finito?"
"Mah... Qui viveva con la sorella e il marito di lei, in un buco in viale Ortles. Li abbiamo torchiati: erano al lavoro e non sapevano nulla di quanto era successo. Abbiamo controllato l'appartamento: il ragazzo  rientrato, ha raccattato due stracci e tutto quello che ha trovato ed  filato via. Ha un motorino che ancora non abbiamo rinvenuto. Ho gi avvertito la Polstrada e la Polfer di aguzzare le antenne."
"Non andr lontano, senza soldi. Tenter di appoggiarsi su qualche altro boliviano. Passa tutto alla Mobile, a beccarlo ci penseranno loro, noi il nostro lo abbiamo fatto."
Il sipario stava calando su un'altra intensa giornata lavorativa.
Restava il tempo per un paio di telefonate.
La prima a Todeschi: il pm aveva gi ricevuto il referto dell'esame necroscopico da Brasca.
"Una puttana, c'era da attenderselo visto la fine che ha fatto", sentenzi, con ben poco rispetto per la vittima.
"Veramente il ritratto che ci  stato fatto dal marito e dall'amica non corrisponde affatto a quello di una prostituta", obiett Ardig.
"Via, commissario... Una che va con tre uomini simultaneamente e senza protezioni. O  una ninfomane oppure una professionista."
Non era d'accordo, ma prefer non ribattere. Tanto le indagini le conduceva lui, non quella testa pelata.
Riattacc e riprese il telefono.
Malerba rispose al secondo squillo.
"Pensavo di sentirti questa mattina presto", lo accolse l'amico cronista, un po' sulla difensiva.
"In realt volevo darti lo stesso buongiorno che mi hanno riservato il Questore o il Prefetto", lo rintuzz polemico il commissario.
"Bruno, mi spiace, ma mettiti nei miei panni:  il mio lavoro e in questo periodo sai i problemi che ho con la solidariet. Avevo uno scoop e mica potevo indugiare..."
"Lo so e sei stato anche bravo. Ho bisogno di chiederti una cosa, anzi un favore, ma senza crearti problemi."
"Dimmi, se posso."
"Come lo hai saputo? Della decapitazione, intendo dire."
"Sai che non posso svelare le mie fonti..."
"Non voglio la fonte, voglio solo capire se mi sono perso qualcosa nell'indagine. Non vorrei ripetere la storia delle pergamene di qualche anno fa, mi hai capito?"
Malerba sent la pelle d'oca, al solo ricordo di quell'estate del 2009, alle pergamene enigmatiche inviategli dagli Angeli di Lucifero come rivendicazione sibillina dopo ogni omicidio.
Comprese a fondo la richiesta dell'amico poliziotto.
"Uhm... Va bene, ti faccio io un favore questa volta. Ho parlato con il pensionato, quel Cerutti,  stato lui a rivelarmi che il corpo era senza testa."
"Okay, lo immaginavo. E ti ringrazio, mi hai tolto un peso. E ancora bravo, arrivi sempre per primo sulle notizie", si compliment Ardig.
"Che sviolinata... A proposito, l'avete catturato il boliviano?"
"Non ancora, magari ci vorr qualche giorno. Per l'indagine  gi chiusa, ora dobbiamo solo prenderlo."
"Dai, allora faccio un boxino. Novit sul caso Pizzetti?"
"Buio totale. Come sulla decapitata, del resto."
"Non l'avete ancora identificata?"
"No", ment parzialmente il commissario.
Del resto non poteva certo spifferare quello che per ora era solo un sospetto, in attesa di conferma dai laboratori della Scientifica.
"Non ti invidio, ti lascio lavorare."
"Buon lavoro anche a te."
...
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...
4.
...
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...
Simpatia a prima vista. In meno di due ore avevano instaurato un sorprendente rapporto di complicit tutta femminile. Mary si rassicur guardando la sua nuova amica, pi scaltra e sicura di lei. Non poteva trovare compagnia migliore per quella notte.
Si disse che era stata fortunata, almeno in quello.
Tir un lungo sospiro in cerca di tranquillit pi che di aria.
La paura, quella maledetta paura, quella certo non se ne era andata. Anzi. E lo stomaco, nonostante quei tre calici di rosso che l'avevano inebriata, si stava ribaltando, come una centrifuga.
Era l'emozione, non la digestione. Si ripet mentalmente che si sentiva pronta. Se lo ripeteva passo dopo passo.
Come uno studente che attende in corridoio che si apra la porta per trovarsi di fronte la commissione che lo esaminer.
La sua notte prima degli esami era stata agitata e nervosa e la giornata interminabile. Adesso per erano l. Quasi.
Lo stomaco continuava a rivoltarsi.
La sua amica intu il suo malessere. E indic un bar.
"Beviamoci un amaro, ti serve qualcosa di forte. Ti far bene."
...
.
...
Milano, mercoled 3 luglio 2013.
...
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...
Belli i telefilm. Dove lo sbirro tutto di un pezzo ha soltanto un caso, almeno per puntata, su cui concentrarsi.
Lui invece di casi irrisolti ne aveva almeno tre, escludendo gli altri cronici cold case che si erano accumulati negli anni.
Per questo Ardig si rigirava nel letto. Nervoso e incazzato.
Sotto il lenzuolo, con lui, i fantasmi di Pizzetti e della Dal Monte si divertivano a tormentarlo.
Prov a contare anche le fatidiche pecore, ma niente.
Alla fine si alz per bere un bicchiere d'acqua, scavalcando Frog che ronfava sul pavimento fresco.
Deglut avidamente una sorsata dopo l'altra, quasi tentasse di affogare quei due giovani volti che venivano a reclamare giustizia in piena notte.
Un sorso dietro l'altro... Niente da fare, rieccoli.
Pizzetti, che continuava a riemergere, incastrato tra le due panche nella navata di Santa Maria Segreta, in una pozza di sangue, e quella ragazza acefala, i cui lineamenti per ora aveva conosciuto solo dalle foto.
Stranamente in quelle ore notturne era proprio Pizzetti a tormentarlo maggiormente.
Torn a sdraiarsi sul letto, con lo sguardo sul soffitto scuro.
Ricapitol mentalmente ogni elemento emerso.
Macch, un dettaglio si ostinava a sfuggirgli.
Cerc di assopirsi.
Un bolide transit in viale Gran Sasso facendo ruggire il motore.
Istintivamente la mente corse a Pinton, alla sua abilit al volante.
E a Pizzetti, il cui unico difetto, stando alle descrizioni raccolte, era proprio il piede pesante sull'acceleratore.
Le multe! Cazzo, le multe! Eccolo il dettaglio che gli sfuggiva!
Le aveva collezionate tutte intorno ad Arese, Garbagnate o Rho.
E tutte in orari di lavoro. Un'anomalia enorme per uno che lavorava nella zona di Trezzano o Corsico, almeno venti chilometri pi a sud che, tradotto con il traffico milanese, significava quasi mezz'ora di distanza.
In ufficio avrebbe strigliato Pinton per non essersene accorto. Finalmente appagato riusc farsi risucchiare dal sonno.
Non sapeva che negli uffici della Polfer qualcuno stava lavorando per regalargli una sveglia anticipata.
Alle 5,15 il cellulare vibr.
Venti minuti dopo era in auto, con il finestrino aperto per far entrare l'aria fresca e svegliarsi.
Le 5,37. Milano dormiva, il traffico pure. Lui no.
Arriv in via Solari in meno di quindici minuti.
Farris lo attendeva sul marciapiede.
"Dov'?"
"Secondo quelli della Polfer  nella sala d'attesa."
" proprio lui?"
"Proprio sicuri non ne sono. E prima di identificarlo attendono il nostro arrivo."
Mollarono l'auto in via Tortona e si inerpicarono sulla vecchia scala dell'altrettanto vecchio ponte in ferro.
Due pareti metalliche ricoperte da murales e scritte di ogni colore li circondarono.
Dall'altra parte, sempre per inflazionare l'aggettivo vecchio, ecco la vecchia stazione di Porta Genova, un residuato del millennio scorso miracolosamente ancora in funzione per garantire la fermata dei treni pendolari che collegano la metropoli a Pavia.
Il ricercato Manuel Cardozo, secondo la Polfer, da oltre un'ora sostava su una panca di legno, in attesa del primo convoglio.
Avevano tempo, stando ai colleghi fino alle 6,15 non sarebbe transitato nessun treno: il primo segnato sul tabellone era proprio quello per Pavia.
Il sole era appena spuntato, i lampioni si stavano spegnendo.
Aprirono la porta dell'atrio: le sei pronte a scoccare.
Due africani in ciabatte abbandonati su una panca, un ragazzetto andino, con uno zaino a tracolla, bighellonava dall'altro lato, in piedi, osservando gli orari dei treni.
Fu una questione di secondi.
Cardozo si gir: i suoi occhi neri incocciarono nei due uomini dall'aria decisa. Un istante dopo stava gi correndo verso i binari.
"Merda!"
Scattarono anche loro.
Farris, con i suoi 100 chili abbondanti, avrebbe retto poco.
Dalla banchina il ragazzo si era gettato nei binari e correva barcollante. Lasci cadere lo zaino. Non doveva essere un atleta.
Passarono sotto al ponte metallico.
L'allenamento cui si sottoponeva Ardig regolarmente lo stava premiando: metro dopo metro stava recuperando.
"Uribe, fermati!", gli url, senza ricordarsi che Uribe era il nome di quello che aveva accoltellato.
Proseguirono per un altro centinaio di metri. I vecchi sassi ingialliti della sede ferroviaria a rimbalzare sotto i loro piedi.
Cardozo si volt, ormai erano separati solo da tre o quattro metri.
Improvvisamente ruot il corpo e lo fronteggi, il coltello in mano e l'aria disperata di chi non ha pi nulla da perdere.
Per un secondo Ardig si rilass, allungando la mano verso la fondina della Beretta con cui lo avrebbe obbligato ad arrendersi.
Il secondo dopo rabbrivid. Vuota. La fondina era vuota.
La pistola era schizzata fuori durante la corsa e adesso giaceva chiss dove tra i binari.
Roba da film caricaturali tipo Scuola di Polizia.
Poteva temporeggiare, Farris stava arrivando, tanto da quei binari circondati da muri alti cinque metri non sarebbe scappato.
Si rese conto che il ragazzo, pur minacciandolo, tremava.
Per la paura. E per la fatica della corsa.
Eppure non doveva sottovalutarlo, quello era uno che aveva sbudellato un altro uomo meno di ventiquattr'ore prima.
E per l'appunto non aveva pi nulla da perdere, braccato e atteso da un "ventello" in galera. Senza riflettere, sfil la cintura.
Giusto per avere qualcosa in mano.
La brand come una frusta. Sortendo l'effetto sperato.
Il ragazzo non era un criminale vero, anzi era spaventato persino pi di lui. Per cui si volt e riprese a correre.
Lui part a razzo, questa volta bruciando il terreno.
Sette, otto, nove metri e gli fu addosso.
Vedeva il coltello sempre impugnato con la destra.
Non doveva farlo girare.
Allungandosi da tergo si pieg e gli afferr il braccio destro con un ultimo guizzo, contorcendoglielo dietro la schiena.
Persero l'equilibrio e caddero entrambi. Di fianco.
Non moll la presa sul braccio. Sentiva il ragazzo che scalciava.
Con un colpo di reni riusc a montargli sulla schiena.
E con la mano libera afferr i capelli del boliviano, alzandogli la testa e facendogliela poi rimbalzare sui sassi.
Una, due volte, alla terza lo senti crollare.
Attese un istante poi gli moll il braccio e recuper il coltello.
Era fradicio ed esausto.
Avvert passi e urla che rimbombavano.
Farris e due agenti della Polfer. Si rialz.
Vedendolo in piedi evitarono di chiedergli come stava.
Il ragazzo mugolava dolorante e con il respiro affannato.
Gli agenti lo ammanettarono e poi lo soccorsero.
Un taglio sulla fronte, il sangue a imbrattargli il muso. Sembrava pi giovane dei suoi ventiquattro anni. E inoffensivo.
Anzi, pareva lui la vittima di un'aggressione.
Ripresero a camminare verso la stazione.
Poche centinaia di metri che sembrarono un'infinit di chilometri.
Eccola l la Beretta, in bella mostra tra i sassi dei binari.
Imbarazzato e infastidito la recuper, badando di abbottonare bene la fondina, questa volta.
Nonostante la buona riuscita dell'operazione era di cattivo umore.
E con l'adrenalina ancora in fase di pompaggio.
"Andrea riesci a tornare a piedi?", sbott verso l'incolpevole Farris.
"Certo. E tu?"
"Vado a farmi una doccia e a cambiarmi, se non ti dispiace", rispose acido.
La mattina non era partita con il piede giusto.
Un'ora e mezza dopo era gi in commissariato.
Quasi le otto. Gli uffici ovviamente vuoti.
Le palle che ruotavano vorticosamente.
Raccatt Frog per una passeggiata che gli calmasse i nervi.
Al rientro trov gli agenti e gli ispettori alle loro scrivanie.
Tutti scalpitanti di riferirgli l'esito delle varie ricerche.
Fece accomodare Santoni, Invernizzi, Larini e Zanella.
Come sempre fu Santoni a riassumere il tutto.
"La Dal Monte non abita pi a Borgo Lombardo da qualche mese."
"Da chi lo avete saputo?"
"Il paese  piccolo.  bastato andare nel bar principale. Pare che l'ex signora Torchietti fosse uno degli argomenti privilegiati delle conversazioni maschili. Prima era una sorta di sogno erotico collettivo irrealizzabile per il suo status di mogliettina fedelissima al maritino, ma diventata scapola, e per di pi cornuta, erano tutti l con la bava alla bocca a sperare. Poi tre o quattro mesi fa  sparita, quasi improvvisamente", spieg il vice.
"Altro?"
"Una miriade di pettegolezzi. Intanto come gi sappiamo si era sottoposta a un intenso programma di fitness e da bella che era pare fosse diventata strafiga. E sembra che la sera la vedessero salire in macchina tutta taccata e con abiti aderenti per poi vederla rincasare a notte fonda. Quando non era a Milano trascorreva tutto il tempo libero in palestra, a Melegnano. Siamo andati anche l: non la vedono pi da febbraio, anche se il suo abbonamento semestrale scadeva a maggio. Non  passata neppure a salutarli."
"Uhm... Immagino non sia tutto?"
Il solito Santoni che centellinava le informazioni.
"Ci siamo fatto il giro delle vie intorno a Moscova e Garibaldi."
"Ebbene?"
"Mary Dal Monte risiede in via Castelfidardo, in un appartamento affittato dal 20 febbraio. Locazione di 1500 euro mensili, bollette e spese condominiali escluse, contratto annuale, ha gi saldato le prime sei mensilit."
"Complimenti! Siete stati efficientissimi", si congratul il capo della Omicidi.
"Fortuna - ammise Santoni - abbiamo beccato l'agenzia immobiliare con cui ha stipulato il contratto. Tutto alla luce del sole. Pagamento in contanti, gli ha srotolato sul tavolo 11.500 euro in contanti, commissione inclusa."
"Stai scherzando?"
"Assolutamente no, tutti in tagli da cento euro stando all'immobiliarista."
"E perch non gli ha fatto un bonifico o un assegno?"
"Non ha saputo rispondermi neppure l'immobiliarista, che per ha emesso regolare ricevuta fiscale."
Qualcosa non quadrava. 11.500 euro non sono bazzecole.
Servivano riscontri e per averli servivano i mandati.
Decise di fottersene e accelerare i tempi.
"Esco con Farris. Massimo, tu invece torna dal marito, strizzalo e fatti autorizzare a un controllo del conto corrente. E vai a risentire l'amica, la Grinelli, che magari ne sa qualcosa in pi."
Santoni annu con espressione felina.
Il nuovo domicilio di Maria Rosaria Dal Monte era nello splendido angolo tra via Solferino e via Castelfidardo.
Pochi metri quadrati ad altissima densit enogastronomica, con enoteche e osterie "in" e qualche bottega caratteristica della vecchia Milano.
Una zona assolutamente esclusiva.
Non c'era un portiere e nemmeno tanti condomini.
Per entrare dovettero attendere pi di venti minuti, fino a quando un giovane non emerse dal portone tirandoselo dietro.
Ardig fu lesto nell'infilare un piede prima che si richiudesse e altrettanto rapido nel porgli una domanda fondamentale.
Non prima, per, di aver estratto il tesserino della Polizia.
"Mi scusi, sa dove abita la signorina Dal Monte?"
Il giovane, impeccabile nel suo completo grigio scuro con una ventiquattrore nera, li squadr esitante.
"Veramente non so chi sia..."
"Una ragazza che si  trasferita qui da qualche mese. Mora, sui trent'anni, attraente", lo incalz Ardig.
"Ah... S, quella che abita nel loft."
"Dove?"
" all'ultimo piano,  l'unica porta che troverete."
"Grazie."
Salirono fino al pianerottolo del terzo piano.
Suonarono il campanello per mero scrupolo.
Nessuna risposta, nessun rumore dall'interno.
"E ora?", chiese Farris.
Il capo della Omicidi si stava studiando la porta.
Legno vecchio, infissi scadenti, una serratura che non avrebbe resistito nemmeno a uno stuzzicadenti.
"Dai, forzala."
"E se non fosse lei Maria Antonietta?"
"Pazienza, penser a un ladruncolo e si decider a mettere una porta decente, cos star pi al sicuro."
Infilarono i guanti in lattice. Meno di un minuto e furono dentro.
Un sotto tetto, caldo e umido. Eppure carino e accogliente.
Erano nel salotto. Arredato con gusto e stile: mobili etnici, maschere tribali africane appese alle pareti, un narghil a dominare un tavolino intarsiato.
Un paio di stampe di Picasso e Goya alle pareti.
Su un ripiano, con disegni orientali, una galleria di foto della padrona di casa al mare, in posa da modella.
Alcune foto in abito da sera, diverse in bikini, persino una in topless con un pareo. Roba da calendario Pirelli...
La lucertolina e il delfino erano proprio l, identici.
E anche il tatuaggio con la scritta gotica campeggiava in bella vista. Mentre gli slip striminziti rivelavano l'assenza del fiore bianco a cinque petali, mostrando una pelle immacolata sull'inguine.
In quelle foto balneari era sempre presente un'altra bella ragazza, anzi definirla bella era riduttivo: anche lei dal fisico statuario, con un seno da pinup e una chioma fiammeggiante.
Ardig la ammir estasiato: una bellezza mozzafiato. Da sogno.
Sul tavolino un tablet con tanto di alimentatore.
"Questo viene con noi. Ora diamo una bella occhiata."
Una cucina luminosa, con balconcino affacciato su via Solferino, un bagno con vasca idromassaggio e box doccia vetrato, una camera con maxischermo a cristalli liquidi sulla parete e un'ampia cabina armadio nel lato cieco.
Aprirono le antine, entrando in quello che poteva essere il magazzino di un negozio di via della Spiga: in ogni comparto un campionario di prodotti griffatissimi: tubini neri, gonne in pelle, corpetti, sandali con preziosi, stivali camosciati.
Presenti al gran completo tutte le canoniche marche del quadrilatero della moda: Armani, Prada, Cavalli e i soliti noti.
Completarono il giro esplorativo del loft.
In tutto una novantina di metri quadrati.
Non c'era un telefono fisso, ma questo non li stupiva, del resto nemmeno Ardig aveva un'utenza fissa domestica, ormai obsoleta nell'era della telefonia mobile.
Ritornarono in cucina. In un angolo notarono uno sgabello di legno su cui era appoggiato un cestello colmo di barattolini e tubetti.
I tipici prodotti da viaggio: shampoo, bagnoschiuma, body lotion, creme varie. Erano tutte di resort e alberghi.
"Una collezionista o una cleptomane, questa roba tutta insieme varr meno di dieci euro", sottoline Farris, comparando mentalmente l'esiguit di quel bottino con il valore degli indumenti del suo armadio.
"Ognuno ha le sue pecche", sbott Ardig che soltanto in quel momento not uno strano tavolino rotondo a tre gambe.
Sopra, ben allineati, alcuni mazzi di carte, un bruciatore di incensi e alcune candele con disegni ornamentali.
"Pare l'armamentario di una cartomante", borbott sfogliando i mazzi.
"Carte da tarocchi", conferm un istante dopo.
Non ne sapeva molto, ma era in grado di riconoscerle.
Le rimise al loro posto.
Sotto un mucchietto di scontrini e ricevute: quelle degli acquisiti degli abiti griffati, con la conferma che erano stati effettuati tutti nella zona del quadrilatero della moda.
Cifre da capogiro, almeno 20.000 euro di acquisti.
"Li avr conservati in caso di cambio merce difettosa. Tipa attenta", not Farris.
Tra le ricevute anche un foglio pinzato.
Lo aprirono: analisi del sangue.
Osservarono la data del prelievo: luned 10 giugno.
Tragica ironia della sorte: una giovane donna si sottopone a delle analisi, magari temendo chiss quale problema o malattia, ignara che pochi giorni dopo verr avvelenata e decapitata.
Bighellonarono ancora un po' nell'appartamento. Poi si decisero a levare le tende. Uscendo, prelevarono il tablet.
Richiusero la porta facendo scattare nuovamente la serratura, in modo da non destare sospetti. Soltanto un accurato controllo di un tecnico avrebbe potuto riscontrare l'effrazione.
Le vie del centro li riaccolsero con il loro animato tran tran.
Fecero due passi verso i vicoli di Brera, a quell'ora poco animati, e risalirono poi dalla secondaria via Broletto, la parallela meno nobile di via Dante, ritrovandosi in Cordusio.
Dove Ardig ritrov anche la parola.
"Finch la Scientifica non ci conferma la coincidenza del DNA non possiamo fare nulla", constat amaramente, consultando l'orologio.
Aveva fatto mille cose, eppure erano soltanto le undici e mezza.
Opt per una passeggiata con Frog per riordinare le idee e farsi un panino.
Appena rientrato convoc Pinton, Foglia e Sanna, che stavano lavorando sul delitto del giovane sgozzato in chiesa.
"Capo, abbiamo una novit interessante...", esord Pinton.
"Zitti e sedetevi!"
Li accolse bruscamente. Piazzandogli sotto il naso una cartina dell'hinterland milanese stampata da Google.
Con un pennarello blu cerchi l'area dell'ex Alfa Romeo, tra Arese e Rho, dove Pizzetti si era cuccato le multe per velocit.
Poi tracci una riga fino alla zona di Corsico e Buccinasco dove erano dislocate le ditte in cui lavorava.
"Notate niente?"
Pinton sbianc, Foglia e Sanna abbassarono lo sguardo.
"Che intuito, complimenti... Ragazzi, sveglia! Chiaro?"
Non aggiunse altro, vedendo le espressioni mortificate.
"Dai, forza, uno di voi vada subito a chiamare l'azienda dove lavorava, vediamo se possono aiutarci a capire."
Fiss Pinton che stava riacquistando un po' di colorito.
"Di quale novit volevate informarmi?"
"Questi... sono i tabulati del cellulare di Pizzetti."
Diversi fogli, un traffico voluminoso.
"Cosa avete trovato?"
Il colorito di Pinton era tornato quello normale e appariva rincuorato.
"La vittima aveva contatti ultra frequenti, soprattutto scambi di dati, ovvero sms o mms, con utenze telefoniche albanesi."
Osserv i fogli stampati.
Si trattava di quelle schede ricaricabili lanciate da una nota compagnia telefonica rivolte all'emergente mercato degli immigrati: schede con un tariffario apposito per chiamare solo in alcune nazioni convenzionate, come l'Albania, la Romania o le Filippine, a un costo esiguo.
In questo modo l'immigrato albanese o filippino poteva contattare i suoi cari in patria senza spendere un occhio della testa.
"Stai scherzando?"
"Niente affatto. E l'aspetto ancora pi stupefacente  che queste utenze cambiavano con una regolarit impressionante. Ogni dieci o quindici giorni spuntava un nuovo numero con cui il Pizzetti aveva sempre un incredibile scambio di contatti vocali o dati."
"Un momento... Vuoi dire che il ragazzo chiamava o scambiava sms con numeri albanesi che cambiavano ogni due settimane?"
"Esatto e il traffico era spaventoso, anche venti sms al giorno."
In che razza di guaio si era cacciato Pizzetti?
Avrebbero dovuto mappare le celle su cui erano connesse le varie sim telefoniche.
Un lavoro lungo e dispendioso. E pure costoso.
"Capo, sono convinto che ci sia qualcosa che non torna proprio nel ragazzo. Ripartiamo da zero, dacci qualche ora."
"Concessa qualche ora."
Prese Frog e usc per la terza passeggiata distensiva della mattinata. Venti minuti tra i vicoletti a inalare l'aria di una Milano diversa, ormai estinta.
Rientr per lasciare il cane in ufficio, quindi ripart a piedi, allungando la passeggiata fino in Tribunale.
Il colloquio con Todeschi fu piuttosto veloce.
Del resto erano in una fase di stand-by forzato finch non avessero identificato con certezza la vittima.
Fu tentato dall'evitare la Pollini, ma si rese conto che doveva fare il suo dovere.
L'avvenente pm era ancora pi sexy del solito.
La pelle bianchissima, il solito tailleur scuro, il solito tacco alto e solite le unghie laccate avorio.
Non occhieggi i seni arroganti che sfidavano la forza di gravit e in poche parole la resocont sui magri sviluppi dell'indagine.
Nemmeno lei pareva troppo interessata: aveva un nuovo filone d'inchiesta su una possibile cellula islamica jihadista in fase di formazione a Milano.
Un'operazione investigativa che coinvolgeva anche le procure di Cremona e Brescia.
Roba molto pi sostanziosa per chi ambisce a finire sotto i riflettori mediatici, rispetto all'omicidio di un ragazzotto tutto casa, chiesa e computer.
Al rientro trov Santoni, con un'espressione sorniona che era tutta un programma.
"Che hai scoperto?"
"Che avevi ragione: la Grinelli ne sapeva qualcosa in pi di quel che ti ha detto. Scorrendo il profilo Facebook della Dal Monte - che lei in quanto amica pu vedere in maniera totale a differenza nostra - mi ha fatto vedere che ha caricato centinaia di foto mentre effettua acquisti nelle boutique di via della Spiga. Una specie di diario. E in molte foto c' una ragazza, una strafiga come lei, una tale Miriam Righetto, ovviamente sua amica su Facebook."
"Una con i capelli rossastri e le tette rifatte?"
Santoni si stup: "Proprio lei, una fata da paura. Tu come fai a conoscerla?".
"Lascia stare. Perch la Grinelli non ce lo ha detto subito?"
"Bruno - ridacchi Santoni - ma l'hai vista la Grinelli? Sembra un comodino. E questa invece  una da copertina di playboy."
"Mi stai dicendo che era gelosa? O invidiosa?"
"Sicuramente, per questo si sono perse di vista. L'altra aveva spiccato il volo, tra abiti firmati e amiche strafighe, mentre lei restava un'impiegata bruttina che fa la pendolare in treno."
"Il profilo Facebook di questa Righetto?", chiese Ardig.
"Gi visto. Tutto open, come lei del resto", ammicc Santoni.
"Ovvero?"
"Foto in perizoma e in abiti da sera. Se questa non  una mignotta allora io sono un carabiniere."
A sentire il vice si materializzava sempre di pi l'ipotesi che la Dal Monte fosse diventata davvero una escort, idea che ormai gli stava ronzando nel cranio dal giorno precedente.
"Sappiamo dove trovarla?"
"Mica  una clandestina, abita sull'Alzaia del Naviglio Grande. Ci andiamo?"
L'Alzaia del Naviglio Grande, ovvero a due passi da Porta Genova.
Era destino che la giornata di Ardig si snodasse in quell'angolo di Milano.
"Andiamoci."
L'ispettore Pinton, ancora scottato dalla figuraccia con il suo capo, aveva deciso di affidarsi ai vecchi metodi.
Aveva appaltato a Sanna la visita ai datori di lavoro di Pizzetti e si era recato nella parrocchia teatro del macabro omicidio.
La chiesa era ancora interdetta ai fedeli per ordine dell'autorit giudiziaria.
Aggir il complesso per recarsi nella adiacente canonica.
Una signora anziana, vicina all'ottantina, stava spazzando
energicamente il cortiletto posteriore che dava sulla residenza del parroco.
Salut e si qualific. La sua faccia da bravo ragazzo sbarbato e biondino fecero il resto.
La vecchina, come supponeva, era la perpetua, la signora Gina.
E il Simone, come lo chiamava lei, lo aveva visto crescere.
Due lucciconi illuminarono gli occhi cisposi, nascosti dietro pesanti lenti.
La donna si accomod su una sedia impagliata, in un angolo del cortile, tra vasi profumati di gerani e basilico.
"L' un brau fieu", borbott in dialetto utilizzando il presente, come se quella coltellata non lo avesse inchiodato al passato remoto dei ricordi.
Per qualche minuto sciorin una litania di aggettivi elogiativi.
Menzionando episodi di vita oratoriale, senza particolare rilievo investigativo.
Poi improvvisamente un lampo di luce.
"Proprio adesso che c'aveva la morosa. Una bella tusa, sa? Una morettina..."
Pinton drizz le antenne.
"Simone aveva una fidanzata?"
"L'aveva portata qui in parrocchia qualche giorno fa, per presentarla a don Danilo. A me mica mi aveva detto niente, per li ho visti sa? E come si tenevano per la mano i due piccioncini", sorrise, prima di asciugarsi di nuovo i lacrimoni.
"Com'era questa ragazza, potrebbe descrivermela?"
"Mora, un po' in carne. Giovinetta, pi piccola del Simone. Ma l'ho vista da lontano. Il don Danilo l'ha vista meglio e ci ha parlato un bel po'."
" in casa il parroco?"
"S, vada dentro, aspetti che gli apro."
L'abitazione del religioso era come se l'aspettava.
Arredamento modesto, crocefissi in cucina e in sala.
Don Danilo era chino su un libro, alla scrivania.
Intorno a lui testi religiosi. E un rosario.
Riconobbe il giovane poliziotto e lo ricevette con una stretta di mano e l'invito a sedersi.
"Avete qualche novit?", domand.
"In realt  a lei che chiedo se ha qualcosa da dirmi su Simone", replic Pinton.
Puntando subito al bersaglio grosso.
"Ho appena saputo dalla sua perpetua che il ragazzo aveva una fidanzata e lei l'ha pure conosciuta. Avrebbe dovuto dircelo subito."
"Non so, s, forse avrei dovuto... Per non potevo", biascic il sacerdote visibilmente imbarazzato.
"Va bene, mi racconti tutto ora."
"Non posso."
"Come sarebbe a dire non posso?", si inalber l'ispettore.
"Sono vincolato dal segreto, non posso dirle nulla."
Pinton non era Ardig: aveva una formazione cattolica e ben conosceva i meccanismi canonici.
"Non le sto chiedendo di infrangere nessun giuramento. Lei ha avuto un incontro con delle persone, non  mica un segreto."
"Ma quell'incontro era conseguente a una confessione. E pertanto non posso parlarne", si chiuse a riccio don Danilo.
"Sta scherzando? Qui stiamo indagando su un omicidio di un suo parrocchiano. Non vogliamo raccogliere pettegolezzi ma catturare un assassino e fare giustizia. Non  quello che dovrebbe desiderare anche lei?"
"Non posso rivelarle nulla, mi spiace", tranci il sacerdote, con gli occhi bassi e l'aria di chi  dilaniato al suo interno.
"Lei sta ostacolando la giustizia, se ne rende conto?"
"Io faccio quello che il mio abito mi impone di fare."
"Almeno mi dica come posso rintracciare questa ragazza."
Il religioso scosse la testa.
"Per favore mi lasci da solo ora."
Incredulo Pinton moll la presa.
Usc stordito: cos'avrebbe raccontato ad Ardig?
Visto che ormai era l decise di tornare dai Pizzetti: forse almeno loro avrebbero potuto rispondere alle domande eluse da don Danilo.
"Due caff, uno al ginseng e un espresso."
Ardig e Santoni si erano concessi due panini e un'insalata.
E per il rituale conclusivo caff si erano spostati al bancone. Erano gli unici clienti.
Il commissario decise di approfittarne, pescando dalla tasca della giacca una delle foto stampate dal social network.
"Le hai mai viste in giro?", chiese al barista, un giovanotto con la faccia da bravo ragazzo e i capelli tagliati a spazzola.
"Ah... S, che gnocche. Che coppia strepitosa!"
"Le conosci? Sai chi sono?"
"Eh... Mi piacerebbe conoscerle, altroch! Oddio... Mi pare che si una si chiami Miriam e vive pi avanti. L'altra non so."
"Dove?"
"Mah, dovrebbe abitare sopra al Libraccio, la libreria.  una che al mattino fa tardi, arriva verso mezzogiorno e sembra in coma."
E meno male che non la conosceva...
Lo ringraziarono e proseguirono.
Due minuti dopo erano davanti al Libraccio.
Osservarono il civico adiacente. C'era il nome sul citofono.
Miriam Righetto rispose e li fece salire.
La fortuna aveva improvvisamente girato dalla loro.
Poche rampe di scale ed eccola.
Il barista aveva ragione. Una bellezza da paura.
Capelli tendente a un rosso quasi arancione con venature castane, lucidi, lisci e fluenti, visino da bambolina di porcellana, corpo da Bond girl, almeno una quarta di seno indubbiamente opera di un bravo chirurgo plastico. Addosso una T-shirt lunga, nera, di un paio di taglie pi grandi, con la scritta Hard Rock Caf Ibiza, e ai piedi, curatissimi, infradito scure con un paio di anellini nelle dita e le unghie pittate di blu scuro e una cavigliera d'argento.
Una donna che aveva valicato da un po' la trentina, anche se a una prima occhiata ne dimostrava meno.
L'aspetto che pi lo colp per furono gli occhi: di un grigio tendente al giallo, incredibilmente luminosi.
Occhi da perdersi e Ardig si perse, per qualche interminabile secondo. Poi fu costretto a destarsi e tornare sulla Terra.
L'appartamento era semplicemente delizioso: mobili laccati chiari, anche qui oggetti etnici, stampe d'artista alle pareti e in un angolo una voliera con un almeno cinque o sei uccellini allegramente cinguettanti, tra cui dei canarini e un cardellino.
Li accolse struccata. L'aria assonnata di chi si  alzata da poco. L'espressione tesa di chi ha timore per quella visita.
Decise di metterla a suo agio e non incalzarla subito.
"Stiamo svolgendo un'indagine amministrativa e le chiediamo di collaborare."
La donna non si scompose, indicandogli un divano a due posti.
Davanti un microtavolino con alcune foto.
Una la conoscevano bene, era la stessa recuperata dall'appartamento della Dal Monte.
L'amica del cuore, non c'erano dubbi ormai.
"Cosa volete sapere?", cinguett accavallando le gambe, con naturale sensualit.
Non sapeva da dove partire, improvvis. Non senza lanciare un'occhiata inopportuna a quelle gambe cos belle.
"Stiamo cercando la sua amica Mary Dal Monte."
I lineamenti del viso si irrigidirono.
"Perch?"
Accento con inflessione del Triveneto.
Il tono di chi pretende di avere sempre l'ultima parola.
"Cortesemente, le domande le facciamo noi."
Sbuff.
"Vorremmo parlare con la Dal Monte, tuttavia non riusciamo a rintracciarla", bluff il capo della Omicidi.
"Per la verit  qualche giorno che neppure io riesco a contattarla. Ha il telefono sempre spento."
Il tono questa volta era apprensivo.
"Deduco che siate molto legate."
"Lo stiamo diventando. Ma  successo qualcosa?"
Il giochetto non poteva durare.
Ardig si guard intorno.
Non vide quotidiani. Certo oggi le notizie non le peschi pi dalla carta stampata, ma dal web e dalle tiv all news.
Va bene che l'identit della ragazza decapitata ripescata nella Martesana non era stata divulgata ai media, per i suoi tatuaggi ormai erano noti alla pubblica opinione quanto la farfallina di Belen.
Possibile che la Righetto non avesse fatto due pi due?
Tuttavia le sembrava sinceramente all'oscuro di tutto.
Decise di iniziare a tastare il terreno.
"La sua amica... Precisamente da quanti giorni  che non ha sue notizie?"
"Da un po', venerd o sabato della settimana scorsa."
Dunque dal 21 o 22 giugno.
"E non le sembra strano?"
"S che mi sembra strano. E sono anche preoccupata. Insomma mi volete dire cosa vi serve da Mary? Perch la state cercando?"
"Perch  sparita e temiamo si possa essere cacciata in qualche guaio. Ecco perch."
La Righetto si irrigid ulteriormente.
"Non so come aiutarvi, mi spiace. Davvero."
"Siete amiche o no?"
"Sono sua amica, non sono la sua balia. Ci siamo sentite alla fine della settimana scorsa ed era tutto a posto, io dovevo assentarmi da Milano per il fine settimana. Quando sono tornata il luned l'ho chiamata e aveva il cellulare disattivato. Da allora l'ho cercata tutti i giorni ma niente, sempre spento."
I sospetti aumentavano, ma in mano non avevano nulla e Ardig si chiese fino a quanto potesse sbilanciarsi.
Scelse la linea della prudenza.
"Questi sono i miei recapiti. Se la dovesse sentire mi contatti subito. Noi comunque ci faremo risentire domani."
La salut lanciando un'occhiata alle sue forme.
Davvero bellissima, un sogno infilato in una maglietta.
Un sogno che lo aveva gi rapito.
L'Alzaia li riaccolse. A quell'ora, all'inizio del pomeriggio, i Navigli erano ancora pi suggestivi e romantici.
Qualche persona a passeggio, qualcuno in bicicletta, i bar e i locali poco animati, il sole che si rifletteva sulle acque verdastre.
"Che ne pensi?", domand Santoni.
"Che questa ne sa meno di noi...", borbott il commissario, mentre cercava di afferrare l'HTC che vibrava nella sua tasca.
"Ciao De Piccoli."
"Ho novit per te."
Si pietrific come un macigno.
" lei,  la Dal Monte?"
"Yes. Le nostre macchine non mentono mai."
Un sentimento strano lo aveva pervaso, turbandolo: al sollievo di aver identificato la vittima, quella donna dalla testa mancante, si era affiancato il disagio, quasi il fastidio, dell'immagine di quella ragazza sorridente in foto, sovrapposta a quel cadavere gonfio e monco che aveva fronteggiato sull'argine del Naviglio della Martesana.
Ancora una volta un impulso di rabbia - di quella rabbia generata da un'esistenza, la sua, che non riusciva a tradurre in una vita - lo invase, trasformandosi in voglia di fare giustizia.
A suo modo, alla Charles Bronson nel Giustiziere della Notte.
Non era la prima volta che provava un simile desiderio.
A richiamarlo al presente era stata la voce di De Piccoli dall'altro capo dell'auricolare.
"Bene, hai tutto quello che ti occorre, adesso, per indirizzare l'indagine nel verso giusto", lo incoraggi amichevolmente.
"Sperem", aveva chiosato di rimbalzo, prima di voltarsi verso il vice.
" lei. Torniamo dalla Righetto." Un minuto dopo erano di nuovo al citofono.
"Signorina  importante, possiamo risalire di nuovo."
"Ancora? Uff... Salite."
La trovarono sulla porta.
"Che succede? Come mai siete tornati?"
Evit di perdere tempo.
"Senta... Mary Dal Monte  stata rinvenuta morta, domenica mattina, il suo corpo era stato gettato nel Naviglio. Ecco perch siamo qui."
Dal momento in cui il suo cervello aveva registrato la notizia allo scoppiare della tempesta isterica trascorsero circa cinque secondi, durante i quali sul volto della giovane donna si alternarono una smorfia di incredulit e una di terrore.
Poi via alle danze emozionali, con lacrime e singhiozzi.
C'era voluta pi di mezz'ora, e due dita di whisky, per far calmare la padrona di casa.
Terminata la buriana emotiva ritrov un'invidiabile razionalit.
"Perch non me l'avete detto subito?"
"Non lo sapevamo neppure noi. La conferma dei laboratori della Scientifica ci  arrivata appena siamo usciti di qui."
"Chi l'ha uccisa? Perch?"
" proprio quello che stiamo cercando di capire. E ci occorre il suo aiuto."
La donna tir su di naso e annu.
Piangente e singhiozzante era ancora pi bella.
"Intanto... Anche Mary era una escort, vero?"
Anche. Non tanto un avverbio quanto un'affermazione, un giudizio pungente, quasi offensivo in questo caso.
Chiss perch gli era uscito cos. Gratuito e insinuante.
Del resto bastavano i sottointesi, non volendoci molto a fare due pi due. Quell'appartamento, considerato l'affaccio sul Naviglio, valeva un occhio della testa, se era di propriet, e se invece era in affitto la locazione mensile probabilmente oltrepassava i 2000 euro. Tanti, troppi se non fai il calciatore, il personaggio televisivo o il politico. E la ragazza in maglietta davanti a loro non apparteneva a nessuna delle tre invidiabili categorie.
"S, s, lo era anche lei", ammise senza difficolt, senza calcare su quell'"anche", come se fosse un mestiere come un altro.
"Lavoravate insieme?"
" successo solo un paio di volte. Ma non di recente."
"E perch?"
"Lei aveva un suo giro e non mi ha mai coinvolto."
"Che giro?"
"Non lo so, clienti nuovi. Che pagavano bene.  strano perch era da poco che... S, insomma aveva iniziato da poco."
"Senta... Mary aveva un uomo?"
"Era sposata per era separata dal marito."
"Questo lo sapevamo gi. Intendo dire un nuovo compagno."
"No. Per donne come noi  impossibile avere un uomo a fianco."
In qualche modo gli stava comunicando che neppure lei aveva un uomo e la notizia lo pervase di una soddisfazione immotivata.
"Intendevo dire uno che la manteneva, uno fisso."
"Non so. Forse s... Non lo so."
Stentava a farla aprire, era ancora bloccata dallo shock. Fece segno a Santoni, che aveva intuito tutto, di dare un'occhiata nell'appartamento.
Il vice si allontan per un paio di minuti.
Approfitt della situazione di maggiore intimit venutasi a creare.
"Dall'accento mi pare che lei sia veneta..."
"Friulana. Di Pordenone."
"Conosceva da molto Mary?"
"Da sei mesi."
"Per era diventata la sua migliore amica?"
"A quest'et non hai pi l'amica del cuore, non siamo delle adolescenti."
Poteva comprenderla, pur con tutte le differenze del caso anche lui e Malerba avevano un rapporto simile: compagni di classe ma non amici, da ragazzini, perch troppo diversi, poi l'universit, senza che la frequentazione si trasformasse in vera amicizia, fino ai trent'anni.
E forse solo adesso, ormai avviati verso i quaranta, si potevano definire veramente amici.
"Mi racconti qualcosa di lei. Mi aiuti a conoscerla meglio."
"Era una ragazza che era in credito con la vita. Una che la fortuna aveva sempre osteggiato."
Un linguaggio forbito, un'eleganza e una pacatezza che si addicevano pi a una laureata che a una donna di mondo.
Perch alla fine, nonostante lo stile e l'avvenenza, sempre quello era, una che la mollava per soldi.
E per prudenza se lo ripet mentalmente, come un sano pizzicotto per darsi una sveglia.
Allung la mano verso il pacchetto di sigarette.
"Le dispiace?"
"No, anzi ne dia una anche a me."
L'accendino scatt producendo una fiammella azzurrognola che illumin un viso bellissimo rigato da lacrime argentine.
Due lunghe boccate riempirono l'aria della stanza.
"Perch era in credito con la vita?"
"Credo che lei di Mary ne sappia gi molto, non  cos?"
"Ieri ho interrogato il marito."
"E allora sa gi tutto. Una che passa dodici anni ad alzarsi alle sei e mezza di mattina per mille euro al mese, che per dodici anni cucina, lava i calzini e stira le mutande a un uomo che pensa solo a giocare a pallone. Una che per dodici anni sogna solo di fare tanti figli e si illude di costruirsi una famiglia e poi scopre che il marito che ti chiedeva di aspettare ancora qualche anno, di prendere la pillola, invece il figlio se lo va a fare con un'altra pi giovane di te..."
Eccolo il vero punto di rottura. Non tanto il tradimento, quanto la gravidanza della rivale.
"Mi permetto di farle notare che nella vita c' di peggio. Malattie, lutti, povert... Non mi pare questo il caso. Anzi il quadro che ci siamo fatti  che Maria Rosaria conducesse un'esistenza serena, quasi invidiabile prima di..."
"Invidiabile? Lei  proprio un poliziotto."
"Certo che lo sono. E non mi offendo mica. Piuttosto, come ha fatto la Dal Monte a diventare..."
"Un'accompagnatrice? Una girl? Per caso. E per reazione al trauma patito. Ha visto quella scritta che si era fatta tatuare? Quell'idiota le aveva distrutto il cuore. E queste esperienze traumatiche ti costringono a cambiare radicalmente se vuoi andare avanti. Qualche proposta l'aveva gi ricevuta da quando era tornata libera dal marito. E quando un uomo non riesce a conquistarti allora prova a comprarti,  cos che vanno le cose. Poi ha incontrato uno in chat, lei lo chiamava il maiale", uno schifoso, che le ha proposto anche 10.000 euro per una scopata. Lei ha rifiutato, ma quello insisteva. Una, due, tre volte. E alla fine ha ceduto..."
"E si  sdoganata?"
"Mettiamola cos. Ha capito che in un'ora poteva guadagnare quello che da impiegata prendeva in due mesi e ha fatto i suoi conti..."
"E voi come vi siete conosciute?"
"Nello studio di un fotografo, proprio qui dietro, in via Tortona. Un servizio professionale, di quelli che servono in questa professione. Metti i book sui siti giusti, i clienti ti vedono e ti contattano."
"E cos siete diventate amiche?"
"Ci siamo riviste un paio di volte, io le ho presentato qualche cliente... Lei ha allargato il giro e quando ha mollato la provincia si  trasferita a Milano. Io l'ho aiutata a inserirsi meglio, qualche cena, qualche aperitivo. Stavamo iniziando a conoscerci meglio. Per il ponte del 25 aprile ci eravamo regalate una settimana di vacanza a Hurgada, sul Mar Rosso."
Gli indic la foto che le ritraeva insieme davanti a un mare blu che pi blu non si pu.
La stessa foto vista nell'attico di via Castelfidardo.
"E Mary era soddisfatta della sua nuova vita?"
"Questo lavoro le stava restituendo tutto quello che non aveva avuto prima: soldi, lusso, vestiti. Ma non era solo quello - sussult la Righetto - lo faceva per sentirsi coccolata, viziata, ricercata, per essere bella e avere gli occhi degli uomini addosso."
"Beh, quelli poteva averli anche da impiegata, no?"
"Lei  un uomo, non pu capire..."
Stava facendo progressi, prima era un poliziotto che non poteva capire, ora era un uomo.
"Ristoranti esclusivi, alberghi a cinque stelle, entrare in uno dei negozi di via della Spiga senza doversi preoccupare del conto..."
No, non poteva capire, poliziotto o uomo che fosse.
E almeno su questo aveva ragione lei. Per non era l per farle la morale o disquisire su valori o altro.
"E caratterialmente com'era?"
"Strana. Nel senso che alternava umori contrastanti. Era simpatica, sensibile, educata. Altrimenti non sarei diventata una sua amica. A volte era ingenua, quasi spaesata e sembrava aver bisogno di protezione. Altre volte, magari quando parlava di un cliente, diventava rabbiosa, cattiva, come se ce l'avesse con tutto il mondo maschile."
"E del marito cosa mi dice?"
"Non me ne ha parlato molto. Uno stupidotto, uno di quelli che passano i sabati al bar a vedere la partita e a giocare a carte. L'ha trattata da padrone per anni, mancava solo che si facesse imboccare e pulire il culo, poi quando ha beccato l'altra se ne  andato di casa in dieci minuti..."
Intanto Santoni era rientrato.
"Uhm... D'accordo. Un quadro penso di essermelo fatto. Mi conferma che non ha nulla da aggiungere su questo giro di clienti che si era fatta la sua amica?"
"No, davvero. Mi creda.  nel mio interesse aiutarvi. Le volevo bene. Senta..."
"S?"
"Come l'hanno uccisa? Ha sofferto?"
"No, una morte istantanea, forse non si  nemmeno accorta..."
Si zitt. Non poteva tacergli quel particolare che tanto avrebbe appreso dai media.
"Per l'assassino ha infierito e le ha staccato la testa dopo averla uccisa."
"Staccata? Vuol dire che..."
L'orrore prese il posto del dolore su quel volto da fata.
Prima di andarsene appoggi sul tavolino il biglietto da visita con il suo cellulare.
Si alzarono, lei li trattenne.
"Aspetti."
Fece retromarcia e la fiss. Perdendosi di nuovo in quegli occhi.
"Mary aveva uno... Uno ossessionato da lei. Un cliente, che voleva averla tutta per lui, uno che aveva perso la testa."
Tacque in attesa di incoraggiamento.
Prima di aggiungere: "Era lui, il maiale... Era lui!".
"Ne  sicura?"
"S era lui, quel maiale. Ma non ne so nulla di lui."
"Almeno che professione svolgeva?"
"Non me lo ha mai detto, davvero. So solo che era un uomo facoltoso, come del resto quasi tutti i nostri clienti, e che era sposato e questa era l'unica arma che aveva Mary per difendersi, minacciare di spifferare tutto alla moglie. Mary ne aveva paura."
Cazzo, un movente servito su un piatto d'argento: lei che lo minaccia, forse lo ricatta, lui perde la testa, si rivolge a un erborista esperto oppure fa tutto da solo tirando gi la ricetta da Internet, l'avvelena e poi per depistare le indagini la decapita.
Roba da CSI o da NCIS. Per l'ipotesi non era cos assurda.
"Le dicevo di allontanarlo ma lei non mi ascoltava. Era come se... Come se in qualche modo gli volesse bene. Ha presente la sindrome di Stoccolma? Quando ti affezioni al tuo rapitore?"
"Uhm... Se le viene in mente altro mi chiami, a qualunque ora."
Iniziarono a camminare diretti in commissariato.
"Dove andiamo ora?", chiese Santoni.
"A perquisire nuovamente la casa della Dal Monte. Da adesso possiamo fare tutto alla luce del sole."
In realt il sole iniziava a calare.
Li attendeva una lunga nottata.
Pinton decise invece di non ripassare in commissariato.
Dalla famiglia Pizzetti aveva ottenuto soltanto dei niet.
Il figlio era immacolato come santa Maria Goretti, nessuna donna ne insidiava le virt.
Avrebbero dovuto torchiare il prete e Ardig lo avrebbe fatto.
Ma lui no. Avrebbe fatto di testa sua.
Un'idea folle iniziava a impadronirsi della sua mente.
...
.
...
5.
...
.
...
Il bar era persino pi brutto di quelli che trovi in provincia. D'altronde erano nella periferia di Milano e non si poteva attendere di meglio. Era la zona, nel suo complesso, a puzzare di noia, di lavoro, di routine, di vita scialba.
Neanche una vetrina, poche luci e tante auto parcheggiate.
La clientela era tutta maschile: sgranarono gli occhi quando le videro entrare. Sguardi appiccicosi, commenti a bassa voce.
Puntarono dritte verso il bancone, ignorando la scia di bava che se le seguiva.
Due amari. Niente Unicum. Niente Petrus. Un Fernet? Vada per il Fernet. Meglio, gli avrebbe rimesso a posto lo stomaco.
Ne avevano davvero bisogno. Di qualcosa di forte. E di digestivo.
Scolarono il liquido scuro in un paio di sorsate.
"Quant'?"
"Offre la casa", rispose il barista.
Una specie di tricheco, untuoso, con gli occhi sgranati nel cercare di fotografare ogni centimetro della loro pelle.
Lurido schifoso. Per un istante si sentiva ripiombata nella vecchia vita. Mancava solo la partita di calcio alla tiv.
Uscirono. Avevano bisogno d'aria.
Ripresero a camminare. Gli sguardi di quei maschi incollati sul loro lato B. I commenti arrivavano spinti dal poco vento.
Solito repertorio a base di testosterone, tipo "quanto me le farei" o "pensa che pompa ti farebbero due cos".
Allungarono il passo, per allontanarsi da quel porcile e avvicinarsi alla loro destinazione.
La camminata stava terminando, svoltarono in quella stradina con quel nome impronunciabile, quel santo mai sentito.
E s che di santi lei se ne intendeva...
...
.
...
Milano, gioved 4 luglio 2013.
...
.
...
Fuori tuoni e fulmini, almeno fino alle cinque o gi di l.
Poi la leopardiana quiete dopo la tempesta. E l'afa.
La notte era passata.
Per Marco Pinton era stata una notte insonne, illuminata dalla luce abbacinante delle potenti plafoniere neon.
Una notte che ora batteva in ritirata, inseguita dai primi raggi di sole che perforando quell'atmosfera rarefatta, annunciavano che il giorno reclamava per avere il proprio palcoscenico.
L'ispettore si stiracchi allungando le membra intorpidite.
Quella notte in bianco - trascorsa chino sulla scrivania - non lo aveva affatto prostrato. Anzi.
Intorno a lui solo i pochi agenti del turno notturno, loro s sbadiglianti, incaricati di garantire il minimo presidio indispensabile negli uffici della sezione Omicidi.
Decise che si meritava una pausa dopo tante ore di lavoro senza staccare. Si avvi in corridoio per concedersi un caff.
Sent il rumore delle monetine che precipitavano nella fessura.
Qualcuno lo aveva preceduto al distributore.
Era l'addetto alle pulizie, un ragazzo ecuadoriano, di cui ovviamente ignorava il nome, che da una mezz'oretta armeggiava con il suo spazzolone rincorrendo polvere, cartacce e mozziconi.
Prese il suo bicchiere fumante e si spost quasi intimorito, per lasciare posto all'ispettore.
I due si scambiarono uno sguardo stanco. E complice.
Avevano pressappoco la stessa et.
Per un istante i loro mondi lontani si intersecarono davanti a quella macchinetta automatica.
Uno, un ragazzo biondino, alto, atletico, cresciuto in una abbiente famiglia del Nord-Est, che nella vita aveva potuto scegliersi il proprio destino.
L'altro, un ragazzo piccolo e tarchiato, dalla pelle color terra e l'espressione stampata sul volto di chi ha sempre masticato pane duro e non si attende molto da una vita che non si  mai scelto.
Chiss quale giro tortuoso avevano compiuto due esistenze cos agli antipodi per poi ritrovarsi alle sei e mezza di una mattina di luglio nel cuore di Milano, a sorseggiare un caff di un distributore dentro un commissariato di Polizia...
Il sudamericano gett il bicchiere nel cestino e torn alle sue incombenze.
Il poliziotto si trascin fino al distributore di merendine per fargli sputare una barretta al cocco.
Ruot il collo per sciogliere i muscoli induriti.
I cattivi pensieri che lo assediavano da qualche tempo tornarono a farsi sotto.
Raggiunse la finestra per ammirare piazza San Sepolcro.
Dando il via libera all'ennesima aggressione mentale.
Da un po', da qualche mese, le cose non giravano bene.
Sul lavoro e fuori. Anche se fuori, poi, non c'era molto...
A trentuno anni si trovava a fare i conti con la vita. La sua vita.
E i conti non tornavano, beffardamente per uno che si era preso un bel diploma da ragioniere con il massimo dei voti.
E forse il dilemma che lo angustiava era proprio quello.
Non avrebbe fatto meglio a fare il ragioniere? Come gli suggerivano amici e parenti.
E come forse tacitamente gli suggeriva di fare lo stesso Ardig, con il suo atteggiamento a met tra il protettivo e il pedante.
Qualcosa si era spezzato nell'ultimo anno.
Lo sapeva lui e lo capivano gli altri.
Si tocc la cicatrice sul collo, perenne ricordo di un proiettile che per questione di millimetri non lo aveva spedito all'altro mondo.
Probabilmente il suo equilibrio si era infranto quel giorno, in quella sparatoria nel buio di quella sperduta villa in Brianza.
E lo psicologo della Questura glielo aveva anche spiegato.
Due conflitti a fuoco in tre anni: nel primo era stato lui a uccidere, un assassino pericoloso, certo, un criminale che stava per giustiziare Ardig, certo, un sanguinario senza scrupoli, certo, ma pur sempre un essere umano.
Un rimorso sotterraneo lo aveva sempre inseguito.
Avrebbe potuto prendere la mira e colpirlo non nel busto ma nelle gambe? S, avrebbe potuto. Forse. Anzi no, non c'era tempo. O forse s. O forse no.
La verit  che per lui aveva deciso l'istinto.
E quel rimorso inseguitore lo aveva raggiunto due anni dopo, nelle lunghe nottate in ospedale, con mille tubicini infilati nel corpo e lo sguardo ansioso di chi ti vuole bene a schiacciarti.
Rimorso e paura, un mix letale per uno sbirro.
Ma il punto vero era questo: lui non era uno sbirro.
Non uno vero. Lo era diventato per caso, quasi senza crederci, e per anni si era fatto trasportare da un sereno tran tran provinciale in Veneto.
Poi Milano e la squadra Omicidi. Ed eccoli gli sbirri, quelli veri.
Come Ardig, uno con il sangue che ribolle e non ha mai pace. Uno come Santoni, simpatico e chiacchierone s, ma sotto sotto un bastardo e un furbo come pochi, o come Farris, uno con due palle cos e l'adrenalina sempre pompata a mille.
Non era come loro. E loro se ne erano accorti.
Adottando un chiaro schema.
Santoni, con il suo intuito investigativo e la sua capacit di mietere informazioni, era diventato la mano destra di Ardig, e Farris, con la sua irruenza e i suoi modi spicci, quella sinistra.
Un trio completo. Dove non c'era posto per un quarto.
E infatti Ardig lo aveva relegato nelle seconde linee, anche in questo frangente, dove Farris e Santoni erano assegnati all'indagine delicatissima sull'omicida decapitatore e lui a quella secondaria del nerd ucciso in chiesa.
Un'inchiesta arenata. E Ardig che lo aveva punto sul vivo, rinfacciandogli alcuni suoi errori di leggerezza e facendo scattare quella molla chiamata orgoglio.
Ecco l'orgoglio. Forse lui non era un vero sbirro, forse doveva cambiare vita, forse... Prima per voleva fare la sua parte per risolvere questo caso.
Almeno il canto del cigno, se proprio doveva essere.
Rimosse le elucubrazioni per tornare al presente.
Prima di riferire le sue teorie ad Ardig voleva essere sicuro.
Riguard le carte e i tabulati. Decise di muoversi.
Prima tappa la Soft Engineering, l'azienda dove lavorava Pizzetti. Poi in giro a zonzo nella zona nordovest dell'hinterland milanese.
La paletta trasparente roteava nel bicchiere di plastica.
Ardig imbambolato osservava il fumo che usciva.
Trangugi il caff, il secondo della mattinata.
Accese una sigaretta. La quinta o la sesta.
Un paio di ore di sonno e una doccia alle spalle.
Davanti una giornata in apparenza interminabile. E noiosa.
I suoi ragazzi stavano lavorando tutti al massimo.
Li aveva convocati per le undici nel suo ufficio.
Doveva far passare il tempo.
Scorse i quotidiani: grande risalto alla cattura rocambolesca del giovane omicida boliviano, con tanto di foto del ragazzo ammanettato mentre veniva condotto fuori dalla stazione di Porta Genova. Nemmeno avessero catturato Vallanzasca ai tempi della Milano degli Anni di Piombo.
Sui casi della decapitata i soliti articoli con mille congetture, sul caso Pizzetti solo brevi trafiletti.
Abbandon i giornali e torn a visionare l'incartamento sull'omicidio della Dal Monte.
Nelle foto scannerizzate sorrideva sempre. Ammiccante e sensuale. Dietro di lei un mare cristallino - il mar Rosso, da quanto riferitogli dalla Righetto - sotto i suoi piedi una sabbia invitante.
Ardig indugi qualche secondo sulla foto sequestrata il giorno precedente, scrutando quel bikini bronzeodorato che ne esaltava le forme. Distolse lo sguardo, quasi per non sentirsi una sorta di feticista necrofilo.
A richiamarlo al presente era stato Frog, che si era alzato per stiracchiarsi.
Decise di concedersi mezz'ora di passeggiata, prima del briefing.
Strada facendo torn a pensare ai discorsi fatti dalla Righetto sulla prima vita di Mary Dal Monte, quella noiosa e routinaria nell'hinterland con un marito devoto solo al dio pallonaro.
Chiss se davvero, negli ultimi mesi della sua breve esistenza terrena, la Dal Monte era stata felice nei suoi nuovi esclusivi panni da escort... Davvero un armadio stracolmo di capi firmati poteva regalare la felicit a chi aveva visto fallire la sua vita precedente?
A giudicare da quel tatuaggio in caratteri gotici la ferita era davvero profonda: c'era una piccola ragazza che non conosceva l'amore finch un ragazzo le spezz il cuore.
E dalle ceneri di un cuore spezzato era nata una escort.
E Miriam? Anche per lei il lusso veniva prima dello schifo di farsi sbattere da uomini panzuti e sudati?
Improvvisamente si ricord di un dettaglio insignificante: quei prodotti campione trafugati negli alberghi. Una pista da non trascurare. Lo segn sul block notes che teneva sulla scrivania.
Poi convoc il briefing per fare il punto della situazione.
Scalise prese per primo la parola.
"Dai tabulati telefonici riguardanti l'utenza della Dal Monte  emerso un volume di traffico spaventoso sia in entrata che in uscita", sbuff con aria stanca l'agente.
"Avrete scremato quelle pi frequenti..."
"S capo, ovviamente. Sono tutti numeri con il prefisso di Milano oppure utenze cellulari: mapparle tutte sarebbe un'impresa. Per abbiamo rilevato una cosa strana. A partire da marzo la Dal Monte ha avuto intensi e costanti contatti, anche con scambio dati, ovvero sms o mms, con un'utenza 393-642..."
Il volto di Ardig si illumin per una frazione di secondo.
"Il problema  che l'utenza in questione, come risulta dai controlli, appartiene alla stessa Dal Monte. In pratica  una sim che lei stessa ha acquistato cedendola poi a un altro utente che la utilizza."
Strano davvero: che senso aveva intestarsi una sim e cederla a un altro fruitore?
"Riusciamo almeno a localizzare questo utente?", intervenne Farris.
"E questo  il secondo problema", rallent Scalise.
"Quale?"
"Il numero risulta disattivato da luned 1 luglio, alle ore 11,06."
Quello della Dal Monte risultava invece irraggiungibile dalla sera del 23 giugno, otto giorni prima.
Luned primo luglio, ovvero da quando "La Voce Lombarda" aveva pubblicato l'articolo di Malerba in cui si citavano i due tatuaggini attraverso cui si poteva identificare la vittima.
"Possiamo risalire alle celle relative a questa utenza?"
"Gi fatto. Nell'ultima settimana  sempre stato all'interno della cerchia cittadina, agganciato in particolare alle celle della zona piazza Cinque Giornate, viale Piave, viale Majno e Porta Vittoria. Per la mappatura delle settimane precedenti ci serve tempo."
Proprio in pieno centro. Come cercare un ago in un pagliaio.
"Massimo - si rivolse a Santoni - sar meglio tornare dal marito e torchiarlo a dovere. Mi  sembrato sincero nel primo interrogatorio, per vediamo di capire se ne sa di pi. Possibile che sia stato cos assente negli ultimi mesi da non accorgersi del cambio di vita della moglie?"
Santoni annu prima di indicargli Invernizzi. Che intervenne.
"Abbiamo eseguito le verifiche patrimoniali, nel conto corrente in comune con il marito non ci sono anomalie: hanno 60.000 euro vincolati in BOT e BTP e altri 16.000 che utilizzano per le spese.  il conto in cui confluiscono i rispettivi emolumenti mensili, anche se la Dal Monte da febbraio si era messa in aspettativa dal lavoro e non percepiva retribuzione."
Proprio come una vera coppia, dove ognuno versa lo stipendio sul conto comune. Peccato fossero separati da otto mesi e lui si cullasse una bimba creola fatta con un'altra.
"E risulta ovviamente il bonifico di 20.000 euro eseguito a gennaio, come ci aveva riferito il marito, su un nuovo conto di una banca online. E qui invece abbiamo fatto un'interessante scoperta: la Dal Monte il 27 febbraio ha ricevuto un bonifico di 32.000 euro dallo studio Zennarini. Abbiamo controllato:  lo studio dov'era impiegata."
"E perch gli hanno versato improvvisamente tutti quei soldi? Non quadra, andiamo subito a sentirli. Altro?"
"Siamo andati nei negozi indicati dagli scontrini e alcune commesse ci hanno confermato che la Dal Monte ha effettuato gli acquisti pagando in contanti."
Storia assurda, ragionava. La Dal Monte, in aspettativa e priva di uno stipendio, senza attingere dal conto comune con il marito, spendeva cifre esorbitanti: chiaro che doveva avere uno o pi misteriosi finanziatori occulti, che la pagavano in contanti per non lasciarsi tracce alle spalle.
Piuttosto normale, trattandosi di una escort.
A stupire, per, era la mole di guadagni racimolati in meno di sei mesi: oltre 20.000 euro, stando agli acquisiti nelle boutique, e altri 11.500 versati per l'affitto dell'attico in via Castelfidardo.
Possibile che una novellina del mestiere introitasse cifre simili?
Torn a scrutare Scalise, il loro provetto hacker indiscusso.
"Che hai scoperto nel tablet?"
"Che era una frequentatrice assidua di un sito particolare: incontripiccanti.com"."
"E sarebbe?"
"Un portale a pagamento, specializzato nel cosiddetto casual dating, ovvero incontri occasionali per adulti."
"Roba da scambisti?", azzard titubante il capo della Omicidi.
"No, non proprio. Hai presente quei tanti siti per cuori solitari? Meetic? Onedate? Cupid?", si intromise Santoni.
Ogni tanto aveva visto le pubblicit su Internet o persino in tiv: chat che mettevano in contatto uomini e donne single alla ricerca dell'anima gemella.
Annu con la testa, autorizzando Scalise a proseguire.
"Ecco, questo tipo di siti aiutano a cercare una fidanzata, mentre quello scelto dalla Dal Monte  mirato a cercare un incontro occasionale, prettamente di tipo sessuale", complet la spiegazione Scalise, con competenza e persuasione.
Ardig lo osserv quasi divertito: ormai vicino ai quarantacinque, un uomo decisamente bruttino, con un fisico trasandato e una miopia che lo rendeva molto pi simile a un impiegato delle Poste che non a un reattivo ed energico sbirro della Mobile.
Era sempre stato una sorta di mosca bianca nella Omicidi: un topo d'ufficio, uno da tenere lontano dalla prima linea.
Eppure utilissimo, un gran lavoratore, uno che in archivio faceva la differenza. E non solo in archivio: al poligono era il migliore di tutti.
Un Clint Eastwood incastrato nel fisico di Woody Allen.
Chiss poi perch aveva scelto di fare il poliziotto...
Non un mostro di simpatia o di perspicacia, sapeva che aveva pochi amici, che viveva con i genitori e che non aveva una fidanzata.
Magari, riflettendoci bene, era un frequentatore assiduo di queste chat, tuttavia, con buon senso, evit di domandarglielo.
"Se ho ben capito, un uomo o una donna in cerca di un'avventura per una notte si rivolgono a questo sito e contattano un partner che ha gli stessi gusti o requisiti.  cos?", domand il commissario.
"Pi o meno. Intanto come potrai immaginare negli ultimi anni c' stato un fiorire di questi siti, da quelli pi hard ricchi di foto a contenuto esplicitamente pornografico a quelli pi soft e pi selezionati, come questo."
"Selezionati come?"
"A pagamento. Le donne pagano cinquanta euro al mese, gli uomini duecento. Chiaro che non tutti possono permetterselo."
Nel frattempo Scalise aveva connesso il pc dell'ufficio proprio sull'home page del sito in questione.
Non c'erano foto e sembrava quasi una pagina di annunci immobiliari.
"Vedi? L'utente mette un annuncio, con una sua breve descrizione, e chi  interessato lo contatta direttamente al suo account. Poi decidono loro come regolarsi, se scambiarsi le mail, i telefoni..."
Sull'home page campeggiava una donna formosa in camicia bianca attillata, gonna nera e scarpe con tacco alto, con l'indice destro sulla bocca e la scritta: "Eleganza, fascino e discrezione".
Con gli occhi and sul primo annuncio.
Lesse ad alta voce.
"AppassionatAnnoiata. 37enne di bella presenza, raffinata, amante della trasgressione, cerca emozioni forti, massima protezione, solo in zona Milano, solo per una notte."
Santoni sorrideva compiaciuto, Scalise era impassibile.
"E le foto della donna?", si incurios Ardig.
"Quelle sono riservate solo agli abbonati. Noi stiamo visionando il sito in versione free e non possiamo interagire con gli utenti, non possiamo inviare mail o chattare o vedere le zone riservate del loro profilo."
Come dire che quella era solo la vetrina, ma per entrare nel negozio e tastare la merce dovevi prima iscriverti con la carta di credito.
Punt sull'annuncio successivo.
"UnaSolaSera69. Sensuale, di classe, viziata e viziosa. Amo il lattex. Sono senza limiti o tab. Max riservatezza."
Prosegu scendendo con il mouse.
"BrucioDentro. Un flte di champagne, una rosa rossa che mi accarezza la pelle, la tua lingua sul mio tacco dodici..."
Ne scorse degli altri. Gli stessi termini. Eleganza, bella presenza, discrezione, senza impegno, scatenata, una sola notte, etc.
"Suppongo siano tutte professioniste", sbott sbalordito.
"La maggior parte lo , poi ci sar un'aliquota di troie...", lo corresse Santoni.
"E che differenza c'?"
"Che la puttana si concede per un compenso, la troia per natura, per diletto, perch appunto  troia", sentenzi il vice, serio.
Ardig lo fulmin con lo sguardo.
"Nel senso che una minoranza sono ninfomani, esibizioniste, depravate. Poi magari c' davvero qualche donna annoiata, in cerca di trasgressione."
"Se ho ben capito la Dal Monte, come molte altre di queste utenti, chattava in questo sito per adescare clienti."
"Probabilmente s."
"E possiamo risalire ai suoi contatti?"
"Lo stiamo gi facendo, dobbiamo farci dare delle password dalla societ che gestisce questo portale, ma ha sede in California. Comunque si  gi attivata la Polizia Postale."
"Altro?"
"La Dal Monte scaricava la posta dal server di Hotmail, perch si collegava con grande frequenza. Tramite la Postale stiamo cercando di acquisire gli estremi dell'account ma  quasi impossibile."
Sciolse la riunione disponendo le solite ulteriori verifiche di rito e invi Invernizzi a battersi tutti i ristoranti della zona di piazzale Loreto, viale Monza e viale Padova: avrebbe sottoposto la foto della Dal Monte a tutti i ristoratori e camerieri.
Il tabulato del suo cellulare raccontava che aveva trascorso la serata in quella zona e i segreti del suo stomaco, cavati dal bisturi dell'anatomopatologo, raccontavano che aveva ingurgitato cibo orientale.
Un tentativo andava fatto.
Il telefono squill. La segreteria del pm Todeschi.
Avevano redatto il comunicato da diramare alla stampa sulle generalit della donna uccisa cui finalmente avevano restituito un nome e cognome, quello di Maria Rosaria Dal Monte, con uno scarno elenco di dati anagrafici a seguire.
Sorrise, sentendo la professione attribuitale: impiegata.
Torn a concentrarsi sui fascicoli.
Poi si decise: voleva andare a sentire Miriam Righetto.
O meglio, pi che sentirla voleva vederla.
Dalla sera precedente quella chioma rossa e quelle curve prorompenti gli si erano incastrate nella mente.
E dalla mente doveva togliersele, lei e le sue curve.
Perch d'accordo, era bella, sensuale, affascinante. Ma era pur sempre una escort. Termine elegante per definire una puttana.
Ecco cos'era la Righetto. E lui era il capo della Omicidi di Milano. E non poteva permettersi simili divagazioni, neppure mentali.
Eppure, prima di uscire, pass in bagno per farsi la barba e profumarsi.
L'ispettore Pinton, dopo la chiacchierata con i datori di lavoro di Pizzetti, si era recato nell'hinterland insieme all'agente Foglia, che essendo di quelle parti conosceva meglio la zona e poteva essergli di aiuto.
Avevano imboccato la Milano Laghi e infilato l'uscita di Arese ritrovandosi nel vialone che costeggia l'immenso perimetro degli ex stabilimenti Alfa Romeo.
Dove il ragazzo sgozzato si era cuccato le sue multe di velocit.
Il sole riscaldava il verde che circondava l'area industriale.
Alla loro sinistra imperavano enormi parcheggi quasi vuoti.
Qualche container, qualche tir in sosta.
Giunsero a una rotonda.
All'angolo una giovane prostituta: zeppe altissime, gonna inguinale e maglietta.
Accovacciata su una sedia da campeggio, con una borsa da due lire e una bottiglia di plastica vicino ai piedi. L'orecchio incollato al telefonino.
Una ragazza molto procace e sensuale, gambe slanciate, seno abbondante. Pi che una puttana da marciapiede sembrava una cubista da discoteca.
Proseguirono imboccando il viale che scendeva verso Garbagnate e Arese, meno di un chilometro ed ecco un'altra rotatoria: questa volta le "ragazze" erano due, posizionate sui due lati opposti della carreggiata.
Solito abbigliamento, solito telefonino attaccato all'orecchio. Anche loro molto avvenenti.
Istintivamente l'ispettore rallent.
"Da quando le zoccole sono cos gnocche?", borbott Pinton, scimmiottando un linguaggio pi consono a Santoni.
"Da un po'. Ci ho fatto caso anch'io. Una volta - rispose Foglia - qui c'erano le negre, ma solo la sera, adesso ci sono queste qui, dell'Est, e fanno orario continuato, dal mattino fino a tarda sera."
"Evidentemente i clienti non mancano..."
"No che non gli mancano, guarda l."
Un furgone con una scritta di una ditta idraulica accost davanti a una ragazza, contratt per pochi istanti e la caric.
"Visto?"
"Per! Hai capito... E ora dove vanno?"
"Mah, si piazzer qui nei posteggi e si sposteranno nel retro del furgone, tanto non li vede nessuno. Mezz'ora, si fanno la loro scopata, poi la riporta alla rotonda, paga 50 euro e tanti saluti. E avanti un altro", filosofeggi l'agente.
Proseguirono fino alla successiva rotonda - anche in questo caso presidiata da una formosa biondiccia, anche lei giovane - deviarono sulla strada statale Varesina, in direzione Arese: ennesima rotonda, ennesima giovane prostituta ed ennesimo Ducato che si fermava.
"Conosci qualche carabiniere qui?"
"Quelli di Arese tutti", si vant Foglia.
"E allora andiamo a scroccargli un caff."
Il citofono suonava a vuoto. La Righetto non era in casa.
D'altronde non avevano un appuntamento.
Si rassegn all'idea di aver fatto un viaggio a vuoto. Imbocc il ponte per attraversare l'Alzaia e rientrare verso il centro.
Dall'alto si godeva una bella visuale su tutta la zona.
Pochi passanti. Durante la settimana i Navigli appartenevano ai loro abitanti, a chi quelle strade le viveva e le faceva vivere ogni giorno, non solo nel weekend o dopo il tramonto.
Dalla farmacia vide uscire una ragazza dalla capigliatura rossastra.
La osserv meglio. Non poteva sbagliarsi.
Occhialoni neri a coprirle mezzo viso ma era lei, Miriam.
Le and incontro.
La ragazza lo not soltanto quando era a una decina di metri. Incresp il labbro, sorpresa.
"Ispettore, che altro vuole?"
"Commissario... Avrei bisogno di rivolgerle alcune domande."
Indossava un paio di infradito, una gonna di jeans e una canotta nera. Semplice e informale. Comunque uno schianto.
Indugi un secondo nel guardarla. Lei se ne accorse.
"Dove possiamo parlare?"
"Sto tornando a casa, parliamo per strada se non  una cosa lunga."
Sbrigativa, quasi fosse a disagio.
Del resto lui era un poliziotto e alle puttane notoriamente i poliziotti non piacciono. Risalirono sul ponte, in silenzio.
"Allora?", ripet lei, sempre pi a disagio.
"Senta, c' qualcuno che ha ucciso la sua amica e le ha tagliato la testa. Non mi sto divertendo a interrogarla. Non voglio scrivere un trattato sulle moderne cortigiane. Devo prendere un assassino. Uno che potrebbe colpire ancora."
Protetta dalle lenti scure degli occhiali, la Righetto lo fissava. Erano arrivati davanti al portone.
"Mi fa salire?"
Pi che un invito era una richiesta.
"Solo cinque minuti, poi devo andare in palestra."
La segu fin dentro. La vide scagliare le infradito in un angolo e infilare i piedi in un altro paio di infradito, evidentemente a uso domestico.
Un istante dopo vide volare anche la gonna su uno sgabello. Rimaneva la canotta, lunga, a met coscia, ultimo baluardo prima di fargli perdere il controllo.
"Cosa le serve?"
"La sua amica negli ultimi tempi ha speso circa 30.000 euro in contanti. Una cifra enorme. Dove poteva averla raccolta?"
Questa volta la Righetto sembrava stupita.
"Un bel gruzzolo, non so..." borbott, toccandosi con la mano la stanghetta degli occhiali.
"Non potrebbe toglierseli?", chiese Ardig.
Lei sbuff, poi li sfil, prima di abbandonarsi sul divano.
La canotta era pericolosamente salita, quasi in zona off limits.
Lo sguardo di Ardig vag altrove, per non darle soddisfazione. Era una meretrice e stava recitando alla grande la sua parte.
"Almeno mi offra una sigaretta", si lament.
Gliela porse e gliela accese, accendendone poi un'altra per lui.
"Ora mi aiuti a scoprire in che guaio si era cacciata la sua collega."
"Perch parla di guaio?"
"Perch 30.000 euro in pochi mesi non te li regala nessuno. Sono tanti soldi e se ti pagano tanto significa che qualcosa non torna."
La sigaretta si consumava velocemente.
La Righetto si alz, regalandogli una visione posteriore del suo perizoma e di due natiche da standing ovation.
Torn con una tazza colma d'acqua.
"La butti qui la sigaretta."
"Le stavo dicendo dei 30.000 euro..."
"S, sono tanti ma non  una cifra impossibile. Si  guardato intorno, ha idea di quanto renda questa professione?"
"Me lo dica lei."
"Se hai il pollo giusto da spennare, anche la cifra su cui lei si sta intestardendo. Per gente che guadagna cinque o dieci milioni all'anno cosa vuole che siano 10 o 20.000 euro dati a una ragazza che ti fa stare bene qualche sera?"
"Insomma, Mary aveva agganciato un imprenditore o un magnate e se la stava spassando, secondo lei?"
"Le ripeto,  il nostro lavoro."
"E secondo lei il maiale... Sarebbe lui, questo imprenditore?"
"Non lo escludo."
La spiegazione non lo convinceva moltissimo.
Ma si accontent.
"Non sa proprio dirmi nulla di qualche altro suo cliente?
La Righetto sembrava titubante.
"Forza, mi aiuti."
"Intanto mi offra un'altra sigaretta."
Attese che inalasse qualche altra dose di nicotina prima di tornare a inzigarla.
"Non lo so, davvero...  come se Mary fosse attratta e spaventata da quell'uomo allo stesso tempo, che le facesse schifo eppure che la lusingasse per quanto la desiderava."
"E l'aveva pure picchiata?"
"Una volta credo. E anche in questo caso Mary l'aveva quasi giustificato, come quelle donne che perdonano i mariti possessivi che le massacrano. Era come se quelle sberle quantificassero l'amore che provava per lei."
Decise di provare ad addentrarsi sul terreno pi personale.
"Lei  mai stata colpita da un cliente?"
Miriam lo scrut un secondo, trafiggendolo con lo sguardo.
Poi si lasci andare.
"Una volta  successo e l'ho subito allontanato. In questa professione capita a volte."
"E, se posso... Ha mai provato una sorta di passione, non dico semplice attrazione fisica, per un suo cliente?"
La girl volt lo sguardo verso la voliera dove i suoi variopinti uccellini cinguettavano in un coro confuso.
"No, mai. Sono stata con calciatori, politici, conduttori televisivi, manager. Uomini di potere, di fascino e di successo, uomini che se scendono qui sotto, in un ristorante, possono conquistarsi senza fatica ogni donna che desiderano. Eppure non ho mai sentito nulla per nessuno di loro. E lo sa perch?"
"Perch la pagano, perch la comprano come una merce."
"E bravo il nostro commissario! Vede, io posso costare in proporzione quanto una Ferrari o un immobile a Porto Cervo, se volessimo calcolare in ore il mio valore economico. Ma io non sono una macchina o una villa su cui puoi... Come si dice, lei che ha studiato diritto? Avere il nudo usufrutto ma non la propriet? Bene, io ti concedo l'usufrutto per qualche ora, sul mio corpo, su di me. Ma non mi possiedi."
Cinica e realistica, con una citazione universitaria aveva fotografato lo squallore del suo dorato campare.
"E Mary? Ragionava cos?"
"No, lei no. Non ancora. E non so se ci sarebbe mai riuscita. Lei forse si illudeva... Ma tutto questo cosa c'entra mi scusi?"
Per la prima volta erano entrati in contatto, avevano parlato senza schermi. E quando Miriam se n'era accorta si era tirata indietro. Irritata. Quasi spaventata. Prefer non insistere.
"Un'altra cosa, la sua amica era una frequentatrice assidua di un portale a pagamento, incontripiccanti.com"
"Normale nella nostra professione, mica penser che si utilizzino ancora le inserzioni sui quotidiani con scritto AAA massaggiatrice", vero?"
Fine della conversazione. Per oggi poteva bastare.
Si alzarono.
"Posso farle due domande io?", civett la donna.
"Prego."
"Lei pensa che Mary sia stata uccisa per forza per il suo lavoro? Solo perch era una escort? Non ha pensato a quante donne vengono uccise ogni giorno per altre ragioni?"
Ardig esit. Perch doveva risponderle? Non era tenuto. Eppure lo fece.
"Le valutiamo tutte le ipotesi, ma per esperienza so che l'uomo uccide principalmente per due ragioni. Denaro, potere. E in questo caso ci sono quei 30.000 euro a pesare come possibile movente. Oppure per rabbia, vendetta, amore, gelosia, odio. E in entrambi i casi, sia il movente economico che quello passionale, si addicono a questo caso. E le sue parole me lo hanno appena confermato. Le basta?"
La ragazza annu.
"E l'altra domanda?"
Questa volta la Righetto lo fiss con uno sguardo indecifrabile.
"Ho letto qualche articolo che la riguarda su Internet... Lei ha ucciso una donna un anno o due fa e adesso  qui a dare la caccia a un uomo che ha ucciso una donna, proprio come lei.  strano no?"
La tentazione di stamparle un ceffone lo pervase. Ma si trattenne.
Ripetendosi il solito mantra:  solo una puttana e si comporta come tale. Tuttavia le rispose, senza abbassare lo sguardo.
"Uccidere non  ammazzare. Ho sparato a un'assassina, Rebecca Adorni, per salvare la vita di un innocente. Vada sui suoi siti web a rileggersi bene quella storia."
Incroci lo sguardo di Miriam. Forse si era pentita. Forse no. Se ne and senza salutarla.
La ferita bruciava, come una coltellata nel cuore.
Guard l'orologio. Quasi le 14. Lo stomaco brontolante.
Decise di concedersi un panino.
Il tempo di issarsi su uno sgabello al bancone e lo raggiunse la telefonata di Malerba.
"Ho visto il comunicato della Procura. Come avete fatto a identificarla? Un testimone l'ha riconosciuta dai tatuaggi?", sond il reporter.
"Esattamente."
"Dammi una mano, dai, dammi qualcosa..."
"Non posso, lo sai."
Sentendo la voce di Federico gli venne in mente Rebecca Adorni.
Non ne avevano quasi mai parlato dopo quel giorno a Sirmione. Lui sapeva di aver fatto la cosa giusta e Federico glielo aveva riconosciuto. Fine delle paranoie.
"Dai, solo una cosa in pi."
Non poteva certo spiattellargli che era una escort. Per poteva metterlo sulla strada buona.
"Avete un corrispondente a Borgo Lombardo?", domand al cronista.
"Boh...  nella zona di Melegnano? S, penso di s. Perch?"
"Mettilo sotto, la ragazza abitava l, altro non posso dirti."
"Okay,  gi qualcosa, grazie."
Avvert il bippare che gli segnalava una chiamata sotto, era di Invernizzi.
"Ho un'altra telefonata in linea,  importante, ci sentiamo un'altra volta."
Stacc con Malerba per inserire Invernizzi.
"Capo, un cameriere pensa di aver riconosciuto la Dal Monte, avrebbe cenato da lui una sera, forse proprio quella domenica, ma non ne aveva la certezza, anche se pareva convinto", lo inform il sovrintendente.
Prima di aggiungere: "Il cameriere  un thailandese, lavora al Sukhotaj, un ristorante specializzato in cucina thailandese in via Padova. Pare che la Dal Monte fosse in compagnia di un'altra giovane donna, anche lei mora, sui trent'anni, capelli corti, molto bella. Quest'ultima  una cliente abituale ma ne ignora il nome. Gli ho lasciato il numero raccomandandogli di avvertirci nel caso dovesse rivederla".
"Non c'era nessun uomo con loro?"
"No, pare di no."
"Perfetto, ottimo lavoro."
Prima di rientrare in commissariato pass in tribunale da Todeschi.
Il pm, ascoltando il suo resoconto, si esalt nel sentir parlare del maiale, etichetta perfetta per il perfetto assassino.
"Complimenti, direi che abbiamo imboccato la strada giusta. Il maiale, nome quanto mai appropriato. Un sadico, un pervertito, uno che picchia le donne... Uno cos la avvelena e poi le taglia la testa. Abbiamo chiaramente un delitto dettato da movente passionale. Prosegua cos, ottimo lavoro!"
Usc con la testa piena di mille vespe che ronzavano.
E sent ronzare anche la vibrazione di un sms.
Numero ignoto, 338-243...
"Perdonami per provocazione sulla donna che hai ucciso. Sono scioccata x Mary. Perdonami ancora. Miriam."
Per un istante Ardig rest immobile con il cellulare in mano.
Era Miriam. Era lei che si scusava. Era lei che era gi passata al tu.
Santoni era rientrato da un giro prolifico, prima con l'ex datore di lavoro e quindi a Borgo Lombardo con l'ex marito della Dal Monte. Ora lo stava aggiornando sui due interrogatori.
"Bruno, c' qualcosa davvero di strano. Allora, quei 32.000 sono il trattamento di fine rapporto con tanto di ferie e voci varie, sommate a una buona uscita di otto mensilit su cui il titolare dello studio e la ragazza si erano accordati."
Ardig evit di commentare accendendosi una sigaretta.
"Allora questo tizio, il titolare, Zennarini - che  un revisore dei conti, incensurato e mi  sembrato una brava persona - a ottobre, dopo un 2012 disastroso per la sua societ che ha perso una marea di clienti a causa della crisi, si rende conto che cos non pu tirare avanti, e allora convoca le due impiegate, ovvero la Dal Monte e una tale Gigliola Pedrazzoni e le informa che da gennaio dovr metterle in part time a 700 euro al mese."
"Fin qui ti seguo", sbuff il commissario, esalando nicotina.
"Le due accettano, seppur a malincuore. Soprattutto la Pedrazzoni, che ha un marito disoccupato e due figli piccoli. Poi, trascorso un mese o poco pi, la Dal Monte si presenta da Zennarini spiegandole che lei ha riflettuto, che questa  un'occasione per cambiare vita e gli propone uno scivolo per andarsene pari a un anno di stipendio. I due trattano e si accordano su otto mesi e stabiliscono nel 28 febbraio il termine del rapporto. Tutto nero su bianco, tutto in regola. Con un'aggiunta: secondo questo Zennarini, la Dal Monte quando le ha parlato la prima volta era preoccupata, quasi sconfortata, mentre nel secondo colloquio  apparsa pi serena, come se avesse avuto un altro lavoro gi pronto ad attenderla."
Il commissario spiaccic il mozzicone nel posacenere e and alla finestra.
"Dunque non ha preso nessuna aspettativa."
"No, si  licenziata. E ha mentito all'amica e al marito."
"E il marito che ti ha detto?"
"Non sapeva nulla della perdita del lavoro e come ci aveva gi spiegato era convinto che l'ex moglie, anzi la moglie, si fosse messa in aspettativa."
"E sul resto?"
"Beh, puoi immaginarlo, no? Vuoi la verit? Mi ha fatto quasi pena. Poveraccio. Dovevi vedere la faccia. Uno piovuto dalla luna. Continuava a ripetere che era impossibile che la Mary fosse diventata una di quelle e a un certo punto mi ha pure confidato, con fare amichevole, che a letto valeva due lire e che era una a cui non  che quella cosa gli piacesse molto...", concluse Santoni, senza ironizzare.
"E ti  sembrato convincente?"
"Onestamente, ti dico di s. Anzi, alla fine aveva pure le palle che gli giravano, come se si fosse scoperto cornuto. Perch comunque era sempre sua moglie e sapere che si  messa a fare marchette... E immagina appena lo scriveranno i giornali e diventer lo zimbello del paese..."
Il capo della Omicidi stese lo sguardo su piazza San Sepolcro e la sua rilassante bellezza, poi si accese un'altra sigaretta.
"La doppia vita di Mary Dal Monte, sembra il titolo di un film. Ricapitolando, a ottobre il datore di lavoro le comunica di essere in cattivissime acque e che le dimezzer orario e salario e lei, pur delusa,  costretta ad accettare. E sempre a ottobre il marito fa il patatrac con la sudamericana, o meglio, le annuncia del patatrac. Nel giro di pochi giorni la Dal Monte perde il lavoro e la famiglia e vede andare in frantumi tutta la sua vita. E, insieme al presente, vede infrangersi anche il suo futuro..."
"E allora che fa?" Santoni raccolse la staffetta. "Si piange addosso qualche giorno, si tatua il suo dolore con quella scritta gotica, poi una mattina si guarda allo specchio e capisce che con un po' di body sculpture in palestra, alzando i tacchi e facendo saltare qualche bottone della camicia pu diventare una vera bomba sexy e decide di trasformare tutti quei maschi che le sbavano intorno in munifici clienti che le cambieranno l'esistenza."
"Detta cos, fila..."
Bussarono alla porta.
Scalise entr con l'aria trafelata, lo sguardo eccitato e un pc portatile Apple in mano.
"La Postale mi ha fatto avere gli username e le password della Dal Monte per accedere al portale incontripiccanti.com"."
"Spiegami tutto con calma."
"La Dal Monte aveva conservato messaggi scambiati con tre soli utenti, ma in particolare quelli pi frequenti sono con uno dal nickname Bilancia58. Ma soprattutto... Beh, fai prima a leggerli. Guarda qui."
Gli piazz tutte le mail stampate e pinzate in rigoroso ordine cronologico. In tutto una trentina di fogli.
Decise di leggerseli per farsi un'idea precisa, scoprendo che il nickname scelto dalla Dal Monte era AfroditeDea.
"Probabilmente il nickname Afrodite era gi utilizzato da un'altra utente e aveva dovuto aggiungerci il suffisso Dea", lo catechizz l'agentehacker.
In ogni caso AfroditeDea rendeva bene l'idea: la dea dell'amore, per la mitologia greca, ma anche dell'eros.
La botticelliana Venere che sorge dalle acque, un po' come Mary, risorta da una precedente vita anonima.
Gli pass il portatile e clicc sulla fotogallery di AfroditeDea: molte delle foto erano quelle gi postate su Facebook, sia quelle balneari che quelle eseguite in studio, con il completo in lattex nero che la faceva somigliare alla Catwoman del celebre cartoon Batman.
Scorrendo, altre foto, sempre con lo stesso sfondo: questa volta era nuda, con un drappo nero a coprirle l'intimo e i seni liberi di ondeggiare, oppure poggiata sui gomiti, con il culo a splendere e i capezzoli sospesi a pochi centimetri dal panno nero su cui era sdraiata.
Foto professionali, una chiacchierata con questo fotografo non sarebbe stata inutile. E a pensarci bene la Righetto doveva conoscerlo il fotografo: una buona scusa per ricontattarla.
Intanto Scalise usc dalla fotogallery per entrare nell'area messaggi.
Inizi a leggere i messaggi ricevuti, partendo da quello inviato il 10 gennaio alle 00,46 da MilaneseVolante: "Sempre tra cielo e nuvole, dal Bahrein a Singapore, da Doha a Hong Kong. Nei ritagli di tempo mi trovi a Milano. Non credo al destino, sono abituato a pilotarlo: scrivimi se vuoi e cercheremo di incontrarci".
Detto cos faceva pensare a un pilota di aerei.
Il secondo messaggio conservato era stato ricevuto il 19 gennaio alle ore 3,08.
Da LordByron: "Il piacere  un peccato, ma il peccato  un piacere. Non posso rinunciare al piacere e nemmeno al peccato. Vieni e bussa alla mia porta: sono pronto a travolgerti in un vortice di emozioni fisiche e senza limiti".
Rest perplesso a scorrere quelle righe che trasudavano di menzogna. Chiss chi si celava dietro quei nick: professionisti insospettabili, uomini sposati, padri di famiglia.
Quasi tutti consapevoli di interagire con una professionista e non con una libertina.
Scese con il cursore: era giunto al messaggio inviato da Bilancia58 il 21 gennaio alle 19,35.
"Andare oltre l'apparenza. Cerco una donna che mi faccia sognare solo per una notte, che mi porti a sfondare il muro del piacere, trasformando in realt ogni mia fantasia erotica ed emotiva. Poi al mattino, con lo spuntare del sole, ognuno per la sua strada, uniti dal ricordo di una notte di passione, separati dalle proprie rispettive esistenze. Ti aspetto, ora tocca a te bussare alla mia porta."
Cerc di interpretare bene le parole e le sfumature: un uomo in cerca di una trasgressione occasionale, ma ben chiaro nel sottintendere che non avrebbe potuto esserci alcuno strascico.
Allegata c'era anche la scheda compilata dall'utente.
Orientamento: eterosessuale. Interesse: flirt occasionale. Citt: Milano. Professione: dirigente. Altezza: media. Occhi: castani. Capelli rasati. Stato: coniugato. Aspetto fisico: sovrappeso.
Si stup davanti a quest'ultima ammissione sincera: l'utente non cercava di scatenare le fantasie erotiche della potenziale partner vantando un fisico atletico o dimensioni alla Rocco Siffredi, ma confessando di essere in difficolt con la bilancia.
Un bel contrappasso per chi aveva scelto proprio Bilancia come nickname.
Con la mano saggi il malloppo che lo attendeva.
Quasi una piccola enciclopedia.
Se la sarebbe portata a casa, per leggersi con calma lo scambio epistolare.
Prima per si gioc l'ultima carta della giornata.
Entr nella sezione sms ricevuti del suo HTC e rispose a Miriam.
"Scuse accettate ma ho nuovamente necessit di incontrarti. Urgente x indagine. Quando possiamo vederci?"
La risposta arriv in una trentina di secondi.
"Devo uscire alle 21, se vuoi passa subito."
Il corrispondente da Melegnano era uno sbarbatello, uno studente universitario che provava a inventarsi cronista esattamente come aveva fatto lui quasi due decenni prima.
Ma un conto era seguire la politica locale e il calcio dei dilettanti, un altro un caso di omicidio.
Per cui Malerba aveva preso la sua Giulietta, da poco acquistata sfruttando la formula del kilometro zero, e si era diretto in quella estremit della provincia di Milano, al confine con il lodigiano.
Tanti campi e le solite fabbrichette a macchiare il monotono panorama piatto.
Maria Rosaria Dal Monte in quel paesotto la ricordavano tutti.
Con distacco le donne, con rimpianto gli uomini.
Il barista, l'edicolante, il farmacista, il capo stazione.
Con ricordi agli antipodi tra loro. Lato A e lato B. In tutti i sensi.
Prima una brava ragazza, carina certo, sempre in jeans aderenti e stivaletti neri, dall'aria serena, ma seria, tutta casa e lavoro con l'unico hobby della palestra e del ballo una sera alla settimana.
Poi la donna silenziosa e distante, elegante e tirata, pi magra e atletica, che si faceva venire a prendere dai taxi per andarsene a Milano e rientrava a tarda la notte dalla City per rincasare in un piccolo borgo di periferia che ormai sentiva strettissimo ed estraneo.
Tirare le conclusioni - rifletteva mentre rientrava in redazione - spettava a lui, ma se uno pi uno faceva ancora due...
La movida dei Navigli era in pieno svolgimento.
Tavolini stracolmi fuori dai locali, camerieri costretti a improvvisarsi funamboli ondeggianti con vassoi in mano, i soliti ambulanti africani a esporre mercanzia etnica variopinta.
Ardig era venuto a piedi, godendosi quell'incredibile scorcio che Milano regalava in estate in quel fuggente limbo tra la fine del pomeriggio e l'inizio della sera: l'ultima luce solare a illuminare la citt, l'afa che allentava la presa e quell'atmosfera rilassante che pervade i marciapiedi quando termina la giornata lavorativa.
Suon al citofono di Miriam e sal a due a due i gradini.
Se la trov con le solite infradito e una delle solite magliette troppo larghe a coprirla fino a met coscia.
"Ti dispiace se parliamo mentre mi preparo?", lo accolse lei con una confidenza domestica ingiustificata, come se fossero due vecchi amici e non una girl e un poliziotto che si erano conosciuti appena ventiquattr'ore prima nell'ambito di un'indagine per omicidio.
Lui annu. Poco convinto.
"Se vuoi bere qualcosa la cucina  l, in frigo c' della birra e del vino bianco."
Annu nuovamente, recuper una bottiglietta di Beck's, la stapp e inizi a sorseggiarla senza fretta, indugiando sulle forme di Miriam.
Davvero uno schianto. E poi quegli occhi da tigre...
"Di cosa volevi parlarmi?", domand lei mentre si spostava in bagno.
Aveva lasciato la porta aperta e la vide mentre si sfilava la maglietta.
Sotto aveva un completo intimo di seta nera, quasi lucente: perizoma e reggiseno rinforzato. Roba da perderci la testa.
Si spost per non dare l'idea del guardone che sbavava e si accomod sul divano.
"Mi occorre il nome del fotografo, quello dove vi siete incontrate tu e Mary."
"Tutto qui?", echeggi lei dal bagno.
Per la serie, bastava un sms per domandarmelo, no?
Invece lui era l, sprofondato sul suo divano, con una birra in mano.
E la voglia di avere la vista a raggi infrarossi per spiarla in quella seducente vestizione in corso nel bagno.
"Il telefono non penso di averlo, per sul suo sito c' il suo cellulare. Si chiama Alex Leopizzi."
Ardig annot il nome, intanto dal bagno sentiva echeggiare rumore di spray, forse la lacca per capelli, e il tipico stantuffare del tappo del profumo in bottiglia.
"Come procede l'indagine?", chiese Miriam, alzando il tono di voce.
"Ho risentito il marito e l'ex datore di lavoro di Mary. Credo di essermi fatto un quadro preciso su di lei e sulla rivoluzione che ha impresso il destino alla sua vita. E a cui forse hai contribuito anche tu, con i tuoi consigli."
"Dal tono in cui l'hai detto, che ho contribuito anch'io a cambiarle la vita, sembra che abbia una responsabilit nella sua morte", obiett risentita.
"Dubito che se Mary fosse rimasta una semplice impiegata avrebbe fatto quella fine. E questo lo sai anche tu."
Un secondo dopo Miriam si materializz in salotto.
Tubino nero aderente, scollatura abissale, fondoschiena di marmo.
Scalza. Le unghie pittate di blu scuro.
Gli indic dei sandali neri tempestati di brillanti.
"Me li passi?"
La sbran con gli occhi mentre si issava su quei tacchi vertiginosi, invidiando l'uomo che se l'era comprata per quella sera.
Lei ricambi lo sguardo. Compiaciuta.
La vestizione era al capolinea: allacci un bracciale argentato e infil gli orecchini.
Recuper la borsetta nera griffata D&G.
Pronta. Per la notte degli Oscar, per un cocktail a Montecarlo o pi banalmente per far sognare un uomo danaroso per qualche ora.
"Accompagnami alla stazione a prendere il taxi", civett lei sulle scale.
Infilarono via Corsico quasi in silenzio.
" lavoro o piacere stasera?", azzard lui, imbarazzato.
"Me lo domanda lo sbirro o il maschio?"
"Fa differenza?"
"Se me lo domanda lo sbirro allora non rispondo, non sono tenuta a farlo. Non sono n indagata n imputata. O sbaglio?"
Ardig scosse la testa. Confuso. Lui, difensore nato, ora si trovava maldestramente nell'altra met campo.
Un attaccante, con l'ansia del gol, che non vede la porta.
Cammin per qualche metro occhieggiando quelle gambe e quel fondoschiena di marmo delle Alpi Apuane.
" l'uomo che te lo chiede. Il maschio", balbett a fil di voce.
Erano quasi arrivati al fondo della viuzza.
Miriam si gir piroettando sui tacchi, gli attorcigli il braccio al collo e lo avvicin alla sua bocca.
Un istante dopo sent la sua lingua strisciare verso la sua per poi ritirarsi, come un'onda che aveva bagnato la battigia e se ne rientrava nel suo mare salato.
"L'onest va premiata", ammicc lei, riprendendo a camminare.
Estrasse un rossetto dalla borsetta per ricomporre il trucco sulle labbra lucide.
I taxi erano davanti a Porta Genova, fermi in attesa di clienti.
Gli autisti avevano tutti gli occhi fissati su di lei.
Pochi metri alle vetture bianche.
Lui rallent per lasciarla andare incontro alla sua serata.
Lei non si volt neppure per salutarlo, mont sul posteriore della prima auto incolonnata e spar dietro lo sportello.
Ardig attese qualche secondo che il taxi infilasse via Valenza per involarsi verso la circonvallazione.
Poi riprese a camminare verso i Navigli.
Imbambolato. Come se avesse preso una sberla in pieno volto.
La sua freddezza proverbiale irruppe a soccorrerlo.
Telefon in commissariato per far convocare Alex Leopizzi.
Chiuse la chiamata trovando una bustina che gi lampeggiava maliziosa sul display.
L'apr: "Stasera  solo lavoro. Per me  sempre e solo lavoro".
Era stato lavoro anche poco prima, quando gli aveva elargito quel bacio fugace e nascosto?
Ai posteri l'ardua sentenza...
Si riavvi verso il commissariato per riprendere Frog e il plico di corrispondenza su "incontripiccanti.com". Gli avrebbe fatto compagnia in quella serata che prevedeva insonne.
...
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...
6.
...
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...
Il condominio da fuori pareva un alveare. Buio, con tante piccole luci che brillavano dai vari appartamenti. Brutto, squallido, la facciata scrostata, un vecchio casermone popolare.
Dall'esterno aveva contato una manciata di piani. Sei o sette.
Si attendeva tutt'altra location, per una prima lezione l'aveva gi appresa: meglio non parlare, meglio non fare commenti.
E nascondere la paura, che stava diventando incontrollabile.
Anche la sua nuova amica era tesa e prima di varcare quel portone la ferm.
La vide armeggiare nella borsetta e recuperare la trousse.
Si appoggiarono sul cofano di un auto, due lunghi tiri di bamba, le narici che bruciavano.
Assapor quella sensazione indescrivibile della "roba" che la stava invadendo e a cui iniziava in qualche modo ad assuefarsi.
Indietro non sarebbe mai tornata, si disse.
Il portone era l: era decisa a varcarlo. Si sentiva pronta ad affrontare la notte pi importante della sua vita.
Quella della svolta.
...
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...
Milano, venerd 5 luglio 2013.
...
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...
Milano aveva appena archiviato il peggior maggio della sua storia moderna, con pioggia e clima sempre inferiore ai quindici gradi.
Come se il calendario delle stagioni si fosse invertito e dopo l'inverno fosse tornato l'autunno e non la primavera.
Un mese di freddo e umidit penetrati nelle ossa dei milanesi che nemmeno il caldo di giugno era riuscito a far evaporare.
Giugno e il primo scorcio di luglio erano invece stati il regno dell'afa sahariana e delle varie correnti africane dai nomi demoniaci stile Caronte e Minosse: un inferno metropolitano, con i vestiti appiccicati alla pelle e i condizionatori sempre a palla.
Soltanto la sera si riusciva a respirare, all'aperto per.
Cos Ardig, in scarpe da tennis, bermuda e maglietta, aveva approfittato di quella tregua dalla calura per un'insolita seduta di lavoro notturna.
La mente era sempre rivolta a Miriam, sulle labbra il sapore della sua lingua che un Chicken Burger, due pesche e un litro di minerale non erano riusciti a cancellare.
Non poteva stare in casa a impazzire.
Per questo aveva raccattato Frog, una bottiglia di birra e il malloppo di mail scambiate su "incontripiccanti.com" da AfroditeDea e Bilancia58 e si era trasferito su una panchina nei giardinetti, per scappare da quelle quattro mura opprimenti. E, infine, sotto le stelle, tuffarsi nella privacy di una donna malamente passata a miglior vita e di un uomo ancora da inquadrare.
In realt, pi che di uno scambio di mail si trattava di botta e risposta via chat, avvenuto in pi sere.
Piazz gli occhi sul primo foglio e attacc.
Marted 22 gennaio
AfroditeDea: "Toc toc... Eccomi qui, uomo misterioso".
Bilancia58: "Ti aspettavo... Benvenuta nel mio mondo".
AfroditeDea: "Chi sei? Dimmi di te".
Bilancia58: "Sono un professionista affermato e un padre di famiglia. Uno che deve stare attento".
AfroditeDea: "Perch? Cosa rischi?".
Bilancia58: "Tutto, tutta la mia vita. Lavoro, reputazione, famiglia".
AfroditeDea: "E allora perch sei qui? Nessuno ti obbliga".
Bilancia58: "Perch la mia vita  una prigione dorata. E ho bisogno di evadere qualche ora. Ma senza pagare un prezzo troppo elevato. Come diceva una canzone? Per un'ora d'amore venderei anche il cuore...".
AfroditeDea: "Non mi pare che qui si cerchi l'amore".
Bilancia58: "Anche il sesso  amore. Comunque hai ragione. La mia  voglia di evasione. Che non voglio mi rovini la vita".
AfroditeDea: "Ogni cosa ha un prezzo".
Bilancia58: "E tu un prezzo lo hai?".
Ardig si concesse un paio di sorsi di birra per riflettere: forse volutamente, o forse no, il discorso tra i due stava entrando subito nel materiale, anzi nel commerciale.
AfroditeDea: "Dipende...".
Bilancia58: "Da cosa?".
AfroditeDea: "Non lo so nemmeno io".
Bilancia58: "Per una donna della tua bellezza temo non ci possa essere un prezzo, ma se ci fosse, qualunque fosse, io lo pagherei".
AfroditeDea: "Per cosa?".
Bilancia58: "Per poterti avere, anche solo per una volta. Sei di una bellezza e di una sensualit sconvolgenti".
AfroditeDea: "E quanto pagheresti?".
Bilancia58: "Non lo so, anche una follia".
Nonostante la morbosit del corteggiatore lei era lusingata, quasi conquistata da tanta foga. Tanto da tenergli aperto uno spiraglio.
"Davvero faresti una follia per me? Anche coprirmi d'oro come Redford alla Moore in Proposta indecente?"
Esca lanciata. E lui non aveva perso tempo.
"Non ho tutto quel denaro. Ma se potessi comprarmi la felicit, ovvero stare con te, anche solo qualche ora, non esiterei a farlo."
AfroditeDea: "Va beh... 'Notte".
Il commissario osserv la data successiva.
Per alcune sere Bilancia58 aveva inviato messaggini con scritto: "Ci sei?" e soltanto la sera di domenica 27 gennaio aveva incontrato la sua dea dell'amore, anzi del sesso a pagamento.
AfroditeDea: "S, ci sono".
Bilancia58: "Ti ho pensato tanto, continuo a guardare le tue foto. Mi fai impazzire".
AfroditeDea: "Addirittura...".
Bilancia58: "Credimi, posso confessarti una cosa?".
AfroditeDea: "Dimmi".
Bilancia58: "Non vorrei essere volgare".
AfroditeDea: "Dimmi lo stesso".
Bilancia58: "Mi masturbo ogni sera sognandoti, fantasticandoti in lingerie nera, tu che la sfili delicatamente".
AfroditeDea: "E cosa facciamo?".
Bilancia58: "Io ti spoglio, ti lecco i capezzoli, ti accarezzo la pelle, ti bacio le dita dei piedi, poi... Posso andare avanti?".
AfroditeDea: "Vai avanti".
Bilancia58: "Poi tu me lo prendi in bocca, me lo succhi, lo lecchi lentamente, io che vengo sulle tue poppe...".
Roba da best seller porno.
Prosegu in quel mare magnum di testosterone, messo nero su bianco attraverso una tastiera, con il pi classico dei repertori: "Farei di tutto per te, qualsiasi pazzia", "Mi sei entrata dentro come un virus", "Sto andando fuori di testa".
Non male per rafforzare il movente passionale-erotico.
E lei non era da meno. Con battute allusive e lascive.
AfroditeDea: "E dove lo facciamo quando ti masturbi?".
Bilancia58: "Nelle camere dei motel, tutti nudi sul letto, magari nella vasca idromassaggio".
AfroditeDea: "Mmm... Preferirei su una spiaggia caraibica".
Bilancia58: "Se vuoi ti ci porto, anche la prossima settimana. Andiamo alle Maldive, in Polinesia, ovunque vuoi. Mollo tutto e partiamo".
AfroditeDea: "E tua moglie? Cosa le racconti?".
Bilancia58: "Una frottola la invento, una trasferta di lavoro".
AfroditeDea: "Che lavoro fai?".
Bilancia58: "L'imprenditore".
AfroditeDea: "Hai una tua azienda?".
Bilancia58: "Diciamo di s".
AfroditeDea: "Mmm... Vado a dormire. 'Notte".
Bilancia58: "Aspetta. Ci sei ancora?".
Ardig si accese una sigaretta.
Pi che una trattativa tra una escort e un cliente era lo scambio epistolare tra una donna in cerca di compagnia e un uomo infoiato al pensiero di scoparsela.
Prosegu: ancora una raffica di "Ci sei?" di Bilancia58, tutti senza risposta.
Venerd 8 febbraio Bilancia58 scriveva: "Wow, ho visto la nuova fotogallery. Vederti nuda mi ha quasi fatto venire un infarto. Fortunato l'occhio del fotografo che ti ha accarezzato con il suo sguardo".
Evidentemente la Dal Monte aveva pubblicato il famoso book in cui era fasciata nel lattex nero.
E infatti Bilancia58 aggiungeva: "Quei pantaloni di lattex mi fanno impazzire. Ti prego, scrivimi. Sto uscendo di testa per te".
La risposta di AfroditeDea era giunta il successivo luned 11 febbraio: "Ho una proposta da farti...".
Bilancia58: "Sentiamo".
AfroditeDea: "Posso essere tua per una notte... Ma dovrai darmi 10.000 euro e li voglio prima di farlo. E mi devi portare in un bel posto. Non le Maldive, mi basta un hotel a cinque stelle".
10.000 euro per una notte! Follia allo stato puro!
Incredibilmente Bilancia58 non si era scomposto: "Una Dea come te vale una follia, okay per i 10.000 in contanti".
In una Milano attanagliata dalla crisi, con gli operai in cassa integrazione o mobilit, in piazza un giorno s e un giorno no dietro agli striscioni sindacali, con i negozi che smobilitavano e calavano le saracinesche, con gli imprenditori costretti a chiudere, c'era qualcuno disposto a spendere una cifra simile per sbattersi una zoccola per una notte.
Rimase un secondo a conteggiare: 10.000 euro, ovvero pi di quattro mesi di stipendio per un vicequestore aggiunto incaricato di dirigere la sezione Omicidi della Squadra Mobile. Pi di quattro mesi del suo stipendio per una giornata di sesso.
Riprese la lettura. Seguiva un tambureggiare di messaggi organizzativi.
Fino a quello definitivo.
Il capo della Omicidi ingoll l'ultimo sorso di birra e sorrise: in pratica aveva in mano il nome del maiale.
L'appuntamento era per il successivo sabato 16 febbraio all'hotel Eden di Cernobbio, si sarebbero trovati direttamente in hotel, non si erano scambiati i numeri di cellulare e neppure i nomi di battesimo. Mille precauzioni inutili.
Ardig sorrise nuovamente: ricordava che uno dei flaconcini omaggio rinvenuti a casa della Dal Monte era proprio di quell'hotel.
Fine della caccia al maiale.
Tra poche ore avrebbero rintracciato tutti i suoi dati.
Maneggi il plico dei fogli. Ne aveva letti circa la met.
Proseguire non aveva senso e il sonno iniziava a farsi sentire.
Rientr a casa di buon passo, e buon umore, programmando il da farsi per l'indomani.
Aveva tenuto la mente occupata ma la serpe maligna della perfidia si infil in un varco di distrazione.
Chiss, magari in quel momento un altro maiale si stava sbattendo Miriam in una suite di un hotel cinque stelle...
Il buon passo divenne quasi corsa, il buon umore un ricordo.
Per Marco Pinton la sveglia era suonata presto.
Il giorno precedente si era consumato gli occhi a incrociare i tabulati, riflettendo su che gran bella cosa sia la tecnologia per chi deve fare il segugio e anche senza fiuto riesce a seguire una traccia. In questo caso telematica.
Si era cimentato in un minuzioso lavoro di collage, una sorta di Sudoku realizzato attraverso il combinato dei tracciati delle celle del telefono cellulare di Pizzetti con quello dei movimenti dell'antifurto satellitare della sua vettura.
Era bastato verificare gli spostamenti in coincidenza dei presunti buchi orari al lavoro o nei giorni delle contravvenzioni stradali per eccesso di velocit.
Ed ecco il responso: una bella X sulla zona vicina all'uscita autostradale di Saronno.
Una localit pi o meno distante circa 12 chilometri dalle rotonde tra Arese, Garbagnate e Rho dove il povero informatico si era fatto pizzicare dagli autovelox.
Infine gli ultimi tasselli a rendere perfetto quel puzzle.
Il primo era che, in coincidenza di quelle date, il morto aveva effettuato prelievi bancomat di alcune centinaia di euro.
Il secondo che in prossimit di quell'uscita autostradale c'erano attivit commerciali, ristoranti, bar. Ma soprattutto un motel.
Decise di seguire l'istinto e giocare d'azzardo.
Perch prima di riferire ad Ardig voleva essere sicuro.
Riguard le carte e i tabulati e sent l'eccitazione crescere.
Poi riguard l'orologio: le 6,45. Decise di muoversi prima di restare imbottigliato nel canonico traffico dei pendolari.
Alle otto del mattino Invernizzi era gi partito per la riva occidentale del Lario, per identificare il maiale.
Ardig non era neppure passato in ufficio, prendendosela comoda.
Aveva corso per mezz'ora, quindi un'altra mezz'ora tra flessioni e stretching, poi la doccia e infine il caff con un pacco di biscotti al miele. Mentre sgranocchiava i frollini pensava alla donna delle pulizie che li aveva acquistati.
Si chiamava Dora ed era un'ungherese vicina alla cinquantina che aveva visto una volta sola in vita sua: il giorno in cui si era presentata su indicazione di un agente della Questura che abitava nel suo stesso stabile, poco lontano, in viale Abruzzi. Di lei ignorava il cognome e il suo status familiare.
Ricordava solo la definizione dell'agente che l'aveva raccomandata: brava donna, onesta, gran lavoratrice.
Non occorreva altro.
Del resto il loro rapporto di lavoro non prevedeva incontri personali: Dora aveva un mazzo di chiavi di riserva, veniva tutti i marted pomeriggio, in un paio d'ore puliva la casa, lavava le camicie sporche e stirava quelle lavate la volta precedente, quindi faceva una rapida spesa, inclusa la pappa per Frog, e riponeva le provviste in frigo o nella credenza, poi ritirava i trenta euro per le sue tre ore di lavoro e quanto anticipato la volta precedente di tasca sua per la spesa o l'acquisto di prodotti per la pulizia domestica.
Fine della storia, un tran tran che si ripeteva da quattro anni, salvo una pausa a dicembre quando Dora andava in Ungheria dai parenti e un'altra ad agosto quando si prendeva delle vacanze qui in Italia per un paio di settimane.
Termin la colazione e si infil la giacca.
Arriv in ufficio troppo presto, scorse i quotidiani, con l'articolo di Malerba sulla "Voce Lombarda" - che accreditava pubblicamente l'ipotesi che Maria Rosaria Dal Monte fosse un'accompagnatrice a pagamento - quindi fu costretto a farsi una passeggiata con Frog per far trascorrere il tempo.
Imbocc via Torino, valic il Molino delle Armi, scese nell'allegro caos di Porta Ticinese fino alla Darsena quando il cellulare trill.
Era Invernizzi.
"Capo, c' un problema."
"Quale?"
"La Dal Monte si era presa una stanza matrimoniale il 16 febbraio, per non ci sono ospiti registrati che possano corrispondere al nostro uomo."
"Come sarebbe a dire?"
" cos. Una dozzina di tedeschi e danesi, poi una coppia di anziani e due coppie di trentenni. C'era un uomo, di 48 anni, e ci ho sperato, ma il direttore mi ha spiegato che si trattava di un professore d'arte marchigiano che doveva tenere una relazione a un evento culturale ed era l gi dal mercoled..."
"E nessun altro?"
"No. E il direttore mi ha assicurato che non affittano senza registrare. Semplicemente non possono blindare gli ospiti e capita ogni tanto che una persona si faccia raggiungere in stanza da un amico o amica per qualche ora."
Si profilava un terrificante buco nell'acqua.
"Okay, senti tutto il personale. Vediamo se qualcuno ricorda qualcosa." Il motel Lux, nei pressi di Saronno, era una costruzione bassa, a forma di ferro di cavallo, contornata da cipressi e magnolie che impedivano la vista nel parcheggio interno.
Il sole iniziava a picchiare. Le otto stavano per scoccare.
Troppo presto perch qualcuno entrasse per consumare...
Pinton scese dalla macchina e si avvicin alla sbarra d'ingresso.
Dalla sua postazione poteva intravedere i porticati in legno sotto i quali erano parcheggiate alcune vetture: berline e Suv, tutte di discreto valore.
Evidentemente diversi clienti erano ancora in camera.
Not una telecamera fissa, decise di allontanarsi.
Sulla sinistra un campo con pi terra che erba.
Prov a percorrere il perimetro intorno alle magnolie.
Come immaginato, tra le foglie trov un varco da cui spiare.
Era abbastanza lontano dalla strada per non essere notato dagli automobilisti di passaggio.
L'attesa fu breve.
Intorno alle 8,20 si apr una delle porte in legno.
Apparve una ragazza procace sui 27-28 anni, che si trattenne sull'uscio a parlottare con un'altra persona rimasta all'interno.
Ai piedi ciabattine piatte, in mano delle vistosissime zeppe ultra rialzate, laccate di bianco ghiaccio, che evidentemente aveva indossato in precedenza.
Sulle spalle un giubbottino di pelle sempre laccato bianco.
Una gonna inguinale lasciava scoperte gambe tozze punteggiate nelle cosce da un'abbondante cellulite.
Compensava con la parte alta: maxiseni da pornostar e labbra carnose. Se non era una puttana quella...
Istintivamente afferr l'iPhone e inizi a filmare la scena.
Lo scambio di battute si stava concludendo, la porta si richiuse e lei si avvi sculettando, con passo disinvolto, facendo ballonzolare le tette sotto la canotta, lungo il parcheggio interno, diretta verso la portineria.
Vide che si attaccava al cellulare.
Pur essendo lontana gli rimbalz l'eco di una lingua gutturale a lui incomprensibile. Slavo, rumeno, roba del genere.
Continu a filmare.
La ragazza sfil davanti alla vetrata della portineria come se fosse invisibile, ma alla vista del portiere accenn un saluto con il capo.
Qualche minuto e dalla stessa porta usc un uomo sui cinquant'anni, aspetto distinto, svolto sbarbato di fresco, giacca in mano, camicia bianca stirata. Trascinava un piccolo trolley argentato, che evidentemente conteneva i vestiti utilizzati il giorno precedente.
Un professionista, forse in trasferta, che si era concesso una notte di trasgressione.
Lo osserv mentre saliva su una berlina.
Mise in moto e se ne and verso l'uscita, fermandosi dal portinaio-casellante per saldare la stanza.
La donna intanto attendeva appena fuori dalla sbarra, ignorandolo, come se non l'avesse mai visto.
Un'altra manciata di minuti e una Bmw metallizzata accost, spalancando lo sportello destro: la ragazza mont, tenendo sempre le zeppe in mano.
Fine del filmino. Dedic l'ultima inquadratura al numero dorato impresso sulla porta: 218.
Poteva bastare. Valut un piano d'azione.
Nella sua mente proiett un film dalla trama scontata.
Lui che si presenta all'ingresso, si qualifica e incappa nella solita reticenza dei sorveglianti a fornire informazioni.
No, occorreva muoversi alla Ardig.
Mettendo con le spalle al muro l'interlocutore.
Se non fisicamente almeno metaforicamente.
Doveva rientrare a Milano.
Il fotografo Alex Leopizzi si era presentato puntuale e assonnato.
Un bel tipo, jeans e T-shirt nera, sul metro e ottanta, pettorali sodi e bicipiti guizzanti, brillante al lobo sinistro, capelli raccolti con la coda, viso abbronzato, alone di barbetta volutamente incolta, bracciali di corda ai polsi e al collo una catenina di cuoio con un pendaglio Maya.
La carta d'identit diceva che era nato ad Andria nel 1975, l'accento rivelava che era cresciuto a Milano.
Incensurato, dalle verifiche risultava a posto con il fisco: aveva uno studio in affitto in via Savona, zona che peraltro pullulava di botteghe di fotografi e di appartamenti occupati da modelle o starlet che affittavano l, a due passi dai Navigli, in un angolo di una Milano rimasta agli anni Settanta.
L'espressione tranquilla, i modi garbati, Leopizzi conferm le sue generalit, prima di precederli: "Ho letto i giornali di questa mattina.  per quella ragazza, la Dal Monte, che sono qui, vero?".
Perspicace. Meglio cos, avrebbero fatto prima.
"Esattamente. Intanto, in che rapporti era con la ragazza?"
Il fotografo sorrise prima di rispondere.
"L'ho incontrata un giorno solo nella mia vita, quello del servizio fotografico, mi pare fosse il 5 febbraio, doveva essere un marted o un mercoled, e se si eccettua qualche post sulle bacheche di Facebook non ho avuto nessun'altra interazione con lei."
Un modo di parlare ricercato, quasi tecnico.
Vide che esitava. Non lo press.
"Le faccio un'aggiunta, per essere sincero ed evitare malintesi se dovesse scoprirlo in futuro: ci sono andato a letto con Mary, la sera del servizio fotografico. Poi ci siamo persi di vista. Dubito vi possa interessare, per ci tenevo a essere franco."
"Franchezza apprezzata, ma a questo punto - precis il commissario - devo domandarle qualcosa in pi sul vostro rapporto. Siete andati a letto come ricompensa per il servizio fotografico?"
Leopizzi sorrise nuovamente.
"No, commissario, mi creda sono un professionista serio. E ho una reputazione cui tengo. Negli ultimi cinque anni ho realizzato almeno una cinquantina di book come quello di Mary per modelle, cubiste, ragazze che fanno le comparse in tiv. Non pu immaginare quanto siano fondamentali in certi ambiti professionali foto eseguite da un vero professionista."
Non voleva neppure immaginarlo.
"E mi creda se le assicuro che di tutte queste donne me ne sar portate a letto un paio, oltre a Mary, e sempre per divertimento reciproco. Ripeto,  una questione di professionalit. Poi ci sono colleghi sfigati che davvero fanno questo mestiere per scoparsi le ragazzine o le loro madri ambiziose ma, mi creda, non sono uno di questi. Se voglio farmi una donna sono in grado di rimorchiarmela senza la scusa delle foto, mi creda."
"Le credo", borbott Ardig ricalcando i tanti "mi creda" spesi dal fotografo.
"Tuttavia - aggiunse il capo della Omicidi - vorrei che mi raccontasse qualcosa in pi su Mary Dal Monte, qualcosa che pu aver notato su di lei. Insomma, se siete finiti a letto insieme prima almeno avrete parlato un po'..."
L'uomo prese un respiro.
"... Era una ragazza strana. Come dire... Non aveva i modi delle tante fighette che mi trovo davanti nel mio mestiere. Non se la tirava, era garbata, anche molto ordinata, quando si  spogliata ha piegato i vestiti come se fosse una cameriera."
Secondo la "malalingua" di Miriam, la povera Mary era stata una cameriera di un marito che poi l'aveva cornificata e mollata...
"Insomma era diversa, poi anche l'et, pi adulta rispetto a quelle che vengono qui a Milano per fare tiv o lavorare nei locali. Non so se mi capisce, non era una ragazzina..."
"Fin qui la seguo."
"Per, nonostante questo approccio timido ed educato, appena si  spogliata si  trasformata."
"In che senso?"
"Bella domanda... Era come se non avesse pudore. Non so se mi segue..."
"No, stavolta no", obiett il commissario, accendendosi una sigaretta e offrendone una al fotografo che con lo sguardo sembrava chiedergliela.
Aspirarono qualche boccata rigenerante prima di riprendere.
"Vede, commissario, sul set  normale che ci sia una certa complicit tra la modella e il fotografo. Al fotografo non deve interessare che la modella sia nuda e lei non deve sentirsi imbarazzata. Ma questa chimica si infrange dopo il clic, quando hai fatto lo scatto, perch dopo cala la tensione professionale. E la modella torna una donna. Mi capisce?"
Annu poco convinto.
"Ecco, in questo caso  normale che la modella si metta un accappatoio o una vestaglia, in attesa della prossima posa, e che si cambi dietro al paravento. Mary invece rimaneva nuda e sembrava farlo apposta. Tenga conto che c'era anche il tecnico delle luci che lavora con me. Insomma due uomini e lei che si muoveva nuda, quasi con esibizionismo, come se ci volesse mostrare il suo corpo, quelle tette cos grandi. Un po' come quei culturisti che sono sempre a torso nudo in palestra per farsi ammirare i muscoli tesi."
"Uhm... Un po' come se Mary avesse appena scoperto quel corpo e la sua bellezza?"
"Beh... S. Per quella aveva almeno trent'anni, mica era un'adolescente."
"E poi?"
"Niente. Abbiamo scattato per due ore. Poi ho trasferito le foto sul pc portatile e le abbiamo viste insieme. A quel punto le ho detto che stava arrivando un'altra cliente e che il book sarebbe stato pronto verso le 18. Lei si  rivestita, abbiamo parlato delle foto e poi quando  arrivata l'altra modella si  messa a chiacchierarci, mentre io e il tecnico allestivamo il nuovo set."
"L'altra donna era Miriam Righetto?", chiese Ardig.
"Proprio lei, la conosce?"
Non rispose alla domanda e ne pose una nuova.
"E a letto come ci siete finiti?"
"Normalmente. Come capita a volte. Quando a fine pomeriggio Mary  tornata per ritirare il CD-ROM del book e saldarmi era tirata da paura, stivali neri, gonna di pelle. Abbiamo iniziato a scambiare due parole e mi ha proposto di prendere un aperitivo sui Navigli. Non avevo impegni e cos siamo andati vicino al mio studio. Poi lei, senza tanti giri di parole, mi ha chiesto dove abitavo e quando gli ho risposto che stavo l vicino, in via Magolfa, mi ha detto se le facevo vedere casa mia. Mi creda commissario, ha fatto tutto lei, anche volendo non mi sarei potuto tirare indietro..."
"E cos se l' portata a letto. E dopo?"
"Dopo ognuno per conto suo. Verso mezzanotte l'ho accompagnata a prendere un taxi. Mi ha raccontato che abitava in provincia e, scherzando, mi ha detto che la corsa notturna le sarebbe costata almeno un centinaio di euro. Quindi  salita sul taxi a Porta Genova, l'ho vista sparire e da quel momento mai pi vista tranne che su Facebook."
L'aveva accompagnata al taxi in Porta Genova e l'aveva vista sparire.
Proprio come lui con Miriam la sera precedente, solo che il fotografo Mary se l'era scopata, mentre lui Miriam l'aveva solo baciata, anzi si era fatto baciare...
"Lo avr letto sui giornali... La Dal Monte esercitava come escort, lo aveva intuito?"
Il fotografo si strinse nelle spalle.
"Mah... S e no. Non domando mai a cosa serve un book, per era chiaro che non aveva pi l'et per fare la modella o la velina, al limite poteva essere un aspirante valletta e attrice, quelle vanno bene anche a 30-35 anni, per non parlava bene, accento meridionale, dizione pessima... E se escludi il mondo dello spettacolo, della tiv e della moda, insomma, una perch si fa fotografare nuda? Certo mi ha stupito per come era esibizionista e anche disinibita. Ho anche pensato a una del porno, ma quelle sono tutte super-rifatte e non fanno foto di nudo artistico ma piuttosto mentre si leccano i capezzoli o si masturbano..."
"Ci  arrivato per esclusione quindi?"
"Esatto. E poi ho notato un'altra cosa strana."
"Quando siete andati a letto?"
"Ecco, proprio a letto. Insomma una che ti chiede di venire a casa tua, che appena entra cerca la camera da letto e inizia a spogliarsi... Ti aspetti una da numeri, poi invece a letto, non so... Sembrava meno sfacciata, pi tenera. Molti baci, molte carezze e alla fine mi ha abbracciato a lungo. In genere quelle come lei appena vieni si alzano e filano in bagno a lavarsi e tornano gi con il perizoma. Addirittura pensavo mi chiedesse di restare a dormire..."
"Altro?"
"Boh... Era sicuramente ben fornita a livello di portafoglio. S, insomma, il book le  costato 600 euro, con regolare ricevuta fiscale, e poi una che prende un taxi consapevole che a quell'ora le coster un centinaio di euro non  una che deve stare attenta ad arrivare a fine mese, no?"
Poteva bastare, ringrazio il fotografo e lo conged.
Santoni, che aveva assistito al colloquio, lo osserv con l'aria di chi non ha afferrato il senso di quell'interrogatorio.
"Dimmi la tua", lo esort Ardig.
"Pensavo lo torchiassi di pi..."
"E a che pro? No, volevo capire meglio e penso di esserci riuscito."
"Capito cosa?"
"Che la scelta della Dal Monte di diventare una escort deve essere maturata tra gennaio e febbraio. Stava per chiudere con il lavoro, aveva un buon conto corrente a metterla al riparo per un po', magari anche un anno o due, ma voleva di pi dalla vita. E quel tatuaggio con la scritta gotica inquadra benissimo il suo stato d'animo. La piccola ragazza dal cuore spezzato ha iniziato a guardarsi intorno. Probabilmente quando  stata dal fotografo non aveva ancora del tutto deciso..."
"Per se l' portato a letto", lo contraddisse il vice.
"Appunto, se era una professionista avrebbe barattato la prestazione sessuale con il book e quello probabilmente avrebbe accettato. Alla peggio si rivolgeva a un altro fotografo. Invece lei ha voluto pagare il servizio e solo dopo ha voluto andarci a letto."
"Semplicemente le era venuta voglia,  un tipo che alle donne piace."
"S, ma se fosse stato un capriccio dopo magari lo avrebbe cercato nuovamente, no? Invece  sparita. Secondo me ha voluto fare pratica... Andare con uno sconosciuto, certamente un uomo gradevole, ma alla fine sempre uno sconosciuto. Una sorta di training per poi passare ai clienti a pagamento."
"E questo a cosa ci porta?", lo punzecchi Santoni.
"A nulla. Per questo  un omicidio strano.  come se qualcuno avesse voluto ammazzare la nuova Mary Dal Monte e punirla crudelmente per il cambio di vita. Prima l'avvelena, e immagina che dolori abbia avuto, e poi infierisce tagliandole la testa", ragion il capo della Omicidi.
"E non sarebbe pi un cliente il potenziale assassino ma qualcuno che evidentemente le era vicino e voleva bene alla Mary di prima. Ma chi? Il marito lo escludo, il fratello  in Calabria e ho controllato che non si  mai mosso da l. Chi poteva volerla punire?"
"Non lo so, Massimo. Forse il maiale. Sperando di scoprire in fretta chi sia."
"Questo per esclude l'ipotesi di un seriale... Che collegamento ci sarebbe con l'omicidio Puteiano?"
"Nessuno in questo caso", concord il capo della Omicidi.
Intorno alle 11 Pinton entr in Questura.
Si rec verso gli uffici della Buoncostume e trov in corridoio il responsabile, Franco Garella.
Un cinquantacinquenne ciociaro salito alla Mobile di Milano da qualche anno, dopo aveva prestato servizio per oltre un ventennio a Roma, nel commissariato del Testaccio: una lunga permanenza che gli aveva lasciato in eredit un accento inconfondibile e la spontaneit tipica dei testaccini.
"Toh... C'avemo belli capelli", lo accolse, sfottendolo.
Pinton abbozz un sorriso, mal celando l'aria tirata.
"E che succede? Hanno fatto Ardig nuovo capo della Polizia?"
"No Garella.  che mi servirebbe un favore."
"E sempre favori me chiedete... E mai che abbiate ricambiato una volta. E mo' pure de sabato. E dai, spara."
"Mi serve una ragazza, una sexy, appariscente."
"Annamo bbene... Sai da quant' che mi serve a me una cos? Mai una volta che ne incontrassi una", rispose ridendo.
"No, dai, sul serio. Mi serve una che passi per..."
"Serve a te o serve a quell'altro musone del capo tuo?"
"Ardig non sa nulla,  una mia iniziativa personale, sto seguendo l'indagine su quel ragazzo sgozzato in chiesa."
"Ah, allora stamo a fa' sul serio? Mo' vediamo che si pu fare."
Un'ora e mezza dopo Pinton sfrecciava sull'autostrada dei Laghi.
Gli occhi fissi sulla strada, anche se qualche sguardo rapace e malandrino ogni tanto si fissava su quelle belle cosce abbronzate.
Con il sovrintendente Vanessa Tropeano aveva gi avuto occasione di lavorare, persino nel giorno chiave della sua carriera, quando Ardig se l'era portata dietro per stanare, in un elegante hotel in zona Fiera, il pianificatore degli omicidi degli Angeli di Lucifero.
Un appostamento che si era concluso con un rocambolesco inseguimento e una sparatoria, anzi quella sparatoria...
La ricordava bella, sensuale ed elegante quel giorno di quattro anni prima quando recitava la parte dell'amante di un professionista.
Bella e sensuale lo era anche oggi, elegante no.
Per era perfettamente calata nella parte che le toccava questa volta, una parte pi ingrata, quella di una battona da cinquanta euro a botta e da venti per una pompa.
Sandalini in plastica vetrata ultra taccati, unghie nere, micro gonna di pelle viola, un enorme tatuaggio tribale sul polpaccio, trucco e mascara pesanti a involgarirle i lineamenti, una canottiera nera a strizzarle i seni.
Altri due tatuaggi sulle braccia.
Non avevano scambiato una parola fino quasi a destinazione.
Azzard una sorta di approccio soltanto in extremis.
"Quei tatuaggi... Non sono autentici?"
"Pinton! Mica so' 'na zoccola vera. Lo faccio solo per il tuo bel visino, oggi. Per non ti ci abituare", gli strizz l'occhio lei, con fare malizioso, calcando l'accento calabrese.
Arrivarono all'entrata, una sorta di casello.
Una sbarra a vietare l'ingresso, una garitta con vetro e interfono per comunicare con il portiere.
"Buongiorno, vorremmo una stanza."
"La standard sono 40 euro per quattro ore, la superior sono 60 euro e ha l'idromassaggio e..."
"Benissimo, prendiamo la superior."
"Mi date i documenti per favore?"
Pinton allung soltanto la sua patente.
Dove non risultava la professione.
"Mi serve anche il documento della signorina", gracchi nel microfono la voce professionale dell'impiegato.
In tutta risposta Pinton allung una banconota da 50 euro.
"La signorina ha dimenticato i documenti a casa... Se fosse cos gentile da chiudere un occhio."
L'uomo squadr l'accompagnatrice: una delle tante troie che battono in zona, tutto regolare.
"Quale signorina? Io non vedo nessuno", ammicc mentre ritirava la banconota.
Ricambi il sorriso e questa volta tir fuori il tesserino.
"Polizia, lei ha appena violato diverse leggi."
Ingran la retro e port l'auto nel parcheggio esterno.
Quindi si riavvi verso la portineria.
Pochi secondi e il portiere emerse dalla sua postazione.
Preoccupato, arrossito e con l'aria di chi ha capito di essere nei pasticci. Non era un uomo, ma un ragazzo pi o meno della sua et, massimo trentenne.
Capelli rasati a zero per nascondere le calvizie, fisico prestante, l'idea di uno sveglio.
"Mi scusi c' stato un equivoco... Mi ha frainteso."
Pinton non si scompose, tirando fuori un registratore tascabile con microfono allungato nella manica.
"Nessun equivoco. Vuole che risentiamo la nostra conversazione?"
Questa volta il ragazzo sbianc.
"Non potrebbe chiudere un occhio?"
Era il momento di approfittarne.
"Senti, facciamo cos, tu mi fai un controllo su un nome e io mi dimentico questa storia."
"Che nome?"
"Simone Pizzetti."
Il giovane non batt ciglio. Evidentemente non era un assiduo lettore dei casi di nera e non aveva collegato che si trattasse della giovane vittima di un omicidio efferato.
Sbatacchi i polpastrelli sulla tastiera.
"Eccolo,  venuto cinque volte... vede?"
Si annot le date, coincidenti con quelle di alcune assenze o permessi dal lavoro.
"Con chi  venuto?"
"Beh... Era da solo."
"No che non era da solo. Temo proprio che non potr mantenere la parola. Aspetti che chiamo in Questura."
Questa volta il ragazzo parve sul punto di svenire.
"Un momento, la prego. Le chiamo subito il capo, il signor Razzoli."
Verso le 13 Ardig si era concesso la solita passeggiata palliativa per riordinare le idee.
Professionalmente riusc a schiarirle: le mail della Dal Monte, o meglio di AfroditeDea, ecco cosa fare. Doveva proseguire la lettura.
Ma il vero tarlo che lo rodeva era un altro. Personale.
Miriam. Poteva nascondere agli altri il turbine di sentimenti che lo agitava, ma a se stesso non poteva mentire.
Era geloso, proprio cos. Era geloso di un uomo sconosciuto che la notte prima se l'era goduta dietro tariffa.
Una troia, ecco cos'era Miriam. Solo quello.
E lui si stava avvelenando il sangue. Per lei.
C'erano volute in tutto pi di due ore, un'attesa trascorsa restando nell'ufficio direzionale del motel Lux, consumando un pasto veloce offerto dal direttore di quella struttura ricettiva, l'imbarazzatissimo signor Razzoli, che divenne ancora pi imbarazzato quando, verso le 13, erano entrati diversi clienti accompagnati da prostitute.
Tutti ovviamente rimbalzati in quanto non in grado di fornire i documenti della ragazza che li accompagnava.
Se Garella e quelli della Buoncostume fossero stati l avrebbero avuto parecchio lavoro da sbrigare.
Soltanto verso le 14 arriv, trafelato, un altro ragazzo sempre sulla trentina.
Si present come Livio, era l'addetto all'archiviazione delle immagini delle telecamere di sorveglianza, e osserv con un certo stupore il giovane biondino che si era qualificato come un poliziotto, faccia pulita e camicia bianca.
Con l'occhio sbirci l'avvenente accompagnatrice: una giovane donna in sandali, jeans e maglietta, con l'aria annoiata, seduta su una poltrona, intenta a frugare in una borsetta di plastica trasparente: dentro gli abiti da poco dismessi, le zeppe ultra taccate, la gonna di pelle viola e la canotta nera, ovvero tutto il necessario, avvenenza esclusa, per trasformare una sbirra in una mignotta.
L'informatico esegu rapidamente gli ordini, individuando rapidamente i file da trasferire su un DVD che avrebbe consegnato all'ispettore, nonostante quest'ultimo fosse privo di un bench minimo decreto che lo autorizzava a questa palese intrusione nella privacy dei clienti e del motel stesso.
Prima di copiare i file naturalmente li visionarono.
Sembrava di guardare sempre lo stesso filmato, anche se cambiavano le date, in alcuni casi le condizioni di luce e quelle meteorologiche, l'abbigliamento e l'aspetto fisico dei protagonisti.
Impiegarono un po' ma la ricerca ebbe buon fine. Eccolo.
Finalmente Simone Pizzetti tornava in vita, seppur per qualche istante: al volante della sua Scenic pareva proprio un Harry Potter senza bacchetta magica.
L'espressione tesa, un gesticolare che tradiva insicurezza, modi di fare comunque garbati.
Peccato non ci fosse l'audio.
Bastava il video, che immortalava impietosamente il momento in cui l'informatico allungava la sua sola carta d'identit insieme alla canonica banconota da cinquanta euro. Il prezzo della piccola corruzione quotidiana dei custodi del motel Lux.
Fiss il monitor concentrandosi su di lei.
La intravedeva soltanto, al posto del passeggero, un po' velata dal parabrezza in controluce.
Poi un'inquadratura decente la immortal mentre scendeva dall'auto per infilarsi nella stanza.
Mora, capelli lunghi, seno abbondante, qualche chilo di troppo: giovane, meno di 30 anni, et che nei video successivi abbass a 24-25.
Iniziava ad avere in mano qualcosa, ma non abbastanza.
Decise di incalzare il ragazzo della portineria sotto lo sguardo impietrito di Razzoli.
Incontr poca resistenza. Anche se il nome lo ignoravano.
"Credo sia un albanese, una di quelle che battono nella zona industriale di Arese o Rho. Bazzica qui da un paio d'anni.  venuta con diversi clienti", ammise il ragazzo.
"Anche negli ultimi giorni?"
"No,  un po' che non la vedo. E di giorno sono quasi sempre io di turno per cui..."
Nulla di strano, facile che i protettori le avessero fatto cambiare aria dopo la morte di Pizzetti.
Poteva bastare.
Ancora una tappa e avrebbe potuto far ritorno in commissariato. Con una traccia vera tra le mani.
Rientrato in ufficio il commissario aveva ripreso la lettura dal punto interrotto la notte precedente.
Bilancia58 aveva scritto domenica 17 febbraio: "Mi hai portato in paradiso, mi hai regalato un sogno. Non vedo l'ora possa succedere di nuovo".
AfroditeDea aveva replicato secca: "Non succeder mai pi, meglio per entrambi. Non  questa la mia vita. Non cercarmi pi".
Seguiva la solita grandinata di tentativi quotidiani di Bilancia58 di contattare AfroditeDea, tutti senza risposta.
La svolta inattesa era arrivata marted 12 marzo.
Da AfroditeDea: "E cos fai l'avvocato, altro che imprenditore... Quando oggi ti ho visto mi  quasi venuto un colpo".
Bilancia58: "Sei stata brava a simulare. Ti ringrazio".
AfroditeDea: "Ormai sono diventata una professionista".
Bilancia58: "Sei stata con altri uomini?".
AfroditeDea: " diventato il mio lavoro. Lo  diventato dopo di te".
Bilancia58: "Vorrei averti solo per me".
AfroditeDea: "Non puoi".
Bilancia58: "Per te sarei pronto a tutto, anche a mollare la famiglia".
AfroditeDea: "Non sar mai tua. Potrai essere solo un cliente. Accettalo. E ricordati che adesso io so tutto di te".
Bilancia58: "Adesso anch'io so di te".
AfroditeDea: "S, ma io ho gi perso tutto, famiglia, lavoro, affetti. Tu invece puoi perdere tutto. Non assillarmi con le tue stronzate. Se vuoi rivedermi sono 3000 euro a sera. Altrimenti sparisci".
La ragazza si doveva essere disconnessa, ma ormai il quadro era chiaro: nelle tre settimane dal loro incontro a Cernobbio, la Dal Monte doveva essersi del tutto tuffata nella professione di escort.
Evidentemente quella scopata per 10.000 euro era stata una sorta di "proposta indecente" nostrana e presumibilmente quei soldi gli erano serviti per affittare la casa in via Castelfidardo e cambiare vita lasciando la provincia pettegola e i freschi ricordi di un matrimonio andato a rotoli.
Solo che la vita a Milano costa e Mary si era resa conto che per sopravvivere in quel mare lussuoso doveva darsi da fare.
E si era trovata nuovi clienti, forse tramite la Righetto.
E nel frattempo il destino l'aveva riportata a incontrare faccia a faccia Bilancia58: un avvocato.
Rimase a riflettere sulla tariffa: 3000 euro a botta.
Troppi, anche per Milano, dove con 1000 euro puoi spupazzarti una sventolona polacca o ceca.
La Dal Monte sparava il triplo, o perch Bilancia58 gli faceva proprio schifo oppure perch consapevole che quello li avrebbe pagati pur di portarsela a letto.
Riprese la lettura.
Gioved 14 marzo AfroditeDea si era degnata di rispondere all'assedio telematico del suo cliente: "Vediamoci domani sera se ti va. Puoi venire a casa mia, in via Castelfidardo 14. Porta i 3000 euro e una bottiglia di champagne francese".
Bilancia58: "Perfetto. Tu invece compra due schede telefoniche, almeno da domani potremo comunicare via sms e non con questa chat. Meglio essere prudenti".
Era arrivato all'ultimo foglio.
La liaison tra AfroditeDea e Bilancia58 su "incontripiccanti.com" era finita e proseguita via cellulare...
L'appuntato della stazione dei Carabinieri di Arese, sotto lo sguardo vigile del suo maresciallo, estrasse da una cartellina plastificata una serie di foto in bianco e nero, nitide, scattate da un teleobiettivo.
Tutte le puttane operanti nelle rotonde stradali disseminate nei confini cittadini erano state censite.
Pinton, la Tropeano e il militare passarono in rassegna le foto, comparandole con l'immagine pi nitida che avevano estrapolato dai video del motel Lux.
Il lavoro non fu particolarmente lungo.
" questa.  quella che batte allo svincolo del cimitero di Passirana."
"Il cimitero?", domand stupito Pinton.
"S - intervenne il maresciallo -  un piccolo cimitero di una frazione di Rho,  fuori dall'area urbana e apre in orari limitati.  schiacciato tra il tracciato dell'autostrada dei Laghi e il ponte che le passa sopra, e davanti all'entrata c' uno spiazzo dove spesso sostano i camion. E da qualche anno ci staziona fissa qualcuna di queste ragazze. Che in genere si alternano tra le varie rotonde, scambiandosi di postazione a turno."
Pinton guard meglio alcune immagini.
Vicino alla giovane prostituta c'era la solita seggiola pieghevole e un sacchetto di plastica contenente degli indumenti.
A un metro di distanza una piccola montagnetta di rifiuti: bottigliette di plastica, preservativi, scatolame vario, qualche rivista.
"Come ci arrivano l?"
"Le portano con un furgone o con delle auto. Una sorta di scuolabus... A ogni rotonda si fermano e scende una di queste sventurate. Poi verso le 21, quando il traffico dei pendolari  finito, passano a riprenderle e scaricano le altre, quelle del turno di notte". E noi non possiamo fare niente, abbiamo le mani legate, ma lei lo sa meglio di me..."
In realt non era proprio un esperto, pur sapendo che la prostituzione in s non era un reato, mentre lo erano lo sfruttamento o l'induzione in schiavit.
"Sappiamo come si chiama?"
"Come no, almeno una volta le abbiamo schedate tutte."
Il maresciallo Moreno Nastasio indic all'appuntato di fornire gli estremi della prostituta.
"Dal documento che ci ha esibito risulta essere Mirela Ndoja, nata a Valona, in Albania, il 12/5/1986. Stando ai terminali  in possesso di un regolare permesso di soggiorno rinnovato lo scorso mese di marzo, avendo esibito un contratto co.co.co. come badante."
La solita storia. L'organizzazione criminale che gestiva le ragazze le forniva di documenti in regola, in modo da metterle al riparo dal rischio di espulsione, inventandosi un contratto fantasma per un lavoro altrettanto fantasma.
E per andare a smascherare quei delinquenti occorreva un certosino lavoro combinato insieme a quelli dell'Inps, per dimostrare che non c'era nessun datore e non c'erano contributi.
Un mare di fatica, carte bollate e tempo buttato, per poi al massimo far espellere la ragazza e vederla tornare a battere due mesi dopo con una nuova identit e un nuovo permesso di soggiorno. Tempo ed energie sprecati per niente.
Una battaglia persa in partenza, ormai si erano rassegnati.
Pinton osserv l'orologio: le 16,20.
In teoria, Mirela Ndoja in quel momento doveva essere al lavoro, seduta sul suo sgabello a mostrare la mercanzia ai passanti.
Chiese ai Carabinieri di accompagnarli.
Lo sgabello non c'era. E neppure la Ndoja.
E neppure l'immondizia che si vedeva nelle foto.
Uno dei militari, un uomo maturo, vicino alla cinquantina, uno di poche parole, si guardava intorno scuotendo la testa.
"Adesso che mi ci fa pensare, ispettore, le dico che, sia questa ragazza, sia quella che batte dall'altra parte del ponte, alla rotonda, non mi capita di vederle da un po'. Devono averle spostate da un'altra parte."
"E da quanto non le vede?"
"Non so essere preciso, direi da un paio di settimane. E comunque, vede qui in giro? Come dire...  troppo pulito, non ci sono cartacce, bottiglie, preservativi... Voglio dire, quelle qui ci vivono praticamente."
"Mi sta dicendo che qualcuno potrebbe essere passato a ripulire la zona?"
"Effettivamente... Oppure  stata la ragazza che si era stufata di stare nello sporco. Oppure il Comune, per via del cimitero..."
Tornarono in caserma dove Pinton chiese un ultimo piacere al maresciallo Nastasio.
"Anzi, facciamo due. Intanto se pu mandare una pattuglia a farsi un giro, con la foto della Ndoja, nella speranza che stia operando in un'altra rotonda. Chiss, se siamo fortunati... E il secondo, se potete avvisarmi immediatamente nel momento in cui doveste rivedere la ragazza da qualche parte."
"Conti pure su di noi."
Rientrarono a Milano che ormai era quasi sera.
La Tropeano, che nel corso della giornata aveva biascicato s e no dieci parole, era in vena di conversare.
"Sai che sei bravo?"
"Grazie", arross Pinton.
"No, sul serio, ti sei mosso bene. Scuola Ardig, si vede... Ma come hai fatto a capire che il ragazzo aveva una storia con la puttana albanese?"
"Fortuna", si schern l'ispettore, prima di riepilogarle la vicenda delle multe, delle assenze dal lavoro e dei prelievi sospetti.
Lei lo guard con aria ammirata, poi si stiracchi.
"Beh, visto che mi hai sballottata per motel e caserme tutto il giorno, almeno una pizza me la offri, vero? O hai una fidanzata gelosa pronta a levarti la pelle di dosso?"
"No... Non sono fidanzato."
Vanessa sorrise, stiracchiandosi ancora.
"Allora perch non vieni a cena da me? Almeno finalmente scendo da questi tacchi che mi fanno un male allucinante... Ti cucino spaghetti al pomodoro e basilico, la specialit della casa."
Questa volta a sorridere fu Pinton.
Invernizzi stava resocontando Ardig della sua trasferta a Cernobbio.
"Niente. Nessuno  in grado di identificarlo. Sono passati quasi sei mesi, del resto. Una cameriera si ricordava di aver visto la ragazza in compagnia di un uomo di mezza et, li ha visti uscire per cena. Il portiere di notte invece mi ha spiegato che la Dal Monte si era presentata da sola alla reception per ritirare le chiavi della stanza quando era rientrata verso le 22 e che l'uomo l'aveva attesa nella hall e l'aveva poi accompagnata in stanza, ma lo ha solo intravisto. Forse per abbiamo un modo per..."
"Le telecamere di sorveglianza?", lo precedette Ardig.
"Proprio cos. Le ha una societ di vigilanza privata, ha l'appalto. Il direttore dell'hotel li ha gi contattati e domani mattina ci faranno avere le registrazioni del 16 e 17 febbraio. Non dovrebbe essere un lavoro lungo. Almeno avremo una faccia da dare a questo signore."
"Per ci mancher sempre il nome. Meglio che niente...", borbott Ardig, ringraziando Invernizzi per il lavoro svolto.
Decise di andare a casa, raccolse Frog e scaric un messaggio di Pinton: "Buone news su Pizzetti, domani ti spiego".
L'ispettore Marco Pinton attese che l'sms risultasse inviato.
Poi con movimenti felpati ripose il telefono sul comodino.
Vanessa dormiva, sdraiata di pancia.
Si perse con lo sguardo tra le sue morbide forme nude.
La tipica bellezza del sud, fianchi torniti, sedere ampio e sodo, un seno giunonico, i capelli scuri naturalmente mossi.
La sentiva respirare serena.
Gli spaghetti promessi aspettavano nella confezione.
Appena entrati nel miniappartamento in piazzale Siena - ovvero 45 metri quadrati divisi tra un cucinotto e una camera da letto al limite dell'agibilit e un bagno da contorsionisti - aveva intuito che la cena sarebbe saltata.
Com'erano saltati i jeans e la canottiera di lei appena varcata la porta. Se l'era ritrovata in perizoma e reggiseno, che blaterava della voglia di fare una doccia prima di cucinare.
Ma non occorrevano i sottotitoli per capire quali fossero i suoi reali desideri e Marco Pinton non si era fatto pregare, cingendola subito da dietro e facendola sua.
Avevano fatto l'amore due volte, in mezzo si erano avvinghiati sotto la doccia.
Ora lei ronfava, stremata, appagata, e lui la ammirava.
Non era tipo da una botta e via, lui. Voleva di pi, voleva una storia importante per dare un senso alla sua et. E alla sua vita.
Per il momento, per quella sera, per, bastava Vanessa.
Una collega, una donna sola, una donna per una notte.
Prima di cedere al sonno si concesse un pensiero rinfrancante: stava conducendo un'indagine alla Ardig, facendo di testa sua, senza ascoltare nessuno, prendendosi dei rischi.
E finalmente si sentiva sbirro anche lui.
...
.
...
7.
...
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...
L'uomo che le attendeva pareva uscito da un film dell'orrore.
Un gigante d'ebano di quasi due metri di muscoli.
Nell'oscurit dell'androne mal illuminato quasi non lo distingueva, se non per quegli occhi bianchissimi, enormi.
Non disse una parola.
Aveva mani grosse come badili e un collo taurino.
Le fece entrare in ascensore e le bend.
Lo sapevano, faceva parte degli accordi con cui erano state ingaggiate. E sapevano anche di quello strano giochino cui stavano per sottoporsi: rimanere in ascensore per diversi minuti, su e gi, tragitti pi lunghi e pi brevi.
All'inizio tent mentalmente di calcolare i piani, poi il buio, il silenzio e quel misto di paura ed euforia la disorientarono.
Si lasci trasportare e scaricare a chiss quale piano.
Non avrebbe mai saputo indicarlo. E neppure capire in quale appartamento fosse entrata.
...
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...
Milano, sabato 6 luglio 2013.
...
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...
Niente musica in sottofondo.
Ardig, infilato dentro la canotta rossa dell'EA7 Armani Milano, con il numero 23 e il nome di Langford impresso sulla schiena, non praticava il footing con gli auricolari e l'i-Pod, come il resto dei runner.
Tendeva a guardare in basso, per non inciampare.
E cos, per oltre mezz'ora si era sciroppato l'asfalto della circonvallazione Est, ormai la sua pista, limitandosi ogni tanto a gettare un'occhiata distratta al cardiofrequenzimetro da polso acquistato qualche tempo prima in farmacia.
Appena rientrato si catapult sotto la doccia.
Lo zampillo dell'acqua fredda a pungergli la pelle, il ronzio dell'HTC a punzecchiargli i timpani.
Termin di lavarsi, afferr un asciugamano e guard il display.
Il centralino del commissariato di piazza San Sepolcro.
Richiam, Invernizzi dall'altra parte: "Capo, scusa, la societ di sorveglianza ci ha appena recapitato il CD con le immagini dell'hotel di Cernobbio del 16 e 17 febbraio. Stiamo iniziando a vederle".
"Perfetto, mezz'ora e sono l."
I due sovrintendenti erano al monitor, impegnati a far scorrere quelle monotone e ripetitive immagini in bianco e nero con il fast forward.
Un lavoro lungo, ci sarebbe voluta almeno un'ora.
Doveva attendere. E la pazienza era una dote in cui Ardig peccava. Sulle scale incroci Pinton.
"Bruno, avrei bisogno di parlarti io, intanto."
Ottimo, almeno avrebbe riempito l'attesa con l'aggiornamento sull'altro caso, quello del nerd tutto casa e famiglia sgozzato mentre pregava.
Un caso di cui fregava poco a tutti. Alla Pollini, impegnata a rincorrere i germogli lombardi di Al-Qaeda, alla stampa, morbosamente attratta dalla decapitata, e persino alla famiglia del ragazzo, che tanto si consolava pregando in chiesa, ricordandone la condotta ineccepibile tendente alla santit.
"Vieni e accomodati."
And a sedersi, fece accucciare Frog sulla sua coperta e si accese la prima sigaretta di quel sabato mattina che non passava mai.
"Nei giorni scorsi insieme a Foglia abbiamo fatto un lungo giro nella zona dove Pizzetti ha rimediato le varie multe. Poi abbiamo parlato con il comandante della stazione dei Carabinieri di Arese. E infine ci siamo nuovamente rivolti all'azienda dove lavorava."
"Ebbene?".
"Personalmente, inizio a farmi un'idea."
"Sentiamola."
"Che il nostro bravo ragazzo era un fior di bugiardo e spendeva i suoi soldi in puttane, anzi forse con una sola puttana."
Nonostante la tensione che lo attanagliava, quella considerazione gli strapp una risata.
"No, sul serio, capo. Ascoltami."
"Ti ascolto."
"Intanto Pizzetti era stato incaricato tra gennaio e febbraio, per circa cinque settimane, di sostituire un collega in malattia e coprire le sue imprese, dove effettuava sempre i soliti lavori di hardware, back-up e via dicendo, nella zona proprio di Bollate, Garbagnate, Lainate e Senago."
"Okay, ma le multe sono di marzo e aprile."
"Infatti, pare per che lo stesso Pizzetti avesse chiesto, anche con insistenza, se si potesse spostarlo dalla zona che copriva nell'area sud-ovest a quella appunto del nord-ovest, ma i superiori non lo avevano potuto accontentare."
"E che spiegazione aveva fornito per motivare questa richiesta di spostamento?"
"Nulla di particolare, solo che si era trovato bene con i clienti che aveva servito, poi qualcosa sul traffico, insomma niente che potesse davvero convincere i suoi capi. Tuttavia gli era stato concesso di fare da supplente per quella zona se il titolare fosse stato assente, dunque qualche volta  tornato l a lavorare."
"Uhm... Fin qui ti seguo. E le puttane cosa c'entrano?"
"Ci sto arrivando. Sempre in azienda abbiamo appurato che Pizzetti aveva chiesto alcuni permessi per assentarsi qualche ora, giustificandosi con le scuse pi classiche, tipo il rinnovo dei documenti, una visita medica e via dicendo. Successivamente, a maggio, alcuni giorni di ferie, in questo caso spiegando che doveva fare delle sedute dentistiche e, tra anestesia e antidolorifici, non sarebbe poi stato in grado di guidare. Tieni conto che il suo non era un lavoro d'ufficio ma di continui spostamenti."
"Hai gi verificato se..."
"Gi fatto, l'agente Sinato ha parlato con il dentista che lo ha visto soltanto per un'ablazione senza anestesia."
"Un'altra balla del nostro bravo ragazzo..."
"Non solo. Abbiamo nuovamente ricontattato l'azienda e il suo diretto superiore, tale Luca Bergamelli, il quale, di fronte a questi nostri rilievi, ha eseguito una nuova verifica e ha confermato che il ragazzo negli ultimi due mesi aveva bucato un paio di appuntamenti, e anche in questo caso si era giustificato dicendo che aveva trovato traffico o che aveva avuto un forte mal di testa. Roba da prendersi una bella strigliata. Per era uno che lavorava bene, uno che i clienti apprezzavano, pertanto, anche se aveva avuto un piccolo calo di applicazione, non lo avevano rimproverato."
"Ore di lavoro saltate, multe per eccesso di velocit, la richiesta di trasferimento in un'altra area dell'hinterland... Se aggiungiamo quei prelievi superiori alla sua media, penso di aver capito."
"Infatti, i prelievi.  proprio questo particolare che mi ha fatto scattare il campanello d'allarme. Insieme alle schede telefoniche albanesi."
"Perch?"
"Perch quella zona pullula di prostitute diurne, di quelle che battono in pieno giorno."
Ardig lo osserv perplesso.
"Di troie ormai ne trovi ovunque, non solo l. Sono sulla Paullese, sulla Rivoltana, dietro le tangenziali."
"S, d'accordo, per, credimi, ne ho viste veramente tante, almeno una quindicina nel raggio di pochi chilometri. Tutte giovani, molto belle, volgari certo, eppure con un loro fascino. Sembrano pi ragazze in tiro per andare in discoteca, non so se mi spiego... E ho notato diversi veicoli che si facevano due o tre volte la stessa rotonda solo per visionare pi accuratamente la ragazza di turno."
Rimase decisamente stupito.
Una simile considerazione se la sarebbe aspettata da Santoni non da Pinton, tra l'altro anche lui un ragazzo di chiesa, uno cresciuto con dei valori e un'educazione all'antica.
Un ragazzo in qualche modo simile a Pizzetti.
Proprio questo paragone, per, lo port istintivamente a fidarsi dell'intuizione del giovane ispettore.
Il fatto che in qualche modo avesse delle affinit con la vittima poteva aiutarlo a ragionare in maniera analoga.
Decise di stuzzicarlo.
"Se uno come Pizzetti fosse andato a puttane avrebbe poi dovuto snocciolare un'infinit di rosari per espiare il suo peccato, no?"
"E se fosse proprio cos? Sappiamo che aveva una fidanzata, secondo quanto rivelato dalla perpetua..."
"Eppure, da quel che mi hai riferito, sia i genitori che il prete sostengono che non ce l'aveva questa fidanzata e forse non ne aveva mai avuta una."
"Sul prete lasciamo perdere, quello ne sa qualcosa ma non si pu farlo parlare. In ogni caso ti ricordo che in macchina abbiamo rinvenuto una scatola di preservativi. E quelle ragazze, seppur appariscenti, sono, come dire, quasi tenere. E lui era un bravo ragazzo, probabilmente anche un ingenuo."
Il commissario arraff l'ennesima sigaretta, la penultima rimasta nel pacchetto aperto la sera precedente.
"E infine - prosegu Pinton - abbiamo quelle schede telefoniche per l'Albania. Che cambiavano ogni dieci giorni. E quelle giovani prostitute albanesi sono sempre attaccate al telefono, no?"
Ardig sbuff fumo e si rivolse al vice: "Vediamo se ho ben capito. Pizzetti viene spedito nella zona di Bollate e Garbagnate per sostituire un collega malato. Transita in quelle strade e inizia a vedere tutte queste ragazze dell'Est, poi, terminata la sostituzione, viene rimandato nella zona di Trezzano e Corsico, dove per non c' un simile giro di prostituzione, per cui morde il freno per tornare a bazzicare l'alto Milanese. Cos inventa scuse, prende permessi, salta gli impegni... Inoltre ci sono quei prelievi insoliti, i preservativi e quelle schede telefoniche albanesi con cui erano in contatto".
"Esattamente, secondo me aveva iniziato a frequentare alcune di queste prostitute che battono solo di giorno, per cui se voleva andare con loro doveva per forza assentarsi dal lavoro, cos si spiegherebbero anche le richieste di permesso basate su motivazioni inesistenti o futili."
"Marco, il ragionamento fila, anche se non ci porta poi molto lontano. Perch un conto  andare a troie, censurabile a livello morale e forse sanzionabile a livello amministrativo, e un altro  finire sgozzato come un capretto e per di pi in una chiesa. Un'esecuzione feroce, quasi simbolica, quasi di monito..."
Il giovane ispettore trevigiano scosse la testa.
"Pizzetti era un bravo ragazzo, magari un idealista ingenuo che si  spinto oltre i limiti e ha pestato i piedi agli sfruttatori."
Dal sesso si addentravano nel campo del sentimento.
"Vuoi dire che potrebbe essersi innamorato di una prostituta, magari anche ricambiato? Che ha cercato di redimerla e portarla via dal marciapiede?"
"Proprio cos. E quella  gente violenta, senza scrupoli."
"Se volevano spaventarlo e allontanarlo, al limite anche dargli una lezione, lo prendevano e lo riempivano di botte, ma ucciderlo no. Anche perch cos avrebbero attirato la Polizia ed  l'ultima cosa che quelli vogliono. Oppure pi facilmente avrebbero spostato la ragazza da un'altra parte, magari in un'altra regione, e a quel punto avrebbero risolto tutto senza spargere sangue."
Not una certa delusione sul volto del vice.
"E poi non hai alcuna prova che davvero Pizzetti frequentasse una prostituta. E in ogni caso trovarla sarebbe come cercare un ago in un pagliaio", lo scoraggi.
"Veramente, capo - si illumin l'ispettore - ritengo di averla gi individuata.  un'albanese. Si chiama Mirela Ndoja e fino a qualche settimana fa batteva in una rotonda tra Arese e Rho, per adesso si  volatilizzata."
Ardig rest di sasso. Prima di complimentarsi.
"Bravo Marco! E come hai fatto?"
"Diciamo che ho inseguito un'intuizione. E poi quelli della Buoncostume mi hanno dato una mano prestandomi anche la Tropeano che si  finta una prostituta..."
"Ruolo che le riesce con innata naturalezza", ironizz il commissario, incocciando in una smorfia eloquente del vice.
"Beh, spero che almeno tu l'abbia ringraziata come si deve..."
Pinton afferr il doppio senso e annu arrossendo.
"Spero di s..."
Ardig sorrise e per un istante lo invidi.
La Tropeano si fingeva una troia per mestiere.
Miriam invece la troia la faceva per mestiere.
E la differenza era abissale.
"Marco, prenditi il fine settimana di riposo e da luned battiti ogni marciapiede e trovami questa prostituta albanese."
Il tempo di un caff alla macchinetta e Invernizzi lo chiam.
"Eccolo capo,  questo."
Pasini stava lavorando con il mouse per ingrandire i frame da far scorrere al ralenti.
Un uomo elegante, vestito con uno spezzato, vicino alla sessantina.
Prima sfogliava distrattamente una rivista abbandonata su un divanetto, poi si girava, presumibilmente vedeva la Dal Monte che aveva ritirato la chiave, quindi attraversava la hall a passo deciso sfilando sotto la videocamera.
Sei o sette secondi in tutto.
Un altro colpo di mouse e l'immagine si sgran ulteriormente.
Eccolo l, il maiale.
Viso pulito, capelli ondulati, qualche chiletto di troppo, un elegante foulard scuro al collo.
"Sembra il classico imprenditore brianzolo, sai quelli di Confindustria...", comment Invernizzi.
Ignorato da Ardig, con gli occhi fissi al monitor.
"Questo... Questo qua... Cazzo, ma lo conosco! Questo  l'avvocato dove lavora l'amica della Dal Monte!"
I due sovrintendenti non commentarono, non avendo i dettagli necessari per mettere a fuoco.
In realt anche Ardig impieg qualche secondo a mettere a fuoco. Poi in un istante tutto fu chiaro.
"Cazzo, questo  l'avvocato, quello citato nella mail. E infatti la Dal Monte in un messaggio gli dice che  rimasta stupita quando l'ha visto nel suo studio..."
Parlava da solo, ad alta voce.
Si volt verso Pasini: "Trovami subito la data di nascita di un avvocato, si chiama Stoppani, ha lo studio in Cinque Giornate".
Si precipit nell'ufficio, nel frattempo era sopraggiunto anche Santoni, che ragguagli confusamente mentre armeggiava sui fogli nella scrivania.
"Dov'? Dov'? Eccola qua, cazzo, eccola. Ascolta cosa gli scrive Mary il 12 marzo. E cos fai l'avvocato, altro che imprenditore... Quando oggi ti ho visto mi  quasi venuto un colpo". E lui le risponde: Sei stata brava a simulare. Ti ringrazio". Hai capito? Lei  andata nel suo studio, nello studio di un avvocato, e si  trovata di fronte allo sconosciuto che si era scopata in un hotel a Cernobbio un mese prima. E noi sappiamo che la Dal Monte qualche mese fa era stata proprio da Stoppani, che di persona non conosceva, per una consulenza amichevole sulla sua separazione grazie alla mediazione della sua amica, la Grinelli. Tutto combacia.  lui,  Stoppani."
Santoni non fece in tempo a commentare.
Pasini era entrato senza bussare.
"Capo, c' un avvocato, Stoppani Pierluigi, nato il 6 ottobre 1958. Ha lo studio proprio in piazza Cinque Giornate."
Questa volta Santoni comment: "Il 6 ottobre ricade sotto il segno zodiacale della Bilancia. Bingo! L'abbiamo beccato!".
L'accendino infiamm una bionda.
Si concesse qualche tiro prima di decidere.
Potevano andare a sentire la segretaria, la Grinelli, giusto per scrupolo, ma scart l'ipotesi.
Era sabato, i controlli patrimoniali negli istituti bancari erano impossibili, almeno fino al luned.
Poteva attendere, in fin dei conti Stoppani era solo un sospettato, nulla di pi. Ma era opportuno far trascorrere quarantott'ore?
Non gli restava che scaricare la patata bollente sul tavolo del sostituto procuratore.
Compose il numero. Todeschi rispose con aria trafelata.
In sottofondo il rumore del motore.
"Commissario, lei non si riposa mai?"
"Abbiamo identificato il maiale.  un avvocato, si chiama Pierluigi Stoppani."
"Cosa dice? Ne  sicuro?"
"Direi proprio di s, ho dei riscontri incrociati che lo confermano."
"E come intende procedere?"
"Veramente - obiett seccato il poliziotto - tocca a lei decidere come procedere."
Il magistrato accett di buon grado la stoccata.
"Senta, io sto andando a giocare un torneo di tennis, ho una partita importante a cui non posso mancare."
Il tennis... Del resto la vita era tutta una questione di priorit e una partita di tennis, evidentemente, aveva la precedenza sul fermo di un sospettato per omicidio.
Il capo della Omicidi si morse la lingua per non mandarlo al diavolo.
"Facciamo cos - riprese Todeschi - lei mi recupera questo... Stoppa ha detto?"
"No, Stoppani. Pierluigi Stoppani,  un civilista."
"Mi sa tanto - ridacchi - un ex civilista... Comunque, mi recupera questo Stoppani e me lo porta in ufficio da me, restiamo per le 15, cos prima avete tutto il tempo di torchiarlo voi."
"Mi serve un mandato di comparizione urgente come persona informata dei fatti", fece notare il poliziotto.
"Uff... Facciamo cos, quello glielo firmo quando ci vediamo."
"No, dottore, non facciamo cos, non mi presento da un avvocato senza un mandato firmato da un sostituto procuratore.  chiaro?"
Il tono di Ardig non lasciava dubbi. E per essere ancora pi deciso aggiunse: "E poi non vorr mica emettere un mandato senza aver valutato gli indizi a supporto, no?".
Il pm fu costretto a traccheggiare.
"Va bene, va bene... Venga tra mezz'ora da me in tribunale. Vorr dire che chieder di far slittare la partita, sempre che al mio avversario vada bene", si arrese Todeschi.
Mai nella sua vita professionale Ardig avrebbe immaginato di doversi confrontare con un magistrato in scarpe da tennis, bermuda griffati con il baffo Nike e polo di Sergio Tacchini.
Anche Santoni lo scrutava perplesso.
Racchette e palline erano rimaste nel bagagliaio dell'auto.
I sogni di gloria tennistica erano finiti nel cestino dei rifiuti.
"Mi auguro ne sia valsa la pena. Purtroppo - esord seccato il pubblico ministero - il mio avversario ha rifiutato lo slittamento del match e mi hanno decretato la sconfitta a tavolino. Peccato, era un torneo in cui avrei potuto..."
Ardig lo interruppe prima di farlo terminare.
"Dottore, con tutto il rispetto, non me ne frega un beneamato cazzo della sua partita e del suo tennis. Ho una squadra di 13 uomini che da una settimana salta i turni e i riposi per cercare di risolvere un caso di omicidio, se lei ha impegni improrogabili pu richiedere di essere sollevato dall'inchiesta, la procedura dovrebbe conoscerla."
"Commissario, non le permetto..."
"No, sono io che non le permetto di rompermi le palle con questa storia. Chiudiamo questo caso e poi ognuno per la sua strada."
"Le far un rapporto disciplinare al Questore, per questo atteggiamento!"
"E io andr dal procuratore capo a riferirgli dei suoi prioritari impegni tennistici se lei mi far rapporto. E come vede ho un pubblico ufficiale qui con me che pu confermare la mia versione dei fatti", lo rimbalz il capo della Omicidi, forte della presenza del vice al suo fianco.
Schermaglia terminata. Todeschi si esib in un sorriso tirato.
"D'accordo, chiudiamola qui. Non parliamone pi. Piuttosto mi esponga tutto quanto  emerso a carico di questo avvocato."
Fottendosene del divieto di fumo, Ardig si accese una sigaretta e inizi a mostrare prima il botta e risposta in chat tra AfroditeDea e Bilancia58, quindi, tramite una chiavetta usb dove era stato scaricato l'estratto del video di sorveglianza, fece scorrere sul monitor del pc del magistrato i pochi secondi in cui l'uomo veniva immortalato nella hall dell'hotel Eden a Cernobbio.
"Anche l'ispettore Santoni ha riconosciuto in questa persona l'avvocato Pierluigi Stoppani", concluse il capo della Omicidi.
Todeschi rimase un secondo con gli occhi fissi al monitor.
"Beh, direi che abbiamo trovato il maiale. Ora vediamo di metterlo allo spiedo", si rallegr con una battuta di dubbio gusto.
Troppo entusiasmo. Ardig decise di frenarlo.
"Le ricordo che questo Stoppani non  accusabile di nulla."
"Le ha mentito, no? Ha omesso di rivelarle la sua frequentazione e le prestazioni sessuali che otteneva a pagamento con la vittima. Le pare poco?"
" un professionista stimato e con famiglia,  comprensibile che non volesse spiattellare che andava con una mignotta. Certo, di fronte a un'indagine per omicidio un uomo nella sua posizione avrebbe dovuto comprendere che non poteva tacerci un simile passaggio", ammise a denti stretti il commissario.
"Bene, ora lo convochiamo e lo spremiamo", sanc con fare invasato il magistrato.
Inizi a smanettare sulla tastiera per redigere il mandato di comparizione urgente, prodromico al decreto di fermo giudiziario per quarantott'ore.
Stamp il foglio e lo consegn ai due poliziotti.
" tutto vostro. Direi di rivederci qui verso le 15 per interrogare Stoppani, ammesso che non si trinceri dietro il diritto al silenzio."
Venti minuti dopo, una volante della Polizia Giudiziaria e l'Alfa 159 con Ardig, Santoni e Sinato stazionavano di fronte a un elegante condominio di viale Piave, a due passi dagli storici bastioni della centralissima Porta Venezia.
Il citofono suonava a vuoto, il portiere - un ometto magro e basso di statura - gli venne incontro dopo aver visto i lampeggianti accesi.
"Buond,  successo qualcosa?"
"Lei  il custode?"
"S, sono io."
"Stiamo cercando l'avvocato Stoppani. Ha idea se sia in casa?"
"Ma gli  capitato qualcosa?"
Ardig sbuff: "No, dobbiamo rintracciarlo con urgenza. Sa dove si trova?".
"Certamente,  al lago, a casa sua. I ragazzi non hanno pi la scuola e cos partono sempre il venerd sera."
"Al lago dove?"
"A Lovere,  sul lago di Iseo,  un posto bellissimo, una volta ci sono stato pure io."
Dall'altra parte della Lombardia. Non proprio dietro l'angolo.
"Senta, ne  sicuro, non  che ci spedisce fin l per niente?"
"Dottore, li ho visti ieri sera che andavano via. Ci vanno tutti i fine settimana, se non sono l saranno nei dintorni per una gita..."
"Perfetto, tenga la bocca chiusa e non dica a nessuno che siamo venuti qui. Chiaro?"
L'ometto annu, quasi timoroso.
Si volt verso Sinato che era alla guida.
"Metti la sirena perch dobbiamo correre. Prendiamo la A4 direzione Bergamo, andiamo a Lovere."
Pochi minuti dopo imboccarono il raccordo delle autostrade.
Il commissario guardando dal finestrino, ripensava al fugace incontro avuto qualche giorno prima con Stoppani: i crocefissi appesi alle pareti, la Bibbia sul tavolo.
Un uomo di fede, cos lo descriveva il suo ufficio.
Un uomo di fede che di notte diventava un puttaniere su una chat per casual dating e che nel fine settimana sborsava 10.000 euro per trombarsi una escort a Cernobbio.
Non era il primo che incontrava di quelli bravi a predicare bene e a razzolare male. Non sarebbe stato l'ultimo.
Un'ora e mezza dopo, la 159 arrancava sugli ultimi tornanti della strada statale 42.
Si erano lasciati alle spalle il lago di Endine, di cui Ardig, lombardo doc, ignorava completamente l'esistenza, e stavano per giungere nel piccolo Comune lacustre all'estremit della provincia di Bergamo, sulla sponda occidentale dell'Iseo.
Dal commissariato gli avevano recuperato l'indirizzo della seconda casa di Stoppani: una villetta, stando ai dati catastali.
Il navigatore li condusse agevolmente a destinazione.
Una zona residenziale, con villette monofamiliari costruite di recente, forse sul finire degli anni Novanta, con i muri in pietra e i tetti in ardesia, una piccola porzione di giardino con prato all'inglese dove far giocare i figli e fare il barbecue.
E il barbecue era proprio quello che stavano facendo gli Stoppani. Che sbiancarono alla vista delle due Alfa con il lampeggiante acceso.
Al commissario venne una specie di fitta alla bocca dello stomaco quando si trov di fronte a quell'idilliaco spaccato di vita familiare che stava per mandare in frantumi, forse irreparabilmente.
Lui, Stoppani, in ciabatte, con un grembiulone rosso a coprirgli i bermuda e la maglietta.
Lei, la moglie, che dai dati risultava essere la signora Ilaria Garghentini, casalinga, 53 anni, e i figli, una femmina di 16 e un maschio di 12.
Sul prato, un tavolo di legno massiccio gi apparecchiato con piatti, posate, bottiglia d'acqua e vino bianco, cesta del pane e insalatiera stracolma.
Poco pi in l una griglia fumante con della carne che arrostiva.
Sulla sinistra, rispetto all'ingresso, un pallone da calcio, alcune biciclette e sull'estremit della villetta della legna accatastata con un ceppo e un'ascia incastrata nel legno duro.
Per la serie: se stavano cercando un boscaiolo che potesse tagliare una testa, allora erano sulla strada giusta...
Scesero dalle auto incontrando sguardi sgomenti di genitori e figli.
Lei preoccupata, temendo qualche disgrazia, magari occorsa a un parente, lui con l'aria dell'animale braccato dal cacciatore, consapevole che erano l per lui e del perch.
Scioccata e incredula, la signora Garghentini li accolse con la canonica domanda: " successo qualcosa?".
Tocc ad Ardig snocciolare sinteticamente il perch di quell'irruzione. Segu la reazione che si attendeva.
Con la signora che per qualche minuto continu a sbraitare all'indirizzo degli agenti un sempre meno convinto e flebile: "Ci deve essere un errore, mio marito  una brava persona", salvo poi chiudersi in un silenzio riflessivo, mentre il legale si era divorato con gli occhi l'ordinanza, prima di crollare del tutto.
Intanto i figli vociavano in cerca di spiegazioni che non arrivavano e i residenti nelle villette confinanti, assiepati sui rispettivi steccati, si gustavano perfidi la scena, commentando tra loro.
La carne sulla griglia si era ormai carbonizzata, un fumo acre si levava dal braciere.
Proprio quel fumo svegli dall'intorpidimento il capo famiglia che spense la griglia, sfil il grembiule e chiese dieci minuti per una doccia e un cambio di vestiti.
Un quarto d'ora dopo Stoppani, in pantaloni chiari, camicia bianca e giacca scura, usc brandendo la borsa da viaggio dentro cui aveva infilato effetti personali e cambio.
Da buon avvocato aveva gi dedotto che poteva attenderlo un fermo di quarantott'ore e forse una successiva custodia cautelare in stato detentivo, che avrebbe potuto protrarsi per diversi giorni o settimane.
Prima di uscire, sulla base del codice di procedura penale, chiese di poter contattare un avvocato di fiducia che lo assistesse durante l'interrogatorio di garanzia.
La telefonata, davanti ad Ardig, dur meno di tre minuti.
Abbastanza stupefacente: come se il collega dall'altro lato della cornetta non aspettasse che quella chiamata.
Infine l'uomo cerc di tranquillizzare moglie e figli con scarsa convinzione, poi docilmente si accomod sul sedile posteriore della vettura della Polizia Giudiziaria.
Le sirene tornarono a echeggiare nelle vie tranquille di quello splendido borgo affacciato sull'Iseo, mentre le due Alfa rombavano per uscire da quello scorcio da cartolina e rientrare nell'afosa Milano.
Strada facendo Santoni, che nel quarto d'ora necessario all'avvocato per lavarsi e preparare la borsa si era fatto un accorto giro perlustrativo sia nella villetta che nella cantina trasformata in legnaia, lo resocont.
"Volendo, in quella legnaia ci sono almeno tre o quattro accette con cui avrebbe potuto staccarle la testa. Dipende se la sa usare o meno. In casa nulla di che, non ho visto neppure un computer."
"Quello - ribatt Ardig - lo troveremo nell'abitazione di Milano. Ora sbrighiamoci a portarlo dal giudice. Anche se la vedo dura."
"In che senso?", domand Santoni.
"Mah... Hai visto la telefonata all'avvocato? Questo ci aspettava, non oggi, non domani, per sapeva che un giorno saremmo arrivati da lui e si era gi preparato una strategia difensiva. E di conseguenza avr gi ripulito computer e telefonino da ogni possibile traccia. Quanto scommetti che a Palazzo di Giustizia troveremo un principe del foro ad affiancarlo?"
Il pm Todeschi non si era degnato di presentarsi in procura fino alle 15,30. Nel frattempo Stoppani, scortato a vista da due agenti della Giudiziaria, era rimasto a friggere sulla poltroncina della sala d'attesa per circa un'ora.
Lo sguardo assente, rivolto alla parete, la testa a cercare di rimettere insieme i cocci di una carriera e di una vita sul punto di andare in frantumi. E il peggio rischiava ancora di arrivare.
Ardig fronteggiava l'uomo.
Di assassini, improvvisati o professionisti che fossero, ne aveva incontrati e Stoppani in quel ruolo proprio non ce lo vedeva.
Eppure una serie di indizi inquietanti aleggiavano intorno a lui.
Stava riflettendo mentre un agente lo avvert che era giunto il difensore.
La porta si apr: in corridoio, una donna sulla cinquantina, capelli corti, brizzolati, poco trucco, gonna lunga nera e scarpe basse avanzava a passo svelto.
"Scommessa vinta", borbott Santoni.
Un bel coup de thtre davvero. Ecco a chi aveva telefonato Stoppani da Lovere: a una professionista di origine siciliana ma formatasi a Milano, l'avvocatessa Carmela Ragonese.
Una che in genere seguiva casi legati alle violenze sulle donne e si era impegnata anche mediaticamente e pubblicamente insieme a una nota conduttrice televisiva e a un alcune deputate, nella battaglia per rafforzare le maglie del reato di stalking.
Una che in genere dall'aula usciva vincitrice.
Il fatto che avesse accettato di assumere la difesa del collega segnava un gigantesco punto a favore di Stoppani: una cos, una paladina della battaglia contro la violenza sulle donne, non si schiera in difesa di un uomo accusato di aver decapitato una ragazza dopo averla avvelenata, se non  altamente sicura di avere in mano delle carte vincenti.
Non solo, lo stupiva il fatto che l'avvocatessa avesse accettato di precipitarsi in Procura in un sabato pomeriggio di luglio.
Un'ulteriore conferma del fatto che quella di Stoppani fosse una strategia preparata a tempo debito e nei minimi dettagli, compresa la reperibilit festiva della Ragonese.
I due avvocati, quello difensore e quello indagato, si appartarono nella saletta, scortati a vista da un agente, per conferire tra di loro, favoriti dal ritardo di Todeschi.
All'arrivo del magistrato scattarono gli adempimenti rituali, terminati i quali lo stesso Todeschi elenc gli indizi a suffragio della sua richiesta di comparizione urgente quale persona informata dei fatti, un preludio per un fermo cautelare per quarantott'ore, mostrando gli estratti stampati della chat di "incontrippiccanti.com" e il filmato dell'hotel Eden di Cernobbio.
Alla fine la Ragonese prese la parola e replic mettendo le mani avanti: "Premetto che a nostro avviso non sussiste alcun requisito per un'eventuale richiesta di fermo cautelare. Pertanto potremmo avvalerci della facolt di non rispondere e attendere poi con la massima serenit la decisione del tribunale di sorveglianza, che non potr che respingere la sua richiesta, dottor Todeschi".
Segu un breve silenzio, poi la Ragonese prosegu: "Tuttavia il mio assistito, essendo un uomo di legge, intende collaborare per fare piena luce sulla sua posizione e per il bene stesso dell'indagine, pertanto intende rilasciare delle dichiarazioni spontanee a verbale, per dimostrare la sua totale estraneit alla drammatica e delittuosa vicenda che ha portato alla morte della signorina Dal Monte".
Tutti gli sguardi si concentrarono su Stoppani, che sudava come se fosse nella sauna: "Ho sbagliato a non presentarmi prima e a non chiarire la mia posizione, ma non ho nulla da temere da un punto di vista legale. Se finora sono rimasto nell'ombra l'ho fatto solo per ragioni familiari che ben facilmente potrete comprendere".
Ardig cap immediatamente la strategia adottata dalla Ragonese: salvare l'imputato Stoppani e con lui anche l'avvocato, salvarlo dal rischio di un processo per omicidio volontario con le aggravanti dell'efferatezza, sacrificando lo Stoppani marito e padre, che avrebbe dovuto subire un altro processo, e probabilmente una condanna inappellabile, nel tribunale delle mura domestiche.
"Sono stato l'amante - prosegu con voce tremante - di Maria Rosaria Dal Monte e tale intendo definirmi, l'amante, perch io per lei provavo un sentimento autentico, seppur non completamente corrisposto."
"Amante, non cliente?", lo interruppe inopportunamente Todeschi, dandogli un assist per impostare meglio la sua arringa difensiva.
"Tecnicamente lei potrebbe definirmi un cliente in quanto effettivamente ho goduto di prestazioni sessuali da Maria Rosaria in cambio dell'erogazione di somme di denaro, anche ingenti. E su questo punto, come vedete, non intendo nascondermi dietro la burocrazia del segreto bancario: posso esibirvi senza problemi un report dei movimenti del mio conto corrente da cui emergeranno i costanti prelievi eseguiti nell'ultimo quadrimestre, ammontanti a diverse decine di migliaia di euro complessivamente."
"Una bella cifra, avvocato, ne converr", lo stopp nuovamente Todeschi, regalandogli una seconda sponda.
"La mia dichiarazione dei redditi potr confermarvi come il mio patrimonio mi consenta di spendere ingenti somme di denaro per capricci o vizi che moralmente si possono anche condannare, ma legalmente no. Vada pure a controllare, per tutti i miei incontri con Mary ho speso circa 3035.000 euro, ovvero quanto guadagno in un mese di lavoro. Come vede non si tratta di una cifra eccessiva se parametrata agli introiti derivanti dalla mia professione e su cui naturalmente verso tutti i contributi fiscali dovuti."
Ineccepibile, anche l'ipotesi di fermo diventava utopistica.
"Infine - e qui Stoppani si gioc il jolly vincente estraendo dalla tasca un piccolo telefonino - in questo apparecchio e in questa sim card troverete diversi sms scambiati con Mary nel mese di giugno e suppongo non avrete difficolt a compararli con quelli ricevuti e inviati dalla stessa Mary. Sono messaggi di natura esclusivamente personale e intima, da cui per ricaverete inconfutabili elementi per comprendere che non avevo nessuna ragione di fare del male a Mary, con cui i rapporti erano sereni e distesi e con cui eravamo d'accordo di vederci marted 25 giugno a casa sua. Incontro purtroppo mai avvenuto."
Aveva svuotato l'armadio da tutti gli scheletri e pareva visibilmente rinfrancato, mentre la Ragonese gli scoccava un'occhiata compiaciuta di approvazione.
Solo a questo punto Ardig decise di intervenire per togliersi un dubbio: "Avvocato, approfitto di questo suo atteggiamento collaborativo per porle una domanda cui sar libero di non rispondere ovviamente".
"Prego."
"Lei ricorda dove ha trascorso la serata di domenica 23 giugno?"
Stoppani quasi sorrise: "Naturalmente. Ho trascorso l'intero fine settimana a Lovere. La sera del venerd sono partito insieme alla mia famiglia, transitando dalle barriere autostradali di Milano Est e Seriate dove esco abitualmente. Sono partito come sempre intorno alle venti e ci sono i riscontri del telepass a confermarlo. Sono quindi rimasto a Lovere tutto il fine settimana, come faccio regolarmente, e la domenica sera, lo ricordo bene, ci siamo trattenuti l al lago fino a tardi in quanto era una serata speciale in cui la luna transitava vicinissima all'orbita terrestre e con i telescopi si poteva vedere nitidamente di un colore arancione rossastro. Ricordo bene che in piazza XIII Martiri, nella piazzetta centrale di Lovere, c'era anche il sindaco con cui mi sono intrattenuto a lungo a conversare. Siamo rientrati a Milano piuttosto tardi, intorno all'una di notte e anche in questo caso le ricevute telepass lo confermeranno".
Vicolo cieco, Stoppani aveva un alibi a prova di bomba.
"Grazie per la sua collaborazione", si compliment Ardig, ormai consapevole del disastroso buco nell'acqua in cui erano incappati.
Avevano smascherato un puttaniere fedifrago, tutto l.
Roba da investigatori privati ingaggiati da mogli gelose.
Rimase in silenzio fino alla fine del confronto al termine del quale, come previsto, Todeschi annunci di non voler procedere con la richiesta di fermo cautelare.
Stoppani usc libero dal Tribunale, accompagnato dalla Ragonese.
Ardig, nero, evit un nuovo litigio con il magistrato allontanandosi immediatamente: il tempo di uscire in via Freguglia, accendere il telefono e trovare una secchiata di chiamate perse.
Molte di Malerba, altre di giornalisti concorrenti.
Possibile che... L'HTC vibr. Era proprio Federico.
" vero che avete fermato un avvocato per il delitto Dal Monte?"
"Tu come lo sai?"
" uscito un articolo su Bergamonews", un quotidiano online bergamasco. Sembra che i tuoi uomini lo abbiano prelevato a Lovere sul lago di Iseo."
Tombola, la frittata era fatta.
"Ora non posso parlare. Sentiamoci dopo."
Liquid Malerba e si rassegn a tornare da Todeschi, conscio dell'inutilit pratica di quel nuovo colloquio.
Perch quando le uova sono rotte non c' niente che possa aggiustarle...
...
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...
Milano, domenica 7 luglio 2013.
...
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...
Fortuna audaces iuvat. Il motto nel loro caso valeva davvero.
E pazienza se gli audaci in realt erano degli irresponsabili.
O meglio un irresponsabile, Todeschi, cui Ardig era andato dietro.
Il preventivato cazziatone per la disastrosa operazione condotta ai danni dell'avvocato Stoppani era stato scongiurato grazie... alla politica!
Un vertice sull'Expo 2015, nella vicina Villa Reale di Monza, con il Presidente della Repubblica, quello della Regione, quello del Consiglio accompagnato da una prezzemolata di ministri, quello di Confindustria, e poi leader stranieri, sindaci e via dicendo aveva distratto totalmente l'attenzione dei responsabili dell'ordine pubblico, tutti ovviamente impegnati a Monza per garantire la necessaria sicurezza all'evento.
Cos il caso Stoppani era passato in sordina, con buona pace dell'uomo esposto al pubblico ludibrio mediatico, per nulla lenito da uno striminzito comunicato inviato alle agenzie dalla Procura in cui si sottolineava che l'avvocato era stato udito come persona informata dei fatti, ma senza che fosse stato richiesto alcun provvedimento cautelare a suo carico.
Non era tanto la rampognata ci che spaventava Ardig, quanto che gli ostacolassero un'indagine appena avviata e che sentiva si sarebbe rilevata pi grande e pericolosa di quanto supponessero.
In ogni caso, per scaricare la tensione, usc prestissimo di casa, recuper in cantina la mountain bike e inizi a mulinare sui pedali, approdando all'Idroscalo, che circumnavig nel giro di una mezz'ora prima di rientrare a casa stremato e zuppo di sudore dopo essersi sciroppato una ventina di chilometri.
Di andare in ufficio, essendo tra l'altro il suo giorno di riposo, non aveva intenzione.
Per cui prese Frog e usc nuovamente a godersi un bel sole che scaldava una Milano semivuota.
L'acido lattico della pedalata rendeva doloranti soprattutto le cosce, per cui decise di infliggere analogo dolore anche ai polpacci, divorandosi tutto corso Buenos Aires a passo di marcia, con il povero Frog costretto a stargli dietro a fatica.
Giunsero esausti ai giardini di Porta Venezia.
Si immersero nel polmone verde alla caccia di una fontanella dove cane e padrone si dissetarono avidamente, prima di accomodarsi su una panchina a oziare.
Intorno a loro sciamava un caleidoscopio umano composto da famiglie con bimbi pestiferi, coppiette di innamorati abbracciati come polipi, sportivi in tenuta da runner, gruppetti di immigrati ognuno distinto per etnia, peruviani con peruviani, cingalesi con cingalesi, egiziani con egiziani...
Tantissimi i cani: labrador, cocker, bassotti, levrieri.
Pareva di essere a una mostra canina.
Ardig sorrise comparando Frog, con le sue cataratte a velargli gli occhi e il pelo a chiazze su una corporatura macilenta, con quei campioni del pedigree.
La vibrazione del cellulare lo distolse da quelle considerazioni.
Temeva fosse il commissariato. Era Miriam.
"Buongiorno, ti disturbo?", domand lei, con voce frizzante
"No, sono al parco con il cane", rispose lui con tono educato.
"Hai un cane? Non mi sembravi proprio il tipo."
"E invece s. Un bastardino, l'ho trovato due anni fa che vagava in un mercato rionale, anzi mi ha trovato lui e mi ha adottato."
La battuta strapp una risata a Miriam.
Che titub un istante all'apparecchio.
"Ho letto su Internet che avete fermato un avvocato...  lui?"
"Lo abbiamo solo interrogato. Comunque sai che non posso parlarne al telefono..."
Avrebbe dovuto dire che non poteva parlarne e basta, e non solo al telefono, ma la frase gli era uscita cos dal subconscio.
"Capisco... Ti va di parlarne di persona? Hai impegni a pranzo?", domand Miriam, spiazzandolo.
"No, nessun impegno."
"Perch non passi da me, allora? Possiamo mangiare qui sotto in qualche osteria all'aperto."
La risposta tard un secondo.
"Sempre che per te non sia un problema farti vedere in giro con una come me..."
Una provocazione, anche se nelle parole della escort non avvert cattiveria, quanto una sorta di timore.
"Figurati, cosa dici... D'accordo, dammi un'oretta per tornare a casa e cambiarmi. Passo da te verso le 13?"
"A dopo."
Rincasando a passo veloce Ardig riesamin a mente fredda l'osservazione di Miriam: aveva ragione.
No, non poteva farsi vedere in giro con lei.
Non perch era una escort, quello non lo aveva mica scritto in fronte. Se per un suo agente o qualcuno della Procura li avesse visti insieme e fosse scattato il pettegolezzo da macchinetta del caff avrebbe potuto davvero trovarsi in una situazione imbarazzante.
Tuttavia non aveva intenzione di declinare quell'invito.
Che fare? Camminare questa volta non lo aiutava a schiarirsi le idee.
Prese tempo facendosi la doccia, radendosi e infilandosi una camicia blu notte sui jeans e un paio di scarpe da tennis nere.
Look sportivo. In fin dei conti era una domenica di luglio.
Riemp la ciotola dell'acqua e quella dei croccantini di Frog e gli apr la porta finestra del balconcino che dava su viale Gran Sasso.
Eccola la soluzione.
Frog! Grazie al cane aveva la scusa per proporle un pranzo in campagna, in qualche agriturismo. Lontano da occhi indiscreti.
Ma dove? Non conosceva nessun posto...
Non restava che una soluzione, telefonare a Malerba.
L'amico giornalista era stato stranamente discreto, limitandosi a dargli un paio di buone indicazioni.
Decise di seguire la prima, che lo aveva convinto fin da subito: un'osteria caratteristica a Laglio, il piccolo Comune sulla sponda occidentale del Lario, reso celebre alcuni anni prima dall'arrivo di un illustre nuovo cittadino: George Clooney.
Da quando l'attore hollywoodiano aveva acquistato una villa in quel borgo, Laglio era diventato meta di un vero e proprio pellegrinaggio di fan che speravano di imbattersi nel divo statunitense.
Malerba, per, si vantava di aver scoperto quel piccolo scorcio di paradiso a mezz'ora da Milano almeno tre o quattro anni prima dell'ex fidanzato della Canalis.
E insieme a Laglio aveva scovato anche una piccola osteria affacciata sul lago, con tavoli all'aperto sotto il pergolato di glicine, dove servivano il miglior lavarello di tutto il lago.
Alle 13, puntualissimo, era nel parcheggio di Porta Genova, fremente.
Miriam si fece attendere un dieci minuti, poi sbuc da una traversa che dava sui Navigli: espadrillas nere con zeppa di paglia e alluce fuori, jeans aderentissimi, un top nero che lasciava scoperto l'ombelico e saliva aderente sul seno prorompente, arrampicandosi con un esile filo sulle spalle nude dove ballonzolava una borsa sempre di paglia a tinte nere. I capelli raccolti, un capellino nero di Armani Jeans calato sulla fronte.
Uno schianto, per le sue curve, nonostante quel look sportivo.
I taxisti in attesa la sbranarono con gli occhi, lei si infil tra le auto bianche divincolandosi sinuosamente tra i loro sguardi.
"Ho una fame", fu il suo saluto, accompagnato da un bacio sulla guancia, prima di dedicarsi a Frog.
"Che tenero che sei. Come si chiama?"
Ardig sorrise imbarazzato.
"Frog."
Rise anche lei, il ghiaccio era rotto.
Nei quaranta minuti di strada parlarono di banalit, come gli agriturismi, il verde, l'inquinamento dei laghi.
Parole e pensieri vuoti, solo per riempire il tempo del viaggio e la diffidenza che li separava
Il navigatore li condusse a destinazione facilmente.
Parcheggiarono poco lontano dall'osteria Du Lac e trovarono posto all'ombra, sotto i rami fogliosi del pergolato: in sottofondo la musica dolce e ruvida del cantautore locale, Davide Van de Sfroos, con la sua melodia ritmica accompagnata dalle parole in strettissimo e quasi incomprensibile dialetto laghe.
Di fronte, il lago di un magnifico blu con striature bianche dove rimbalzavano i raggi del sole.
Pochi clienti intorno a loro. Molti parlavano in tedesco o olandese.
Erano lontani anni luce da Milano. E da occhi e orecchi indiscreti. Erano un uomo e una donna, che si guardano, come tanti altri.
Solo che lui era il capo della Omicidi e lei una escort amica di una collega appena uccisa e decapitata.
Prendere l'iniziativa toccava a lui. E lo fece.
"Perch hai voluto vedermi?", le chiese con gentilezza.
Miriam prese un grissino e lo mastic lentamente, scrutandolo dietro i suoi occhi di un riflesso giallo incredibile.
"Forse per la stessa ragione per cui tu sei venuto tante volte da me. E non tirarmi fuori la storiella che sei venuto sempre per lavoro perch i telefoni li hanno inventati da quasi un secolo."
Touch.
Era lei a condurre le danze e a lui toccava ballare.
"Mi hai colpito,  vero", ammise, con una sconcertante sincerit che stup lui per primo.
"Capita a tutti gli uomini che incontro", civett lei maliziosa.
Lo lasci qualche secondo a friggere, prima di aggiungere: "Per  raro che conceda a un uomo di uscire con me. Voglio dire... In questo modo, come un uomo e una donna normali".
Poteva fingere, per il suo lavoro ingombrava come un terzo incomodo. Miriam non era una ragazza normale, era una che si concedeva a pagamento.
Se Ardig l'avesse voluta avrebbe soltanto dovuto estrarre la carta di credito oppure sfruttare il suo status di commissario.
Ma le cose non stavano cos, non pi.
E lo comprese perdendosi negli occhi vellutati della ragazza.
Il sopraggiungere del cameriere spezz quel momento magico. Pochi minuti dopo il tavolo era affollato di piatti: bruschette e crostini al pomodoro.
A seguire due lavarelli di lago al burro e salvia.
E una caraffa rugiadosa di vino bianco a innaffiare il tutto.
Ardig non toccava mai alcool a pranzo: una sua regola rigidissima.
Due bicchieri di bianco fresco fecero la loro parte sciogliendolo come mai gli era capitato, come se la voglia di confidarsi emergesse dal profondo, incontrollabile.
Le raccont della sua scialba vita, lo squallido appartamentino di viale Gran Sasso, la sua attitudine lavorativa tendente all'ossessione, la sua solitudine per vocazione.
Lei ascoltava, senza parlare, chiusa in difesa.
Terminato il pranzo, camminarono sull'argine del lago, superarono un paio di spiaggette gremite di turisti nordici, inoltrandosi tra le serpentine pietrose.
Fino a quando arrivarono a un'ansa dove si era formata una sassosa spiaggetta circondata da arbusti lacustri.
Scomoda da raggiungere, nascosta, isolata. Quasi segreta.
Dalla capiente borsa di paglia, Miriam estrasse un telo da spiaggia che distese sui ciottoli.
Un istante dopo si sfilava la canottiera e slacciava i jeans.
Rimase in reggiseno e perizoma: una dea baciata dal sole.
Per un secondo il commissario rimase interdetto.
"Dai, facciamo un bagno", propose lei, sbarazzina.
L'acqua doveva essere gelida, ma Ardig non se ne cur.
Si lasci spogliare da Miriam e rimase solo con gli slip neri aderenti.
Iniziarono a entrare in acqua: era fredda per davvero.
La pelle si rattrappiva, prima di immergersi, con l'acqua ormai alla vita, Miriam slacci il reggiseno e lo lanci verso l'asciugamano, liberando due seni da paura. Tondi, sodi, perfetti.
Senza nemmeno accorgersene, lei inizi a baciarlo e ad abbracciarlo.
Poi con la mano and a cercarglielo. Era duro, durissimo.
Sent la sua mano intenta a far calare gli slip a met coscia: cominci a masturbarlo mentre continuavano a baciarsi.
Il testosterone divamp, entrando in circolo.
La sollev in braccio e la riport sull'asciugamano.
Si mise sopra di lei e armeggi per sfilarle il perizoma.
La pelle bagnata dei loro corpi era diventata una colla che li attaccava.
Lei borbott qualcosa sui preservativi che aveva in borsa, ma non allung la mano per prenderli e lui non attese: la penetr deciso, facendola sobbalzare, scivol fino in fondo, strappandole un singulto.
I dieci minuti successivi furono un sogno dentro cui Ardig era precipitato senza capacitarsene, avvinghiato a quel corpo marmoreo, a quella donna che lo aveva infatuato fin dal primo sguardo e per cui aveva perso il controllo.
La sent venire, la sent godere, poi fu il suo turno: si alz sulle braccia e vibr alcune fiocinate prima di esploderle dentro e crollare al suo fianco.
Rimasero nudi per un tempo indefinito, la schiena contro i sassi pungenti, lo sguardo sotto il cielo terso.
Un rumore di voci e di passi li obblig a ricomporsi: fecero in tempo a infilarsi velocemente gli indumenti intimi prima di veder spuntare da dietro la curva una famiglia con due bimbi e un barboncino bianco, che and subito ad annusarsi con Frog.
La donna li squadr con piglio severo, l'uomo squadr solo Miriam e le sue tette da copertina di "Playboy" e invidi Ardig.
Attesero che se ne andassero poi cominciarono a rivestirsi.
La vide infilare i jeans stretti e il top sopra il reggiseno.
Uno spettacolo. Un altro spettacolo.
Non era la prima donna ad alto quoziente di bellezza che si scopava.
Pur non avendo una vita sessuale intensa, Ardig poteva vantarsi di avere un tasso di qualit altissimo nelle sue partner occasionali.
Le sue ultime conquiste erano donne da urlo: la Castoldi, la conturbante pubblicitaria conosciuta nell'indagine sugli Angeli di Lucifero, pareva il clone di Nicole Minetti, e la Pollini, la magistrato che animava i sogni erotici di tutta la fauna maschile del Palazzo di Giustizia, rappresentava una splendida via di mezzo tra la Bellucci, la Ferilli e Lisa Ann, la pornostar americana che incarnava sui set a luci rosse l'ideale della perfetta MILF.
E adesso lei, Miriam. Forse la pi bella, di sicuro la pi desiderata. Almeno da lui. Intu subito che questa volta non sarebbe stata come le altre.
Tornarono indietro in silenzio, quasi imbarazzati.
Oppure svuotati dopo aver sfogato la loro voglia animalesca.
Presero un cuore di panna e si spostarono sulle panchine del belvedere, restando a guardare i pescatori immersi con gli stivaloni nel lago e i motoscafi che sfrecciavano al largo.
Poi si avviarono.
Il pomeriggio era volato, Milano li attendeva: sui Navigli scoccava l'ora dell'aperitivo.
Per qualche minuto Ardig si cull nell'illusione di un nuovo invito: a salire in casa, a fermarsi a cena, magari a dormire facendo prima l'amore sul morbido materasso della sua camera da letto.
Un continuo bip sull'iPhone di lei frantum l'idillio.
La vide smanettare sulla tastiera. Un botta e risposta intenso.
"Problemi?", azzard lui indeciso.
"No, no, lavoro. Un cliente di passaggio a Milano che chiede di vedermi a cena. Ti spiace accelerare un po'?"
Peggio di una pietra scagliata contro una vetrina.
Ardig pigi sul pedale del gas cercando di ignorarla.
Il silenzio li avvolse fino a destinazione.
La scaric al solito punto taxi in Porta Genova. "Grazie per la bella giornata", cinguett lei, prima di sfiorarle le labbra serrate.
Lui non rispose. Rimase a guardarla mentre si allontanava sculettando. Distolse lo sguardo per fare manovra e osserv nello specchietto: i taxisti erano tutti voltati verso Miriam, tutti intenti a guardarle il culo. Esattamente come lui.
Quanto era cretino. Come faceva a non rendersene conto...
...
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...
8.
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...
La terza ragazza le stava gi aspettando. Era ancora vestita.
Non la presentarono, non servivano presentazioni quella sera.
Vicino a lei un uomo inquietante, con la barba incolta, dall'aria truce e trasandata. Grosso, l'espressione belluina.
Mary, turbata, distolse lo sguardo per non farlo innervosire.
Il negro le accompagn in una camera da letto disadorna.
Un letto e un tavolino erano l'unico arredamento.
Sopra il materasso tre paia di sandali dorati e alcune boccette di un olio di mandorle che avrebbero dovuto spalmarsi per rendere la pelle lucida e vischiosa.
Iniziarono a spogliarsi in un silenzio glaciale, sotto gli occhi attenti dei due uomini, il negro ciclopico e l'altro, che le osservava con disprezzo.
Infilarono i sandali e si spalmarono l'olio aiutandosi a vicenda.
Poi presero un lubrificante vaginale e se lo applicarono con generosit.
Erano pronte. I corpi brillavano riflettendo la luce, parevano tre dee dell'Olimpo, bellissime e inarrivabili per i comuni mortali.
Un sogno per gli occhi di ogni essere maschile.
Il negro si spost in corridoio, per preparare l'ultimo adempimento da consumare prima del grande momento.
...
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...
Milano, gioved 11 luglio 2013.
...
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...
Quattro giorni erano volati. Senza alcuna novit.
Miriam non si era pi fatta sentire e lui non l'aveva cercata.
Eppure l'aveva pensata, praticamente in ogni istante di ognuna di queste maledette giornate interminabili in cui gli sembrava che il mondo e la vita scorressero veloci, mentre lui era immobile.
Il procuratore capo aveva rimosso Todeschi dall'inchiesta conferendo la delega sull'indagine per l'omicidio di Mary Dal Monte al convalescente Brovelli. Tanto ormai non c'era pi fretta e l'inchiesta pareva essersi afflosciata.
Mediaticamente i riflettori della stampa rimanevano puntati su Pierluigi Stoppani, anche se il legale aveva ormai ampiamente dimostrato la sua totale estraneit all'omicidio.
Santoni ne aveva minuziosamente ricostruito gli spostamenti.
Come aveva ammesso lui stesso nell'interrogatorio di garanzia aveva trascorso la giornata di domenica 23 giugno nella casa di Lovere dove si era intrattenuto fino a notte.
La giornata di luned l'aveva trascorsa interamente in ufficio e in tribunale e c'erano riscontri inconfutabili a riguardo: alle 19 era rincasato e il portiere poteva confermarlo.
Mary Dal Monte, stando alla testimonianza del cameriere thailandese, era viva e vegeta la sera di domenica, quando aveva cenato insieme a un'amica mora ancora da identificare. E secondo l'anatomopatologo era deceduta tra la domenica e il luned.
Ergo, Pierluigi Stoppani non era l'assassino. Quantomeno non quello materiale. Ma questo ormai lo sapevano gi e questa verifica serviva solo per chiudere il fascicolo e archiviarlo.
Punto e a capo. Anzi punto e basta. Perch qui si erano arenati.
E dubitava fortemente che la giornata lavorativa che stava per iniziare sarebbe stata foriera di novit.
Guard l'orologio: le 7,45. Come al solito era arrivato troppo presto: decise di concedersi una passeggiata con Frog per riordinare le idee e regalarsi un buon caff.
Vag quasi senza una meta, ritrovandosi in piazzale Cadorna. Erano passate da poco le otto.
Orde di pendolari provenienti dalla zona nord della provincia o dalle zone di Como e Varese sciamavano verso il centro.
Studenti universitari, impiegati, professionisti, commesse: andavano tutti a far vivere il centro, i suoi uffici, i suoi negozi e i suoi bar dopo la tregua notturna.
Dieci ore dopo ci sarebbe stato il controesodo, che avrebbe svuotato il centro e ripopolato i comuni dormitorio dell'hinterland.
Lo stesso copione routinario, dal luned al venerd.
Si abbandon su una panchina per concentrarsi.
Nella sua mente si fece largo a gomitate il primo vero spunto dopo giorni di carestia investigativa.
Mezz'ora dopo, Farris e Santoni erano davanti alla sua scrivania insieme a Invernizzi.
"Sappiamo che la Dal Monte prima di sparire nel nulla e farsi uccidere aveva cenato al Sukhotaj, un ristorante thailandese, con una mora che il cameriere ci ha detto essere una cliente abituale e che da quella sera non si  pi fatta vedere, giusto?", chiese rivolgendosi a Invernizzi, che aveva svolto in prima persona le verifiche nel ristorante.
"Esatto, sono stato l anche ieri sera e il cameriere mi ha confermato che non l'hanno pi vista."
"E nessun altro tra i camerieri  in grado di riconoscerla...", argoment Ardig.
Prima di decidere: "Facciamo cos, mandiamo tutti gli agenti disponibili, Sanna, Larini, Zanella, Sinato, Foglia... Tutti in giro tra viale Padova, viale Monza e Loreto. Battete negozi, bar, edicole. Cerchiamo una mora sui trent'anni, di bell'aspetto, patita per il thailandese. Chiss che qualcuno non sappia chi sia".
Diramati gli incarichi torn a sobbarcarsi la lettura dei vari dossier che aveva sul tavolo.
Guglielmo Nicoletti, un giovane praticante in uno studio di un commercialista in piazza Mentana, stava raggiungendo l'ufficio.
Procedeva a passo spedito da via Torino e per risparmiarsi qualche metro di camminata aveva deciso di tagliare per quel budello, via Bagnera.
Lo aveva percorso fino in fondo e mentre stava per sbucare in via Santa Marta si era accorto di quel murales che, ne era sicuro, il giorno prima non c'era.
Curioso. Inquietante. Figo per.
Con l'iPhone scatt una foto che post sul suo profilo Facebook.
Nel giro di qualche minuto altri utenti del social network pi diffuso al mondo iniziarono a condividere quella foto, postandola a loro volta su bacheche di loro amici, fino a quando quell'immagine giunse sulla bacheca del profilo di Alessandro Bongiorni, un giovane scrittore di gialli ambientati proprio nel centro di Milano.
Bongiorni, a differenza degli altri, aveva subito compreso di cosa si trattasse, ma prima di precipitarsi nel vicolo della Bagnera aveva mandato un sms a un giornalista che ammirava e che da qualche tempo era diventato un suo accanito lettore: Federico Malerba.
Poco dopo le dieci i due erano l, all'angolo tra via Santa Marta e via Bagnera. Anzi lo stretto della Bagnera, come lo avevano sempre chiamato i milanesi.
Un vero stretto, pav sul pavimento, i muri sovrastati da murales variopinti, distanziati meno di tre metri, un percorso ondulato, quasi un serpente che si snodava per circa sessanta metri.
Un retaggio della vecchia Milano, quella degli spagnoli e degli austriaci, dei pedoni e dei carretti, sopravvissuta chiss come al Novecento e all'avvento delle automobili, vere padrone incontrastate della citt ormai divenuta metropoli.
Davanti a loro questo murales apparentemente fresco.
Pi che un murales un semplice disegno fatto con uno spray rosso.
Un disegno elementare, alto circa un metro.
Due stanghe oblique a raffigurare le gambe, una verticale per il tronco, altre due oblique per le braccia e alle estremit due tondi con sotto dei puntini a raffigurare del sangue grondante.
Sopra una scritta in stampatello: "SONO TORNATO DAL-L'INFERNO".
Il giornalista e il giovane scrittore restarono qualche istante in silenzio, meditabondi.
Fu Bongiorni a prendere la parola.
"La scriverai la storia del mostro della Bagnera?"
"Sicuramente", rispose distratto Malerba.
"E il tuo amico Ardig come la prender?"
"Male, la prender male. E infatti adesso lo chiamo. Ale, grazie per la segnalazione, ti devo un favore."
"Tranquillo e se posso darti una mano, ben volentieri."
Si salutarono e Malerba si avvi verso il commissariato di piazza San Sepolcro, distante solo un centinaio di metri.
Entr nell'androne recandosi dal piantone per qualificarsi.
Un minuto dopo vide Ardig scendere dalle scale.
"Fede! Che fai qui?", domand il poliziotto.
L'amico giornalista lo guard con aria decisa: "Ho una cosa grossa da segnalarti. Andiamo a fare due passi?".
"Li ho gi fatti i due passi. E Frog  stanco. Vieni su in ufficio."
"No, Bruno, devo farti vedere una cosa. Qui dietro, in via Santa Marta, ci perdi tre minuti al massimo. Dai, seguimi."
Il capo della Omicidi rimase stupito dalla determinazione dell'amico. E dal suo modo di fare.
Monosillabi e imperativo: non era da lui.
Accett di seguirlo senza fare ulteriori domande.
Si avviarono a passo svelto per via della Zecca Vecchia.
Svoltarono in via Santa Marta.
L'afa cominciava ad aggredire Milano. Camminarono all'ombra.
"Ecco, ci siamo."
Ardig volt l'angolo di via Bagnera e mise a fuoco.
"Che cazzo  sta roba?", si inalber improvvisamente.
Il cronista gli indic il cartello stradale sopra le loro teste.
"Questo  il vicolo della Bagnera... Lo sai cosa significa?"
Per un istante Ardig sembr sul punto di esplodere, poi cambi espressione e di colpo rilass i lineamenti.
"S, forse... Qualcosa so. Il primo e finora unico serial killer della storia di Milano. Antonio Porta, giusto?"
"Boggia, non Porta. Antonio Boggia."
Stava per replicargli che probabilmente si trattava solo dell'opera di un mitomane o dello scherzo di cattivo gusto di qualche studente universitario che bazzicava l in zona.
Eppure quella scritta in stampatello mise in allerta il suo sesto senso e lo obblig a stoppare lo scetticismo che la razionalit imponeva.
"Risparmiami la fatica di consultare Wikipedia e raccontami quello che sai. Anche perch non mi hai trascinato fin qui solo a darmi una lezioncina sulla storia criminale di Milano, vero?"
"No, infatti. Volevo confrontarmi con te e capire meglio."
"Intanto dimmi di questo Boggia."
"Lo chiamavano il mostro della Bagnera perch abitava qui. Era un uomo in apparenza tranquillo e pacifico. Aveva gi superato la cinquantina quando, per futili motivi, dispute per pochi soldi o liti di vicinato, inizi a uccidere delle persone, credo quattro o cinque. Prima le accoppava, poi le smembrava e nascondeva i loro resti nella sua cantina che doveva essere l dove c' quella porta. Un giorno, per, lo hanno scoperto con le mani nel sacco, anzi con le mani ancora grondanti di sangue, e gli austriaci dopo un rapido processo lo hanno impiccato pubblicamente. Se non sbaglio  stata l'ultima condanna a morte pubblica eseguita a Milano, salvo i casi legati alla guerra."
"Uhm..."
"Aspetta, non  tutto."
Federico punt l'indice verso il disegno: "Ci sono due aspetti inquietanti che devi conoscere. Il primo, il Boggia decapitava le sue vittime e solo in seguito le smembrava...".
"E il secondo?"
" stato decapitato anche lui. E come vedi in questo disegno manca la testa dell'uomo."
"Non mi hai detto che lo hanno impiccato?"
"E te lo confermo. Lo hanno appeso davanti a Porta Lodovica. Ma successivamente il boia ha spiccato la testa dal suo corpo per consegnarla a Cesare Lombroso per i suoi studi. E il cadavere del Boggia  stato sepolto acefalo. Capisci qual  l'aspetto pi inquietante di questa storia? Hai un assassino che va in giro a decapitare malcapitati, proprio come faceva il Boggia. E oggi cosa spunta su questo muro? Guarda caso un murales rivendicativo proprio nel vicolo dove viveva, uccideva e venne arrestato. Guarda caso decapitato anche lui..."
Ardig aveva ascoltato la disquisizione dell'amico senza fiatare.
Prima di commentare si accese una sigaretta.
"Questa scritta potrebbe essere qui gi da qualche giorno."
"No,  di oggi."
Lo inform della chiamata di Bongiorni e del tamtam via Facebook.
"Se ho ben capito a postare la foto  stato un commercialista, questo Nicoletti, che ieri, passando, non aveva notato il disegno, giusto?", borbott il capo della Omicidi.
" cos. Tanto fai in fretta a verificare. Convoca Nicoletti e poi fai sentire i residenti in queste case, vedrai che qualcuno potr confermarti se la scritta  di oggi o c'era gi."
"Se  per questo dovrebbe riuscirci anche la Scientifica. D'accordo, dispongo queste verifiche."
"Perfetto", annu Malerba.
Tornarono in commissariato e risalirono in ufficio dopo aver prelevato due bottigliette d'acqua al distributore automatico.
"Come mai sei cos informato sul Boggia?", bofonchi il capo della Omicidi, mentre si accendeva un'altra bionda, la seconda nel giro di pochi minuti.
"Intanto la sua  una storia che mi ha sempre affascinato..."
"Ti affascinava la storia di un pazzo che smembrava le sue vittime? Compimenti, hai sempre gusti raffinati..."
"Non fraintendermi. Tu sei un montanaro della Valtellina e sei arrivato a Milano gi da ragazzino. Ma a ogni bambino milanese, ogni bravo nonno o pap racconta sempre la storia dell'uomo nero, dell'orco cattivo che stava nel vicolo buio e tagliava a pezzi le sue malcapitate vittime. E poi recentemente il Boggia  tornato di grande attualit."
"In che senso?"
"Lo scorso anno  uscito un bel libro che ne ripercorre la storia, lo ha scritto Maurizio Cucchi, uno scrittore e poeta milanese piuttosto noto. Si intitola L'indifferenza dell'assassino e forse ti converrebbe leggerlo alla svelta. E da alcune anticipazioni che ho dal collega che segue la cultura so che a fine estate uscir un romanzo noir sul Boggia e si intitoler L'estro del Male, l'autore  un brillante giallista milanese, si chiama Alberto Paleari. E poi c' un professore, uno psichiatra forense che ogni tanto scrive per noi e ricordo che alcuni mesi fa ha tenuto una conferenza proprio per raccontare il personaggio del Boggia e la sua complessa mentalit omicida, si chiama Corrado Livraghi e se vuoi posso procurarti il numero. Come vedi, il Boggia  un personaggio che Milano sta riscoprendo, tanto che in due anni escono due libri su di lui e un docente universitario gli dedica le sue serate."
Le dita di Ardig torturarono l'accendino prima di azionarlo e infiammare una terza sigaretta.
"Fammi capire, secondo te lo spirito tormentato del Boggia, infuriato per aver subito l'oltraggio della decapitazione post mortem, sarebbe tornato per prendersi la sua vendetta?  questo che mi stai suggerendo?", lo punzecchi il commissario.
"Bruno, no. Calmati, non sono venuto qui a dirti una cazzata del genere. Pi semplicemente qualche pazzo che voleva iniziare a uccidere per non so quale ragione, un folle, uno psicopatico, non lo so... Comunque uno che magari si legge il libro di Cucchi oppure la nostra recensione sul giornale, oppure va ad ascoltare una conferenza del professor Livraghi, si fa influenzare, si esalta e inizia a spiccare teste come faceva il Boggia. Ti sembra cos assurdo?"
Considerando il ritrovamento di due cadaveri acefali come quelli di Puteiano e della Dal Monte che reclamavano giustizia, questa incredibile ricostruzione non pareva nemmeno cos assurda.
"Non ribatti nulla?"
Lo vide accendersi l'ennesima sigaretta, la quarta consecutiva.
"Che devo mettermi a lavorare e non ho tempo per stare qui a filosofeggiare. E che di certo l'assassino che devo prendere non  il fantasma del Boggia..."
Federico alz una mano per interromperlo.
Lo stopp a sua volta.
"L'abbiamo gi vissuta una storia simile, tu e io. E lo sai bene come  andata a finire."
Il gelo, quel gelo che li penetrava ogni volta che con la mente o il ricordo tornavano all'inchiesta di quattro anni prima sui delitti degli Angeli di Lucifero, piomb nella stanza.
Un'inchiesta incompiuta, senza risposte definitive, senza testa, acefala, proprio come i cadaveri di Puteiano e della Dal Monte.
Anche in quel caso un fantasma sembrava essere riapparso dal passato, quello del marchese seicentesco Ludovico Acerbi, un altro uomo nero, il terribile Diavolo di Porta Romana.
"Come vuoi, non insisto. Posso parlarti da giornalista?"
Intanto anche la quarta sigaretta si era ridotta a un mozzicone.
"In teoria no. Come giornalista non potresti nemmeno sedere su quella sedia. Comunque dimmi."
"Io la scrivo questa storia del Boggia. Non possono non scriverla."
"Fai pure..."
L'accendino aggred la quinta sigaretta di quel colloquio amichevole e informale.
Malerba intu che non avrebbe tirato fuori altro all'amico e decise di non insistere. Anche per non morire affumicato...
"D'accordo, ti chiamo dopo."
Uscito, Malerba convoc Pasini, che invi nel vicolo della Bagnera, con quelli della Scientifica, per verificare se il murales dell'uomo decapitato fosse davvero fresco di poche ore.
"E senti un certo Guglielmo Nicoletti, lavora in uno studio di commercialista in zona."
"Che studio?", obiett Pasini.
"Non lo so, ve lo trovate da soli. Questo Nicoletti  uno smanettone su Facebook, dubito abbia molti segreti."
Prima di lasciare il commissariato decise di seguire il consiglio di Malerba. Pass davanti all'ufficio degli ispettori, dove intravide la sagoma voluminosa di Farris in compagnia di Invernizzi.
"Fammi un piacere, Paolo, contatta il professor Corrado Livraghi, forse riesco a farti avere un suo telefono. Prova a domandargli, gentilmente, se domani pu venire qui a darci una mano".
Quindi invi un sms a Malerba.
"Accetto tuo suggerimento e contatto subito Livraghi, mi procuri un suo numero di telefono? Grazie."
Dieci minuti dopo il cellulare diede risposta.
"Eccolo, 02-643... A buon rendere!"
Marco Pinton stava consumando benzina gironzolando tra le rotonde delle varie strade provinciali che collegano Rho, Bollate, Arese, Garbagnate e Lainate.
Sul cruscotto l'ingrandimento della foto scannerizzata di Mirela Ndoja, estratta dal video prelevato dal motel Lux.
Niente, nessuna che le somigliasse veramente.
O meglio tutte simili, per et e look, ma nessuna era lei.
Il "puttan tour" non serviva a nulla.
Doveva parlare con le ragazze e per farlo c'era un solo modo.
Santoni e Larini furono tra i primi a rientrare dal sopralluogo nella zona di viale Monza.
"Niente - borbott deluso l'ispettore spezzino - nessun barista o edicolante ha in mente una mora sui trent'anni fissata con la cucina thailandese. Tra l'altro siamo anche andati in un altro ristorante etnico, un indiano, sempre l, ma nulla."
Non c'era da stupirsi, quella zona aveva all'incirca 100.000 abitanti ed era logico che non ci fossero gli stessi rapporti umani, di conoscenza e vicinato, che si instaurano nei piccoli comuni.
"Dobbiamo insistere", dispose Ardig, interrotto dallo squillare del telefono.
Era Deborah Pollini, che riemergeva improvvisamente dal silenzio e dal disinteresse con cui seguiva l'inchiesta affidatale.
"Dottore io non la presso... Tuttavia vorrei dei ragguagli sull'indagine del caso Pizzetti."
Non aveva voglia di discutere e gli venne un'idea per liberarsene.
"Ha ragione, le mander pi tardi l'ispettore Pinton che ha delle novit da riferirle."
Riattacc nervoso e quasi senza rendersene conto digit un sms e compose il numero di Miriam.
"Ho bisogno di parlarti di Mary. Possiamo vederci?"
La risposta era giunta dopo cinque minuti.
"Sono in palestra, passa dopo le 19."
Intorno alle 19,15 Ardig si materializz sui Navigli.
Nelle gambe aveva incamerato una decina di chilometri, consumando l'asfalto dei marciapiedi di Milano.
Da piazza San Sepolcro al palazzo di Giustizia, da l alla Darsena fino ai Navigli.
Si sentiva accaldato e stanco.
Citofon a Miriam che fece scattare il portone.
La trov in perizoma e canottiera, con le solite infradito ai piedi.
"Commissario, prego, accomodati."
Fredda e formale.
Si piazz sul divano, ammirando le gambe lunghe e i piedi con le unghie questa volta pittate di rosso.
"Cosa devi dirmi?", lo incalz lei, con tono infastidito.
"Siamo a un punto morto dell'indagine. Stiamo cercando una ragazza con cui Mary ha cenato prima di scomparire nel nulla. Forse in qualche modo puoi aiutarmi."
Lei fece una smorfia. "E come potrei?"
"Magari con il passaparola tra le tue colleghe. Cerchiamo una trentenne, mora, molto bella, con la passione della cucina thailandese."
"Non so, detto cos non mi dice nulla."
Miriam lo osserv per qualche istante.
Lui prosegu: "Penso sia una escort. Anche lei".
Lo rilev in tono acido, per ferirla.
Un'altra smorfia, indecifrabile.
"Bruno, cosa vuoi?"
Era la prima volta che lo chiamava per nome.
"Te l'ho gi detto, sapere se puoi fare qualche domanda in giro nel tuo ambiente."
Lei scosse la testa.
"No, non  questo. Potevi mandare un tuo uomo a domandarmelo. Dimmi la verit, cos' che vuoi da me?"
Si sentiva chiuso nell'angolo. Stretto.
Ricorse al pacchetto di sigarette, per prendere tempo.
"Hai perso la parola?"
Ora era aggressiva. Non capiva dove volesse andare a parare. E non sapeva come uscire da quella situazione.
Ci pens lei: "Bene, se non hai nulla da dirmi, quella  la porta. E per favore non farti pi vedere con queste scuse che non reggono".
Tent di balbettare qualcosa. Confuso.
"Vattene, ho da fare adesso."
Non riusc a trattenersi.
"Immagino, un altro cliente di passaggio da cui farti sbattere?"
Si alzarono in piedi entrambi, istintivamente, fronteggiandosi come due galli da combattimento.
"Fuori di qui", intim Miriam con fare deciso.
Non obiett e infil la porta.
Tutto quello che avrebbe voluto dirle gli era rimasto in gola.
Per smaltire l'incazzatura si sorb l'ennesima camminata. Il solito hamburger prelevato al solito fast food, la solita bottiglia di birra da portarsi a casa.
Il tempo di cambiarsi e usc nuovamente.
La telefonata di Pasini lo raggiunse verso le 21,30, mentre con Frog era davanti al Politecnico, seduto su una panchina a godersi il fresco serale.
"Vernice freschissima, uno di quei normali spray in bomboletta. Secondo la Scientifica il murales del decapitato  stato fatto nelle prime ore della mattina e il sole che batteva proprio sul muro l'ha seccato rapidamente", spieg tutto d'un fiato il sottoposto.
Impossibile dunque avere una collocazione oraria precisa.
Poteva essere stato disegnato tra le sette e le dodici.
"E il commercialista?"
"Niente di che, ha ribadito che il murales non c'era la sera precedente e me lo ha confermato anche un passante incontrato in via Santa Marta, uno di quelli che porta a spasso il cane in quei vicoli e nota tutto. Nulla di pi."
"Okay, grazie."
Riprese a camminare dirigendosi verso la stazione di Lambrate, con Frog che annusava ogni metro del marciapiede.
E se quel murales fosse davvero stato vergato dall'assassino? Oppure da un suo sodale?
Altrimenti chi avrebbe mai potuto disegnare un uomo dalla testa mancante che impugna due teste mozzate grondanti di sangue?
Le teste di Pasquale Puteiano e Mary Dal Monte.
Follia, si stava facendo prendere la mano dalla suggestione.
Semplicemente si trattava di un mitomane.
Per un paio di minuti, per, non aveva pensato a Miriam.
E questo grazie a un assassino o a un mitomane.
Le pagine erano quasi chiuse.
E ora, alle ventitr appena scoccate, Malerba indugiava bighellonante in tipografia. Era soddisfatto per la giornata.
La chicca sul vicolo della Bagnera campeggiava in apertura di pagina nove, con un suo articolo di taglio alto sui due omicidi Puteiano e Dal Monte rimasti insoluti e un suo pezzo di spalla sulla storia del serial killer ottocentesco Antonio Boggia.
Mancava solo un titolo ad effetto, ma la pagina era perfetta...
...
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9.
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La tazza scottava. Da quell'intruglio verdastro si elevavano spire volteggianti di fumo bianco. L'odore intenso, di pianta, di foglie.
Lo stomaco continuava a sobbalzare.
Mary soffi sul liquido, poi si decise a trangugiarlo.
Sperando la facesse digerire e stare meglio, consapevole che il suo malessere non era solo intestinale ma nervoso.
Ingoll il primo sorso bollente. Meno sgradevole del previsto.
Amara, ma neppure troppo.
Rivalut le tisane: non ne aveva mai prese.
Da domani avrebbe cominciato, rifornendosi nelle migliori erboristerie, senza badare a spese.
Tanto ormai poteva permetterselo.
Trangugi con lunghe sorsate il resto dell'infuso: il caldo scese lungo l'esofago.
Si sentiva la testa in ebollizione e la vista annebbiata.
Forse solo in quell'istante realizz che era completamente nuda, insieme ad altre due donne nude, con due uomini a sorvegliarle.
Aveva perso ogni forma di inibizione o pudore.
La paura torn ad aggredirla, ferocemente.
Avrebbe voluto fare qualcosa, ma le altre erano immobili.
Rimasero ferme l, in silenzio, per una decina di minuti.
Senza fare domande.
Poi il negro scrut l'orologio a parete che segnava le 23,30 circa e torn a sventolare le bende nere.
Era tempo di muoversi.
...
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...
Milano, venerd 12 luglio 2013.
...
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...
Lo aveva svegliato l'afa. Sentiva la pelle della schiena appiccicata alle lenzuola. E il freddo del sudore che si asciugava.
Aveva fatto dei sogni confusi, tormentati, che non ricordava.
Per un istante ebbe la tentazione di richiudere gli occhi e provare a rituffarsi tra le braccia poco accoglienti di Morfeo.
Poi realizz. Le lenzuola, il sudore: si sentiva in trappola, avvolto nello stesso sudario arrotolato intorno al corpo di quella ragazza decapitata.
Balz gi dal letto con uno scatto nervoso.
And a infilarsi pantaloncini, maglietta dell'EA7 Armani, questa volta bianca e con il numero 9 e il nome di Fotsis sulla schiena, e scarpe da tennis.
Ad accoglierlo l'alba di una giornata che si annunciava torrida.
Stacc la spina celebrale. Le gambe spingevano, da sole.
Davanti a suoi occhi si allungava viale Romagna, poi piazzale Susa, poi viale Campania, viale Mugello, quindi la sopraelevata che lo port fino a viale Molise e viale Puglie.
Inizi a divorarsi l'asfalto e a far scorrere Milano intorno a s.
Un chilometro dopo l'altro. Sempre pi in fretta, come se avesse Belzeb a tallonarlo.
Non si ferm fino a piazzale Cuoco: in pratica si era sciroppato quasi tutta la circonvallazione Est, ma ne aveva ancora nelle gambe.
Non solo per tornare di buon passo.
Mezz'ora dopo era sotto la doccia, l'acqua tiepida si portava via il sudore e i cattivi umori che lo avevano penetrato.
Lo attendeva una mattina del cazzo, lo sapeva.
Per quell'attivit fisica lo aveva rigenerato.
Prevedeva che la lettura dei quotidiani lo avrebbe messo di cattivo umore. E fu cos. Tutta colpa di Malerba, sempre lui.
Questa volta si era davvero superato, arrivando a resuscitare il fantasma di Antonio Boggia e tutto il corollario di leggende e paure che sollevava.
Gi il titolo bastava da solo: "Lo spettro del mostro della Bagnera".
L'occhiello era insuperabile: "Milano torna a tremare come 150 anni fa".
Il catenaccio riepilogativo non era da meno: "Nel 1850 Antonio Boggia smembr e decapit cinque vittime a colpi di ascia. Il serial killer che lo sta emulando  gi a quota due...".
Immagin le facce del questore, del prefetto, persino del Capo della Polizia e addirittura del ministro degli Interni.
Poi osserv lo sguardo inespressivo di Frog e si calm.
Tregua di breve durata. Il telefono dell'ufficio: dall'altra parte della cornetta proprio il Questore, furibondo per la vicenda del Boggia.
"Ci mancava solo questa per diffondere il panico di citt", gli strill nell'orecchio, prima di sciorinare un rosario di lamentele.
Riattacc, imprecando mentalmente all'indirizzo di Malerba.
Accese una sigaretta per calmarsi, la giornata era iniziata proprio male. E nella testa, tanto per cambiare, c'era sempre Miriam a farlo impazzire.
Da buon milanese, il professor Corrado Livraghi si era presentato in commissariato con oltre venti minuti di anticipo.
Un'attesa che aveva trascorso nella saletta per gli ospiti, sfogliando un quotidiano che, da persona previdente quale doveva essere, si era saggiamente portato con s.
Classe 1949, docente di psichiatria forense, autore di saggi sulla psicologia della devianza, sulla simulazione e dissimulazione del sintomo psichiatrico.
Cos lo descriveva il profilo a lui dedicato su Wikipedia. Scorrendolo, Ardig si era gi fatto una sua chiara idea del personaggio che si sarebbe trovato di fronte: un Solone pomposo, forse mezzo tarato, come tutti gli psichiatri, uno che sarebbe salito in cattedra per impartirgli la solita lezioncina didascalica dall'alto della sua indubbia statura culturale.
Ordin al piantone di farlo accomodare.
Dalla porta, scortato da Farris, sbuc un uomo minuto, sui sessantacinque anni, capelli folti e arruffati, pi bianchi che argentati, occhiali rotondi, giacca chiara dal taglio giovanile, una strana barbetta a singhiozzo, foltissima in alcuni punti, quasi rada in altri, una vaga somiglianza con l'eccentrico giornalista Oscar Giannino.
La stretta di mano vigorosa e il sorriso aperto iniziarono a far traballare i preconcetti negativi che si era formato il capo della Omicidi.
"Lo sa che  la prima volta che entro in un commissariato di Polizia?", esord, con tono simpatico, il professore.
"Meglio per lei", replic Ardig asciutto.
Osserv per qualche istante lo psichiatra forense, il cui sguardo si era posato su Frog, accovacciato sul suo solito cumulo di coperte sotto la finestra.
Il quadrupede, pur non vedendolo, ricambi lo sguardo con i suoi occhi velati, scodinzolando per l'attenzione rivoltagli.
"Posso?"
"Prego."
L'uomo si inginocchi per accarezzare il meticcio.
"Quanto ha? Cinque anni? Un maschio, vero?", domand con competenza.
"L'ho trovato due anni fa al mercato di via Eustachi, un randagio. S, pi o meno  sui cinque o sei anni. Si chiama Frog."
A stupirsi questa volta fu Livraghi.
Un poliziotto dall'aria antipatica e fredda, con occhi neri che sembravano bruciare, come se fossero alimentati da un inspiegabile fuoco interiore, un tipo dai modi abbastanza irritanti. Uno cos non si prendeva un pitbull o un doberman ma un bastardino inguardabile e non lo chiamava con un nome marziale o da fighter ma Frog, il ranocchio, come quello delle favole che attende il bacio della principessa.
Quante sorprese regala la vita.
Chiss, si domand, forse anche questo commissario aspettava il bacio di una principessa che portasse un po' di quiete in un animo che traspariva tumultuoso e ribollente.
"Veniamo al punto - interruppe bruscamente i convenevoli il capo della Omicidi - lei, suppongo, immaginer per quale motivo le abbiamo chiesto di darci una mano."
"Il Boggia", ribad serafico lo psichiatra, mentre occhieggiava Farris che si accomodava silente al suo fianco.
Per un istante Livraghi si domand, ragionando con uno stereotipo canonizzato dal cinema, chi dei due fosse quello che recitava il ruolo del poliziotto buono e quale quello del cattivo: nessuno dei due gli dava l'idea del buono, anzi...
"Esattamente, a indicarmi il suo nominativo - riprese Ardig -  stato un giornalista, Federico Malerba, che..."
"Conosco Malerba, da anni collaboro con La Voce Lombarda" e ho letto il suo articolo di questa mattina. Un po' forzato direi, tra l'altro ha aggiunto un omicidio, giacch le vittime del Boggia sono state quattro e non cinque, ma d'altronde il giornalismo di oggi..."
"Benissimo, non perdiamo tempo allora. So che lei ha tenuto un corso dedicato appositamente a questo assassino e vorrei cortesemente che mi raccontasse chi era davvero questo Boggia."
"Intanto non era un vero e proprio corso ma una serie di incontri aperti in alcune biblioteche o librerie, durante i quali ho cercato di illustrare l'atipica figura del Boggia, una personalit pi facile da inquadrare di quello che si pensi."
"In che senso?"
"Dal materiale che ci  stato tramandato su di lui, e non si tratta di poca roba mi creda, perch abbiamo gli atti giudiziari, gli articoli di giornale dell'epoca, verbali, testimonianze e altro ancora... Ebbene, da questo materiale non emerge il profilo canonico del serial killer. Per farle un esempio, non  il profilo di quei serial killer moderni che anche lei avr ben conosciuto, come Donato Bilancia o Michele Profeta, criminali che uccidevano per il piacere di uccidere, di esercitare il potere di vita o di morte su altri individui o persino di sfidare le forze dell'ordine."
"Uhm... E questo Boggia invece?"
"No, lui non era cos. Lui uccideva per i soldi. Era semplicemente un avido, un calcolatore, che voleva impossessarsi delle ricchezze altrui e per riuscire nel suo scopo era costretto a eliminare gli ostacoli che trovava sul suo percorso, ovvero le persone in possesso di queste ricchezze."
"Insomma un ladro costretto per mestiere a fare l'assassino", sintetizz, con fare scettico, il commissario.
"Potr suonarle strano, ma sintetizzando  cos. Tutti gli omicidi commessi dal Boggia hanno avuto soltanto un movente economico, le ripeto, sono stati dettati soltanto dalla sua smania di incrementare il suo patrimonio e di migliorare la sua condizione di vita. Paradossalmente, se fosse stato un uomo ricco probabilmente non avrebbe mai compiuto alcun delitto. Oppure avrebbe ucciso soltanto per ampliare ulteriormente le sue ricchezze. Poi, chiaramente, non mi fraintenda..."
Si ferm notando che Ardig aveva afferrato una sigaretta e gliene stava offrendo una.
"No, grazie."
"Che tipo era questo Boggia? Suppongo un uomo solitario, oscuro, senza amici..."
"S e no. Nel senso che intanto bisogna fare un distinguo. Il Boggia commette il primo omicidio a cinquant'anni e prima non risulta che abbia avuto mai a che fare con la giustizia. Sappiamo che era stato sposato e aveva due figli, ma proprio intorno alla cinquantina si era trovato solo: la moglie era morta - sa a quell'epoca la vita era pi complicata, gli inverni freddi, l'alimentazione scarsa, la mancanza di medicine - e i figli ormai cresciuti erano andati per la loro strada."
"Quindi il Boggia rimane solo ed esplode questa sua follia omicida?"
"No, no. Davvero, l'impressione  che il Boggia non avesse alcuna vocazione omicida. Parliamo di un uomo che fino a quel momento aveva condotto un'esistenza pacifica. Addirittura era un uomo di chiesa, che partecipava alle funzioni, si confessava, prendeva l'eucarestia. E campava dignitosamente arrabattandosi tra lavoretti modesti, un po' muratore, un po' portinaio di stabili nel centro cittadino. Aveva un solo vizio risaputo, quello del bere, che richiedeva disponibilit di denaro. E sicuramente ambiva a una vita migliore. Probabilmente anche la solitudine avr influito, ma ripeto la sua ossessione erano i soldi. E infatti il suo primo omicidio, quello di un giovane manovale con cui peraltro era anche in qualche modo amico,  dettato proprio dalla voglia di mettere le mani su un gruzzolo di cui il ragazzo imprudentemente si era vantato. Pare che il Boggia gli avesse chiesto pi di una volta un prestito, ma dopo i rifiuti del giovane ecco nascere l'idea di sottrargli i suoi denari dopo averlo ucciso."
"Un delitto premeditato, dunque."
"Indubbiamente. Il Boggia attira il povero Ribbone, cos si chiamava questo malcapitato, nella sua cantina con la scusa di un lavoro da fare e l lo accoppa con un'accetta. Poi occulta il cadavere e inizia a ingegnarsi su come arrivare a questo gruzzolo, anche attraverso la falsificazione di contratti o deleghe. Ecco, anche questo  un elemento chiave se si vuol comprendere chi era il Boggia: uno che prima uccideva, poi smembrava le vittime per occultarne il corpo e dopo si inventava falsario, o si rivolgeva a dei falsari, per acquisire i beni delle vittime. E furono proprio questi documenti falsi ad attirare su di lui le attenzioni degli investigatori che lo incastrarono dieci anni dopo il primo omicidio."
"Lei mi sta dicendo che questo Boggia era solo un avido, un arraffone, un truffatore: eppure ha ucciso quattro persone e le ha decapitate e smembrate tutte con la stessa modalit seriale."
" cos ed  proprio questo il punto. Il Boggia ha s ucciso quattro persone, di cui le prime tre una dietro l'altra in una specie di folle domino criminale, ma sempre per soldi, per impossessarsi delle loro ricchezze. E probabilmente, se non lo avessero catturato, sarebbe andato avanti a uccidere fino a quando non avesse avuto un patrimonio sufficiente ad assicurargli una vita agiata, da signore, un patrimonio con cui soddisfare l'unico vizio che risulta avesse, ovvero il bere. Nemmeno le donne, ma il vino e la grappa. Forse il suo quarto delitto, quello dell'anziana Ester Perrocchio, avrebbe potuto realmente essere l'ultimo in quanto il patrimonio della vittima su cui il Boggia stava mettendo le mani era davvero ingente. E proprio questo gli  stato fatale: il figlio della vittima lo ha denunciato, sono scattate le indagini, sono emersi gli imbrogli e le false documentazioni che il Boggia aveva realizzato per giustificare il fatto che fosse diventato il possessore addirittura di un palazzotto signorile in pieno centro e da l sono arrivati alla perquisizione della sua cantina e alla scoperta dei cadaveri, ricollegandoli poi a ritroso ai delitti irrisolti dell'ultimo decennio."
"Lei prima mi ha accennato ai primi tre delitti fotocopia..."
"Infatti,  bene fare una distinzione tra le due fasi criminali del Boggia che commette i primi tre omicidi in un arco di tempo ristrettissimo, tra il 1849 e il 1851, anzi aggiungo, ha cercato di compierne un quarto, per gli and male."
"Calma, vada con ordine..."
"Ha ragione, le ho gi anticipato del primo omicidio, quello del giovane Angelo Serafino Ribbone. Si fa accompagnare nella sua cantina e l lo colpisce alle spalle con l'accetta, poi nelle ore successive decapita il cadavere o lo smembra per seppellirlo pi agevolmente. Quindi produce un documento falso, intasca i risparmi della vittima e se li dilapida. L'anno successivo ripete l'operazione con un altro muratore, tale Giuseppe Marchesotti, stesso copione: lo attira in cantina da lui con la scusa di fargli vedere un oggetto, lo colpisce da tergo e lo finisce. E lo deruba dei suoi denari. Pochi mesi ed ecco il tris, questa volta  un fabbro, Pietro Meazza, chiamato con la scusa di eseguire un lavoretto a una serratura."
"E nessuno si accorge di nulla? Nessuno accosta la misteriosa scomparsa di tre uomini a questo Boggia?"
"Vede, commissario, intanto Milano all'epoca era una citt di 300.000 abitanti, mica un borgo. E poi le autorit di sicurezza erano gestite dagli austriaci i quali, all'indomani dei moti rivoluzionari del 1848, si interessavano soprattutto dei reati pi politici, pi eversivi, e non della criminalit comune. E nemmeno i parenti delle vittime erano in grado di collegare il Boggia ai loro cari svaniti nel nulla."
"Okay, prosegua pure."
"Sempre nel 1851 il Boggia pianifica un quarto delitto, con la solita modalit, ma questa volta sbaglia materialmente il passaggio chiave, ovvero il colpo sferrato alle spalle, e la sua preda, un contabile anziano, Giovanni Comi, seppur stordito riesce ad abbandonare la cantina e a chiedere soccorso. Il Boggia intuisce subito il rischio che corre e si scusa con il Comi, giustificandosi con il classico Non so cosa mi  preso". Ma la storia non finisce l. Il Comi si rivolge alle autorit e il Boggia viene fermato e spedito alla Senavra, l'ospedale dei pazzi, dove rimane internato circa due anni. Quando esce riga dritto, ricomincia a lavorare, e a bere all'osteria, e questa aggressione viene scordata da tutti e nessuno lo collega ai tre uomini scomparsi."
"E la quarta vittima?"
"In questo caso  tutto diverso. Intanto per la prima volta  una donna e non un uomo. E poi la sventurata non viene attirata nella solita cantina, ma  il Boggia ad andare da lei, per eseguire dei lavori nel suo appartamento. L la colpisce con la solita scure e poi la fa a pezzi. E questa volta ha pi difficolt a far sparire le tracce materiali del delitto e poi il cadavere stesso. E forse ci riesce soltanto con la complicit del portinaio dello stabile. Ma alla fine viene tradito dalla documentazione che falsifica per entrare legittimamente in possesso dell'ingente patrimonio immobiliare della donna."
"Resta in ogni caso la modalit seriale dei delitti"
"Quella, commissario, se mi permette l'osservazione, era dettata semplicemente dalla necessit e dalla mancanza di alternative. Boggia non era un genio del male. Non aveva una preparazione militare. Era solo avido di denaro e pianificava di volta in volta l'omicidio della vittima da depredare dei suoi beni. Allora non c'erano le pistole automatiche di oggi e nella Milano dominata dagli austriaci, tra l'altro nel periodo immediatamente successivo alla rivolta del 1848, di armi da fuoco in citt ne circolavano poche. Pertanto il Boggia doveva arrangiarsi con i suoi arnesi da lavoro e con la sua cantina. E infatti i primi tre delitti sono una fotocopia l'uno dell'altro: invitava il malcapitato nella sua cantina con la scusa di un lavoretto da svolgere e appena questi dava le spalle... zac! Lo colpiva e lo tramortiva. E poi finiva l'esecuzione. E per uccidere le sue vittime ricorreva all'accetta che utilizzava per i suoi mestieri. Quanto alla decapitazione e all'amputazione degli arti delle sue malcapitate vittime... Beh, queste mutilazioni non erano dovute a sadismo o al gusto di infierire, bens semplicemente a un'esigenza pratica, azzarderei logistica. Boggia doveva far sparire i cadaveri e per farlo doveva tagliarli a pezzi, in modo che fosse pi comodo occultarli nella sua cantina, scavando buche poco profonde o nascondendoli sotto le cataste di legna. Tutto qui."
"Per cui se il Boggia avesse avuto un lago o il mare di fronte a casa non li avrebbe decapitati e smembrati ma semplicemente gettati nell'acqua per farli sparire", complet il ragionamento Ardig, ignorando che all'epoca Milano era una citt zeppa di canali e fossi, con i Navigli ancora ben lontani dal finire interrati per ragioni di pubblica salute, e persino un vero porto fluviale alla Darsena, appena fuori dalle mura spagnole, non lontano dalla famosa cantina del Boggia.
Lo scrittore in ogni caso non lo corresse e annu.
"Per crudele che possa apparire  semplicemente cos. Del resto l'ottimo Maurizio Cucchi ha avuto l'intelligenza di intitolare il suo saggio L'indifferenza dell'assassino proprio per rimarcare la distanza di quest'uomo dalla gravit e dalla ferocia dei suoi omicidi. Indifferenza nel senso che non provava un odio che potesse motivare un delitto per le sue vittime quando erano vive e, altrettanto, non nutriva un minimo rimorso quando erano morte. E neppure rispetto o sadismo, perch mutilava quei corpi solo per ragioni di spazio. Dubitiamo veramente che traesse un reale piacere nel togliere la vita a queste persone, anche se forse, dopo i primi omicidi, una sorta di delirio di onnipotenza e di impunit lo avr anche pervaso. Certamente non nutriva scrupoli e indubbiamente doveva avere una notevole componente di cattiveria e di follia ad animarlo, questo  ovvio, ma le ribadisco che il suo unico fine erano i soldi o i beni delle vittime. Del resto, commissario, quei rapinatori che seviziano e uccidono i proprietari durante le rapine in villa non sono mossi dallo stesso movente? Uccidono per i soldi o al limite solo per eliminare un testimone scomodo che si  frapposto tra loro e il denaro."
Ardig si spost alla finestra per consumare la seconda sigaretta e rifilare una pacca bonaria sulla coscia di Frog che russava come una locomotiva, facendolo sussultare per il brusco risveglio.
"Perch dopo averlo impiccato lo hanno decapitato?", intervenne per la prima volta Farris.
"Mah... Non c'era nessun intento di vilipendio del cadavere se  questo che pensa. Il Lombroso aveva fatto richiesta della testa del Boggia per i suoi studi criminali e all'epoca non c'era necessit di particolari richieste o autorizzazioni e gli austriaci non erano interessati a questa vicenda, a loro interessavano solo le questioni politiche e anzi si adoperarono a fare in modo che sia il processo che l'esecuzione fossero rapidi e con il minor clamore possibile."
"Il corpo e la testa del Boggia dove sono sepolti oggi?"
"Bella domanda... Il corpo era stato sepolto in un cimitero, quello del Gentilino, fuori dalle mura cittadine, ma quel camposanto non esiste pi dall'inizio del Novecento e quelle ossa forse oggi giacciono sotto gli strati di cemento su cui poggiano corso San Gottardo e le vie adiacenti. La testa invece, conservata sotto spirito,  rimasta all'Ospedale Maggiore per decenni e dopo la guerra, nel 1949, venne inumata insieme ad altri analoghi reperti in una sorta di fossa comune a Musocco, al Cimitero Maggiore. Quella tomba esiste ancora oggi."
Il capo della Omicidi spense la bionda nel portacenere e torn al tavolo. Frug nella cartelletta e allung la foto del murales del vicolo della Bagnera.
"Lo vede? Secondo i nostri tecnici questo disegno  fresco. Qualcuno ha voluto dirci, dopo che sono stati commessi questi due brutali omicidi, che il Boggia  tornato in scena. Tornato dall'inferno. Potrebbe essere stato l'assassino stesso. Anche se non possiamo escludere un mitomane..."
Lo psichiatra maneggi la foto per alcuni istanti, quasi stesse soppesandola insieme alle parole.
"Per quanto riguarda lo stretto della Bagnera c' la tipica leggenda popolare, per cui di notte, anche nelle notti afose d'estate, in quel vicolo soffierebbe un vento gelido, un vento alimentato dallo spirito tormentato del Boggia. Le stesse leggende che circolano su piazza Vetra, per cui gli spiriti delle vittime torturate e giustiziate nei patiboli tornerebbero con il buio..."
"Conosco queste leggende", trinci il commissario.
"S, mi perdoni. Tornando al Boggia. Non so, non capisco, non pu essere adottato quale modello da emulare. Non era un uomo coraggioso, un ribelle che lottava contro l'oppressore austriaco o una sorta di moderno Robin Hood. Era solo un ladro, un truffatore, se vogliamo anche un vigliacco, che colpiva le sue vittime alle spalle, a tradimento, senza mai fronteggiarle e rischiare una loro reazione."
"Che lei sappia, il Boggia si interessava di esoterismo? Poteva avere frequentazioni con ambienti legati all'occultismo?"
Lo psichiatra scosse vigorosamente la testa.
"Figuriamoci, era un semianalfabeta, uno che di giorno lavorava e la sera si ubriacava all'osteria. No, no,  fuori strada. Piuttosto..."
"Piuttosto?"
" possibile che oggi qualche pazzo abbia deciso di emularlo, anche a scopo mediatico, per costruirsi un'immagine terrificante, per incutere timore tra i milanesi. Cosa che il Boggia per non fece, perch si scopr che in citt c'era un mostro solo quando gli avevano gi messo i ferri ai polsi e non poteva pi nuocere a nessuno."
"Pertanto i milanesi non lo temevano?"
"Niente affatto, perch ignoravano la sua esistenza, voglio dire quella del mostro della Bagnera". Lo odiarono una volta emerse le sue efferatezze, ma a quel punto come le ho detto era in carcere, dove tent anche di fingersi pazzo per scampare alla forca, pur senza troppa credibilit. E accett tutto sommato di buon grado di finire al patibolo, anche in questo caso senza scomporsi eccessivamente. L'indifferenza che mostrava verso l'altrui vita in qualche modo la conferm anche nei suoi stessi confronti."
Il capo della Omicidi inizi a massaggiare una sigaretta, la rigirava su s stessa senza accenderla.
"Lo avr letto sui giornali. Il nostro assassino finora ha ucciso un uomo anziano, che la stampa erroneamente ha definito un senzatetto, che viveva ai limiti della soglia di povert, e una giovane donna che sospettiamo esercitasse il mestiere della escort. E in entrambi i casi non c'erano soldi in ballo e a nessuna delle due vittime  stato rubato un centesimo da quanto ci risulta."
Livraghi scosse nuovamente la testa.
"Le ripeto che non c' assonanza con il Boggia, che uccideva per denaro e non ha mai tolto la vita a una giovane donna, visto che l'unica sua vittima femminile, la Perrocchio, era un'anziana. Per, se mi posso permettere un... Definiamolo suggerimento e nulla pi, se me lo consente."
"Ci mancherebbe."
"La decapitazione  uno sfregio al corpo cui si ricorre in genere dietro a una motivazione particolarmente grave. Lasciando perdere le esecuzioni capitali dei secoli scorsi, sia quelle pi rudi con le accette o le spade che spiccavano la testa dal busto, sia quelle forse pi moderne con la ghigliottina, o quelle ancora in vigore in Paesi asiatici o africani, a cominciare dalla stessa Arabia Saudita, ecco, tralasciando queste esecuzioni per il resto la storia ci insegna che staccare la testa dal corpo va oltre l'uccisione di un nemico, di un ribelle, di un criminale.  qualcosa di pi di una punizione o di un semplice sfregio. Non so se mi spiego."
"Altroch."
"Forse, intuendo il perch il suo assassino ricorre a questa mutilazione cos feroce potr avanzare nelle sue indagini. E poi ci sarebbe un'altra cosa."
"Quale?"
"Nel 2009 sul mercato collezionistico era apparsa un'ascia, una comune ascia, accompagnata per da un documento che portava l'intestazione dell'Ospedale Maggiore di Milano, una sorta di etichettatura apposta su di una vecchia scatola in legno dove l'arnese era ospitato. In questa scrittura era riportato il nome Boggia Antonio e chiaramente tenderei a escludere un caso di omonimia visto l'oggetto contenuto."
"E questa accetta che fine ha fatto? Qualcuno l'ha acquistata?"
"Non sono riuscito ad accertarlo con precisione, pare che dopo un giro da un acquirente all'altro sia finita nelle mani di uno degli ambulanti che espongono alla fiera di Senigallia. Non so se questa informazione vi possa essere utile o meno..."
La fiera di Senigallia, ovvero il tradizionale mercatino che si svolge il sabato mattina nella zona della Darsena, dove trovi oggetti particolari per i collezionisti o gli appassionati: abbigliamento etnico, militare, ma soprattutto roba vintage tipo vecchi dischi in vinile, fumetti, spille...
"Quindi questa accetta sarebbe sparita nel nulla?"
"Diciamo sparita dalla circolazione. E non  detto che fosse davvero quella del Boggia, poteva essere una bufala. Ad ogni modo  in tempo a verificare alla fiera..."
"Seguir il suo consiglio", borbott ad alta voce.
"Un'ultima cosa. Mi  capitato di assistere alla presentazione del saggio di Maurizio Cucchi presso la libreria di corso San Gottardo e mi ricordo di una persona che ha posto all'autore una serie di domande, quasi, come dire, morbose, ossessionanti."
"Sarebbe in grado di descrivermelo?"
"Non mi fraintenda, ma non ho il dono della memoria fotografica visiva. E quel giorno c'erano comunque un centinaio di persone in sala. Davvero non sono in grado di aiutarla. Era nelle ultime file. Mi pareva un giovane, forse con un giubbotto di pelle nera, da motociclista o da rocker... Per potrebbe trattarsi di chiunque."
Non c'era altro da dirsi.
Il commissario ringrazi Livraghi per il suo tempo e la sua disponibilit e lo conged raccomandandogli il totale riserbo su questa loro chiacchierata informale.
Uscito lo psichiatra, si consult con Farris.
"Che ne pensi?"
"Premesso che stiamo ragionando su un ipotetico serial killer, dunque su una mente disturbata. Beh, potrebbe aver ragione, in questo caso avremmo un emulatore. Che magari ha messo le mani sull'ascia originale del Boggia casualmente e a quel punto ha deciso di entrare in scena, con una sua variante personale: decapitare una giovane donna dopo aver fatto fuori un anziano. E disegna quel murales proprio nel vicolo della Bagnera sia per sfidarci che per rivendicare di aver assunto l'eredit criminale del Boggia. Anche questo corrisponderebbe al profilo di un omicida seriale. Se poi aggiungiamo che la stampa ha dato un risalto mediatico enorme a questo secondo omicidio."
"Stai gi dando per scontato che sia lo stesso assassino, mentre il medico legale non ne  affatto convinto."
"Okay, Bruno, per tieni conto che le condizioni ambientali erano diverse. Forse gli articoli della stampa hanno amplificato la megalomania del killer che per questo ha scelto di annunciare il suo ingresso in scena con quel murales. Guarda che potrebbero stare cos le cose."
Le dita cercarono nervosamente l'accendino. Solo dopo essersi acceso una sigaretta Ardig espresse i suoi ragionamenti.
"Se davvero avessimo a che fare con un emulatore del Boggia allora quasi certamente ha letto il libro di Cucchi e si  anche recato a una sua presentazione, per arricchire il suo bagaglio di conoscenze sul suo modello criminale."
"Pensi al lettore che lo ha subissato di domande alla libreria?"
"Anche, ma non  detto sia lui. Certo in questo caso c' una consecutio temporum: l'assassino legge il libro in estate, poi si organizza e a fine anno colpisce. Quindi lascia trascorrere qualche mese e quando  pronto e sicuro colpisce nuovamente."
"Sentiamo anche questo Maurizio Cucchi?"
"No, per ora no. Dubito si ricordi del lettore che gli ha posto le domande. Temo perderemmo solo del tempo."
"Pi che altro - riprese Farris - Livraghi, involontariamente, mi ha messo una pulce nell'orecchio. La libreria San Gottardo dista poche centinaia di metri dalla Darsena, dove si svolge la fiera di Senigallia. E la Dal Monte, essendo amica della Righetto, bazzicava proprio l, sui Navigli. E quell'anziano, Puteiano, non abitava molto lontano, a meno di un chilometro in linea d'aria e stava proprio sul Naviglio, anche se nella parte pi popolare."
Ardig lo scrut un istante, perplesso.
"Ti ricordi - continu l'ispettore capo - cosa diceva Hannibal Lecter all'investigatrice dell'FBI per aiutarla nella sua caccia al serial killer?"
"Sinceramente no."
"Per indurla a ragionare sul suo assassino le diceva sempre una frase del tipo: Cosa desidera ogni uomo? Desidera ci che vede!". Questa frase le rimbalza in mente fino a quando ne intuisce il significato ovvero che l'omicida individuava le vittime perch le aveva vicine, a portata di mano. Stesso quartiere, stessi bar, stesso supermarket..."
"Per cui secondo te avremmo un mostro dei Navigli"?", borbott dubbioso il capo della Omicidi.
"Non farmi correre troppo. Mi sono limitato a osservare che una mente malata o distorta, con delle frustrazioni sull'orlo di esplodere in una follia omicida, potrebbe aver costruito il suo profilo da novello Boggia semplicemente gironzolando nel quartiere. Un sabato alla Senigallia trova la mannaia, un altro sabato alla libreria del corso ascolta la presentazione di Cucchi oppure una sera va a sentirsi il racconto di Livraghi, poi va a farsi una passeggiata fino alla Bagnera per impratichirsi dei luoghi e una mattina o un pomeriggio tac... Ecco un anziano, ubriacone e solo, la vittima ideale, perch non ha santi in paradiso a proteggerlo o parenti in terra a piangerlo e reclamare giustizia. Poi, come hai detto tu, dopo qualche mese  pi sicuro e decide di alzare la posta ed ecco una bella ragazza mora che cammina sulle Alzaie..."
"Uhm... Regge fino a un certo punto. E poi, scusa, non hai trovato casa proprio l in zona anche tu?"
"Pi o meno, sono verso il parco Solari, per s la zona  quella, per questo conosco sia la fiera che la libreria", ammise il vice.
"E magari una mattina sei andato a prenderti il caff nei baretti sulle Alzaie?", lo stuzzic il commissario.
"Anche pi di una mattina."
"E con quelle mani enormi che ti ritrovi con un colpo di mannaia staccheresti la testa a chiunque. Mi sa tanto che ho gi trovato un perfetto colpevole."
I due poliziotti scoppiarono in una risata fragorosa.
Il cellulare del capo della Omicidi vibr, interrompendo quel momento ilare.
"Quel testone di Malerba, sentiamo che vuole..."
Cambi tono passando dal cordiale al brusco.
"Dovrei riattaccarti il telefono in faccia per il casino che mi hai combinato..."
"Bruno, mettiti nei miei panni, il giornale  in crisi, rischio il posto e cosa faccio? Tengo nel cassetto uno scoop?"
"Perch questo  uno scoop secondo te? Tu fai solo del sensazionalismo."
Dalla sfumatura delle parole Federico intu che era un'arrabbiatura di facciata.
"Cosa posso fare per farmi perdonare?"
Ardig rimase un secondo interdetto. Poi decise.
"Stasera hai impegni?"
"No, resto in redazione fino alle 22,30 e Lucrezia a quell'ora crolla dal sonno."
"Okay, allora ci facciamo una birra. Passo io a prenderti sotto la redazione."
"Allora vieni verso le 22, cerco di svignarmela prima. Se poi avessi qualche notizia da darmi..."
"Se avessi qualcosa in mano non uscirei a bere con te ma starei in ufficio. Ci vediamo dopo."
Riattacc il telefono senza dare all'amico il tempo di rispondere.
Marco Pinton rientr a casa stanco e deluso.
Aveva trascorso un'altra giornata a gironzolare tra le rotonde dell'area nord-ovest dell'hinterland milanese.
Aveva provato ad abbordare qualche ragazza.
Ma quelle aprivano bocca solo per snocciolare il tariffario delle prestazioni. E appena gli ponevi una domanda si ammutolivano e si allontanavano. Cos non faceva progressi.
Mirela Ndoja era letteralmente scomparsa.
E anche i carabinieri di Rho, Arese, Garbagnate e Lainate gli avevano confermato che la ragazza non si vedeva pi da quelle parti.
In compenso gli avevano segnalato una possibile amica della Ndoja, un'altra albanese, una che batteva con lei nelle stesse rotonde.
Una tale Xhelika Beqirai di cui gli avevano fornito le solite foto scattate a distanza con il teleobiettivo durante i vari appostamenti di controllo e monitoraggio. Il luned successivo avrebbe ripreso il suo "puttan tour" alla ricerca di Xhelika.
Bella Milano il venerd sera, a luglio inoltrato.
La citt mezza vuota dopo l'esodo dei pendolari rivieraschi del weekend. Loro in coda agli svincoli di Genova e Bologna e la metropoli pi leggera, pi libera, senza met dei suoi abitanti.
Parcheggio facile, tavolini liberi, una pacchia.
Optarono per corso Garibaldi, anche perch Ardig non aveva nessuna intenzione di andare sui Navigli.
Temeva incontri poco piacevoli.
Andarono in una "bisteccheria" molto caratteristica, all'imbocco tra via Moscova e largo La Foppa: ricavata da una storica macelleria, l'ingresso che aveva mantenuto la vecchia fisionomia, con il bancone con la vetrina delle carni e i prosciutti che pendevano dal soffitto.
Sul retro si apriva un grande open space ristrutturato con muri in pietra e travi a vista.
Bellissimo, molto intimo e accogliente: peccato che la quasi totalit della clientela fossero coppiette in romantica uscita.
Ordinarono due Chianine con insalata di legumi e una bottiglia di Rosso di Montalcino e un po' di carne trita per Frog che si era accucciato sotto il tavolo.
Parlottarono distrattamente dei rispettivi lavori, dei problemi economici del giornale, dei fondati timori lavorativi di Malerba, cui il commissario controreplicava con i fondi sempre pi decurtati a disposizione della Squadra Mobile e alla sezione Omicidi.
Finita la cena iniziarono a bighellonare come al solito, prima si fecero una "vasca" in corso Como dove la movida esclusiva per pseudo vip o aspiranti tali pareva fiacca: evidentemente si erano tutti riversati in massa a Milano Marittima, che non per niente si chiamava proprio Milano visto che a frequentarla erano soprattutto i milanesi...
Risalirono poi tutta l'area pedonale di corso Garibaldi per infilarsi nei vicoli di Brera e fermarsi in un pub di via Formentini, circondati dagli incensi delle cartomanti.
Due birre in bottiglia, una ciotola d'acqua per Frog e ripresero a parlare.
Federico conosceva troppo bene Bruno per non sapere che quando lo invitava a bere una birra era per tirare fuori qualche rospo che gli bloccava la gola.
"Posso farti una domanda?"
"Fammela..."
"Con chi sei andato sul lago?"
Bruno abbass lo sguardo, mettendosi ad accarezzare il collo della bottiglietta.
"Se ti dicessi che ci sono andato con una prostituta?"
Federico strabuzz gli occhi.
"Non ci credo, non  da te."
"E invece  cos."
"E poi? Non ci sarai mica andato a letto, spero per te..."
"E invece  cos", ripet meccanicamente il commissario.
L'amico cronista rimase inebetito e senza parole.
"Anzi no, non ci sono andato a letto. Abbiamo scopato sul greto del lago, sui sassi, e le sono andato dentro senza neppure il profilattico."
Questa volta Malerba sbianc.
"Sei impazzito? Cosa ti  preso?"
Bruno scosse la testa.
"Ma hai fatto dei controlli su questa? Dov' che batte?"
"Non batte da nessuna parte.  una escort, un'amica e collega della Dal Monte, l'ho interrogata e da l  partito tutto."
"Ah... Non  una prostituta,  una escort", ridimension il tutto Federico."
"E che differenza fa?", borbott Bruno.
"Hai una sua foto?"
"Guarda su Facebook, la trovi l."
Malerba prese il tablet che teneva sempre nella tasca della giacca.
"Dammi il nome."
"Miriam Righetto."
Un secondo dopo il cronista fischi di stupore.
"Sti cazzi... Che figa! Complimenti!"
Eccola la natura maschile: qualche istante prima gli chiedeva se era impazzito, ora gli faceva i complimenti.
"Altro che prostituta... Questa  una da duemila a botta."
"Sempre una prostituta , non  che battere sul marciapiede con gli stivaloni di pelle o girare negli hotel cinque stelle con i tubini di Ferr renda diversa la professione."
"Scusa, se la pensi cos perch ci sei andato?"
"Perch mi piace, Miriam, e non credo sia solo un'attrazione fisica."
Stavolta Federico rest di sasso.
Evitando di aggiungere commenti inutili.
Cal un silenzio imprigionante.
Si alzarono e ripresero a camminare.
Sempre in silenzio.
"Si  fatto tardi", sbott Bruno.
Erano arrivati in piazza San Marco, a due passi dalla Questura dove il commissario aveva lasciato l'auto.
"Vuoi un passaggio?"
"No, mi faccio due passi. Alla prossima."
Si scambiarono una pacca sulla spalla allontanandosi. Poi Ardig si volt urlandogli: "Domani mattina ti va di accompagnarmi alla fiera di Senigallia?".
Malerba rest completamente spiazzato.
"Mi accompagni o no?"
"Va... Va bene. A che ora?"
"Alle 10 in commissariato da me. Puntuale. E vestiti sportivo."
"Okay, a domani."
...
.
...
10.
...
.
...
L'ascensore anche questa volta aveva fatto su e gi per qualche minuto. Prima di andare gi.
Almeno cos credeva Mary. Che pensava di sognare, di non essere lei ma un'altra, di essersi staccata dal suo corpo, di non riuscire pi a collegare il cervello al fisico.
Aveva male alla pancia, aveva male alla testa.
E sentiva freddo ma era sempre la paura, perch l'afa si faceva sentire anche l.
Dovunque si trovasse. Forse in un garage.
Procedevano a passi lenti, in fila indiana con le altre due ragazze.
Il negro le precedeva. L'altro uomo sembrava scomparso.
Percep delle pareti umide intorno a loro, come se stessero percorrendo un cunicolo.
Eppure dovevano essere nel vano garage.
Camminarono poco, forse un minuto in tutto.
Poi si fermarono. Un caldo acuto sulla pelle.
Come se fossero vicino a un forno.
La mano grande del negro le strapp la benda.
Quando mise a fuoco non riusc a credere a quello che vedeva.
...
.
...
Milano, sabato 13 luglio 2013.
...
.
...
Si sentiva ridicolo. Gli sembrava di condurre un'assurda caccia al tesoro. E di tempo per giocare non ne aveva.
Eppure stava andando ugualmente a cercare notizie di una misteriosa mannaia, venduta quattro anni prima da chiss quale venditore ambulante a chiss chi.
Il commissario Bruno Ardig arriv in piazza San Sepolcro in largo anticipo, alle nove appena scoccate.
Il piantone lo osserv mentre entrava.
Scarpe da jogging, bermuda sportivi blu, T-shirt nera da footing, occhiali da sole e Frog al guinzaglio.
Dimostrava meno dei suoi trentanove anni e sembrava uno dei tanti giovani che il sabato si godono la bellezza di Milano.
Nell'attesa fu costretto a pensare.
Non a Miriam, ma a un'altra girl: la defunta Mary Dal Monte.
Un sms lo avvert che Malerba era arrivato.
Scese in piazza San Sepolcro.
L'amico cronista era anche lui in scarpe da tennis, bermuda da corsa e maglietta con il "baffo" di una nota marca di abbigliamento sportivo a campeggiare sul petto.
Pi fighetto, come al solito.
"Il grande Malerba che annuncia al mondo il ritorno sulla ribalta criminale del serial killer ottocentesco Antonio Boggia", lo salut ironicamente.
"Ti farei notare che nel gergo giornalistico questo si definisce uno scoop", si pavoneggi il reporter.
Prima di aggiungere una mezza frecciata.
"E domani potrei scrivere che la Polizia indaga su una certa mannaia, apparsa misteriosamente sui banchi della fiera di Senigallia un paio di anni fa."
"Ammesso che domani potrai scrivere di questa storia", borbott Ardig, consapevole che l'amico non gli avrebbe mai bruciato uno spunto investigativo senza prima il suo benestare.
"Peraltro, tu cosa ne sai che stiamo andando l per questo?", borbott Bruno.
"E secondo te una telefonata al professor Livraghi ieri sera non l'ho fatta? Giusto per appurare se l'avevi trattato bene..."
" stato molto collaborativo. E sveglio: ha intuito subito quello che mi occorreva sapere e non mi ha fatto perdere tempo. Uno in gamba."
"Sono contento che questo contatto ti sia servito."
Presero per via Torino dirigendosi verso piazza Vetra.
Le dieci da poco passate, l'ombra che strada facendo si ritirava via via arrivando a rasentare i muri, con i raggi di sole che s'infrangevano sulle facciate bianche degli eleganti palazzi del centro.
Superarono le colonne di San Lorenzo, il bastione di Molino delle Armi e da l scesero in corso di Porta Ticinese.
Entrambi in silenzio, Ardig con la testa rapita dalle sue elucubrazioni investigative, Malerba a domandarsi l'effettiva utilit di quella sgambata nel mercatino delle pulci.
Svoltarono in piazza XXIV Maggio e il capo della Omicidi sobbalz osservando la Darsena deserta.
"Ma come? Non c' la fiera?"
Federico sorrise: "Da quant' che non ci vieni?". "Boh... Da un po', qualche anno, forse dai primi anni di universit, se non sbaglio eravamo venuti insieme, no?"
"Cazzo, Bruno, era il '92 o il '93. Sono passati vent'anni..."
"E allora?"
"E allora la fiera non si fa pi in Darsena da anni, adesso  dietro Porta Genova. Dai, seguimi."
Di nuovo il Naviglio Grande, di nuovo Porta Genova.
Per Ardig quella piazza legata a quella vecchia stazione ferroviaria pareva essere diventata una calamita, anzi un'ossessione: prima quell'omicida boliviano da inseguire, poi le visite a Miriam, ora questo sopralluogo al mercatino delle pulci.
Risalirono l'argine della Darsena e infilarono l'Alzaia del Naviglio Grande, percorrendola di buon passo.
Il poliziotto, passando davanti al Libraccio, evit di voltarsi verso le finestre dell'appartamento della escort.
Intorno a loro la solita animazione di un bel sabato mattina estivo, con i tavolini degli ambulanti che esponevano ciondoli, bigiotteria, incensi da bruciare e statuette di artigianato etnico africano.
Proseguirono fino in fondo ritrovandosi in via Valenza.
Li accolse un'insegna ferrosa dei bei tempi che furono con la scritta "Autolavaggio".
Dell'autolavaggio era rimasta solo lei, l'insegna arrugginita, insieme a un ampio spazio dove erano assiepate un centinaio o poco pi di bancarelle, disposte su quattro file parallele.
In mezzo un brulicare di giovani. Molto giovani. E alcuni molto alternativi.
Anfibi calzati nonostante i trenta e pi gradi, piercing come se piovesse, magliette di gruppi dell'antologia del rock metal, creste colorate, qualche emo, qualche gothic e addirittura qualche punk sopravvissuto agli anni Ottanta, per non parlare dei tatuaggi, diversi da quelli canonici stereotipati con i soggetti floreali, marini o gladiatori sfoggiati dalla moltitudine: qui imperavano fiamme, lampi, ragnatele, persino un cobra che si arrotolava intorno al braccio e spalancava l'inquietante bocca sul deltoide.
E poi curiosi di vario genere, famiglie con bimbi, qualche coppietta, persino qualche atipico con polo firmata e iPhone in mano, che avrebbe fatto meglio a girovagare nei vicoli rinomati di Brera e non l.
S'infilarono nella calca. Odore di sudore, di fumo e di erba.
Non sapevano dove cercare, cosa cercare e come cercare.
Scartarono a priori gli espositori di articoli musicali.
Non erano interessati a vecchi dischi in vinile o cassette da mangianastri, a poster di cantanti e gruppi o magliette loro dedicate, a locandine di concerti epici o agli stessi strumenti da band, con le chitarre e i bassi a farla da padrone.
Non si fermarono neppure dai venditori di abbigliamento militare o di vecchi residuati bellici, incluse le maschere antigas, oltre alle scontate divise, alle giacche con i gradi o ai soliti anfibi, e snobbarono anche tutti gli stand di abbigliamento metal o dark.
"Che cosa stiamo cercando?", borbott Malerba.
"Non lo so. Andiamo avanti."
Alcuni degli espositori erano persino pi caratteristici dei potenziali acquirenti.
L'attenzione di Ardig venne attirata da un "mostro": testa pelata come una palla da biliardo e tatuata come se fosse un casco da motociclista, con delle ali stilizzate in cui l'arancione si mescolava all'azzurro.
L'uomo, vicino alla cinquantina, in realt era un tatuaggio vivente. In canotta bianca, con un fisico possente, le braccia dipinte come un murales semovente, il collo con pochi lembi di pelle ancora liberi.
Mustacchi a circondare la bocca, ai lobi pi che degli orecchini dei veri e propri anelli da pirata.
Si accorse subito di aver catturato lo sguardo dell'uomo in tuta che gli veniva incontro. Uno sguardo insistente.
Tuttavia non era tipo da prendersela, consapevole che uno "normale" non potesse non stupirsi per il suo aspetto e non fissarlo per qualche istante pi del consentito.
Stranamente non proponeva roba alternativa, da dark o da punk, bens utensili per la casa, la cantina o il giardino: zappe, martelli, seghe e un campionario di strumenti per bricolage o officina.
Tutti oggetti usati, integri e funzionanti, con i segni dell'usura e del tempo chiaramente impressi sulle parti ferrose o lignee.
"Fratello benvenuto, che ti occorre?", lo abbord il venditore.
Voce profonda, quasi baritonale, il tono era amichevole.
"Una mannaia molto affilata."
"Per tagliare la carne con l'osso?"
"Per tagliare la testa all'amante di mia moglie", rispose serio Ardig.
Strappando all'uomo una risata da trombone.
"Vediamo se posso aiutarti."
Gli indic le accette e le asce, quattro o cinque in tutto, esposte sul bancone.
Il capo della Omicidi le maneggi fingendo di essere interessato.
Poi decise di osare.
"Mi hanno detto che qui in fiera puoi trovare anche dei cimeli... Persino l'ascia del mostro della Bagnera, sai quello che nell'Ottocento faceva a pezzi le persone in cantina?"
L'ambulante s'irrigid.
I giornali di quella mattina, dopo lo scoop di Malerba del giorno precedente, erano pieni di articoli sul Boggia alla luce delle due vittime ritrovate decapitate.
"Sei uno sbirro?"
"Ma per favore! Quale sbirro... Sono un giornalista", replic subito Ardig, indicando Malerba alle sue spalle. "Siamo cronisti della Voce Lombarda"."
I tratti dell'uomo si allentarono. "Che volete da me?"
"Sapere qualcosa sulla mannaia del Boggia. Se ci puoi aiutare..."
"No, non l'ho trattata io. E che poi fosse davvero quell'accetta, quella del mostro voglio dire, boh..."
"Tu per l'hai vista?"
"S, s, arrugginita, col manico tarlato. Ma come fai a dire che fosse proprio quella?"
"Con chi possiamo parlare? Chi  che l'aveva?", intervenne Malerba.
"Con il socio di quello che vende la roba militare di l."
E con il dito indic un punto generico verso sinistra.
Not l'espressione poco convinta dei suoi interlocutori.
"Quello che fa i mercati  il suo socio, quello che cercate voi ha il negozio di roba militare l all'Alzaia, dove c' il kebabbaro. Lo trovate subito", tagli corto in tono sbrigativo.
Per la verit non avevano capito molto. Si congedarono ugualmente.
Lasciarono la fiera e attraversarono il ponte del Naviglio ritrovandosi a percorrere l'Alzaia in direzione della Darsena.
Individuarono facilmente sia il Turkish Kebab che il negozio di cimeli militari.
Prima di entrare Ardig sbirci dalle vetrine. Dietro il bancone c'era un naziskin, sulla quarantina, magro e supertatuato.
"Stavolta non ci spacciamo per giornalisti e tu tieni la bocca chiusa", disse a Malerba.
Osserv Frog un istante. No, non poteva recitare la parte del poliziotto cattivo con un cane da ospizio.
"Tieni la belva e aspettami qui, entro da solo."
Varc la porta a vetri e una zaffata maleodorante invest le sue narici. Tanfo di pelle, di plastica, di polvere.
Intorno a lui un condensato di tute mimetiche, anfibi, stivali, divise graduate, elmetti della Wermacht o della Decima Mas, persino residuati dell'Armata Rossa o delle milizie cetniche.
In sottofondo musica rock dura, datata, roba degli anni Ottanta.
Il nazi, impegnato a leggere un fumetto, lo squadr in tralice e non lo salut neppure. Come a dire, guarda pure la roba e poi, sei hai bisogno, fammi un fischio.
Il commissario punt dritto alla scrivania, estraendo il tesserino e sbattendolo sul ripiano.
"Emb?"
"So che hai venduto la mannaia del mostro della Bagnera un paio d'anni fa."
L'uomo non si scompose.
"Eh... E con questo?"
"Ti ricordi a chi l'hai venduta?"
"A uno."
"Uno chi?"
"Uno. Un tizio."
La pazienza di Ardig era gi al limite. Ma si trattenne.
"Uno non mi basta. Ripeto la domanda, a chi l'hai venduta?"
Il tono questa volta era pi duro.
Finalmente lo skin si decise ad abbassare il libro e a degnarlo di uno sguardo.
"Come faccio a ricordarmelo?  successo due o tre anni fa..."
"Secondo me te lo ricordi, invece."
Incrociarono gli sguardi e lo skin lo chin per primo.
"Uno svalvolato... Uno fissato con le armi, uno sempre con il chiodo anche d'estate, uno mezzo matto."
"Ha un nome?"
"No... Che ne so io..."
"Qualcos'altro? Ha un lavoro? Fa politica?  un ultr?"
"Che ne so, pu essere...  uno strano, gira qua ogni tanto. Sai, di quelli con lo sguardo allucinato?"
Considerando l'elemento che aveva di fronte stava per rispondergli di s...
"Okay. Et, corporatura, segni particolari?"
"Boh... la mia."
"Cosa la mia?"
"L'et. La mia, la corporatura non so... Grosso, con la pancia, il pizzetto folto... Ha sempre gli anfibi ai piedi."
"Altro?"
"No, nada de nada."
"Non mi sai dire proprio un cazzo? Su, dai, spremi le meningi!"
La parola meningi rimbalz contro un muro d'ignoranza, ma il tono utilizzato arriv a segno.
"Boh... Mi aveva detto che aveva messo sulla porta un adesivo di quelli metal con il numero 666, sai quello del diavolo?"
"Lo so benissimo, vai avanti."
"Ecco, lo aveva messo sulla porta di casa e i vicini avevano raccolto le firme per farglielo togliere. Una roba del genere...  l'unica cosa che mi ricordo di lui. Te l'ho detto, uno sciroccato."
"E dove abitava non te l'ha detto?"
"Gira qua quasi tutti i sabati, a volte lo vedo passare dalla vetrina. Abita qui vicino, secondo me..."
Come aveva ipotizzato Farris, una specie di "mostro dei Navigli".
"Va bene, grazie."
Uscendo traccheggi, indeciso sul da farsi.
Era sabato mattina e forse valeva la pena restare l in zona per cercare di intercettarlo. Anche se il caldo picchiava e un appostamento sul marciapiede non era il massimo della vita.
Ma non era solo quello...
La verit  che gli giravano le palle pensando che era davanti a casa di Miriam e sembrava le stesse facendo la posta.
Al diavolo, era libero di fare quello che voleva.
In ogni caso chiam in commissariato diramando gli ordini per un servizio di sorveglianza nella zona dell'emporio di residuati militari.
E giacch ormai era in giro decise di concedersi un aperitivo con Malerba.
Risalirono nuovamente corso di Porta Ticinese e questa volta puntarono su uno dei baretti intorno al Molino delle Armi: sullo sfondo le splendide colonne di San Lorenzo, alle loro spalle la voluminosa sagoma dell'omonima basilica.
Tirarono sino al primo pomeriggio chiacchierando di lavoro e poi di pallacanestro, una passione che avevano in comune fin dai tempi del liceo, e del mercato della loro squadra del cuore, l'EA7 Armani Milano.
Soltanto verso le 14 il commissario si decise a rientrare in ufficio.
Trascorse due ore immerso nella lettura del fascicolo sul delitto Puteiano, convinto di dover per forza ripartire da l, da quel delitto insoluto che a causa del troppo lavoro e dell'organico ridotto all'osso avevano finito per trascurare e archiviare, senza spendere troppo sudore.
D'altronde era un anziano che viveva solo, di cui non fregava nulla a nessuno. L'opinione pubblica lo aveva scordato subito e la giustizia si era accodata.
Una macchia nella sua carriera da investigatore che forse adesso aveva l'occasione di lavare.
Troppi pensieri: era l'ora di una passeggiata con Frog.
S'incammin per le solite viuzze adiacenti a piazza San Sepolcro.
Quasi in trance si ritrov proprio all'angolo con via Bagnera. Diverse persone con i loro smartphone stavano immortalando quell'angolo del muro coperto dal murales dell'uomo senza testa.
Niente da dire, gli articoli della "Voce Lombarda" avevano davvero riportato in vita il fantasma di Antonio Boggia.
Allung il passo verso piazza Mentana per non sentire i commenti della gente.
L'HTC prese a vibrare. Larini.
"Capo, probabilmente abbiamo individuato il tipo della mannaia."
"Sul serio? Lo avete visto?"
"Visto no... Ma tastando il polso a un commesso della libreria di San Gottardo, uno molto disponibile e simpatico, alto, grosso e con la coda,  venuta fuori la storia del 666 stampato sulla porta. Secondo lui abita in viale Famagosta. Siamo andati l a buttare qualche domanda e abbiamo beccato un barista che ci ha confermato che al quarto piano di un vecchio edificio c' un tipo strano, uno schizzato, pare abbia anche dei precedenti."
"Come si chiama?"
"Filippo Morpurgo."
"Tenete d'occhio la casa. Io intanto faccio controllare la sua scheda."
" questo."
L'agente Scalise aveva eseguito una veloce ricerca nei terminali del Viminale.
"Filippo Morpurgo, nato nel 1969 a Milano, professione perito chimico. Carichi pendenti per aggressione, ingiuria, minacce, maltrattamenti di animali... Ha richiesto due volte il porto d'armi e due volte la richiesta  stata respinta."
Osserv la foto allegata alla suddetta richiesta respinta.
Pareva Robert De Niro ai tempi del film cult Il Cacciatore.
Lineamenti induriti, pizzetto scuro a celargli bocca e mento, capelli squadrati con la macchinetta, basette lunghe a pugnale, occhi spiritati.
Uno cos, con quella faccia cos, poteva benissimo essere un assassino che tagliava la testa alle sue vittime.
In un film. Ma nella realt?
"Voglio sapere tutto di questo tipo. Intanto piantoniamo l'edificio, vediamo se esce, dove va, chi incontra."
Tre ore dopo il quadro era pi chiaro.
Morpurgo doveva essere in casa. Qualcuno aveva aperto le finestre dell'appartamento al quarto piano del casermone fatiscente di viale Famagosta.
Larini e Foglia avevano fatto sciogliere la lingua ai vicini che ne avevano tratteggiato un ritratto a tinte cupe.
Solitario, scontroso, maleducato, uno da evitare, in tutti i sensi.
Un paio di anni prima aveva aggredito per strada una persona che lo aveva semplicemente fissato, sferrandogli un pugno.
E rimediando la prima denuncia. La seconda era arrivata quando, senza alcun motivo, aveva percosso un cane con un bastone in un parco pubblico e poi, non pago, aveva rifilato una randellata anche al padrone.
Quindi le altre denunce: ingiurie a un vigile urbano e minacce a un condomino.
Un tipo da trattamento sanitario obbligatorio, che invece circolava libero, dovendosi preoccupare solo di alcuni carichi pendenti di cui avrebbe dovuto rispondere, in tribunale, tra una decina d'anni, calcolati i tempi da tartaruga della giustizia.
"Vive da solo dopo la morte della madre avvenuta nel 2008, pare non abbia un lavoro da anni. La casa l'ha ereditata dai genitori. Aveva una sorella pi grande, Giulia, che si bucava ed  morta nel 1984 a soli vent'anni."
"Bel quadretto... Altro?"
"Pare sia un nottambulo che ascolta musica metal ad altissimo volume per tutta la notte, a detta dei vicini, mentre di giorno si vede pochissimo perch forse dorme."
"Per me  lui", si sbilanci Santoni.
"Che facciamo?", chiese Farris.
"Teniamolo d'occhio. Predisponi un servizio di vigilanza."
Le ore trascorsero lente, fino alle ventidue, quando arriv la chiamata di Larini: Morpurgo si stava muovendo.
Farris, Larini e Foglia lo avrebbero tallonato.
Era giunto il momento di attuare un piano che aveva preso forma nella sua mente.
Lui e Santoni avrebbero ispezionato il suo appartamento.
Ovviamente senza alcun mandato.
L'articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza permette alle forze dell'ordine di perquisire propriet private se ci sono presupposti di urgenza e il fondato motivo di ritenere che in quella propriet vi siano armi o esplosivi.
Stava forzando la mano, ma nemmeno troppo.
Venti minuti dopo salirono le scale della casa popolare di viale Famagosta.
Un edificio degli anni Cinquanta, le scale di vecchio granito opaco con le ringhiere scolorite e un ascensore cigolante.
Intorno a loro echeggiavano le voci domestiche: quelle dei televisori ad alto volume e quelle degli occupanti degli appartamenti.
Molti dovevano essere africani.
Salirono a piedi fino al quarto piano.
Il 666 non era un adesivo, come narrato dai testimoni.
Pi banalmente era una scritta con un pennarello nero.
Gli adesivi erano altri: un teschio con le ossa incrociate e una croce capovolta, di un nero inquietante.
La porta, scritte e adesivi a parte, era mezza marcia e con un calcetto sarebbe venuta gi.
Con un forcino la aprirono in un batter di ciglio.
L'ultimo sms di Farris garantiva tempo e tranquillit.
Il sospetto si era macinato un paio di chilometri costeggiando il Naviglio e si era appena incamminato in corso di Porta Ticinese diretto verso le colonne di San Lorenzo.
Entrarono muniti di torce elettriche.
Un corridoio con porte laterali sulla sinistra: una cucina sporca e maleodorante, con cumuli di piatti e tegami a intasare il lavello.
Il fornello era degli anni Settanta, sul tavolo e sul pavimento una quantit industriale di bottiglie di vetro svuotate.
Una bacinella scolorita era colma di mozziconi di sigarette, almeno un migliaio, e i relativi pacchetti vuoti la assediavano in una sorta di alluvione cartacea.
La porta successiva dava su quello che una volta era stato un salotto.
Ora sulla parete principale campeggiava una gigantesca bandiera appesa come un arazzo, raffigurante uno scheletro travestito da generale Lee, a bordo di una Harley, e imbracciante la bandiera della Confederazione.
Al centro della stanza un televisore grande quanto una lavatrice, collegato a una consolle della Playstation con una ventina di CD-ROM sparsi.
Quasi tutti giochi d'azione, alcuni datatissimi come Splatter o Doom, dei must dei primi anni Novanta.
Sempre sul pavimento, alla rinfusa, fumetti, comix, riviste porno, alcune erano le mitiche "Le Ore", quelle con gli attori non depilati e le attrici con la pelle lattea e le calze a rete, roba da Cicciolina o Moana.
E c'era persino un videoregistratore con VHS da collezione: le trilogie di Rambo, Terminator, Alien, Die Hard, poi Predator, Platoon, Full Metal Jacket, Hamburger Hill, I Guerrieri della Notte, 1997: Fuga da New York e via dicendo.
Pellicole adrenaliniche, tutte azione, morti e sangue.
E poi la solita collezione di porno d'annata.
A fianco ancora un catino, sempre stracolmo di mozziconi.
Con il fascio di luce illuminarono l'altra parete e sobbalzarono.
Un mobile basso, di legno pregiato, era stato mal verniciato di nero, forse con una bomboletta spray, e trasformato in un ripiano: sopra un campionario di oggettistica da film dell'orrore.
Teschi, ossa, denti incisivi, un serpente imbalsamato, un paio di candelabri e altri reperti macabri: una lapide, una croce lignea, sempre capovolta, quindi diverse armi da taglio.
Coltelli bilanciati militari, pugnali asiatici ricurvi, un'ascia bipenne, alcune spade tra cui una katana e infine lei, la mannaia arrugginita, con a fianco la fatidica scatola di legno con la famosa dicitura vergata con un inchiostro pesante, BOGGIA ANTONIO, proprio quella citata dal professor Livraghi.
Forse l'arma del delitto. O dei delitti.
In base all'articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza avrebbero potuto sequestrarla, ma prefer soprassedere.
Lo avrebbe fatto in un secondo tempo se fosse stato necessario.
Decisero di proseguire il tour dell'orrore.
Ancora tre porte.
La prima quella di un bagno, anzi di un cesso, sporco oltre l'incredibile, il lavabo ingiallito, la vasca da bagno colma di roba come se fosse un cesto della biancheria sporca.
Quindi in fondo due camere: quella di destra era incredibilmente pulita e ordinata, quasi immacolata.
Un pesante copriletto di lana, di un verde pistacchio, un vecchio armadio a parete, una specchiera con delle ingrigite foto di famiglia: la famiglia Morpurgo negli anni Settanta, i genitori con un bimbo paffuto e una ragazzina dall'aria ingrugnita.
Restava l'ultima porta, quella della cameretta: le pareti dipinte di rosso e nero, ma non a righe milaniste, bens a chiazze, pi nere che rosse, quasi a casaccio.
Una brandina incassata nel legno, un comodino dei tempi di Geppetto.
Di fronte la scrivania da studente, sommersa di fogli e carte.
Disegni a pennarello, appunti, schemi assurdi.
Avevano i nervi a fior di pelle e i sensi in stato di allerta massimo.
Percepirono un fruscio, forse un sibilo.
Una sensazione terribile, di pericolo, ma non solo.
Ardig istintivamente afferr la Beretta, sbloccando la sicura.
Si volt di scatto e illumin la parete di sinistra.
Santoni cacci un urlo e inorrid: dei serpenti li stavano puntando, con le loro lingue biforcute che danzavano nel vuoto.
Nessun incubo, era tutto vero.
Soltanto il sangue freddo maturato in anni di prima linea in Polizia evit loro di premere il grilletto: a separarli da quei mostri il vetro di una teca.
Illuminarono meglio la scena: un vero e proprio rettilario.
Cinque serpenti di vari colori e taglia, ospitati in diverse teche separate da un divisorio.
"Cristo santo! Ma dove diavolo siamo finiti, all'inferno?", sbott Santoni.
Erano letteralmente terrorizzati.
Un altro rumore e avrebbero davvero sparato.
Rientrarono in cucina, indecisi se prelevare abusivamente e senza mandato un bicchiere o una bottiglia da utilizzare per un raffronto del DNA.
Una prova che legalmente non avrebbero mai potuto utilizzare.
Indugiarono un secondo in cucina.
Soltanto in quel momento, in quell'ambiente dove aleggiava un variegato odore di sporco, le narici dei due poliziotti percepirono un olezzo diverso, questa volta di marcio.
Nel vecchio frigo doveva esserci della carne andata a male.
Per istinto, per la curiosit che anima un investigatore, Ardig apr lo sportello: dentro c'erano scatolette e surgelati.
"Questo  proprio scemo - sbott Santoni - tiene i surgelati in frigo. E nel freezer che cazzo avr?"
Si chin per aprire l'antina e un secondo dopo ebbe la pi terrificante delle risposte.
La testa di un uomo, brinata, con gli occhi aperti e sbarrati.
Il ghiaccio tinteggiato di rosso per il sangue congelato.
Stavolta rischiarono entrambi un conato di vomito.
Richiusero il frigo e si allontanarono.
"Forza, usciamo da questo posto", ordin Ardig.
Avvertirono via sms Farris che avevano abbandonato la
casa. Inutile aggiungere del ritrovamento di quel macabro trofeo congelato...
Presero l'auto e per avvicinarsi a Farris si spostarono sui Navigli che li riaccolsero con la loro rumorosa e allegra vita serale.
Si sentivano come Dante appena emerso dall'Inferno.
Puntarono verso il primo pub con i tavolini all'aperto: era un locale cubano, si accomodarono e ordinarono due rum che ingollarono con un sorso. Poi un secondo rum e un terzo che restitu loro lucidit e il dono della parola.
"Dobbiamo informare subito il magistrato", decise il capo della Omicidi.
"E quale? A seguire questo caso era quello pugliese, Patruno", osserv il vice.
"Me ne sbatto. Chiamo Brovelli e mi affido a lui.  la cosa giusta."
A quell'ora il pm dormiva sicuramente, ma si trattava di un'emergenza per cui non si fece scrupoli, una volta trovato il cellulare spento, a farsi fare da ponte dal centralino del commissariato per contattarlo sul telefono della sua abitazione.
Rispose lui, con voce agitata, temendo per qualche brutta notizia sui figli, tranquillizzandosi subito appena sent la voce del commissario.
"Un altro morto?", domand con piglio professionale.
"S, o meglio, la testa di un morto che cercavamo", titub Ardig, che intanto si era allontanato dai tavolini per non farsi sentire dagli altri avventori.
Riepilog rapidamente la vicenda.
"Adesso  prioritario che fermiate questo individuo", dispose Brovelli.
"Non si preoccupi, ci attiviamo subito, lo stiamo gi pedinando."
Riattacc con un lungo sospiro e torn al tavolo.
Prima di tracannare il quarto rum e sbottare.
"Che giornata di merda..."
Contatt Farris: "Dov' Morpurgo?".
L'ispettore capo rispose con il fiatone.
"Questo  un maratoneta, cazzo! Finora ha camminato come una furia, da solo, per quasi quattro ore. Ha fatto il giro del parco delle Basiliche, si  infilato nei vicoli ed  andato nello stretto della Bagnera ad ammirare quel murales del Boggia, poi  risalito fino al bar Magenta e ha fatto dietro front rientrando alla Darsena. Ha pisciato sui muri di via Meravigli, incurante dei passanti che lo guardavano malissimo, e si  comprato delle stecche di sigarette dagli abusivi alle colonne di San Lorenzo", riepilog ansimando.
"Okay, ma adesso dove si trova?"
"Al Molino delle Armi, diretto in Porta Ticinese. Sta tornando a casa."
"Va bene, vi veniamo incontro, dobbiamo fermarlo. Stategli dietro."
Riattacc e fece cenno a Santoni di muoversi.
Partirono a passo svelto, tagliarono dalla via dedicata allo Scoglio di Quarto e qualche minuto dopo entrarono in corso di Porta Ticinese.
Eccolo Morpurgo, a una ventina di metri da loro.
Vestito di nero, anfibi, jeans e maglietta dei Black Sabbath, aria minacciosa e stralunata, una bottiglia di birra in mano.
Alle sue spalle Farris e Foglia, mentre Larini procedeva parallelo sull'altro lato della strada.
Aumentarono la camminata, pronti a intercettarlo all'altezza di Sant'Eustorgio.
Qualche passo e incontr il suo sguardo.
Lo ricambi fissandolo intensamente.
Metro dopo metro la distanza tra i due diminuiva.
Quattro metri, tre metri, due metri...
Gli occhi negli occhi. Nessun passante nelle vicinanze.
"Morpurgo, fermati! Polizia, sei in stato di fermo", gli intim Ardig, brandendogli il tesserino del Viminale sotto il naso.
L'uomo divamp, paonazzo, e gli si scaravent addosso centrandolo come in un placcaggio rugbistico.
Il capo della Omicidi precipitando sull'asfalto si rese conto di aver sbagliato i calcoli: quello era una furia e non si sarebbe fatto ammanettare docilmente.
Intravide la suola dell'anfibio che precipitava verso di lui, istintivamente rotol per scansare la scarpata.
Un secondo dopo Farris lo afferr da dietro, bloccandogli le braccia per impedire il tentativo di divincolarsi.
Intanto Santoni estraeva il tesserino e lo esortava a stare calmo.
Infuriato, Morpurgo continu ad agitarsi, con uno strattone si liber dalla presa di Farris e si avvent contro Santoni che gli stava di fronte sbattendolo per terra.
Ancora Farris, sempre alle sue spalle, lo caric di peso sbilanciandolo e travolgendolo.
Solo a quel punto, aiutato da Foglia e Larini, riusc a sferrare un paio di rovesci e a placare l'ira funesta dell'energumeno.
Faticosamente si rialzarono e lo ammanettarono, intorno a una piccola folla di giovani ed extracomunitari accorsi per vedere la rissa che si era scatenata.
"Ci aggiungiamo anche questa, aggressione a pubblico ufficiale. Lei  in stato di fermo", lo inform Santoni.
Incredulo e rabbioso, Morpurgo continu ad agitarsi, insultandoli e sputandogli addosso.
Farris lo perquis rapidamente: dalla tasca del giubbotto era saltato fuori un coltello a serramanico.
Forse avevano davvero catturato il tagliatore di teste, il novello emulatore di Antonio Boggia, il nuovo mostro dei Navigli.
...
.
...
11.
...
.
...
Erano in una sorta di grotta sotterranea.
O qualcosa del genere. Sopra di loro un'apertura tonda, oculare: da quel buco in cui era incastrata una grata metallica spuntava la luna piena, di un arancione irreale.
Nessun rumore esterno. Forse erano in campagna.
Eppure no, era in citt, questo lo ricordava.
Ormai aveva perso il senso del tempo. E del luogo.
Le sue compagne parevano pi tranquille.
A circondarle delle mura tonde, in vecchi mattoni umidi che puzzavano di muffa.
Attaccate a degli anelli di metallo, tre grandi torce fiammeggianti illuminavano l'ambiente meglio di un moderno neon.
Il fumo saliva verso l'alto per disperdersi poi all'esterno.
Stava sudando: in quella specie di pozzo, per via delle torce, c'erano almeno quaranta gradi.
Sul pavimento, sempre in mattoni, era stata disegnata con una vernice chiara una grossa figura geometrica. Nonostante il martellante mal di testa riusc a realizzare che era una sorta di stella, simile a quella dei medaglioni ebraici. All'interno della figura, con una vernice dorata, era evidenziato un triangolo.
In corrispondenza dei tre vertici erano stese delle stuoie di velluto, anch'esse dorate, con incise delle cuciture raffiguranti un simbolo che vedeva spesso in medagliette, orologi o ceramiche: il duplice volto incastrato del Sole a sinistra e della Luna a destra.
Un'astrusit, ma non aveva la lucidit per provare a domandarsi il significato di tutto quanto la circondava.
Sul pavimento bruciavano delle grasse candele all'incenso.
Pareva un film di quelli di Kubrick. E non una sorta di porno, perch per quello era stata pagata, per recitare quest'assurda parte di novella vergine vestale e per scopare.
Sent dei rumori. Di passi. Gente in arrivo, ma non vedeva nulla perch quel negro gigantesco oscurava l'entrata con la sua mole.
...
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...
Milano, luned 15 luglio 2013.
...
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...
La solita corsa del mattino sui soliti viali trafficati della Circonvallazione est. Ardig correva per fuggire dalla tensione che si era accumulata. Si era lasciato alle spalle un'altra domenica di intenso lavoro e di carte bollate.
Il pm Brovelli aveva fatto un lavoro scrupoloso e rapido.
La richiesta di fermo per Morpurgo era stata autorizzata dal gip sulla base degli elementi inequivocabili emersi a suo carico.
Quanto alla prima perquisizione domiciliare la versione fornita reggeva alla grande.
Da un informatore avevano avuto la dritta sulla presenza di possibili armi da taglio compatibili con quelle dell'assassino mozzatore di teste, avevano proceduto a una perquisizione d'urgenza ai sensi del famoso articolo 41, avevano rinvenuto asce e coltelli e avevano deciso di fermare il sospetto che stavano pedinando: a quel punto lui li aveva aggrediti.
Perquisendolo, era saltato fuori il coltello serramanico e, una volta informato telefonicamente il magistrato, avevano ottenuto il via libera verbale per una pi accurata perquisizione domiciliare durante la quale avevano scovato la testa congelata nel freezer.
Non era vero ma quadrava. Il cerchio perfetto di Giotto.
Cos, in piena notte una squadra di agenti e colleghi della Scientifica - accompagnati dai veterinari della Asl incaricati di occuparsi dei serpenti - era poi tornata nell'appartamento di viale Famagosta, con tutti i mandati del caso, per la vera perquisizione, in cui avevano sequestrato armi da taglio di vario genere, la fatidica presunta mannaia del Boggia e alcuni effetti personali del fermato per il raffronto del DNA.
La testa congelata era stata trasportata all'istituto di Medicina Legale che l'aveva esaminata con priorit assoluta: verdetto scontato, era quella del povero Pasquale Puteiano.
Che finalmente stava per avere giustizia terrena e la restituzione della testa da tumulare insieme al suo corpo monco.
A quel punto dovevano solo attendere il tempo necessario per gli esami di laboratorio. Si trattava di aspettare ancora qualche ora in questo luned che si annunciava intensissimo.
Solo qualche ora, anche per sapere se quella mannaia era la stessa che aveva spiccato la testa dal corpo di Mary Dal Monte.
A fine mattinata avrebbe avuto le risposte.
Nel frattempo aveva un'indagine da far ripartire ex novo.
E un'idea su come fare.
Battere bar, negozi e panchine ai giardinetti.
Sulla vita di Pasquale Puteiano avevano gi scavato a fondo, nei limiti del possibile, tenuto conto che dalla cessazione della sua attivit di usuraio erano passati ormai trent'anni e individuare potenziali vittime desiderose di vendetta tardiva significava gironzolare tra ospizi o cimiteri.
Ora dovevano fare altrettanto con quella di Filippo Morpurgo.
Un'ora dopo, il commissario si fece venire a prendere dall'auto di servizio per spostarsi in Questura al reparto della Scientifica.
Sperava nelle tanto attese risposte.
Dovette fare anticamera, oltre mezz'ora.
Poi, De Piccoli spunt in corridoio con un sorriso a illuminare quel suo faccione pieno da cinquantenne eternamente ragazzino, che non per niente gli era valso il soprannome azzeccatissimo di Pupo.
"Almeno un caso lo hai risolto", lo accolse dandogli una pacca sulla spalla e facendolo entrare nel suo ufficio.
"La mannaia  quella, hai beccato il killer del senzatetto."
Per un istante Ardig elabor quanto ascoltato: la risposta al secondo quesito era implicita.
"Pertanto non  la stessa mannaia che ha ucciso entrambe le vittime?"
"No, solo il vecchio ammazzato a dicembre", si rabbui il responsabile della sezione Scientifica.
Che si affrett a spiegare: "Sulla mannaia c'erano tracce molecolari del DNA della prima vittima, quel Pasquale Puteiano, ma non della ragazza. Che per potrebbe aver accoppato con un'altra ascia che possedeva e ha poi fatto sparire. Perch nelle altre armi da taglio prelevate nell'abitazione non c'erano tracce di DNA umano".
Fine degli arzigogoli.
Morpurgo non aveva accoppato la Dal Monte.
Uno che vuole emulare il Boggia avrebbe colpito e decapitato anche lei con la mitica mannaia del mostro della Bagnera.
E una conferma arriv dalla successiva domanda che pose il commissario.
"Avete confrontato il DNA di Morpurgo con le tracce di sperma rinvenute nelle mucose uterine della Dal Monte?"
De Piccoli scur ulteriormente: "Ovviamente, ma il raffronto  negativo. Piuttosto, abbiamo esaminato le bombolette spray rinvenute nell'appartamento e ti confermo che la pigmentazione  la stessa dei frammenti estrapolati dal murales del vicolo della Bagnera".
Nessun mitomane, quindi: il graffitaro del fantasma del Boggia era lo stesso Morpurgo.
Si consol pensando che avevano comunque risolto un caso, quel cold case che si trascinava insoluto dalla vigilia di capodanno.
Meglio di niente e di questo ringrazi De Piccoli.
Abbandon la Questura filando in Tribunale per comunicare la novit a Brovelli.
Il magistrato ascolt, annot tutto e lo aggiorn sull'intenzione di diramare un comunicato stampa, nel pomeriggio, per annunciare agli organi di informazione il fermo del principale sospettato dell'omicidio efferato di Pasquale Puteiano.
Tradotto: facciamo sapere a Milano che abbiamo incatenato un pericoloso assassino e rassereniamo l'opinione pubblica quando sta per scattare il countdown delle vacanze agostane.
Lo avevano messo in gabbia, Morpurgo, e avevano prove sufficienti per tenercelo per un paio di decenni, eppure Ardig voleva vederci pi chiaro e capire il perch di quel delitto.
E soprattutto perch Morpurgo aveva scelto di uccidere e decapitare proprio Puteiano. Un motivo doveva esserci.
Si ricord del ragionamento di Farris, mutuato dalla logica criminale del cannibale romanzato Hannibal Lecter.
Cosa desidera l'uomo? Ci che vede.
Da viale Famagosta a via Ludovico il Moro c'erano poche centinaia di metri di distanza, massimo un chilometro.
Puteiano poteva essere stato la vittima casuale di un improvviso raptus di follia e in quel caso tra lui e il suo assassino non poteva esserci alcun legame.
Solo la sfortuna di trovarsi nel posto giusto al momento sbagliato.
Oppure i due si conoscevano o si erano conosciuti in passato? O quanto meno Morpurgo conosceva Puteiano e l'aveva scelto come sua vittima?
Era questo che doveva scoprire. Da solo. Perch difficilmente quel mattoide avrebbe parlato.
Per questo il pomeriggio precedente aveva chiesto a Invernizzi di raccogliere quante pi informazioni possibili sul passato del fermato e su quello della sua famiglia.
In commissariato regnava il solito caos creativo.
Telefoni che squillavano, agenti impegnati a fare fotocopie.
La solita routine. Mancava Pinton, ormai stanziale sulle rotonde dell'hinterland milanese alla ricerca di quella prostituta albanese, Mirela, divenuta introvabile.
Si prese una pausa per un panino, per la solita passeggiata urinatoria di Frog e per far eruttare liberi i pensieri.
Strana la vita: Pinton correva dietro a un'introvabile puttana albanese, loro indagavano su una puttana uccisa.
E lui, nella sua testa, rincorreva un'altra puttana.
Perch se lo continuava a ripetere, che Miriam era quello, una puttana.
Detto non in senso dispregiativo, ma professionale.
Eppure avrebbe voluto vederla, baciarla, farci l'amore...
Accompagnato da questi pensieri contrastanti s'incammin verso i Navigli dove aveva gi spedito mezza squadra.
Strada facendo esamin il minidossier stilato da Invernizzi sulla vita di Morpurgo.
Proveniva da una famiglia borghese e per bene.
I genitori incensurati, il padre, ex impiegato bancario, era morto di infarto nel 1988 a soli 52 anni, mentre la madre, Carla Albonetti, ex segretaria d'azienda, era deceduta nel 2008 all'et di 69 anni.
La corsa terrena della sorella Giulia si era invece fermata prematuramente: stroncata ventenne da un'overdose nel febbraio del 1984, rinvenuta nei giardini del Parco Ravizza con l'ago ancora in vena.
Lei s aveva piccoli precedenti, per furto e adescamento: reati tipici dei giovani tossici di quel periodo.
Nel 1986 si erano trasferiti dalla pi nobile via Conchetta, sui Navigli, a viale Famagosta, target pi popolare. Facile intuire che la tossicodipendenza della primogenita avesse prosciugato i bilanci familiari costringendo i Morpurgo a ripiegare su una dimora pi modesta.
Un quadro pi chiaro cominciava a dipingersi nella sua testa.
L'ispettore Pinton aveva perso un'altra mattina tra le rotonde di Rho, Arese e Garbagnate, che ormai conosceva a memoria.
Come conosceva a memoria i volti delle giovani prostitute che stazionavano in quegli angoli sporchi dell'hinterland.
Questa volta per aveva avuto una dritta dai cugini dell'Arma.
Xhelika Beriqai batteva in quei giorni in una via industriale in quella terra di nessuno che separa Garbagnate e Bollate.
Il navigatore lo condusse a quello svincolo poco frequentato.
Eccola. Circondata dal rituale sottofondo degradato di sacchi dell'immondizia, cartacce e bottiglie abbandonate.
Il solito sgabello da campeggio su cui dondolavano le gambe lunghe, abbronzate dalla permanenza sotto il sole, incastrate in un sandalo nero.
Le cosce gruvierate dalla cellulite, del resto una ragazza come quella non aveva certo la possibilit di andare in palestra o a fare footing per mantenersi tonica.
Mora, capelli raccolti con la coda di cavallo, un viso bruttino e paffuto. All'orecchio l'immancabile telefonino.
Rallent e accost.
La ragazza si alz pigramente senza entusiasmo e senza riattaccare.
"Ehi belo, come stai? Ti vuoi divertire con me?" Parlava un buon italiano, condito dal tipico accento duro dell'Est.
"Quanto vuoi?"
"Venti per pompa, cinquanta per scopata in machina."
"Dove?"
"C' strada qui in fondo. Non venire mai nesuno."
Pinton apr il portafoglio: sventol alcune banconote da cento euro.
"Ho appena chiuso un buon affare. Voglio festeggiare. Andiamo in un motel per un paio d'ore? Ti bastano trecento euro?"
"Tu aspeta."
La ragazza riprese il telefono e si allontan di un metro, spostandosi verso il lato posteriore della vettura.
La sent che parlava con tono concitato, in albanese, probabilmente stava dettando i numeri della targa a qualcuno, forse una collega, che li avrebbe passati al suo protettore.
Qualche secondo dopo la vide chiudere la telefonata e avvicinarsi allo sportello.
"Andiamo, tu sai dove  motel?"
"Tu in quale mi porteresti?"
"Va drito, andiamo a Prestige, sula Varesina", borbott divorandosi le doppie come spesso fanno gli stranieri.
" lontano?"
"Cinque minuti."
Imboccarono la Varesina nel silenzio dell'abitacolo rotto solo dal ronzio del condizionatore.
La ragazza diede alcune indicazioni, facendolo immettere nella direzione di Saronno.
Poi con un sorriso malizioso inizi a massaggiargli la zona pubica.
Lui sorrise, sinceramente imbarazzato.
"Come ti chiami?"
Almeno sul nome poteva essere sincero: "Marco. E tu?".
"Keka."
"Chicca?"
"No, Keka."
La squadr rapidamente: pi giovane di quanto appariva, sui 25 anni circa.
Puzzava di sudore e di sporco. Anche i piedi le puzzavano. Imboccarono l'entrata del motel e lei lo catechizz: "Tu dare 50 euro a portiere e lui fa entrare me senza documenti".
Un classico che ormai ben conosceva.
Lo scorcio era affascinante. Un quartiere della vecchia Milano - in cui il tempo pare trascorrere al rallentatore rispetto alla frenetica vita del centro - che conserva le vecchie abitudini tipiche dei paesi o dei borghi.
Dove ci si conosce tutti e in genere ci sono tre figure che sanno di qualsiasi foglia si muova: il maresciallo dei Carabinieri, il farmacista e il parroco.
Ardig, camminando sui marciapiedi di via Ludovico il Moro, stava valutando il da farsi.
Scart i cugini dell'Arma, che in quella zona non avevano un presidio, e pure il farmacista, visto che di croci verdi lampeggianti ne aveva scorta una sola e dietro il bancone c'era una ragazza di nemmeno trent'anni.
Anche di parrocchia ce n'era una sola, vecchia e fatiscente.
Ma all'interno non c'era nessun prete.
Per cui si accontent di camminare senza una meta.
Prima tappa un ortolano, che ricordava vagamente Puteiano, ma non aveva mai sentito nominare Filippo Morpurgo.
Seconda tappa un calzolaio: all'interno della bottega odore di cuoio e colla.
S, Puteiano se lo ricordava. E il ricordo non era positivo.
Brutta persona, losco, approfittatore: uno da tenere alla larga.
E infatti era invecchiato da solo e schiattato da solo.
Senza che nessuno lo piangesse o lo rimpiangesse.
Su Morpurgo buio assoluto. Del resto non era quello il suo quartiere e ci stava che nessuno lo conoscesse.
Riprese a camminare e vide un'insegna ferrosa ballonzolante.
"L'osteria del gatto nero."
Due vetrine opache regalavano una visione dell'ampio locale interno: una manciata di tavoli di plastica verniciata, di forma quadrata, con le gambe in metallo, un bancone degli anni Settanta, sempre di metallo e un cassone refrigerato per i gelati.
Nessun gatto nero, nemmeno in foto o disegno.
Chiss perch avevano scelto quel nome poco scaramantico.
Dietro al bacone una donna che avrebbe dovuto godersi la pensione almeno da un decennio: ciabattava con passo trascinato, il volto rugoso e le mani scheletriche appoggiate sul ripiano.
Ai tavoli altri anziani, intenti a giocare a briscola e a centellinare il bicchiere di bianchetto che gli sarebbe dovuto durare per tutta la mattinata.
Gli anziani, la memoria vivente della nostra storia e della nostra cronaca. Ecco da chi doveva cominciare.
Si avvicin al tavolo sfoggiando uno dei suoi rari sorrisi e afferrando una sedia di legno.
"Vi dispiace se mi siedo con voi?"
I quattro uomini rimasero inebetiti, con le carte strette tra le dita, a guardarlo.
"Signora - si rivolse all'anziana dietro il bancone - ci porterebbe un altro fiasco di bianco per favore?"
Gli anziani sorrisero in segno di apprezzamento.
Il fiaschetto arriv. Pieno fino all'orlo.
Decise di presentarsi mentre riempiva loro i bicchieri.
"Buongiorno, sono un commissario della Omicidi, sto cercando informazioni su una vecchia conoscenza del quartiere..."
Gli avventori si presero qualche secondo, poi uno di loro, vicino all'ottantina, qualche pelo bianco che spuntava sulla pelata tinteggiata da macchie epidermiche violacee, si present allungandogli la mano.
"Fausto Ottolina - scand con orgoglio -, sono un brigadiere dei Carabinieri in congedo. Ho prestato servizio al comando provinciale di via Moscova per ventidue anni."
Ardig si rallegr della notizia: cercava il maresciallo dei Carabinieri che in genere sa tutto e forse lo aveva trovato, anche se questo ottuagenario era stato solo un brigadiere.
Il vecchio gli introdusse i suoi compagni di gioco snocciolandogli nomi e cognomi che nella testa di Ardig rimbalzarono come le gocce di pioggia sul parabrezza.
Lui punt tutto sul sottoufficiale, assumendo un insolito atteggiamento cameratesco.
"Brigadiere - lo qualific come se fosse ancora in attivit e non in congedo - conto sul suo aiuto e sulla sua memoria..."
"Quella  ancora buona, fossero cos anche le gambe", replic Ottolina, con gli occhi che brillavano per la soddisfazione di poter contribuire a un'indagine.
E pazienza se era della Polizia e non dell'Arma.
La foto segnaletica di Filippo Morpurgo cal sul tavolo.
L'ex sottoufficiale se la studi per una decina di secondi.
"No, non lo conosco. Potrei averlo anche visto in giro, per."
La indic agli altri anziani ricavando solo una scrollata di teste.
Torn a fissare Ottolina.
"Si chiama Filippo Morpurgo."
"Morpurgo ha detto? Il nome s, qualcosa mi dice... Ha qualche cosa in pi? Magari il mestiere che fa..."
"Aveva una sorella di nome Giulia, morta di overdose nel 1984."
Anche questa volta Ottolina si prese qualche secondo.
"Quella del parco Ravizza?"
"S, esatto, l'hanno rinvenuta l con l'ago ancora in vena."
"Povera ragazza, certo che me la ricordo. Abitava qui in zona. E mi ricordo anche della famiglia. Gente sfortunata."
"In che senso?"
"Il padre della ragazza era un brav'uomo, un colletto bianco, di quelli sempre a modo:  schiattato di crepacuore per tutti i dispiaceri che gli aveva dato la figlia, anche da viva. Rubava, si prostituiva... L'eroina costava e quando quei disgraziati erano in crisi di astinenza erano pronti a tutto, anche a rubare gli anelli della mamma... Quella famiglia  andata in pezzi per colpa di quella figlia sventurata."
Si zitt per riflettere un istante.
"E la madre, povera donna, era una bella signora - con la mano simul le curve di una donna giunonica - e pare si fosse ridotta a fare marchette per quattro soldi pur di raccogliere qualche spicciolo per la droga della figlia."
Un campanello trill nella testa del capo della Omicidi.
"Senta, lei se lo ricorda Pasquale Puteiano, quello che hanno ucciso e decapitato alcuni mesi fa?"
"E come no! Un cesso d'uomo. Uno lurido, che rovinava la gente, prestava due lire poi chiedeva tassi d'interesse folli. E ingrassava come un porco sulla pelle di quelli che spremeva."
"Come faceva a riscuotere? Non mi risulta fosse un boss."
"No, quello no. C'aveva un paio di scugnizzi, napoletani come lui, mala gente, ex pregiudicati. Loro spaventavano le vittime, che pagavano e non lo denunciavano. Poi a quei tempi mica c'erano i numeri verdi e quelle cose l... Per anni  andato avanti cos, finch poi qualcuno gli ha dato una bella lezione."
Ovvero un pestaggio brutale concluso con una mano demolita a sprangate e resa invalida.
"Secondo lei quel Puteiano, li conosceva i Morpurgo?"
"Quel fetente conosceva tutti. Si figuri, una famiglia indebitata con una figlia tossica? Quello era un parassita che succhiava il sangue. Chiss quanti soldi gli avr spillato a quelli. Ma perch? Sospettate che questo Morpurgo possa essere implicato nell'omicidio di Puteiano?"
Era proprio quello che iniziava a pensare.
Il carabiniere in congedo, oltre a una sterminata memoria, aveva ancora del buon fosforo in quel cervello ottuagenario.
" un sospetto che abbiamo", si sbilanci il commissario.
Il quadro mentale diventava sempre pi completo: l'usuraio Puteiano doveva aver ridotto sul lastrico i Morpurgo, costringendoli a spostarsi in una catapecchia, e magari si era pure scopato la moglie, assestando un altro duro colpo alle coronarie del marito poi stroncato da un infarto.
Si conged da Ottolina e dagli altri vecchietti: iniziava ad avere le idee chiare su un fondato movente per un omicidio efferato.
La stanza del Prestige faceva onore al nome del motel. Camera da letto con aria condizionata e maxischermo al plasma, copriletto dorato, frigobar e bagno con vasca idromassaggio.
Cinquanta euro per quattro ore.
Tutti soldi che l'ispettore Pinton metteva di tasca sua, consapevole che non glieli avrebbero mai rimborsati.
"Perch non ti fai una doccia e ti rinfreschi?", le domand gentile.
Prima di allungarle il men del servizio in camera: "Ti va di mangiare qualcosa?".
Keka sorrise stupita per tutte queste premure: "Grazie".
Sfogli le poche righe del men.
Si illumin in volto: "Tortelini con pana - le doppie saltarono nuovamente - e prosciuto".
"Li prendo anch'io."
Mentre ordinava i piatti al numero della reception la vide spogliarsi.
Non era la fine del mondo, anzi: aveva una ciambellina di grasso intorno alla vita e i seni penzolanti.
Riattacc la cornetta e la vide avvicinarsi con aria maliziosa.
"Tu vuoi scopare ora?", chiese docilmente.
Lui scosse la testa.
"Abbiamo tempo, fai la doccia e poi mangiamo."
Lei ubbid, del resto era lui a pagare.
Dieci minuti dopo il vassoio con i piatti fumanti era sull'unico ripiano della stanza, sotto il televisore.
L'albanese usc dal bagno profumata e gocciolante, con l'asciugamano bianco legato sopra il seno e i capelli sciolti.
Un volto pi rilassato che si allarg in un sorriso infantile vedendo i tortellini che divor con aria famelica in poche forchettate.
Pinton pilucc i suoi e ne lasci quasi la met a Keka che non si fece pregare per il bis.
Era sorridente e con un'aria spaesata: non doveva aver ricevuto molte attenzioni da quando era prigioniera della crudele schiavit della prostituzione da strada e quei piccoli gesti gentili l'avevano sorpresa.
Per sapeva di dover ricambiare. E sapeva come farlo.
Perci lasci scivolare l'asciugamano e nuda inizi a gattonare sul letto, avvicinandosi alla cerniera dei pantaloni di quel cliente cos educato e carino.
Con uno come lui ci sarebbe andata anche gratis.
Erano al dunque. Pinton decise di gettare la maschera. Parzialmente.
"Aspetta..."
"Perch, tu non vuoi fare? Tu pagato me per questo!"
Prese un respiro e la guard negli occhi.
"Senti Keka, io sto cercando una ragazza, una tua amica, si chiama Mirela."
L'espressione serena svan in un lampo dal volto della ragazza che si irrigid e balz in piedi facendo sobbalzare le tette.
"Chi sei tu? Tu polizioto?"
Non era partito bene, la frittata era mezza fatta.
"No, calmati. Non sono un poliziotto, ho solo bisogno di parlare con Mirela. Puoi aiutarmi? Ti posso pagare bene", e nel dirlo si allung di nuovo verso il portafoglio.
Dall'incredulit Keka era passata alla paura.
"Chi sei tu? Fratelo di quel ragazo?"
Non ci aveva pensato a spacciarsi per il fratello di Simone Pizzetti.
Volendo una piccola somiglianza c'era: entrambi biondini.
E la ragazza albanese non era certo in grado di cogliere la sua cadenza trevigiana. Decise di approfittarne.
"S, sono il fratello di Simone."
Per tutta risposta Keka inizi a infilarsi frettolosamente la gonna, che portava senza slip, e la canottiera.
Si alz dal letto e la prese per le spalle.
"Keka per favore, devo parlare con Mirela."
"Lei non pi qui, andata via, in altra cit, lontano, tu non pu trovare lei", rispose la ragazza ormai rivestita.
La vide spostarsi verso la porta. La trattenne per un braccio.
"Se tu non mi fai uscire io meto a urlare e dico che mi hai colpito. E queli di motel chiamano Polizia", lo minacci per liberarsi.
Tent il tutto per tutto.
"Dimmi solo dove posso trovarla."
"Io non so. E tu non venire pi da me. Ho dato numero targa tua machina e loro trovano te. E se loro trovano tu in pericolo. Hai capito? Tu mai pi cercare me."
"Loro chi?", le url Pinton.
"Loro. Tu non venire mai pi."
Un ultimo strattone e l'ispettore decise di mollarla.
Keka valic la porta, entr nel cortile delle auto e si incammin verso la portineria.
Cosa avrebbe detto ai suoi protettori-aguzzini?
Incurante delle prescrizioni del medico e dei tassativi divieti sul fumo, Roberto Brovelli tirava ingorde boccate dalla sua pipa, scatenando esalazioni pestilenziali dal vago sentore di menta.
Ardig cercava di non storcere il naso mentre rileggeva la bozza del comunicato sul fermo di Filippo Morpurgo che a breve sarebbe stato diramato alla stampa.
Lo approv restituendogli la copia e lo aggiorn sull'esito del sopralluogo investigativo sull'Alzaia di Ludovico il Moro.
E sulla sua idea.
"Possiamo desumere che il giovane Filippo, deceduta la sorella, con i genitori in crisi, decide di prendersi la sua vendetta contro l'uomo che ha succhiato il sangue alla sua famiglia, cos si studia Puteiano, gli orari, gli spostamenti, le abitudini, e al momento giusto, tac! Lo aggredisce e gli fracassa una mano con una mazza."
"Quel Puteiano per si sarebbe vendicato, no?", obiett il pm.
"Forse Morpurgo aveva il volto coperto o l'aggressione  avvenuta di notte. Oppure lo ha spaventato a tal punto... Ma tanto questa  solo un'ipotesi e verificarla non  prioritario. Poi per succede qualcosa di nuovo e quasi trent'anni dopo, Morpurgo, una mente disturbata, un animo tormentato, un uomo solo e violento, torna a studiarsi movimenti e orari di Puteiano, ormai vecchio e annebbiato dall'alcool, e al momento giusto lo colpisce. Resta da capire se volesse accoppare l'ex usuraio per completare la sua vendetta oppure se sia stato una sorta di prima vittima, quasi un allenamento per poi colpire nuovamente ed emulare davvero il Boggia come farebbe pensare quel murales che ha dipinto nel vicolo della Bagnera. Per di sicuro non  lui che ha ucciso Mary Dal Monte e non sappiamo se davvero meditasse di ammazzare nuovamente."
Il giudice annu con la testa e lo interruppe: "Questo temo avremo difficolt ad appurarlo. Nel primo interrogatorio di garanzia davanti al magistrato di sorveglianza Morpurgo si  avvalso della facolt di non rispondere e temo non parler nemmeno nel prossimo interrogatorio che il giudice ha fissato per venerd. Ma tanto abbiamo il DNA a inchiodarlo per assicurargli un lungo soggiorno nelle patrie galere o in un ospedale psichiatrico giudiziario se, come suppongo, il suo legale tenter la carta dell'infermit mentale".
"Chi  l'avvocato?", domand il commissario.
"Uno d'ufficio, un ragazzetto sbarbato. E dubito che anche lui riesca a dialogare con il suo cliente. Questo Morpurgo fa paura, se non fosse ammanettato strangolerebbe chiunque si trovasse di fronte. Ad ogni modo questo caso ormai  chiuso, ora lei si concentri sull'omicidio Dal Monte. Mentre io mi dedicher a questo galantuomo..."
Incuriosito, Ardig occhieggi verso il fascicolo e Brovelli non si fece pregare per sbottonarsi. Alla faccia del segreto istruttorio.
"Davide Quirzi. Dietro la rispettabile facciata di affermato imprenditore edile c' un truffatore o forse persino peggio. Ha presente quel disastro nella zona sud vicino alla tangenziale?"
Eccome se lo aveva presente, sembrava che un enorme meteorite fosse precipitato l spalancando un cratere profondo almeno una ventina di metri.
Peccato che gli scheletri di alcuni palazzoni di una decina di piani vanificassero questa fantasiosa ricostruzione per lasciare posto a una facile deduzione: un maxicantiere interrotto per chiss quale ragione.
"Questo Quirzi, insieme a un'altra combriccola di farabutti degni di lui, si  accaparrato a fine anni Novanta delle aree industriali dismesse da bonificare dall'amianto. Poi, ungendo i soliti politici da quattro soldi, ha fatto approvare un piano di riconversione edilizia con il fulcro nell'affascinante progetto di una citt giardino, con condomini simili a grattacieli immersi nel verde, con tutti i servizi per rendere autonomo quel quartiere: persino l'asilo e la biblioteca. E invece guardi qui che scempio..."
Sventol le foto di quei tetri scheletri di cemento e ferro.
"E lo sa perch i lavori si sono fermati?"
Conosceva la risposta: "Perch quei terreni erano zeppi di rifiuti tossici".
"Proprio cos, solo che Quirzi e i suoi pensavano di poterla fare franca. Una montagna di cemento sopra e i rifiuti qualche metro sotto. Botte piena e moglie ubriaca: prima avevano fatto i soldi interrando quei veleni e poi avrebbero fatto il bis vendendo quegli appartamenti come fossero soluzioni urbanistiche di prestigio. E magari ci sarebbero riusciti se i Carabinieri del Nucleo Ambientale non avessero avuto alcune soffiate."
"Quali?"
"Camion che arrivavano in piena notte - borbott il pm armeggiando con il fornello della pipa - a scaricare chiss cosa, come fantasmi. Qualcuno in zona si era insospettito, qualche soffiata ed  bastato scavare qualche metro per trovare quei veleni."
"Questo Quirzi  ai domiciliari?"
"Macch.  un furbo, aveva fatto i soliti giochetti delle varie societ con sedi off shore, per cui s, lui  il titolare della Quida, l'immobiliare che sta costruendo il Villaggio Nuovo Paradiso, si figuri lei che nome aveva scelto, ma le responsabilit le ha scaricate tutte sulla societ che aveva in subappalto i lavori di bonifica dei vecchi capannoni industriali. Societ che ha sede a Caivano, in provincia di Napoli, e ha un amministratore delegato plurifallito. Una testa di legno messa l proprio per fare il parafulmine. Ma non ci sono soltanto i reati ambientali e l'associazione a delinquere: Quirzi  indagato anche per truffa aggravata e rischia la bancarotta perch gli istituti di credito gli hanno chiuso le linee di credito e gli anticipi che si era intascato dai futuri acquirenti, una bella sommetta mi creda, sono scomparsi in qualche banca thailandese o indonesiana. E quando inoltri una rogatoria in quei paesi perdi solo tempo..."
"Solita storia, dottore, non le rubo altro tempo e torno in commissariato", si conged Ardig, poco incuriosito ad approfondire i dettagli di un'indagine molto lontana dalle sue.
Scendendo le scale mentalmente pianific il resto della giornata.
Ignaro che una telefonata stava per stravolgere tutti i suoi programmi.
La vibrazione scatt mentre attraversava via Freguglia.
Pinton dall'altra parte.
"Marco, dimmi."
"Mi hanno appena contattato i Carabinieri di Arese, hanno rinvenuto un cadavere nel parco delle Groane. Una donna."
"Quella prostituta albanese?"
"La possibilit c'. Io sto andando l a vedere, sono gi in zona."
"Vengo anch'io, dammi una coordinata."
"Il Comune  quello di Cesate, quando arrivi l ti spiego da che parte entrare nel parco."
Erano stati quelli della Forestale a guidarli sul posto.
Insieme a loro anche un drappello dei Carabinieri della compagnia provinciale di Rho.
Nel cuore del parco delle Groane - un'enorme polmone verde protetto a fatica dall'assedio dall'espansione edilizia dei vari paesotti che costellano i suoi margini - scorrono un paio di rigagnoli che sarebbe impossibile definire torrenti.
Intorno al percorso di uno di questi, il Guisa, acqua sporca e spesso chiazzata da bolle di scarichi industriali, si era formato una sorta di acquitrino salmastro, con le canoniche canne alte un paio di metri a contraddistinguerlo.
L il terreno duro cedeva il posto a una sorta di fanghiglia sabbiosa, facile da scavare. E gli albanesi avevano fretta e poca voglia di faticare con una vanga.
Per cui l'avevano ricoperta solo con uno stretto strato di terriccio sui cui si erano posati gli stivali di un ignaro cercatore di funghi che, calpestandola, si era reso conto che qualcosa non quadrava.
Aveva smosso un po' di terra e aveva intravisto un braccio prima di rischiare di svenire.
Adesso l'uomo, stivali di gomma e pantaloni da escursionista, sedeva sul ceppo di un tronco con aria assente, in mano il cellulare con cui aveva avvertito i Carabinieri.
Quelli della Forestale avevano quasi finito.
Uno spettacolo orribile.
Alcune settimane sotto quella melma incrostata, dove trapassavano i raggi solari, avevano cotto e reso quasi irriconoscibile quel martoriato corpo.
La decomposizione aveva galoppato, l'umidit e i vermi avevano fatto la loro parte, ma il peggio lo aveva fatto l'assassino, o gli assassini, dando fuoco a quel cadavere, come intuivano dai brandelli di carne annerita e dal tipico odore di benzina bruciata rimasto impregnato su quell'ammasso di carne putrescente.
Le guardie forestali e i Carabinieri pi giovani, poco avvezzi a quello scempio, avevano vomitato tutto quanto avevano nello stomaco.
La Scientifica, il medico legale e il magistrato erano in arrivo.
Ardig guard gli alberi intorno, solo per non guardare lei.
Era ancora semisommersa dalla terra viscida: un braccio, il volto, il busto e il piede sinistro erano emersi. Il resto aspettava l sotto.
Un'ora e mezza dopo, il corpo della sventurata era stato riesumato da quella fossa paludosa.
Lo avrebbero ripulito all'obitorio, intanto il dottor Ruggero Salerno stava eseguendo i primi rilievi necroscopici.
E avevano gi la prima risposta: la gola era stata tagliata.
"La causa del decesso - sospir il coroner - mi pare ovvia. Per quanto concerne la collocazione temporale, considerando le condizioni ambientali e l'umidit mi orienterei tra le tre e le quattro settimane."
"Pizzetti  stato ucciso il 23 giugno. La data coincide, quindi?", lo incalz il commissario.
"Pressappoco. I giorni sono quelli."
"Analogie nello sgozzamento?"
"Apparentemente s, ma la risposta definitiva potremo fornirla solo dopo l'esame settorio naturalmente."
Si rafforzava l'ipotesi che si trattasse proprio della Ndoja.
Ma come identificarla?
Il corpo della ragazza era gonfio, annerito e putrescente e sembrava non aver altro da dire: addosso i brandelli di quelli che potevano essere stati una canottiera e degli short.
Lo squarcio nella gola era dilatato in maniera impressionante e scavato dagli insetti.
Un conato di vomito aggred anche Ardig.
Ne aveva abbastanza.
"Ricopritela e portatela via", ordin.
"Non aspettiamo il magistrato?", chiese De Piccoli.
"No, mi assumo io la responsabilit."
Telefon a Brovelli per comunicargli la decisione.
Il vecchio magistrato stava per immettersi sulla strada provinciale Varesina per raggiungere il Comune di Cesate e da l inoltrarsi nel parco, ma fu ben lieto di far eseguire un'inversione all'autista e rientrarsene a casa.
Nemmeno a lui andava di riempirsi gli occhi con quello scempio.
Torn a Milano. Voleva regalarsi una lunghissima passeggiata delle sue, con Frog e il silenzio a tenergli compagnia, per cercare di scaricare le tossine accumulate in quelle ultime ore.
Nonostante la lunga camminata tra le bellezze di Milano la nausea non se ne era andata.
In serate come quella rimpiangeva di non aver fatto altro nella vita. E rimpiangeva di non avere una vita. Con affetti annessi.
Aveva bisogno di non restare solo.
Telefon a Miriam. Mezzanotte dietro l'angolo.
Lei era sveglia. Rumore di motore in sottofondo.
"Ti disturbo? Sei in giro?"
"Sto rientrando a casa, sono in taxi", rispose lei con voce morbida.
"Hai voglia di vedermi?", domand a bruciapelo.
"Che voce che hai?  successo qualcosa?"
"Di tutto. Ci vediamo o no?", la press.
"Va bene, sono in piazza Repubblica. Facciamo da me tra venti minuti?"
"No, fatti lasciare al Molino delle Armi. Ti raggiungo l."
Miriam era uno schianto.
Sandalo nero tacco 10, tempestato di perline argentate, un tubino nero aderente, sopra il ginocchio e con spacco posteriore che faceva intravedere l'attaccatura dei glutei, scollatura a "V" e spalle nude.
I capelli di un ramato quasi arancione, gli occhi valorizzati da un leggero trucco scuro.
Non c'erano dubbi, rientrava da una serata di lavoro.
Ardig, contemplandola, non pot fare a meno di domandarsi se era appena uscita da un letto.
Magari addosso aveva ancora l'odore della pelle sudata del suo cliente. Per non voleva discutere o litigare. Voleva fare l'amore anche lui, come lo sconosciuto pagante che l'aveva preceduto.
La salut baciandola, come se fosse la sua donna.
Lei ricambi, stupita e contenta.
La prese per mano e si avviarono verso i Navigli. In silenzio.
Senza fare domande. Temendo di conoscerne le risposte.
Salirono e si spogliarono, rimanendo nudi in salotto, a baciarsi e accarezzarsi, prima di spostarsi in camera da letto. La loro prima volta su un materasso, nella naturale alcova di ogni coppia.
Per un orgasmo lungo e avvolgente. E completo.
Senza protezione, senza rete.
Poi una sigaretta, una sola, un tiro lui e uno lei, guardando il fumo salire verso il soffitto.
"Ho incontrato un altro cadavere oggi. Una donna giovane."
Fu lui a frantumare il silenzio.
Incontrato. Non visto, trovato, esaminato. No, incontrato.
" il tuo lavoro", comment lei, neutra.
"E a volte mi fa schifo", replic lui, meno neutro.
Voleva sfogarsi, ne aveva bisogno. Miriam lo intu.
Appoggi la testa sulla sua spalla e lo incit a liberarsi del bagaglio di angoscia e ribrezzo che si teneva dentro.
Per la prima volta, da quando era entrato in Polizia, il commissario Bruno Ardig raccont a una donna la sua giornata lavorativa e i dettagli terrificanti dei sopralluoghi nel parco delle Groane.
E soprattutto di quel cadavere carbonizzato ancora da identificare, omettendo di avere la forte convinzione che fosse quello di una giovane ragazza albanese.
Quando fin di sfogarsi si accese un'altra sigaretta che condivise con Miriam. Nuovamente in silenzio.
Poi arriv la stanchezza, improvvisa, a cingerli in un abbraccio nell'afa serale.
Si addormentarono insieme, nel letto di lei, quasi abbracciati.
...
.
...
12.
...
.
...
La realt stava superando l'immaginazione.
Forse stava sognando. Ma pi che un sogno era un incubo.
O forse era un'allucinazione, provocata da tutto quello che aveva ingerito.
La coca, il vino, l'amaro, poi quell'infuso maledetto che chiss cosa conteneva.
Lo stomaco continuava a ribollire, la testa a ronzare.
E sudava come fosse in una sauna.
Le sue compagne - le osserv con attenzione - non grondavano come lei.
I nervi la stavano tradendo. Fece appello a tutte le sue risorse mentali per imporsi di rimanere lucida e calma.
Per, come poteva stare calma?
Da quel tunnel, coperto dalla stazza del negro, erano spuntati tre uomini incappucciati. Parevano demoni.
Come i boia del Medioevo, con il mantello e il cappuccio nero.
Volti coperti, cazzo scoperto.
E che cazzi! Duri, dritti, come delle lance puntate verso di loro.
Il momento era arrivato e cap di non essere pronta.
Ma ormai era tardi per i ripensamenti: era nuda, era drogata, non controllava bene i movimenti.
Ed era prigioniera in un pozzo sepolto chiss dove, con l'unica uscita sbarrata da un negro di due metri.
Si volt verso le altre due ragazze: ancora una volta le parvero pi tranquille, quasi indifferenti.
Il negro si avvicin indicando loro di stendersi sulle stuoie.
Si sdrai e apr le gambe meccanicamente.
...
.
...
Milano, marted 16 luglio 2013.
...
.
...
Era sgattaiolato fuori dal letto prima delle sei.
Silenzioso come un'ombra.
Lei dormiva. Nuda, splendida.
Il respiro regolare, l'espressione distesa di chi  in perfetta armonia con il mondo circostante.
Lui usc senza fare rumore: ad attenderlo i Navigli ancora dormienti.
Le prime saracinesche dei bar sollevate, qualche runner a schiacciare l'asfalto con passo deciso.
Pass dal commissariato a riprendere Frog e fece un salto a casa attraversando in un baleno una Milano deserta.
Il profumo di Miriam, un profumo sensuale, indescrivibile, inebriante, non aveva abbandonato la sua pelle.
N l'abbondante sudata della solita corsa mattutina, n l'intero barattolo di bagnoschiuma della doccia l'avevano cancellato.
Era penetrato sotto cute. E l restava.
Non si era mai sentito cos attratto da una donna e cos vulnerabile.
Una situazione inedita, caduta nel momento sbagliato.
Aveva un cadavere decapitato che urlava giustizia, uno sgozzato che la attendeva con meno clamore e ora pure una donna sgozzata e carbonizzata anche se quest'ultimo caso, per competenza territoriale, sarebbe spettato ai Carabinieri.
Tre morti e una maionese impazzita di indizi a sovrapporsi.
Doveva fare ordine, per questo aveva convocato la squadra al completo in ufficio.
Raccolse idee e suggerimenti sui casi Dal Monte e Pizzetti, poi sguinzagli gli uomini in giro per i vari adempimenti.
C'era da aspettare. Nel frattempo c'era Pinton da ascoltare.
Il giovane ispettore trevigiano fremeva come se dovesse togliersi un macigno sul petto.
Ascolt la sua relazione, con una premessa: "Ho paura di aver fatto una grossa cazzata".
In cinque minuti gli sintetizz il suo incontro con la prostituta albanese Xhelika Beriqai.
Alla fine Ardig si accese una sigaretta per guadagnare qualche secondo: avrebbe voluto sbattergli sul muso che s, aveva fatto una grossa cazzata e rischiava di avere sulla coscienza quella giovane vita, che vedeva in serio pericolo.
Prefer invece rassicurare il suo vice e puntare sull'indubbio passo avanti raggiunto in un'inchiesta che pareva insabbiata.
"E cos adesso abbiamo la conferma della tua intuizione, ovvero che Pizzetti frequentava Mirela Ndoja e che persino le altre ragazze albanesi sapevano di lui", ragion ad alta voce Ardig.
Prima di chiosare: "L'ipotesi che lo abbiano ucciso i protettori per dargli una lezione a questo punto  fondata, anche se davvero mi sembra eccessivo. Non immaginavano che prima o poi saremmo risaliti fino a loro?".
No, si rispose da solo, perch a indirizzarli verso di loro erano state quelle rotonde dell'hinterland e quelle multe per eccesso di velocit.
Se Pizzetti non avesse commesso quelle infrazioni non avrebbero avuto motivo di andare a battere quella zona e scoprire cos quelle giovani prostitute dell'altra sponda dell'Adriatico.
E poi chi aveva commesso il delitto in chiesa si era preso le sue precauzioni, portandosi via il cellulare del ragazzo, dove evidentemente erano contenuti sms che avrebbero potuto svelare la sua relazione con la Ndoja, e persino il computer portatile trafugato dall'auto, dove forse avrebbero potuto rinvenire delle mail o delle foto in cui il ragazzo tutto casa e oratorio era ritratto con la prostituta albanese.
Eppure... Perch uccidere Pizzetti? Non bastava riempirlo di botte e spaventarlo? Al limite, ragionando con la ferocia dei protettori albanesi, lasciargli qualcosa di imperitura memoria, tipo uno sfregio o un braccio spezzato.
E la Ndoja? Perch uccidere anche lei? Ovvio, per il timore che la ragazza fuggisse e andasse a denunciarli.
Estern queste sue riflessioni ad alta voce.
"Certo, potevano picchiarlo o spaccargli una gamba. Per poi rischiavano che Pizzetti li denunciasse e si avviassero delle indagini. Cos invece gli hanno dato la lezione che volevano impartirgli e uccidendo la Ndoja hanno terrorizzato le ragazze, come la Beriqai che tremava di paura", puntualizz Pinton.
Poteva essere andata cos. Ogni ipotesi era buona.
In ogni caso ora avevano una pista da seguire. E una vita da salvare: quella di Xhelika che rischiava molto.
E Pinton ne era consapevole: "Credi che la ragazza sia in pericolo?".
Il commissario accese un'altra bionda a scopo meditativo.
"Dipende, se ha raccontato del vostro incontro allora temo lo sia. Hanno il numero di targa della tua auto, se sono un'organizzazione con buoni agganci scopriranno che sei un poliziotto e non il fratello della vittima e allora faranno sparire la... Come si chiama?"
"Xhelika Beriqai. Ma lei si fa chiamare Keka."
"Ecco, Keka. Bah, o la venderanno a un altro gruppo, in un'altra regione, oppure potrebbero davvero eliminarla. E questo ragionamento vale anche per l'altra, la Ndoja: o l'hanno spostata altrove oppure il corpo ritrovato nel parco  proprio il suo..."
"Che si fa?", domand Pinton apprensivo.
La sigaretta meditativa era terminata.
"Dobbiamo agire. Intanto perch questi balordi potrebbero essere gli assassini di Pizzetti e poi perch forse queste ragazze stanno davvero rischiando la pelle", termin Ardig rivolgendosi a Pinton.
"Prepara un bel dossier. Andiamo dalla Pollini a spiegargli l'evoluzione dell'inchiesta."
Nell'ufficio di Deborah Pollini aleggiava un accogliente profumo di lavanda.
Il sostituto procuratore, complice il caldo asfissiante, li accolse con una scollatura abissale: l'ultimo bottone agganciato era sotto lo sterno, sopra un decollet da red carpet di Cannes.
Qualche rughetta a zampa di gallina iniziava a intravedersi dietro gli occhi, ma nel complesso era sempre una donna splendida e consapevole di calamitare su di s gli sguardi di tutta la fauna maschile che incrociava.
Rispetto agli anni precedenti aveva perso un po' della spocchia con cui si atteggiava e aveva imparato a tenere in maggiore considerazione i suoi interlocutori, poliziotti inclusi.
Ardig per era un caso a parte: la loro brevissima pseudorelazione, che si era limitata a un paio di scopate improvvise e improvvisate, aveva fatto precipitare i loro rapporti.
Per un'oscura ragione che non avevano mai voluto chiarire.
Ogni volta che s'incontravano si guardavano in cagnesco.
Un atteggiamento che aveva fatto divampare un mare di pettegolezzi alle loro spalle: anche l'ultimo usciere del tribunale sapeva che erano andati a letto insieme.
Soltanto non si sapeva chi si era divertito e basta e chi invece era rimasto deluso sperando in un finale diverso.
Domande cui neppure loro due potevano dare risposta.
Per evitare malintesi Ardig lasci che fosse Pinton a relazionare, anche per fargli avere il giusto riconoscimento per la complessa indagine svolta.
L'ispettore trevigiano aveva corredato la relazione, scritta in maniera pregevole, con foto delle prostitute, sia la Ndoja sia la Beriqai, estratto conto di Pizzetti, copie delle multe per eccesso di velocit e dei tabulati telefonici.
Il magistrato ascolt senza mettere troppi puntini sulle I e avall la richiesta avanzata da Ardig: il via libera a fermare i protettori delle albanesi una volta individuati.
Semaforo verde: ora toccava a loro beccarli.
Sped Pinton dalla Buoncostume e fil dal medico legale.
Arriv all'istituto di Medicina Legale in un baleno e, pensando di essere in anticipo, decise di guadagnare tempo leggendosi la mazzetta di giornali che aveva prelevato in ufficio.
"La Voce Lombarda" aveva spedito Borroni a Cesate in caccia di informazioni sulla ragazza trovata nel parco.
Stranamente, nel pezzo non era menzionato il fatto che il corpo della vittima era stato bruciato.
Consult "Il Giorno": nessun accenno al corpo carbonizzato.
Evidentemente il cercatore di funghi non se ne era reso conto e i Carabinieri del posto avevano tenuto la bocca chiusa su un dettaglio comunque importante. Meglio cos.
Entr nell'istituto di Medicina legale di umore neutro che si tramut in nero quando intravide la solita scena ormai trita e ritrita: Brasca, Salerno e il loro giovane assistente intenti a ingurgitare cornetti e cappuccino dopo aver sventrato un corpo umano.
S'impose di evitare le ormai consuete schermaglie.
"Commissario, si unisce a noi?"
"Grazie, prendo la mia solita spremuta."
"E il commissario Rex?", insinu il dottore riferendosi a Frog che aveva la solita lingua penzolante.
"Per lui basta una bottiglietta d'acqua."
"Addirittura?", lo sfott il coroner.
"Lui  a posto cos, non deve ingrassare, almeno lui."
La stoccata era riferita all'esorbitante pancia di Brasca, che non raccolse. E rilanci: "Prima una donna senza testa e uno sgozzato, poi una testa senza corpo, ora una sgozzata e carbonizzata. Vedo che alla Omicidi vi state sbizzarrendo".
"Altrimenti lei sarebbe disoccupato", lo rimbalz il commissario.
Costringendolo finalmente a snocciolare il suo report: " pronto per carpire gli ultimi segreti di quella poveretta?".
"Prontissimo."
"Se ho capito, la sua teoria  che sia stata uccisa dallo stesso assassino che ha sgozzato il ragazzo in chiesa, giusto?"
" quello che ipotizziamo."
"E per me ha ragione. Stessa lama, stesso tipo di taglio, centimetro pi centimetro meno.  proprio una tecnica, la iugula, quella che utilizzavano i gladiatori nelle arene romane. E che pi recentemente  stata adoperata nelle feroci esecuzioni nella guerra dei Balcani."
"Il nostro sospettato  un albanese, non un serbo o un bosniaco."
"Stessa roba quella gente l... In ogni caso nel referto trover i dettagli ma per me la mano  sempre quella. E le confermo che il decesso, come argomentato dall'esimio collega Salerno - e diede una pacca al vice -  collocabile intorno all'ultima settimana di giugno."
S'infil in bocca un cioccolatino al cacao e sorrise.
"La sa una cosa?"
"No, se non me la racconta lei", lo incalz.
"Nelle mucose uterine della ragazza ho rinvenuto del materiale spermatico."
Ergo, Mirela Ndoja aveva avuto un rapporto non protetto.
Magari proprio con Simone Pizzetti. Possibile che il ragazzo avesse perso la testa al punto di farci l'amore senza preservativi?
Del resto conosceva un commissario che senza preservativo si scopava una escort...
Ma la Ndoja non era una escort da mille euro a sera bens una mignotta da strada, una che per trenta euro doveva andare con immigrati africani, camionisti dell'Est e tossici nostrani, mica con imprenditori, vip o politici che alla loro salute ci tenevano eccome.
Strano, per: nell'auto di Pizzetti avevano rinvenuto una confezione di profilattici.
Dunque il condom lo utilizzavano, anche se forse, una volta entrati in intima confidenza, avevano smesso di metterlo.
Brasca si accorse che stava elucubrando e smise di parlare.
"Stavo riflettendo su quanto mi ha comunicato... Ha gi inviato i campioni dello sperma per confrontarli con il DNA di Pizzetti?"
"Gi fatto, commissario. E ho anche prelevato dei tessuti intestinali per un esame istologico. E ho prelevato dei bulbi piliferi non integralmente bruciati per l'esame tossicologico. Anche se..."
"Cosa?"
"Per la mia esperienza questa ragazza era dedita al consumo abituale di cocaina."
Nulla di clamoroso: quasi tutte le organizzazioni criminali imbottivano di roba queste sventurate, per fargli reggere i ritmi inumani del marciapiede.
Dieci, dodici ore in piedi, sotto il sole cocente o avvolte dal gelo invernale, e in mezzo quattro o cinque rapporti sessuali consumati in posizioni precarie e in condizioni igieniche terrificanti.
Se non si facevano non reggevano.
"Altro?"
"Mah... Se pu interessarla, prima di sgozzarla l'hanno riempita di botte, fracassandogli il setto nasale e un dente. Ma dubito le serva a qualcosa. E un'altra cosa..."
"Quale?"
"La ragazza portava un anello. Era infilato nell'anulare sinistro."
Proprio quel dito, evocativo e simbolico.
"Abbiamo gi provveduto a inviare il reperto alla Scientifica trattandosi di loro competenza. Per me  tutto."
"La ringrazio e torno in ufficio."
Due ore in Buoncostume. Un'altra spesa al comando provinciale dei Carabinieri. Tutti i riscontri raccolti erano univoci.
Poco prima delle diciassette, Marco Pinton si present in ufficio da Ardig.
In mano un fascicolo con una manciata di foto da avviso di taglia.
"Questo qua  Sokal Rraklli, quarantaquattro anni, in Italia dal 1991. Pregiudicato, pi volte espulso", esord, allungando anche una scheda.
Condannato per violenza e lesioni nel 1995, poi espulso nel 1999 quindi nuovamente condannato a sei anni per induzione e sfruttamento della prostituzione nel 2004, uscito con lo sconto di pena dell'indulto nel 2007.
"E questo  il fratello Samir, quarantasette anni. Anche lui condannato nel 2003 per gli stessi reati. Sono loro i due boss del cartello che controlla le ragazze che battono nell'area nord-ovest dell'hinterland milanese. In tutto una trentina di ragazze."
Ardig scorse le foto degli altri albanesi. Tutti uguali.
Volti scavati, barbe ispide, occhi da predatori.
"E questo  Neptun Hishmeri.  il loro guardaspalle. Deve scontare una pena per omicidio in patria. Qui  gi stato condannato per lesioni. Pare sia uno dal coltello facile", aggiunse Pinton.
"Cos'altro sappiamo di loro?"
"Intanto le ragazze alloggiano in una vecchia cascina nell'area tra Baranzate e Mazzo di Rho, vicino a un grosso campo nomadi."
Il commissario osserv alcune foto allegate.
Scart subito l'ipotesi dell'irruzione nella cascina.
Troppo rischiosa, troppo rumorosa e troppo dispendiosa in termini di uomini da utilizzare.
Quella doveva essere la mossa successiva.
La prima era neutralizzare i Rraklli.
"Questi fratelli dove li possiamo cuccare? Un bar? Un locale?"
Pinton sorrise: "Pare vadano ogni sera in una sala biliardi frequentata da albanesi tra Cesate e Solaro, in una sorta di mini Las Vegas dentro al parco delle Groane che chiamano la Citt Satellite".
Ardig scrut l'orologio: le 17,25.
C'era tempo per organizzare un'operazione pulita e discreta.
Convoc anche Farris, Santoni e l'hacker Scalise.
Le funzioni Earth e Maps di Google avevano fornito tutte le risposte che cercavano.
Le immagini aeree della Citt Satellite erano sotto i loro occhi.
Soltanto una strada conduceva nella piccola cittadella del divertimento immersa nel cuore di una zona boschiva, immettendosi in un'area a ferro di cavallo formata da parcheggi che precedevano la vera cittadella, ovvero un laghetto circondato in senso antiorario da un luna park con autoscontri, bancarelle per il tiro a segno e le riffe, quindi giostre per bambini e alcuni chioschi, a seguire un'area con altalene e scivoli e infine una sorta di fast food con tavolini all'aperto.
All'interno del laghetto artificiale un isolotto con annessa pizzeria. Ai margini della cittadella una sala giochi, la fatidica sala biliardi e una pista per gokart.
Nel fine settimana, ad animare la piccola Las Vegas delle Groane erano soprattutto adolescenti o giovani dei comuni limitrofi, oltre a famiglie con bambinetti schiamazzanti.
Nelle sere settimanali, invece, con i pap in ciabatte davanti alla tiv e i pischelli a bighellonare nelle piazzette dei loro comuni, la clientela era prevalentemente formata da immigrati dell'Est.
Il capo della Omicidi torn a concentrarsi sulla strada d'accesso: ostruendola s'impediva l'uscita a chiunque.
E se davvero durante la settimana la cittadella non era troppo frequentata e gli albanesi facevano tardi si poteva pensare di acchiapparli senza troppo clamore.
Poi li avrebbero spremuti e avrebbero affidato ai Carabinieri il compito di fare irruzione nel casolare.
Espose il piano alla squadra.
Il primo giro nella cittadella, verso le 21, lo avevano fatto Ardig, Santoni, Foglia e Zanella. Con una Bravo metallizzata recuperata nel deposito della Questura.
Il secondo giro, mezz'ora pi tardi, lo avevano fatto Farris, Pinton e Larini con una Punto sempre proveniente dal garage di via Fatebenefratelli.
Niente Alfa per non dare nell'occhio.
Si erano poi ritrovati a una rotonda della strada provinciale parallela e a quel punto avevano ceduto la scena a Sanna e Scalise.
Il sardo che pi sardo non si pu e il rachitico informatico. Sembravano due sfigati che non beccano una donna nemmeno a Rimini a Ferragosto e che si consolano con una partita a stecca.
Scarpe da tennis, jeans e camicia.
Non avrebbero mai dato nell'occhio.
Una partita, poi una birra. E un sms.
"Individuati i quattro albanesi."
Erano le 22,20. La serata era ancora lunga.
Ardig attese un'altra mezz'ora poi inizi a spostare la sua Bravo davanti all'incrocio che immetteva nella strada chiusa che portava alla cittadella del divertimento.
Transitarono poche auto.
Aspett ancora una ventina di minuti poi ordin a Farris e gli altri di andare nel parcheggio pi vicino alla strada.
Ancora mezz'ora. Poi un'altra. E un'altra ancora.
All'una meno un quarto Sanna gli telefon: "Sono appena usciti, hanno bevuto parecchio".
Un minuto, poi un altro squillo: "Hanno una Peugeot decapottabile scura".
Santoni, al telefono con Farris, pass le consegne.
Pinton accese il motore e a fari spenti imbocc l'incrocio avviandosi nella strada senza uscita molto lentamente.
Trenta secondi e videro i fari di un auto che aumentava la velocit.
Alle sue spalle altri fari. Quelli di una Punto.
Qualche secondo ancora, poi Pinton accese gli abbaglianti, diede un colpo di gas e sband verso la corsia opposta.
Gli albanesi non stavano correndo troppo, ma furono costretti a inchiodare i freni e a sterzare sulla sinistra per evitare un frontale.
Non si accorsero quasi di nulla.
Il tempo di voltarsi per inveire e si accorsero che l'auto che li seguiva si era messa di traverso sbarrandogli la strada.
Un istante dopo spuntarono le pistole e l'eco dell'urlo: "Polizia!".
Non poterono fare altro che alzare le mani e bestemmiare nel loro idioma incomprensibile.
Alla Questura di Fatebenefratelli fu una lunga notte.
La perquisizione dei quattro albanesi - il quarto era un altro guardaspalle dal nome impronunciabile - bastava per garantire la conversione del fermo in arresto: tutti armati di pistole con matricola abrasa, i due fratelli Rraklli in possesso di nove grammi di cocaina e pasticche di vario genere da far analizzare ai laboratori della Scientifica.
I quattro malviventi, scafati e ben preparati a questo tipo di evenienze, si rifiutarono di rispondere, prima sostenendo di non comprendere l'italiano, poi, una volta giunto un traduttore, chiedendo l'intervento di un avvocato.
Tempo perso. Ardig li fece tradurre in carcere senza insistere.
Un risultato comunque lo aveva ottenuto: liberare il campo per l'irruzione nel casolare.
Si consult con il capo della Mobile, Marcello Siracusa, e concordarono di cedere l'operazione ai Carabinieri.
Verso le tre e mezza torn a casa.
I cugini dell'Arma stavano organizzando la retata che avrebbero attuato alle sei in punto.
Su Milano si stava abbattendo un nubifragio terrificante che stava inondando la citt.
Ardig imprec: per la pioggia e per la stanchezza.
...
.
...
Milano, mercoled 17 luglio 2013.
...
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...
Fino all'alba era venuto gi il cielo: tuoni e fulmini come se fosse in corso un bombardamento anglo-americano.
E scrosci d'acqua come se fossero sotto una cascata.
Ardig aveva tentato di dormire un paio d'ore ma i rumori del nubifragio erano troppo forti per conciliarsi con il sonno.
Alle sei e mezza ecco, inattesa, la tregua atmosferica e i primi raggi di sole a far capolino. Si catapult gi dal letto, infil pantaloncini e canotta e via a correre. Le strade erano bagnate. Ancora per poco: l'afa era dietro l'angolo, un paio di ore e sarebbe esplosa.
Alle otto e mezza era in commissariato.
L'insonnia gli aveva regalato le solite borse violacee sotto gli occhi.
Madre Natura gli aveva regalato il solito pessimo umore.
Fremeva per avere il report dell'operazione condotta dai carabinieri.
Mezz'ora, due caff e tre sigarette dopo, la telefonata arriv.
All'interno della cascina c'erano ventiquattro ragazze, giovanissime: le stavano ancora identificando ma Xhelika Beriqai aveva gi risposto all'appello.
Chiese di poterla interrogare quanto prima: non c'erano problemi.
Nella retata avevano fermato altri quattro albanesi, mentre un quinto era fuggito nel vicino campo nomadi facendo perdere le sue tracce.
Nella perquisizione, ancora in corso, avevano rinvenuto armi da fuoco e da taglio, in particolare un coltello bilanciato Fallkniven S1, il coltello reso famoso dal cinema a stelle e strisce negli anni Ottanta con Rambo o Mister Crocodile Dundee, un'arma in grado di recidere un avambraccio a un cristiano.
In attesa degli esami della Scientifica poteva portarsi avanti: interrogando Xhelika.
Sbuc in corridoio incrociando uno sbadigliante Pinton.
Gli disse di accompagnarlo.
Il comando provinciale dei Carabinieri di via Moscova ronzava come un alveare.
Nulla di strano dopo un'operazione di quel genere: gli alti comandi si erano gi attivati per una conferenza stampa per illustrare i dettagli e i risultati della retata nel casolare degli albanesi.
Ventiquattro ragazze liberate dalla schiavit della prostituzione, quattro albanesi dietro le sbarre pi gli altri quattro fermati da Ardig alcune ore prima: abbastanza per rasserenare l'opinione pubblica in queste ultime faticose tappe prima dello striscione dell'arrivo delle vacanze. Quando ci si dimentica di tutto: politica, tasse, disoccupazione e criminalit.
Per incontrare Xhelika dovettero attendere una ventina di minuti, consumati davanti alla macchinetta del caff, poi insieme a un ufficiale furono condotti in una stanza al secondo piano.
La ragazza non sembrava una puttana. O meglio, non era vestita da puttana. Ma da ragazza. Normale, come tutte le altre.
Una ragazza bruttina.
Infradito, una gonna svolazzante, una canottiera logora e i capelli raccolti nella coda. Sudata e trasandata. Del resto l'avevano prelevata alle sei di mattina in un casolare fatiscente e una doccia restava un miraggio ancora per qualche ora.
Riconobbe immediatamente Pinton e altrettanto immediatamente comprese di essere lei la pallina che aveva innescato la valanga che l'aveva portata nel cuore protetto di quella caserma.
Non comment e non si sorprese neppure.
"Keka, sono il commissario Ardig. E lui  l'ispettore Pinton. Devo farti qualche domanda. Per prima ti dico subito che sei libera: puoi restare qui con un permesso di soggiorno di sei mesi, per cercare un lavoro, oppure puoi tornare in Albania e il viaggio lo organizziamo e lo paghiamo noi."
"No, Albania no. Loro mi trovano l."
"Come vuoi. Allora ti aiuteremo qui in Italia. Hai parenti? Amici?"
La ragazza annu.
"Mia cugina. Fa cameriera in Marca. Lei cameriera vera, no putana."
"Nelle Marche hai detto?"
"In paese di mare. Molto belo, chiama San Benedeto, come il Papa."
No, il Pontefice si chiamava Francesco, quello in carica, mentre Benedetto era quello emerito, ritiratosi dal mondo, nel silenzio e nella preghiera di Castel Gandolfo.
"San Benedetto del Tronto. Perfetto, scrivici qui il nome e la facciamo rintracciare. Stasera se vuoi ti portiamo da lei con una nostra macchina. E stai tranquilla, Sokal, Samir e tutti gli altri si faranno parecchi anni di prigione e non li vedrai pi."
Un'aria quasi serena si dipinse sul volto della giovane prostituta che verg in stampatello il nome della cugina e poi sorrise docile.
"Cosa vuoi sapere?"
"Tutto, su Mirela Ndoja e Simone Pizzetti."
"Io dico a te, ma no a giudice. Io paura per miei a casa. Loro trovano e vendicano se sano che parlato con voi."
Il commissario valut: stava per scodellargli una rivelazione importante che per non avrebbe potuto utilizzare in sede di procedimento.
Meglio l'uovo o la gallina? Vada per l'uovo.
"D'accordo, raccontaci tutto e noi ti aiutiamo."
"Loro morti, ucisi da Neptun."
Incassarono la notizia in silenzio.
"Sei sicura?"
Xhelika annu allungando la mano verso il bicchiere di carta colmo d'acqua del boccione che il carabiniere le aveva passato.
"Lui deto noi di ragazo, lui vantato. Con suo coltelo fato vedere noi sangue. Lui deto che uciso in chiesa."
Un particolare che poteva aver appreso dai giornali, ma tendeva a credergli: il guardaspalle si era vantato davanti a loro, mostrando il suo disprezzo non solo per la vita umana ma persino per Dio, andando a versare sangue innocente nella casa del Signore.
"E Mirela?"
Le lacrime anticiparono le parole, scendendo fino alla bocca prima che si aprisse.
"Lui ucisa davanti a noi. Lei urlava. Lui prima pichia con pugni e calci, poi taglia gola. Poi sputa e piscia su corpo Mirela."
La crisi di pianto aument. La nausea di Ardig pure.
Tuttavia aveva ancora delle domande da farle.
"Keka, tu sapevi della storia di Mirela con Simone Pizzetti?"
"Tutti sapevano."
Per la prima volta aveva imbroccato una doppia.
"Tutti? Anche Sokal e Samir?"
"S, Mirela detto loro che suo uomo voleva pagare per lei."
Aveva azzeccato un'altra doppia. E gli aveva rivelato quello che sospettava: Pizzetti si era innamorato della giovane prostituta albanese ed era pronto a comprarne la libert.
E allora perch ucciderlo?"
"Ma i tuoi capi non erano d'accordo e non volevano venderla, giusto?"
Keka annu.
"Lei pi bela di tutte. Lei cos bela che poteva fare cinema o moda. Lei valere tanti soldi. Mirela bela. Tanto bela."
"Tanti soldi che Pizzetti non aveva?"
"Questo non so. Ma Mirela amava ragazo e voleva familia sua, con bambini. Lei deto questo a Sokal che poi pichia lei."
Ergo la trattativa tra Pizzetti e i malavitosi albanesi era arenata, anzi forse naufragata.
Il quadro era chiarissimo: probabilmente la prostituta si stava ribellando ai suoi aguzzini e per il timore che potesse scappare e denunciarli o aizzare le altre ragazze a seguirla, gli spietati sfruttatori albanesi avevano deciso di eliminarla.
E di conseguenza avevano dovuto sopprimere anche Pizzetti che altrimenti avrebbe denunciato alla Polizia la scomparsa di Mirela.
Ora tutto quadrava.
"Lei voleva bene a Simone, lei amava e aveva fato anche tatuagio con fiore per lui", farfugli singhiozzando Keka, prima di crollare in una nuova crisi di pianto.
Non aveva senso far soffrire ancora quella ragazza sfortunata.
"Grazie Keka e buona fortuna."
Si volt verso Pinton: "Stai con lei e organizza tutto per il suo trasferimento gi stasera. Meglio farla sparire subito".
Se ne and ancora pi incazzato. Diretto dalla Pollini, per aggiornarla. In testa, una sola idea: prendere da parte questo Neptun Hishmeri e sbatacchiarlo un po'.
Farris era l'uomo giusto per un trattamento adeguato.
Il cellulare vibr. Proprio Farris.
"Pensavo giusto a te."
"Bruno, abbiamo un cadavere carbonizzato."
"Dove?", domand ansioso.
"A Chiaravalle, dietro il cimitero."
"Vieni subito a prendermi, vieni davanti alla Questura."
Allung il passo dirigendosi in via Montebello.
Faceva caldo, d'altronde l'estate era all'apice.
Il commissario Ardig spense il motore e con esso il condizionatore, spalancando le portiere all'afa. S'incammin.
Alla sua destra l'imponente figura della basilica di Chiaravalle.
La super proseguendo per i campi.
Un nugolo di persone ad attenderlo. Le tute bianche di quelli della Scientifica, pi lontano le casacche turchesi degli agenti di Polizia intenti a infilare paletti metallici nel prato per estendere il nastro segnaletico.
Non sapeva ancora cosa lo attendesse di preciso.
Ancora qualche metro a passo veloce e lo scopr.
Si avvicin ancora. Inorrid quando vide quello scempio.
L'ispettore Santoni gli si avvicin.
"Non siamo ancora riusciti a identificarlo."
Scosse la testa come per dire che non importava.
Poi si volt indietro: il muro di cinta del cimitero di Chiaravalle era distante poche centinaia di metri.
Un ricordo investigativo si fece largo nel suo cervello.
L'istante successivo rabbrivid, nonostante l'afa.
S'impose di essere freddo, analizzando nel dettaglio la scena criminis.
Un uomo carbonizzato, posizionato quasi come il leonardesco uomo vitruviano. Intorno a lui una chiazza scura, non particolarmente ampia. La combustione era stata circoscritta.
L'odore di benzina aleggiava ancora, misto a quello di umido.
E a qualcos'altro: forse plastica o stoffa.
E poi quello schifoso tanfo di carne bruciata.
La pioggia torrenziale del temporale notturno aveva evitato il propagarsi delle fiamme.
Una volta bruciata la benzina l'incendio si era esaurito e l'intensa acqua piovana l'aveva spento. L'intervento dei vigili del fuoco non era stato necessario, tuttavia per scrupolo erano stati avvertiti.
Ne approfitt per rivolgere loro alcune domande.
"Si  dato fuoco con una tanica di benzina che si  fusa nella combustione. Si avverte ancora l'odore di plastica bruciata", lo inform uno dei due pompieri.
La seconda parte della ricostruzione lo convinceva. La prima, ovvero la spontaneit del gesto mortale, lo convinceva di meno.
Perch immolarsi di notte, in piena campagna, in un luogo dove da sempre si svolgevano riti satanici?
No, quello non era un imprenditore fallito o un disoccupato che aveva scelto il gesto estremo quale ultima conseguenza della crisi nerissima che attanagliava Milano e tutto il Nord.
Torn a fissare il muro del cimitero. E torn quel brivido gelido.
Si rivolse a Farris e Santoni.
"Potrei sbagliarmi ma questo, metro pi metro meno,  il posto dove gli Angeli di Lucifero nel 1976 bruciarono il corpo di Chiara Turconi."
I due ispettori non commentarono.
"Se fosse cos - prosegu - questa morte potrebbe essere legata a un rituale esoterico."
Il medico legale, il dottor Salerno, fino a quel momento chino sul corpo carbonizzato, si rialz e li raggiunse.
"Maschio, et intorno ai cinquantacinque anni a giudicare dalla dentatura. Azzarderei un europeo: i denti presentano segni di interventi odontoiatrici regolari. Non ho riscontrato lesioni ossee apparenti. Sull'epidermide ci sono brandelli di tessuti fusi.  stato arso con degli indumenti addosso. Penso avesse anche le scarpe. Appena il magistrato ci autorizza possiamo sezionarlo e dirvi di pi."
Lo ringrazi e si rivolse nuovamente ai suoi vice.
"Fate battere accuratamente tutta la zona. Vediamo se ci sono tracce, impronte... Anche una macchina abbandonata. Questo fino a qui non ci sar mica arrivato con il paracadute, no?"
I due annuirono, nuovamente, senza commentare.
Telefon in ufficio, facendosi passare Invernizzi: "Manda qualcuno in Questura, quando torno voglio trovare il fascicolo riguardante l'omicidio di Chiara Turconi avvenuto nel 1976".
Rimasero in quel prato ancora per venti minuti a seguire le operazioni della Scientifica. Tempo perso.
Il lampeggiante sul tetto di una Lancia Musa annunci l'arrivo del magistrato.
Il filosofo Freak Antoni sosteneva che la fortuna  cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
Lo pensava anche Ardig che, tanto per cambiare, si era ritrovato di turno, quella mattina, nuovamente un pm cialtrone.
Tale Rossano Terzaghi, un trentacinquenne fresco di nomina, un secchione occhialuto divoratore di codici e testi ma dall'aria di uno che faticava ad attraversare la strada da solo.
Ovviamente, era la sua prima vera indagine.
Del resto, masticava amaro il commissario, mezza procura dietro ai presunti reati dell'ex Presidente del Consiglio, l'altra mezza a inventarsi inchieste sui calciatori o i personaggi televisivi per finire sotto le luci mediatiche e cos su un delicato caso di omicidio ci finiva un imbecille come Todeschi o un pivellino come quello che fronteggiava.
Completo elegante blu notte, cravatta fucsia su camicia bianca, una matassa di capelli color stoppa domati con un po' di gel che gli rendevano la testa enorme e sproporzionata su due spalle magre e ossute.
Part prevenuto come non mai e arcistufo di doversi confrontare con magistrati cos ottusi e non all'altezza della situazione.
Il giovane procuratore si avvicin al corpo, gett un'occhiata rapida, e si volt con espressione disgustata e sgomenta verso Ardig, di cui decifr la sfiducia nello sguardo: "Per ora compete a me l'apertura del fascicolo, poi non escludo che venga assegnato a un collega pi navigato. Per il momento ritengo opportuno affidarmi alla sua esperienza".
Quanto meno era umile. Meno peggio del previsto.
Si allontanarono dal cadavere di qualche metro.
Il magistrato guardava dalla parte opposta e respirava a pieni polmoni, per nascondere il suo turbamento.
"Attendiamo l'autopsia, ma tenderei a escludere l'ipotesi del suicidio", esord il capo della Omicidi, prima di relazionare il pm sui dettagli appresi dal medico legale.
"Mi pare di intuire che a suo avviso potrebbe trattarsi di un cittadino italiano o comunitario", azzard Terzaghi.
"Secondo il coroner  di razza europea e con dentatura sottoposta a cure odontoiatriche."
"In passato lei, se non erro, si  gi occupato con lusinghieri risultati di un cadavere carbonizzato irriconoscibile", ricord il magistrato riferendosi al corpo incenerito di un pittore statunitense rinvenuto nel 2011 alla Cascina Monlu.
"Ricorda benissimo. In realt i corpi erano due, quello di Michael Nierlich, un giovane pittore di New York che avrebbe dovuto falsificare un'Ultima Cena su tela, ritrovato appunto nei boschetti vicino a Linate, e quello del suo amico e sodale Raffaele De Rosa, un gallerista arso nel sotterraneo della sua pinacoteca. E quell'esperienza mi ha insegnato quanto sia complicata e laboriosa l'identificazione di un cadavere dato alle fiamme."
"Pertanto prevede tempi lunghi?"
"Dipende, se recuperiamo oggetti personali del morto: stiamo battendo a tappeto l'area circostante e finora non abbiamo trovato nulla. Poi ci sono le denunce di scomparsa..."
In realt, se si fosse trattato di un cittadino italiano avrebbero potuto identificarlo pi agevolmente attraverso i calchi dentali.
Tuttavia, pi che all'identit della vittima, il pensiero che da un'ora rimbalzava nella scatola cranica del capo della Omicidi era rivolto al movente.
E Terzaghi lo intu.
"Qualcosa che potrebbe avere a che fare con il satanismo?"
Ardig si prese un secondo prima di rispondergli.
" l'idea che mi sta torturando. La zona di Chiaravalle  da sempre palcoscenico di riti esoterici. E c' il fuoco, quasi incluso dentro una specie di cerchio..."
E poi c'era quel ricordo che lo inzigava ma fino a quando non avesse avuto la conferma del suo sospetto non lo avrebbe esternato.
"Commissario, la esorto a perseguire ogni pista che ritenga necessaria. Le raccomando per di aggiornarmi costantemente fino a quando sar io il titolare di questa indagine."
Si strinsero la mano. Terzaghi si allontan. Ardig lo fiss perplesso.
Due omicidi ancora da risolvere, due assassini da catturare, il tagliatore di teste e ora l'incendiario, e uno da far confessare: lo sgozzatore albanese. E il cadavere di Mirela da identificare ufficialmente. Oltre alla testa di Mary Dal Monte da recuperare.
E tre diversi pm con cui coordinarsi. Non sarebbe stato facile.
Un pensiero quasi infantile lo colse: ma possibile che nessun omicida utilizzasse pi il vecchio metodo della pistola?
Almeno avrebbero potuto partire dalla balistica.
E invece no. Sembravano tornati al Medioevo. Uno che avvelena e decapita, uno che sgozza, uno che arde. Mancava solo che la prossima vittima venisse squartata e avrebbero fatto bingo.
Riaccese il telefono. Malerba lo stava tempestando di sms.
Decise di rispondere mentre tornava all'auto.
"Fede, non lo abbiamo ancora identificato."
"Quindi mi confermi che  un uomo?"
"Quello s, un uomo di mezza et, per il resto davvero non so nulla di pi."
"Dai, ti chiamo pi tardi allora. Buon lavoro."
Nel fascicolo dell'omicidio Turconi erano contenute diverse foto panoramiche dell'area in cui era stato rinvenuto il corpo carbonizzato della giovane vittima.
Le vision per raffrontarle a quanto osservato due ore prima nel prato posteriore alla basilica di Chiaravalle.
Il confronto con la tecnologia fotografica del 1976 e quella del 2013 lo blocc per lo stupore: del resto, anche se aveva tre anni, qualche sfocato ricordo del 1976 lo aveva anche lui.
Le Fiat con numerazioni da maratona - le 124, 125, 126, 127 e 128 - a dominare, in attesa delle 131 e 132 che stavano per essere immesse sul mercato, sulle strade insieme alla mitica Autobianchi A112, alle Mini Minor e ai maggiolini che allora non erano ricercati status symbol ma auto da proletari o da sfigati, le targhe con le iniziali della provincia in stampatello arancione su sfondo nero, i taxi gialli, i piccoli televisori in bianconero, con l'antenna con i baffi, dove potevi vedere il primo e il secondo canale.
Allontan quei ricordi datati per tornare nel terzo millennio.
S, aveva ragione, metro pi, metro meno, la zona era sempre quella. Certo non c'erano cerchi e simboli esoterici tracciati sul terreno. Per... Difficile credere a una casualit.
Era prioritario identificare quanto prima la vittima.
Eppure pi che il morto era il movente a stuzzicarlo di pi.
Il fuoco, Chiaravalle... Quasi una rivendicazione.
Ma a che pro? Una setta che voleva far sapere di essere entrata in scena? O che aveva voluto mandare un segnale ai suoi adepti?
Doveva attendere: in primis l'autopsia.
Si consol pensando che aveva un'incombenza che lo attendeva.
Aveva tanta rabbia in corpo e un solo pensiero: sfogarla.
I detenuti del carcere cittadino di San Vittore l'avevano ribattezzata "Il confessionale", mutuando il termine dal Grande Fratello.
Una piccola stanza con le pareti spoglie e ammuffite, una porta blindata a serrarla e un tavolino di plastica con qualche seggiola, sempre di plastica, a circondarlo.
Nient'altro. Intorno il vuoto. E il silenzio. Neppure l'eco delle grida dei rinchiusi nei vari raggi rimbalzava fino a l.
S perch il confessionale serviva proprio a quello.
A non farsi sentire, mentre si provava a strappare i segreti. A suon di calci, pugni e stracci bagnati utilizzati come frustini.
Una tortura clandestina, perch lo Stato e la Legge, con le rispettive maiuscole, la ignoravano. E non la riconoscevano.
Un metodo persuasivo che, in stile Paganini, non si poteva bissare.
Veniva riservato solo ai detenuti in transito, quasi tutti extracomunitari, quasi tutti privi della possibilit di reclamare poi giustizia tramite un bravo avvocato.
Neptun Hishmeri ignorava l'esistenza del confessionale ma comprese subito quanto stava per accadergli.
E la faccia poco rassicurante di Ardig e Farris bast come conferma del brutto quarto d'ora che lo attendeva.
Gli indicarono la seggiolina di plastica su cui sedersi, poi la guardia penitenziaria usc richiudendo la porta.
Erano soli. Nel silenzio.
In quei dieci metri quadrati illuminati da un neon.
"Sei messo male, guarda bene questi muri che hai intorno perch qui dentro ci marcirai per i prossimi vent'anni", esord Ardig omettendo le presentazioni.
L'albanese scroll le spalle.
"Non avete niente. Una settimana e io libero."
"Abbiamo il tuo coltello, la Scientifica lo sta analizzando. Ci basta quello per farti avere l'ergastolo. E poi ci sono le ragazze che abbiamo liberato dal casolare."
"Loro no parlano."
Strafottente e arrogante. Perfetto per il suo ruolo.
E anche Ardig decise di rispettare il suo.
Mollandogli un rovescio con le nocche che si stamparono sulla guancia dello sfruttatore.
Un istante dopo Farris lo sollev da tergo, obbligandolo ad alzarsi.
Ardig si avvicin, arrivando a due dita dal suo naso e dal suo alito fetido.
" di Mirela quel corpo che abbiamo trovato nel parco delle Groane? Perch l'avete bruciata?"
"Fottiti sbirr..."
La o finale non usc, rimpiazzata invece da un grugnito di dolore.
Il ginocchio del poliziotto era affondato nei testicoli dell'albanese che ora era a terra e si contorceva dal dolore.
Il trattamento per non era ancora finito.
Le mani enormi di Farris tornarono a brancarlo e a rimetterlo in piedi. Dolorante e curvo.
"Rispondi alla mia domanda, ti conviene."
"Che cazzo frega a polizia italiana di puttana albanese?"
Stavolta il commissario opt per un bel diretto tra guancia e bocca.
Le prime gocce di sangue zampillarono sul pavimento.
Per la terza volta Farris fu costretto a rimettere in piedi l'albanese, decisamente meno duro e arrogante rispetto a un paio di minuti prima.
"Ripeto la domanda, perch hai bruciato il corpo di Mirela?"
"Non so un cazzo io."
Il pugno lo centr nello stomaco togliendogli il fiato.
Indic a Farris di raccoglierlo e metterlo sulla sedia.
"Sentimi bene, che sei stato tu a uccidere il ragazzo lo so. E pure Mirela. Lo hanno detto le ragazze. Quindi il carcere non te lo leva nessuno. E qui non c' nessun registratore o microfono. Quello che mi dici non ha valore di prova, lo capisci?"
Seppur dolorante e confuso Hishmeri annu.
"Che vuoi?"
"Dimmi perch l'avete uccisa e te ne torni in cella. E dimmi perch avete preso il telefono e il computer del ragazzo. Altrimenti lasci qui i denti e qualche osso."
Non gli diede il tempo di rispondere, rifilandogli un nuovo pugno nello stomaco seguito da una sventola sulla guancia.
Dalla bocca dell'albanese uscirono solo sputi rossastri e un'imprecazione nel suo idioma.
" tutto tuo", disse a Farris.
Il vice ispettore raccolse nuovamente da terra l'albanese e lo scagli contro la parete, prima di sferrargli un pugno sul fianco e torcergli un braccio.
Lo sent dimenarsi e urlare.
Il volto paonazzo, le vene sempre pi gonfie.
Un'ulteriore torsione e glielo avrebbe spezzato.
I due poliziotti si scambiarono uno sguardo, poi Farris allent la presa.
Niente da fare, Neptun Hishmeri era un osso duro: si sarebbe fatto spezzare il braccio pur di non parlare.
Farris diede un ultimo strattone prima di mollarlo.
Un mugolio di dolore e niente pi.
Ardig sfog la frustrazione sferrandogli un ultimo rovescio sulla guancia ormai violacea.
Tentativo fallito, ma almeno si erano tolti la soddisfazione di sbatacchiarlo un po'.
Chiam la guardia carceraria che strabuzz gli occhi alla vista dell'albanese, conciato come se fosse reduce da un frontale contro un Tir in autostrada.
"Che gli avete fatto?"
"Nulla, ha cercato di aggredirci e ci siamo difesi, tutto qui. Portalo in infermeria e fagli mettere un cerotto. Ed evita pettegolezzi, chiaro?", tagli corto Ardig.
Era passato in Tribunale per riferire alla Pollini. Poi, insieme a Pinton era passato al comando regionale dei Carabinieri: sarebbero stati i cugini dell'Arma a chiedere al consolato albanese di informare i parenti della giovane della scomparsa, omettendo la quasi certezza del suo omicidio, per avere degli effetti personali da comparare per la prova del DNA, decisiva per l'identificazione.
Terminata la riunione si era concesso una bistecca con Pinton, per fare il punto sulle prossime mosse dell'indagine e per chiacchierare un po'.
Avevano scelto una trattoria tipica milanese, nella zona dei vicoletti di piazza Mentana.
L'orecchia di elefante era grande quanto una pizza.
Iniziarono a smantellarla a suon di coltello e forchetta.
"Ormai mi pare tutto chiaro. Gli albanesi hanno voluto dare una lezione a Mirela e a tutte le ragazze: l'hanno uccisa per spaventare le altre e soggiogarle del tutto", borbott amareggiato Pinton.
"Resta il fatto che non capisco perch si siano presi anche la briga di andare a rubare il computer nel baule dell'auto di Pizzetti", scosse la testa Ardig.
"Per non lasciarsi tracce che ci riconducessero a loro. Probabilmente in quel pc c'erano foto di Pizzetti e Mirela oppure delle loro mail. Cos hanno distrutto ogni elemento che potesse ricollegare l'informatico alla prostituta", chios Pinton.
"Effettivamente, se non fosse stato per quelle multe prese nella zona dell'Alfa Romeo non avremmo mai avuto alcuna ragione per andare a ficcare il naso lass", convenne il commissario.
"Indagine chiusa. Piuttosto... Dovremmo informare la famiglia Pizzetti, no?", chiese il vice.
"A questo punto direi di s, anche se in mano non abbiamo la confessione degli assassini ma solo la testimonianza di Xhelika", borbott il commissario. Poco convinto. In testa un mare di dubbi che estern dopo un sorso di vino rosso.
"Quei poveretti hanno accettato con cristiana rassegnazione l'uccisione del figlio. E lo hanno quasi santificato, in quell'icona del perfetto bravo ragazzo. Mi chiedo come reagiranno quando gli racconteremo di Mirela e degli albanesi."
"Sar come ucciderlo una seconda volta...", concord Pinton.
"Uhm... Si sono mai fatti sentire dopo l'interrogatorio?"
"Mai. E neppure il prete", rispose il giovane ispettore.
"E allora lasciamoli cuocere nel loro brodo per ora. Se e quando gli albanesi confesseranno o salter fuori qualche altra novit, allora li informeremo. E per il momento regaliamo loro l'illusione di questo figlio integerrimo, se questo li pu consolare."
Improvvisamente sent cascargli addosso la stanchezza.
Non quella accumulata in quella giornata o nelle ultime tre settimane. No, quella di quindici anni di servizio in Polizia, soprattutto quella degli ultimi anni da capo della sezione Omicidi.
Stanchezza ma non solo. Rabbia e delusione, per doversi ridurre a picchiatore di un malavitoso albanese solo perch la legge non ti consente di avere altri strumenti per far proseguire un'indagine. Rabbia e delusione per le tante domande senza una risposta. Rabbia e delusione per dover essere costretto a confrontarsi con il male, con il volto peggiore di ogni essere umano, quello di Caino, che forse, in piccolo, aleggia in qualche angolo remoto in ognuno di noi.
E poi una nausea alla bocca dello stomaco, per quei cadaveri, mutilati, deformi, carbonizzati.
La nausea rischi di trasformarsi in un conato di vomito. Decise di tornare in commissariato dove lo attendeva Frog.
...
.
...
13.
...
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...
Ormai aveva varcato qualsiasi soglia.
Quella del dolore, quella del terrore, quella della realt.
Intuiva di aver perso il controllo del proprio corpo.
E di stare male, sempre peggio.
Forse aveva la febbre alta, altissima.
I brividi le percorrevano il corpo.
E respirare stava diventando sempre pi difficile.
Sdraiata, soffocata dal peso dell'uomo che la stava possedendo, mulinando colpi a ripetizione.
Una vera tortura.
Sentiva il ventre di lui, sudato, strisciarsi sul suo.
Sentiva il suo pene che la penetrava con una forza incalzante.
Sentiva i suoi gemiti filtrati dal cappuccio. Sentiva il suo odore cattivo, mischiato a quello del fumo delle torce e degli incensi.
Maledisse la sua scelta, rimpianse la sua vecchia vita.
Improvvisamente l'uomo si stacc da lei, sollevandosi con movimenti faticosi. Tent di alzarsi anche lei, quanto meno di muoversi, ma non ci riusc.
Non aveva forze e il dolore alla testa pulsava martellante.
Gir il capo e intravide gli altri uomini che si scambiavano le posizioni.
Un istante dopo un nuovo peso la stava schiacciando.
Ancora quell'odore di sudore.
Il pene, durissimo, scivol dentro facilitato dal lubrificante.
Il secondo incappucciato inizi a sbatterla con la stessa violenta intensit di quello che l'aveva preceduto.
...
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...
Milano, venerd 19 luglio 2013.
...
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...
Per ventiquattr'ore si era preso una vacanza da Mary Dal Monte, da Simone Pizzetti, dallo sconosciuto di Chiaravalle, da Mirela Ndoja.
Una vacanza forzata, per dedicarsi ad altro. A un'urgenza.
Per una decina di ore Milano era stata il set a cielo aperto del remake del cult hollywoodiano Un giorno di ordinaria follia.
Con lui, il protagonista, il Michael Douglas della Madonnina, interpretato da un uomo imbruttito e trasandato che alle otto e mezza del mattino si era presentato davanti a una fabbrichetta in zona Lorenteggio, sul posto di lavoro della moglie, per scaricarle contro un intero caricatore di un vecchio revolver.
Non l'aveva uccisa ma soltanto ferita, e neppure in modo grave, perch aveva una pessima mira: in compenso aveva ammazzato un ignaro passante che si trovava a transitare proprio su quel marciapiede.
Poi l'uomo era salito in auto, si era infilato in tangenziale ed era spuntato dall'altra parte della citt, in zona Bonola, dove era entrato in un bar e aveva aperto il fuoco contro il barista con una grandinata di proiettili sparati a casaccio.
Ripetendo lo stesso maldestro e tragico copione: il barista ferito, in maniera seria, e un cliente ucciso per errore.
Due morti e due feriti alle nove e mezza del mattino. E un matto armato che se ne va in giro per la citt diretto chiss dove.
L'intera sezione Omicidi aveva affiancato la Squadra Mobile nell'indagine e soprattutto nella caccia all'uomo.
Ardig e i suoi nel giro di poche ore avevano ricostruito la situazione: il folle sparatore, Vincenzo Naparuta, un cinquantaquattrenne per nulla somigliante a Michael Douglas, un pover'uomo che in un anno aveva perso tutto, lavoro, casa, famiglia: uno dei tanti padri separati, cacciato dall'appartamento, che si riduce a vivere quasi da barbone e resta pure disoccupato. Cos un giorno sbarella, forse per il caldo torrido, e decide di regolare i conti con il mondo, con il destino avverso e soprattutto con l'ex moglie e con il suo nuovo compagno, il barista.
Cose che succedevano, a Milano come nel resto dello Stivale, con sempre maggiore frequenza, a causa di una crisi che stava portandosi via anche la speranza, lasciando al suo posto la pi cupa disperazione. E la follia.
E cos c'era chi si uccideva. E chi invece uccideva.
Vincenzo Naparuta aveva scelto entrambe le vie e l'ultimo colpo del revolver lo aveva riservato a se stesso, facendosi saltare in aria una tempia, e con essa una buona met della scatola cranica, subito dopo aver bevuto l'ultimo caff all'interno di un bar di un centro commerciale alla Bicocca.
Capolinea. Della sua vita e della caccia all'uomo.
Clienti terrorizzati, lui riverso sul tavolo chiazzato di sangue, il revolver ormai scarico e inoffensivo sul pavimento, insieme allo scontrino del caff, regolarmente pagato.
Strana la vita, uno se ne va in giro a sparare alla gente per strada e poi prima di uccidersi paga un euro per un caff e ringrazia il barista dietro al bancone.
Alla fine di quella giornata rimanevano un verbale da compilare per Ardig e il solito paginone con richiamo in prima pagina per l'inossidabile coppia Malerba-Borroni, richiamati con urgenza dal turno di solidariet per seguire in prima persona questo caso.
E sempre per una strana ironia del fato le due vittime predestinate se l'erano cavata: l'ex moglie con una pallottola nella spalla e una ferita di striscio alla gamba, il nuovo compagno con un buco al fianco e un'emorragia arrestata da un pronto intervento chirurgico che lo aveva stabilizzato.
Si sarebbero ripresi e avrebbero ripreso la loro vita.
Intanto anche la sezione Omicidi aveva ripreso il suo tran tran.
E quello di Ardig prevedeva la canonica visita all'istituto di Medicina Legale dove era stato eseguito l'esame necroscopico del carbonizzato di Chiaravalle.
Dopo la solita corsa mattutina aveva optato per non passare neppure dal commissariato, dirigendosi direttamente verso l'istituto, in via Mangiagalli.
Telefon in ufficio giusto per adempiere a un dovere canonico: niente dal fronte delle denunce di scomparsa.
Tanto per cambiare: non c'era mai nessuno a reclamare un cadavere irriconoscibile.
Punt dritto sul bar. Brasca e i suoi erano al solito tavolo.
Convenevoli azzerati.
"L'uomo  morto per strangolamento, con un laccio duro, tipo cuoio. Successivamente  stato dato alle fiamme. Il decesso a mio avviso  da collocarsi intorno a 48-60 ore fa."
"Pertanto nella notte tra marted o mercoled, ovvero poche ore prima che rinvenissimo il corpo", esamin il commissario.
Del resto era quello che supponevano: il corpo era stato dato alle fiamme verso le prime ore della notte, l'una o le due, perch intorno alle tre era scoppiato un terrificante temporale che aveva spento le fiamme.
"Precisamente,  stato accoppato e incendiato poco dopo, poi sono arrivati i pompieri e vi hanno avvertito. La vittima aveva circa 55-60 anni, razza europea, diverse calcificazioni da gravi fratture nella gamba destra, una dentatura ricostruita ex novo alcuni anni fa attraverso un impianto osseo nell'arcata dentaria frontale. Le impronte digitali non sono state del tutto cancellate, in quanto l'incendio ha avuto una furia limitata dai rovesci atmosferici. Credo di non avere altro da aggiungerle, il resto dovranno scoprirlo quei sapientoni della Scientifica. Per tramite l'innesto osseo dentale credo sia un gioco da ragazzi risalire alla vittima."
" italiano secondo lei?"
"Quanto meno si  fatto curare da un dentista italiano."
"E le fratture?"
"Alle gambe e al bacino. Un incidente, forse in moto, oppure una caduta da cavallo. Roba datata, forse anche di vent'anni."
" tutto?"
"Direi di s."
Non c'era altro.
Ardig termin la spremuta, ringrazi e si conged.
Si fece venire a prendere dall'auto di servizio per spostarsi in Questura al reparto della Scientifica.
Lasci Frog in portineria ed entr.
Questa volta dovette fare anticamera, oltre mezz'ora.
Poi De Piccoli arriv con l'aria stanca, invitandolo a seguirlo nel suo bugigattolo.
"Fortuna che tra quindici giorni me ne vado al mare. Mi stai facendo impazzire di lavoro", borbott il responsabile della squadra Scientifica.
"Dove vai di bello?", domand cortesemente Ardig.
"A Borghetto Santo Spirito, nel Savonese. Dove andiamo ogni anno. Solita pensione, solito stabilimento balneare. A mia moglie piace, i bambini hanno i loro amichetti, c' la focaccia ligure...", rifer sconsolato De Piccoli, con l'aria rassegnata di chi sogna le spiagge cristalline dei Caraibi oppure l'emozione di un tour nel deserto o tra le foreste dello Yucatan e invece si ritrova sulla solita sdraio a parlar male del governo o dell'allenatore dell'Inter.
I pro e i contro di avere moglie e figli. I contro, in questo caso.
Quasi meglio restare al lavoro, valut Ardig, con il buon senso di non esternare a voce alta questa sua egoistica considerazione.
"Veniamo a noi", ritorn a bomba De Piccoli, indicandogli alcune cartellette.
"Quello di Chiaravalle, eccolo qui. Allora, il combustibile utilizzato per arrostirlo  una miscela di olio per riscaldamento industriale. Si recupera facilmente in qualunque ditta abbia un forno ma anche da uno sfasciacarrozze, in una discarica o nei cantieri."
"Okay... E la ragazza del parco delle Groane?"
"Comune benzina da distributore. E qualche pagina di giornale per essere sicuri che prendesse bene fuoco. Ovviamente non l'hanno bruciata nel parco ma altrove."
"Nel casolare dove tenevano le ragazze?"
"No, l non abbiamo rinvenuto tracce di combustione, per in quella zona ci sono alcune fabbriche abbandonate con capannoni vuoti. Ne avranno usato uno, poi l'hanno scaricata nel parco."
"D'accordo. Hai analizzato quel coltello?"
"Il Fallkniven? Certamente. Purtroppo per le notizie non sono quelle che speri."
"Cazzo!"
"Che ti aspettavi? Che tenesse il coltello sporco di sangue della vittima nel cassetto del comodino?"
A parte il fatto che Hishmeri non aveva n un cassetto n un comodino, ma teneva tutta la sua roba raccolta in una sacca sportiva. Comunque s, ci sperava.
"E poi ormai anche gli albanesi guardano CSI, cosa credi? Se vuoi far sparire le tracce ematiche ti basta immergere il coltello in una pentola d'acqua bollente con un po' di sapone per un paio di minuti", lo catechizz De Piccoli.
"Per cos rovini il manico rivestito in plastica, no?"
"No, se fai attenzione. Oppure avr buttato il coltello del delitto e se ne sar procurato un altro. Lo trovi nei negozi di caccia e pesca, forse persino da Decathlon che  proprio vicino al casolare dove stavano gli albanesi."
"E le impronte?"
" il suo coltello, vuoi che non ci siano?"
Vicolo cieco. Un cul de sac.
"Bruno, devi farlo confessare."
"E come? L'ho gi tartassato a dovere ma mica posso dire che  caduto dalle scale una seconda volta. E poi cosa faccio? Gli cavo i denti con una pinza senza anestesia?"
"Beh... Perch no?", ridacchi il collega.
"Fosse per me lo farei, ma te la vedi la Pollini che mi autorizza?"
Maledetto codice di procedura penale. Una muraglia di articoli e commi che permettevano ai sospettati di non confessare, scaricando l'onere della prova tutto sugli investigatori.
Logico poi che da Cogne a Garlasco, da Erba ad Avetrana, non ci fosse un processo che si concludesse con una sentenza che abbinasse giustizia e verit: senza la confessione o una testimonianza - merce rara nel paese che faceva dell'omert una regola aurea - ogni verdetto si basava solo su ricostruzioni indiziarie cui si giungeva dopo un'interminabile partita a scacchi tra i periti di accusa e difesa.
La traccia ematica sul gancetto del reggiseno, l'impronta sotto la scarpa, il computer acceso all'ora X, la cella telefonica che aggancia il segnale, il tempo impiegato a fare un certo percorso... Alla fine la scelta era tra far condannare un possibile innocente o lasciare libero un possibile colpevole.
"Comunque - ripart De Piccoli - la lama, a detta anche dell'anatomopatologo, combacia con gli squarci inferti sia a Pizzetti che alla Ndoja."
"Lo so, me lo ha detto anche Brasca. Piuttosto, l'anello della ragazza?"
"Oro bianco, roba buona, mica bigiotteria. Vale almeno un migliaio di euro."
"C'era incisa qualche frase?"
"Nessuna. Dubito riuscirete mai a risalire all'orafo che lo ha venduto e a collegarlo con Pizzetti."
"E invece non sono cos pessimista. Mille euro non sono il prezzo di una pizza, in questo caso paghi con il bancomat o la carta di credito oppure con un assegno. Possiamo riuscirci", constat Ardig ragionando sui prelievi anomali effettuati dal giovane informatico.
"S, forse hai ragione. La banca potrebbe aiutarvi."
"Senti, e la protesi dentaria del carbonizzato di Chiaravalle?"
De Piccoli scosse la testa: "Bruno,  fine luglio, siamo in quattro gatti, abbiamo scansionato questi reperti, ieri c'era pure quel pazzoide che andava in giro a sparare per la citt... Adesso, se non ci sono altre urgenze, esaminiamo anche la protesi. Devi avere un po' di pazienza".
"Hai ragione, perdonami. Ti lascio lavorare. E grazie."
Recuper Frog e infil viale dei Giardini e da l via Manzoni.
Voleva un caff al ginseng e una bottiglietta d'acqua: entr in un bar, consapevole che lo avrebbe pagato uno sproposito.
Mentre il barista armeggiava con la macchinetta afferr un giornale sui tavolini.
C'erano "Corriere", "Giorno" e "Voce Lombarda". Scelse l'ultima.
Sorseggiando il ginseng - pessimo, pareva liquerizia - si divor l'articolo di Malerba che, per osmosi, aveva proprio rinverdito il ricordo datato del film di Michael Douglas.
Tanto che aveva titolato il pezzo: "Un giorno di ordinaria follia".
Decise di telefonargli per sfotterlo di buon'ora.
"Merito di Brigante, mica mio.  lui che fa i titoli", si schern l'amico cronista, intento a smanettare sui tasti.
"Sei gi al lavoro?", domand incuriosito.
"No - rispose Federico - sono a casa a organizzare il fine settimana. Sono in solidariet e non lavoro, per cui domani mattina porter la leonessa a fare un weekend. E ho individuato un posticino romantico e incredibile."
"Dove?"
"A Borghetto..."
"Ma dai! Borghetto Santo Spirito! Pensa, ci va quello della Scientifica", lo anticip, memore della conversazione con De Piccoli.
"Figurati... L ci andavo da piccolo con i nonni. No, a Borghetto sul Mincio, sotto il Garda... C'ero stato due anni fa, quando stavo raccogliendo materiale sul quel professore fissato con Leonardo, ti ricordi? Ero andato in un monastero l in zona, a Valeggio, e avevo scoperto questo posto fantastico. Una sorta di piccola Amsterdam sul fiume. Ho trovato uno splendido agriturismo con piscina e vista sulle colline."
"Bravo! Beato te, ti invidio", replic con sincerit Bruno.
"Scusa, perch non vieni anche tu con quella Miriam? Vi state vedendo ancora?"
Lo aveva spiazzato completamente.
"Per carit... Non mi pare proprio il caso, lascia stare."
"Come vuoi, ma se ci ripensi l'invito  sempre valido. Ti saluto."
Un weekend in agriturismo, in un luogo romantico.
Ardig osserv gli occhi velati di Frog, indeciso se ridere o incazzarsi.
Come gli saltava in mente una cazzata del genere a Federico?
Figurarsi, un weekend a quattro, con l'avvocatessa Lucrezia e la escort Miriam. Si immaginava gi l'imbarazzo... E poi Miriam non era certo una donna da agriturismo vicino al Garda.
Ma per favore, robe de matt...
Si incammin verso il commissariato. Era di nuovo incazzato nero.
Tanto per cambiare, era tornato al Panino Giusto di piazza Diaz, uno dei suoi posti preferiti. Peccato fosse sempre affollatissimo.
Ordin due panini: uno cotto di Praga e maionese, l'altro culatello di Parma e l'immancabile maionese. E una birra olandese chiara.
Li divor con ingordigia, poi si rilass lasciando vagare la mente verso lidi insidiosi.
Malerba, Lucrezia e il loro romantico weekend sul Mincio.
La piccola Amsterdam. Figurarsi...
Eppure la curiosit di vedere questo posticino da coppietta innamorata doveva levarsela.
Prese l'HTC e smanett su Google. Il primo link lo proiett in uno spaccato da cartolina: un borgo circondato da un fiume azzurrissimo, vicoli in muratura, una torre antica, casette basse con vasi floreali ai balconi, un piccolo ponte in legno ornato con mazzetti di lavanda.
E sopra un imponente castello medioevale a vigilare sulla valle.
Davvero uno spettacolo suggestivo. E romantico.
Chiss se a Miriam sarebbe piaciuto. In fin dei conti, due settimane prima, quando l'aveva portata in quell'osteria sul lago le era sembrata pi che soddisfatta.
Tanto che avevano concluso il pomeriggio facendo l'amore.
Ma l erano da soli, mica con Malerba e Lucrezia.
Scacci dalla sua testa il pensiero eppure non riusc a trattenersi, il messaggino gli sfugg quasi in automatico, senza neppure rendersene conto.
"Ti andrebbe di passare una giornata sul Mincio? A Borghetto, posto molto carino. Bruno."
Rimase imbambolato a guardare il display dell'HTC per un minuto, due minuti, tre minuti, quattro minuti.
Niente, al diavolo Miriam e la sua irruenza da ragazzino immaturo.
Il pomeriggio era volato tra mille seccature e adempimenti.
Aveva spedito Invernizzi presso l'istituto bancario di cui era cliente Pizzetti per saperne di pi sull'eventuale acquisto dell'anello.
Sul cadavere carbonizzato di Chiaravalle non facevano progressi.
Verso le 17 era andato al carcere di Opera, insieme al pm Brovelli, per interrogare Filippo Morpurgo: lampi di odio nello sguardo, l'aria stralunata, il cattivo odore di persona trasandata che ti appicca la detenzione, specie in estate.
Non avevano cavato un ragno dal buco.
Dal momento dell'arresto si era trincerato dietro a un silenzio corazzato da cui non voleva emergere.
Affari suoi: le prove a suo carico erano schiaccianti.
Il procedimento avrebbe fatto il suo corso in ogni caso.
Tornando a Milano erano passati proprio davanti alla splendida abbazia cistercense di Chiaravalle e all'annesso cimitero.
Proseguendo, avevano incontrato una di quelle vecchie tipiche osterie di campagna, con i tavoli all'aperto sotto il pergolato di glicine.
"Le andrebbe un aperitivo?", domand Brovelli.
"Perch no."
Si fecero portare un tagliere di salumi e una vaschetta di sottaceti, con due calici di rosso, fermo, della casa.
A servirli una coppia di ottuagenari, marito e moglie, che battibeccavano affettuosamente in dialetto.
Parlarono di lavoro, ovviamente.
E della pensione ormai in vista per il magistrato.
"Ho una casetta sulle colline piacentine. Mi ritiro l, vado a caccia, coltivo l'orto, magari mi rimetto a dipingere", vagheggi il procuratore con aria sognante.
Prima di oscurarsi in viso.
"Sono stanco di questo mestiere. E la sa l'ultima?"
"Quale?"
"L'immobiliarista, quel Quirzi, da ieri  irreperibile."
"Si  reso latitante?"
"Ufficialmente no, perch non ho ancora emesso alcun provvedimento cautelare nei suoi confronti. Per avevo bisogno di audirlo con urgenza e il suo legale mi ha risposto che non era rintracciabile. Ho inviato la Polizia Giudiziaria a cercarlo ma nulla. Da un paio di giorni non si fa vedere in ufficio, a casa c' una domestica filippina che ignora dove sia... Tutti che cadono dalle nuvole."
"E dove pu essere?"
"In qualche isolotto dove non c' l'estradizione e pu movimentare i suoi bei conti cifrati. Ecco dove sar andato..."
"Avete gi fatto controllare gli aeroporti e le frontiere?"
Un sms lo distolse da quel rebus.
"Bello il Mincio, ci vengo volentieri. A che ora mi passi a prendere? Porti Frog vero? Besos. Miriam."
Un'ondata di buon'umore lo invase da capo a piedi.
La testa scapp da Miriam, il corpo rimase l ad annuire meccanicamente alle elucubrazioni di Brovelli sull'imprenditore desaparecido.
...
.
...
Milano, sabato 20 luglio 2013.
...
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...
Porta Genova era ormai diventato l'ombelico del suo piccolo mondo.
I soliti taxisti intorno, la solita animazione del sabato mattina, con la piccola folla variopinta che sciama intorno alla vicina fiera di Senigallia.
Miriam si fece attendere una ventina di minuti, poi spunt da via Valenza a passo spedito.
Le espadrillas nere ai piedi, una gonna larga, sempre nera, sopra una T-shirt fucsia senza maniche, molto aderente, con la borsa di paglia a tracolla: a vederla ancheggiare da lontano la si poteva scambiare per una delle tante divette della tiv nostrana che stanno per recarsi in via della Spiga per la consueta "vasca" di shopping.
Lo salut con un bacio sulla guancia e si infil nella frescura dell'abitacolo dell'Alfa 156, accarezzando Frog steso sul sedile posteriore.
" tua questa macchina o  di servizio?"
"Era di servizio, la dismettevano e me la sono comprata alcuni anni fa. E visto che non ho un garage la tengo in commissariato e la uso anche per servizio", tent di spiegarle.
"Non ci ho capito molto... Va bene, allora dove mi porti?"
"A Borghetto sul Mincio, piccolo ma suggestivo. Vedrai, ti piacer."
Il navigatore, gi impostato, li indirizz sulla A4 indicando l'uscita di Peschiera del Garda, 120 chilometri che la potente berlina si divor in tre quarti d'ora.
Poi, una decina di km tra tornanti, costeggiando il fiume splendidamente azzurro, schivando qualche paesotto ed ecco Borghetto: un enorme ponte in muratura a sovrastare un'ansa del fiume sui cui argini si aggrappava un manipolo di case vivacemente colorate.
A unire le due sponde, un ponte in legno ornato da vasi di lavanda.
Strada facendo le aveva spiegato che non sarebbero stati soli, raccontandole di Federico e Lucrezia e del rapporto di amicizia che lo legava al cronista.
Miriam era sembrata contenta di questa sua scelta di farla emergere alla luce del sole, tanto da presentarla al suo migliore amico.
L'agriturismo scelto da Malerba era formato da alcune casettine basse, ex stalle o persino ex porcili riconvertiti in carinissimi bilocali con cucina rustica e camera da letto con le travi a vista, che si inerpicavano su una dolce collina punteggiata di vigneti, ulivi e boschetti.
Il gestore della struttura li registr, prima di mostrargli l'appartamento e consegnare loro le chiavi.
Quasi mezzogiorno: Federico e Lucrezia erano a rosolarsi in piscina, circondati da alcuni turisti tedeschi.
Decisero di raggiungerli subito.
Lui leggeva un giallo di Fabrizio Canciani, lei un libro inchiesta di Marco Travaglio.
Li videro arrivare dal sentierino in ciottolato e soprattutto videro Miriam, con un bikini nero sotto il pareo a tinte giallo oro in linea con i sandalini di legno sui quali si muoveva con naturalezza.
Bellissima, anche se Lucrezia, una bellezza meno costruita in palestra o dall'estetista e pi naturale, non era da meno: l'avvocatessa sfoggiava gambe lunghe e tornite, un addome piatto e un fondoschiena perfetto.
Bruno, impacciato per l'imbarazzo, diede il via alle presentazioni.
Le due donne, la escort disinibita e l'avvocatessa tutta di un pezzo, si annusarono come due cani che si fronteggiano al parchetto nella stessa aiuola. Poi cominciarono a chiacchierare tra loro di costumi da bagno e creme solari.
Federico e Bruno ne approfittarono per una prima nuotata e per scendere poi nel borgo. Recuperarono focacce, bibite fresche e alcune fette di anguria per il pranzo che consumarono sui tavoli di legno collocati all'ombra dei faggi che circondavano la piscina.
La conversazione, tenuta viva soprattutto dall'estroso Federico, si mantenne su argomenti generalisti.
Poi, terminato lo spuntino, Lucrezia inizi a scalpitare per tornare in camera per un riposino.
Il giornalista obbed e i due si allontanarono mano nella mano.
Accompagnati dallo sguardo di Miriam.
"Bella ragazza, Lucrezia, sembra la Hunziker. Non mi avevi detto che era cos bella", constat Miriam, con una punta di civetteria.
"Non lo ritenevo cos importante. Comunque oltre che bella  molto intelligente e preparata ed  un ottimo avvocato. E anche un bel caratterino, infatti Malerba l'ha ribattezzata La Leonessa"."
"E lui sarebbe il Re Leone? Spero proprio di no!"
Risero entrambi.
"Lui  un uomo innamorato, un po' succube..."
"Un po'? Un po' tanto. Comunque sono una bella coppia. Loro."
Quel loro aggiunto nel finale suonava tanto come una frecciata che Ardig prefer ignorare.
Rimasero a friggere al sole ancora una mezz'oretta.
Poi Miriam si alz e lo afferr per la mano.
"Dai, andiamo anche noi in stanza."
Non era un invito per un riposino. E non ci fu bisogno di parole appena entrati: la vide spogliarsi e liberare quei seni da pin up, con quei capezzoli puntuti ad attrarlo come una calamita.
Mentre li leccava pens che il chirurgo plastico aveva fatto un lavoro magnifico.
Piombarono sul letto e fecero l'amore con il solito trasporto selvaggio, raggiungendo l'orgasmo insieme.
Poi la loro solita sigaretta e Miriam si addorment.
Lui rest a contemplarla, estasiato.
Era la sua incredibile bellezza fisica a soggiogarlo?
O il fascino irresistibile del proibito? La mela del peccato che non poteva non afferrare... Una escort, una solo da scopare, mica da mettersi al proprio fianco.
Se lo avessero scoperto in commissariato...
Lei si svegli fissandolo con aria seria, come se stesse captando i suoi pensieri.
"Perch mi hai portato qui?", gli domand a bruciapelo.
" un bel posto, non ti piace?"
"Bruno, ti ho fatto una domanda."
Si volt e accese un'altra sigaretta, per prendere tempo.
"Per passare del tempo insieme, per rilassarci..."
Le pass la sigaretta come se fosse un calumet della pace.
Anche se non avevano litigato. Non ancora, almeno...
"E non per conoscerci meglio?"
"S... Certo, anche per quello."
"Per le persone per conoscersi devono parlare. Farsi domande e darsi risposte. Ti rendi conto che non sai nulla di me?"
Il tono era pi duro, il rischio del ciocco dietro l'angolo.
Decise di abbozzare.
"Lo so..."
"No, che non lo sai. E non sai cosa vuoi da me e cosa vuoi da te."
"In che senso?"
"Mi hai capito benissimo. Cosa sono io per te? Una che ti scopi ogni tanto?"
Stranamente ora il tono era pacato. E senza vis polemica.
"Non ti avrei portato qui con i miei amici, no?"
Questa volta ad abbozzare fu lei.
"Okay, un passo alla volta. Iniziamo a goderci questo fine settimana. Ma poi dovremo parlare."
Tornarono in piscina dove vennero raggiunti da Federico e Lucrezia: un paio d'ore tra chiacchiere banali, una nuotata e la lettura.
Verso le 19 tornarono in stanza per prepararsi per la cena.
Scesero nel borgo che erano quasi le venti.
Le due ragazze erano uno schianto: Lucrezia avvolta in un tubino nero con un filo di trucco a esaltarne la bellezza dei lineamenti, Miriam pi semplice con un abito estivo leggero aderente sulle sue forme esplosive.
Calamitarono gli sguardi compiaciuti di tutti i maschi che incontravano e lampi d'ira e invidia delle loro accompagnatrici.
Malerba aveva prenotato un tavolo in uno dei ristorantini appoggiati sul fiume.
Un paio di metri sotto di loro, il Mincio scorreva rumoroso in uno scorcio fiabesco e incantato.
Divorarono un fritto misto di fiume e dei filetti di trota innaffiati da un Bardolino doc, conversando soprattutto di Milano, di una citt in continua evoluzione, con i cantieri per l'imminente Expo a traforare sia il centro, soprattutto nell'area Garibaldi, che l'hinterland, dove stavano sorgendo infrastrutture faraoniche che i milanesi attendevano dagli anni Ottanta della craxiana Milano da bere.
Terminata la cena si spostarono in un'altra trattoria, sempre affacciata sul Mincio, questa volta per consumare un amaro e godersi i fuochi d'artificio sparati dalla vicina Valeggio.
Tornarono in camera un po' brilli e allegri e fecero l'amore nuovamente prima di cadere in un sonno avvolgente.
Si svegliarono che erano gi le 10.
Un'abbondante colazione con torta, biscotti, marmellata e succhi di frutta e poi via, a visitare Valeggio con il suo caratteristico Castello Scaligero e con il Parco Sigurt, un incantevole giardino con variet arboree rarissime.
Intorno alle 13 Malerba lanci un'idea: iniziare a rientrare per evitare di ritrovarsi poi bloccati nel canonico traffico domenicale che intasa la A4 tra Verona e Brescia e fare tappa a Bergamo per visitare la citt alta, la citt storica in pietra veneziana.
Un'ora di auto e si ritrovarono sulle mura erette dalla Serenissima per fortificare la sua roccaforte nell'estremit occidentale dei suoi possedimenti.
Entrarono da una porta antica, la Porta Dipinta, e risalirono godendosi la vista eccezionale che spaziava su tutta la citt di Bergamo.
Poi si inoltrarono nei vicoli in muratura, guidati da Federico che li port a mangiare una piadina sulla terrazza panoramica del caratteristico Caff della Funicolare, dalla cui veranda si godeva di un'incredibile vista che abbracciava tutta Bergamo. Quindi un tour tra piazza Vecchia e il Colle Aperto dove presero l'altra funicolare per salire fino a San Vigilio, il colle pi alto, dove specchiarsi su una vista panoramica praticamente sull'intera provincia orobica.
Ridiscesero nella citt murata per visitare la basilica con i suoi affreschi e soltanto verso le 19 si riavviarono verso le rispettive auto.
In autostrada, come prevedibile, incontrarono il traffico dei gitanti domenicali, reduci dal Garda, di rientro nella metropoli.
E intorno ad Agrate si bloccarono in una coda infinita.
Cinque, dieci, venti minuti. Immobili o quasi.
Soli, nell'abitacolo refrigerato dal condizionatore.
La tipica nervosa anticamera che prelude al litigio.
Miriam prese l'iPhone e inizi a scaricare i messaggini.
Smanett per qualche minuto.
Poi arriv una chiamata. La respinse.
Ne arriv una seconda, respinse anche quella.
Prima di spegnere l'apparecchio.
"Un cliente, vero?", domand, con tono duro, Ardig.
Lei si volt verso il finestrino, a guardare l'auto incolonnata al loro fianco.
Una station wagon: a bordo la famiglia felice del Mulino Bianco precedente all'avvento dell'infaticabile fornaio Banderas.
Lui e lei, sulla quarantina, e dietro due marmocchi strepitanti.
" quello che vorresti?", le chiese lei.
Bruno, seccato, li osserv.
"No."
"E allora cosa vuoi da me?", ribatt lei.
"Sei impazzita?", le rispose, brusco, il commissario.
"No, per niente. Per mi sono rotta. Sei l che giudichi, pontifichi, ti incazzi..."
"Non ho detto nulla."
"Lo hai pensato."
"Ah, gi, adesso leggi nel pensiero..."
"No, leggo negli occhi. Mi basta quello."
Per questa volta Ardig evit di replicare.
Approfitt di una piccola tregua della coda per ingranare la seconda e avanzare per qualche centinaio di metri fino a un nuovo stop di quell'interminabile colonna di auto.
L'Alfa si arrest e Miriam ripart.
"Io lo so cosa vorresti da me, che lasciassi il mio lavoro e diventassi un'altra."
Decise di non risponderle.
"Me lo immagino quello che vorresti, la tua brava ragazza da esibire in pubblico", prosegu lei.
Si trattenne ancora.
"Poi magari mi trovi anche un bel lavoro rispettabile, tanto con gli agganci che avrai con i tuoi amici in Questura... Che so, la commessa in una boutique di via Montenapoleone? Ti va bene? O l'istruttrice di aerobica in palestra?"
Questa volta Ardig scoppi.
"Che cazzo vuoi da me? Che sia contento di vedere la mia donna che si fa scopare dal primo stronzo che le sventola un assegno sotto il naso?"
La mia donna. Gli era uscita cos. In un momento di ira.
Nel momento di massima sincerit, quando la rabbia annulla i freni inibitori e tiri fuori quello che ti frulla in mente. Senza filtri.
"La tua donna? La tua donna??? Quella che ti scopi, caso mai... Perch io per te sono solo questo. Una escort che ti scopi gratis, non  cos commissario Ardig?"
Aveva sempre compatito e detestato gli uomini che menavano le donne, ma la tentazione di stamparle un ceffone lo invase: fortuna che tra le mani aveva il volante.
Lo strinse quasi a spezzarlo.
"Te l'ho gi detto - sibil duro - se fossi soltanto una che mi scopo non ti avrei portato con me questo fine settimana."
La frase ebbe un effetto calmante. Su entrambi.
E sul traffico, che riprese a muoversi a passo di tartaruga.
Il silenzio li accompagn nella lenta andatura fino al casello di Milano Est.
Poi un nuovo tappo, in corrispondenza dell'uscita di Sesto San Giovanni. E un nuovo assalto di Miriam.
"La tua donna... Tu davvero pensi che io possa essere la tua donna? E ti sei mai chiesto se io possa volerti come mio uomo? O lo hai dato per scontato?"
"Non ti ho mai obbligato a fare l'amore con me."
"E questo che significa? Se due adulti scopano vuol dire che si amano per forza o che stanno insieme?", lo punzecchi lei.
Questa volta era davvero nell'angolo.
Davanti un muro di auto ferme. Anche dietro. E anche sui lati.
Non poteva scappare. Era solo, dentro un abitacolo, con un cane semicieco che dormiva sul sedile posteriore e una donna furente al suo fianco che lo incalzava per avere risposte che non conosceva neppure lui.
Si rifugi dentro il silenzio. L'ultima difesa. Debole.
"Se vuoi stare con me non puoi obbligarmi a diventare un'altra, devi accettarmi cos. Incluso il mio lavoro."
Troppo. Esplose.
"Ma quale lavoro? Fai la mignotta. Perch ti potrai mettere i tubini di Prada ma sempre quello fai, la mignotta!"
"Bene, ti ringrazio di avermelo ricordato. Adesso fammi il piacere di portarmi a una fermata del metr o dove ti  pi comodo, mi fai scendere e sparisci per sempre dalla mia vita."
Come d'incanto la coda si sciolse e ripartirono.
Pochi chilometri. Pochi minuti. E poi lei sarebbe scesa e sparita.
La vide infilarsi gli occhialoni scuri da diva.
La sua protezione contro il veleno che gli aveva scagliato addosso.
L'aveva offesa. Umiliata. Peggio di cos.
Istintivamente alz il piede dall'acceleratore.
Aveva bisogno di tempo, per non perderla.
Per l'uscita di Cormano, la prima utile per entrare in citt era l, segnalata da quei maledetti tabelloni verdi su cui Miriam aveva lo sguardo fisso.
Imbocc lo svincolo, percorrendo la sua serpentina sopraelevata e contando mentalmente i secondi che lo separavano dal primo incrocio utile per farla scendere.
Un minuto. Forse neppure quello.
Era nella Enrico Fermi, la percorse come un automa.
La mente troppo vuota per avere un neurone in grado di suggerire una strategia.
Rallent e infil la prima via. Gli ultimi metri insieme.
Nessuna idea. Nessuna parola.
Lo soccorse l'istinto: la sua mano destra ad afferrare la sua, quella sinistra.
Lei tent di ritrarla, lui la strinse. Deciso, ma senza forza.
Accost. "Non scendere per favore."
Lei sfil gli occhiali e lo guard.
"Dammi un motivo."
"Perch ci tengo a te e non voglio perderti."
"Poco fa mi hai dato della puttana. Anzi, della mignotta."
"Ti chiedo scusa."
Silenzio. Lei non scese. E non disse nulla.
Ne approfitt per ingranare la marcia e ripartire.
Diretto verso il centro.
Aveva scongiurato il peggio ma il barometro del loro rapporto segnava sempre burrasca.
Raggiunse la circonvallazione interna e prese viale Marche in direzione Loreto.
Aveva guadagnato tempo, una ventina di minuti.
Doveva sfruttarli tutti, uno per uno. Eppure rimaneva zitto, sperando fosse lei a dargli una sponda. E invece niente.
Ecco piazzale Loreto, viale Abruzzi, poi viale Umbria.
Inizi a risalire verso la zona dei Navigli.
Questa volta si costrinse a parlare.
"Scusami per prima, davvero. Per...  pi forte di me, non ci riesco a saperti a letto con altri uomini. Mettiti nei miei panni..."
"E tu perch non provi a metterti nei miei?" ribatt lei.
"Non credo di esserne in grado."
Accost nuovamente. Erano in zona Bocconi.
Stavolta lei poteva scendere e andarsene a piedi.
"Bruno,  questo il mio lavoro. Anzi,  questa la mia vita."
Decise di utilizzare il massimo del tatto.
Basta sciabola, era tempo di fioretto.
"E pensi di farlo per sempre? Che sar sempre questa la tua vita? Che non potrai mai cambiarla e fare altro?"
Una strana risata precedette la risposta.
"No, non credo proprio. Non so fino a quando far questo mestiere. Ho trentasette anni. Non ho voglia di programmare nulla, un giorno smetter e far altro. Magari apro la famosa boutique. Tanto ormai ho abbastanza soldi per farlo. Ma sar io a deciderlo, non un uomo a impormelo."
"E allora perch non smetti oggi e non lo fai?"
"Perch non ho un motivo cos forte per farlo. Perch non mi va, perch sono cazzi miei e non vedo perch spiegarteli visto che hai il terrore di sapere qualsiasi cosa di me. Pretendi solo di cambiarmi. E sei convinto di essere migliore di me."
Scosse la testa. Poco convinto.
"E se ti chiedessi io di cambiare? Di non fare pi il poliziotto. Con le conoscenze che ho tra gli imprenditori ti troverei in un minuto un lavoro da responsabile della sicurezza, magari di un grande hotel, guadagneresti il triplo che da commissario. Se ti facessi io questa proposta cosa mi risponderesti?"
Ardig rimase in silenzio. E lei prosegu: "Ho imparato a stare da sola. Sei libero di non credermi ma erano anni che non facevo l'amore con un uomo. Intendo dire per piacere, perch ne sono coinvolta. Io ti ho aperto la porta ma se vuoi entrare nella mia vita devi rispettarla e accettarla. Altrimenti mi fai solo del male e ne fai anche a te".
Questa volta lo sportello si apr.
Lei si chin verso di lui, lo baci e si allontan.
Lo sportello si richiuse.
Miriam si allontan armeggiando con l'iPhone.
Un istante dopo sent il suono di un sms.
"Forse  stato un bacio d'addio, non mi cercare per farmi soffrire ancora. La mia porta  aperta solo per chi sa accettarmi. Buona fortuna, commissario. Abbi cura di te."
...
.
...
14.
...
.
...
Il terzo uomo era pi brutale dei primi due.
Le strizzava i seni con forza, come se fossero palline di spugna, insensibili al dolore.
E per mantenere l'equilibrio le appoggiava la mano ora sulla spalla ora sulla pancia, caricandole addosso il peso di un corpo di 70 o 80 chili.
Sopra di lei vedeva il nero del cielo in cui la luna si stagliava e il baluginare delle luci delle torce che sembravano danzare come se stesse girando su una giostra impazzita.
Nella testa erano esplose mille scintille, il corpo ora tremava come se fosse immerso nel ghiaccio.
Le mancava il fiato, le mancava il respiro.
Tent di mugugnare qualcosa, una disperata richiesta d'aiuto.
Ma l'uomo le tapp la bocca, aumentando l'intensit del movimento animalesco con cui la stava penetrando.
Le stava facendo male, anche l.
Prima che il buio calasse sent i gemiti che rimbombavano nella stanza sotterranea e le urla crescenti dell'uomo che la prendeva.
E uno spruzzo caldo a invaderla. Dentro.
Fu l'ultima sensazione, vaga. Poi il nulla.
...
.
...
Milano, luned 22 luglio 2013.
...
.
...
Nessuna sveglia. A trillare, anzi strillare, era il telefonino.
Rispose con la mente annebbiata e la voce impastata.
Era un funzionario della Questura.
"Dottore, perdoni il disturbo a quest'ora..."
"Chi hanno ammazzato?"
"Nessuno, cio, nessuno  stato ammazzato. Per ci hanno avvertito dalla casa di reclusione di San Vittore del suicidio di un detenuto di nazionalit albanese."
Un'ondata di lucidit lo invase.
"Sokal Rraklli? O Samir?"
"No... Veramente questo si chiama Neptun Hishmeri."
"Cazzo!"
Rimase pietrificato per qualche istante, poi si fece spiegare i dettagli.
Il classico anomalo suicidio da penitenziario.
Durante il turno delle docce l'albanese era rimasto solo in cella per una decina di minuti, il tempo sufficiente per infilarsi in testa un sacchetto di nylon, perdere i sensi per la mancanza d'aria e ruzzolare per terra, svenuto e incapace di sfilarsi il sacchetto.
Tutto perfetto, anche troppo.
Roba da suicidio sullo stile di Cagliari o Gardini ai tempi di Tangentopoli.
L'autopsia avrebbe quasi certamente raccontato che era stato tramortito da un colpo, ma difficilmente avrebbero potuto dimostrarlo.
Cose che succedevano nelle superaffollate carceri nostrane, dove ogni anno si uccidevano una cinquantina di detenuti.
Ordinaria amministrazione. E poi perch sbattersi per un clandestino albanese?
Gli rimbombarono in mente le parole spocchiose che Hishmeri gli aveva sputato in faccia: "Che cazzo frega a Polizia italiana di puttana albanese?".
Ecco, per banale analogia: "Che cazzo fregava ora a Polizia italiana di criminale albanese?".
Fine della storia. Nessuno avrebbe reclamato giustizia o verit per uno cos.
E le risposte alle poche domande che si stava ponendo erano ovvie. Sapere chi aveva ucciso Hishmeri era quasi elementare: sicuramente altri detenuti, probabilmente albanesi o balcanici, assoldati per quello. E anche l'altra domanda aveva una risposta scontata. Perch farlo fuori? Semplice, per avere un silente capro espiatorio che non potesse pi difendersi in un'aula di tribunale.
A decretarne l'esecuzione erano stati i suoi capi, i fratelli Rraklli, applicando un noto teorema della mala: Hishmeri muore suicida, ci sono abbastanza prove per addossargli la responsabilit degli omicidi Pizzetti e Ndoja, e magari anche di altri reati tipo il rapimento o la schiavit delle ragazze, e loro se la cavano con poco e una volta fuori rimettono insieme l'organizzazione criminale.
Un guardaspalle era un tassello ben sacrificabile in quest'ottica.
Una comoda testa di legno che quando non serve si getta nella spazzatura. In questo caso avvolta in un sacchetto di nylon, come quello dove Hishmeri era soffocato.
Si alz e infil i pantaloncini per la canonica corsa mattutina prima di recarsi in ufficio.
Nel corso della sua ormai quindicennale esperienza da investigatore, prima da commissario della Mobile e poi come responsabile della sezione Omicidi, Ardig aveva imparato che il fato o la fortuna giocano spesso un ruolo decisivo nel corso di un'indagine.
Gli era successo tante volte in carriera di essere inciampato in un assist della dea bendata, calato improvvisamente sul suo stentato percorso investigativo.
Stava per accadere anche questa volta, sotto forma del pi routinario dei suoni che accompagnano le nostre giornate: quello di un sms.
A inviarlo il customer care della sua carta di credito.
" stata richiesta un'autorizzazione di euro..."
Gi, il conto dell'agriturismo di Borghetto sul Mincio.
Del resto era luned mattina, comprensibile che l'albergatore fosse andato in banca per far eseguire i saldi dei clienti del fine settimana.
Come facevano abitualmente negozianti, ristoratori e via dicendo.
Il flash lo illumin in quell'istante. Folgorandolo. I ristoratori... I ristoranti... Quel ristorante thailandese...
Afferr il telefono ordinando un controllo a Invernizzi.
Il sottoposto lo richiam venti minuti dopo.
"No, capo, la Dal Monte non ha effettuato pagamenti con bancomat o carta di credito la sera di domenica 23 giugno. Questo per non significa che non abbia pagato in contanti la cena al Sukhotaj. Oppure..."
"Oppure che a saldare il conto sia stata la misteriosa mora che l'accompagnava. Corri al Sukhotaj e fai un controllo."
Le formalit burocratiche seguenti al suicidio di Hishmeri e un doveroso sopralluogo a San Vittore lo occuparono per le due ore successive.
Mentre stava rientrando dal carcere cittadino, a piedi, e si trovava ormai all'altezza della basilica di Sant'Ambrogio venne raggiunto dalla tanto attesa telefonata di Invernizzi.
"Forse ho identificato la donna, penso si chiami Cinzia Indiveri", esclam raggiante.
"Bingo! Ma ne sei convinto?"
"Abbastanza, s, direi di s,  l'unico nominativo femminile di quella sera, ha effettuato un saldo per 71,50 euro con una Visa alle ore 22,09. E, secondo il cameriere, 71 euro sono giusto la cifra di una cena per due persone. Tutti gli altri pagamenti quella sera sono stati effettuati da clienti maschili."
"Hai fatto un ottimo lavoro. Torna in commissariato e cerchiamo di recuperare una foto di questa tizia da sottoporre al cameriere."
Senza aggiungere altro riattacc e chiam Santoni per far avviare i controlli di rito.
Aveva bisogno di un caff: si infil in un baretto di via Lanzone e ordin il solito ginseng. L'adrenalina cresceva. Usc e riprese a camminare sotto il solleone.
Il tempo di cannibalizzarsi i vicoli del centro, salire in ufficio e Santoni entr sventolando un foglio.
"Guarda qui!  schedata nei nostri archivi."
Gli pass un fonogramma della Questura.
"Cinzia Indiveri, nata a Taranto nel 1981. Precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti, adescamento e resistenza all'arresto."
Era schedata! Un altro colpo di fortuna inatteso.
Il precedente in questione risaliva all'estate 2005.
Allegato c'era un verbale della Squadra Mobile di Ravenna, che aveva effettuato una perquisizione in una discoteca "in" di Milano Marittima.
Una dozzina di fermati, molti denunciati a piede libero.
Dinamica chiara: una serata sopra le righe, per pochi eletti, con tanta polvere bianca che gira tra i tavoli e ragazze disinibite.
"La Indiveri all'epoca faceva la cubista e nella sua borsa furono rinvenuti otto grammi di cocaina: dichiar che erano per uso personale. Nel corso della perquisizione aveva cercato di fuggire spintonando a terra un agente. Roba di poco conto: alla fine aveva patteggiato 4 mesi con la condizionale", concluse il sottoposto.
Meno di mezz'ora dopo avevano quasi tutte le informazioni che desideravano, sempre tramite la telematica che ormai permetteva ricerche condivise tra le varie istituzioni in un tempo brevissimo.
"Questa Indiveri - snocciol Santoni - risulta essere una libera professionista, celibe, non pendono altre denunce a suo carico.  residente in via Beatrice D'Este."
Ovvero un'altra zona "in" della metropoli milanese.
Dalla parte opposta di Milano, logico che nessuno la conoscesse in zona viale Monza.
La novit pi importante, per, l'aveva offerta la rete, anzi la vetrina dei social network, dove ormai era possibile visionare anche i segreti pi intimi di ogni individuo.
Fu Scalise ad annunciarla, preceduto da una serie di stampe a colori di fotografie.
"Questa  Cinzia Indiveri."
Decisamente bella. Capelli nero corvino, molto corti, volto delicato, occhi scuri, un fisico slanciato e muscoloso, con un addome scolpito e spalle tornite.
Pi che una bellezza mediterranea prosperosa come la Dal Monte sembrava pi un'indossatrice, oppure una sportiva, tipo una nuotatrice o una pallavolista.
Sul tavolo aveva sparso la solita alluvione di foto in tubini, pareo e via dicendo.
"Questa Indiveri ha un profilo Facebook open - prosegu Scalise - con le fotogallery accessibili a tutti, con centinaia di sue foto in abiti da sera o in pose sexy. Insomma, una professionista."
"Una escort anche lei, quindi?"
"Oppure una che ama attirare le attenzioni degli uomini su di s", comment, poco convinto, Santoni.
"La cosa strana - sottoline Scalise -  che non ci sono foto di bikini o costume da bagno. Insomma una che posta centinaia di sue foto, quasi tutte in abiti striminziti, non posta foto in bikini?"
Vero, un'anomalia clamorosa, specie per una escort.
"C' un'altra cosa", avvert Scalise.
"Quale?"
"Nella sua bacheca, nei suoi ultimi post, tutti di due settimane fa, annuncia che sta per andare in vacanza a Phuket, in Thailandia.  una specie di conto alla rovescia. E in un post di sabato 30 giugno, scritto in inglese, con una foto di una spiaggia da sogno, annuncia a tutti Buona estate da Phuket" aggiungendo Ci vediamo a settembre"."
Una doccia fredda che spense il fuoco degli entusiasmi scatenati dalla quasi certa identificazione della donna che aveva accompagnato la Dal Monte nelle sue ultime ore di vita.
Ardig comprese che si aprivano due scenari.
Potevano cercare di contattare questa Indiveri a Phuket,
sperando di rintracciarla via telefono o tramite un messaggio su Facebook, sperando che accettasse di collaborare e magari di rientrare a Milano.
Ipotizzabile se la ragazza non avesse avuto nulla da nascondere o da temere. Altrimenti non sarebbe certo rientrata dalla Thailandia, probabilmente neppure alla fine dell'estate.
E qui si imbattevano nel primo rebus: meglio contattarla e rischiare cos di impaurirla e metterla sull'avviso dandole il modo di costruirsi una gi facilitata latitanza?
Doveva parlarne con Brovelli e valutare con lui.
Nel frattempo per occorreva la certezza del riconoscimento da parte del cameriere thailandese.
Invernizzi era andato via da un quarto d'ora.
Ingann l'attesa ascoltando Pinton che si era fatto un giro degli orafi della zona di corso Magenta e corso Vercelli e anche in questo caso un pagamento elettronico, avvenuto con il bancomat, aveva confermato che Simone Pizzetti sabato 1 giugno aveva speso 850 euro per acquistare un anello.
Quello rinvenuto sull'anulare carbonizzato della Ndoja.
Una conferma che non cambiava il quadro acquisito.
Si concesse l'ennesimo caff e la canonica sigaretta a seguirlo.
Poi l'attesa telefonata: " lei, il cameriere ne  sicuro".
Scambi un cinque con Santoni.
"Ora chiedo lumi al pm. Poi voglio provare a fare due domandine alla Righetto, chiss che non la conosca", sanc il commissario, felice, in cuor suo, di avere un espediente lavorativo per contattare Miriam e tentare la pi ardua delle riappacificazioni.
Prese l'HTC e digit l'sms: "Mi servono informazioni su una tale Cinzia Indiveri,  una escort.  importante per trovare l'assassino di Mary. Spero nel tuo aiuto".
Nessuna risposta, ma d'altronde non se l'aspettava.
L'ufficio di Brovelli era rinfrescato da un potente condizionatore.
La temperatura quasi invernale. E infatti il magistrato sessantenne sotto la camicia indossava la maglia della salute.
Ardig lo inform delle novit emerse seguendo quella che sostanzialmente era solo un'intuizione.
Il pubblico ministero lo ascolt aspirando avide boccate dalla pipa, poi scosse la testa.
"Non abbiamo strumenti legali per far pressione su questa Indiveri. Possiamo solo limitarci a inviarle un ordine di comparizione come persona informata dei fatti al suo domicilio, ma se mi anticipa che la donna non si trova l...", allarg le braccia con fare eloquente.
"Facciamo cos, noi inviamo a questa Indiveri l'avviso di comparizione e se non risponde, come immaginiamo, allora potremo ricorrere ad altri strumenti legali."
Era quello che temeva e non poteva dare torto al pm.
Restava un'altra strada da seguire. Quella non ufficiale.
"Va bene, se mi stampa l'ordine di comparizione vado a consegnarlo io direttamente, tanto sono di strada."
Era un'incombenza che spettava alla Polizia Giudiziaria, non alla Squadra Mobile, ma Brovelli non obiett nulla.
Venti minuti dopo, accompagnato da Farris, il commissario Ardig stava sventolando l'ordine di comparizione al portiere dell'elegante stabile dove risiedeva Cinzia Indiveri.
Avevano gi verificato tramite il registro del catasto: appartamento di propriet, nessun affitto in questo caso.
Valore catastale dell'immobile acquistato nel 2009: 480.000 euro.
Vennero accolti da un solerte portinaio.
Non il solito sessantenne gracilino dall'aria dimessa e sottomessa. Bens un ragazzone trentenne, di origine meridionale, spalle larghe e fisico palestrato.
"La signorina Indiveri? Ma non c',  partita,  in Thailandia."
"Ne  sicuro?", domand Farris.
"Eccome, ci va ogni estate, da luglio a settembre. Ormai saranno quattro o cinque anni che abita qui e un po' la conosco", si vant il custode.
"E che tipo ?"
"Gran donna, voglio dire... Una da paura."
"Uhm... Sa che lavoro fa?"
Il ragazzo sorrise con complicit. Titubando.
"Allora?", lo incalz Ardig.
"No, dottore, non mi metta in mezzo, io qui ci sono cresciuto, mio padre era il portiere prima di me e la nostra regola  farsi gli affari propri, non quelli dei condomini."
Scosse la testa e si chiuse a riccio.
Non gli avrebbero cavato una parola.
Il commissario si rassegn a consegnargli l'ordine di comparizione e fargli firmare la canonica ricevuta.
Proprio in quell'istante dietro al portone vetrato comparve una ragazza asiatica, di aspetto gradevole.
Giovane, al massimo venticinquenne, piccola di statura ma con un gran seno e un visino da bambolina orientale.
In mano quattro borsoni della spesa.
Il portinaio scatt e le and incontro: "Manola, aspetta che ti aiuto io".
Si caric tre sacchetti e l'accompagn all'ascensore, gratificato dal sorriso complice della filippina, chiaramente una domestica al servizio di uno dei benestanti condomini.
Ardig decise di approfittarne.
"Grazie di tutto, ripassiamo tra qualche giorno", gli grid mentre la porta dell'ascensore si chiudeva.
Attesero qualche secondo, poi cautamente infilarono la rampa delle scale.
L'ascensore saliva, dal cursore luminoso videro che si era arrestato al quinto piano.
Raggiunsero il pianerottolo del terzo piano e rimasero fermi per non fare rumore: nessun etichetta sui citofoni con il nome Indiveri.
Sentirono il clangore meccanico dell'ascensore nuovamente in movimento: il portinaio stava scendendo al piano terra.
Sempre con passo felpato risalirono al quarto piano.
Niente. Poi al quinto. Ancora niente.
E al sesto. Ecco il nome INDIVERI impresso in stampatello sull'etichetta di plastica del campanello.
Farris estrasse la sua collezione di chiavistelli.
La porta era solida, non sarebbe stato facile forzarla.
E invece nel giro di qualche secondo il meccanismo scatt docilmente. Strano, molto strano.
Una volta dentro prese il via un film gi visto.
Una casa da favola, arredamento di gusto, in stile Manhattan, mobili leggeri, grandi spazi, bianco e nero a fondersi con il rosso.
In tutto una novantina di metri quadri distribuiti in un salone che faceva da ingresso, una cucina rustica, con lavello in pietra e mobili in legno pregiato, camera da letto e una stanzetta per ospiti. In bagno una vasca idromassaggio.
Terrazzo luminoso e l'immancabile cabina armadio degna di una star della tiv: all'interno tutti capi rigorosamente firmati.
La padrona di casa li attendeva in salotto, con una miscellanea fotografica: occhi scuri, fisico statuario, abbronzatura perfetta.
Sempre in pareo, mai in bikini. Davvero anomalo.
Tante spiagge, tanti mari. Una che viaggiava.
Sullo sfondo le spiagge degli spot televisivi delle creme abbronzanti: palme, sabbia bianca e mare cristallino.
Doveva essere in Asia a giudicare da alcuni individui con gli occhi a mandorla catturati dall'obiettivo sullo sfondo. Probabilmente thailandesi, per quel che ormai sapevano della donna.
In casa un sereno disordine domestico.
Le tapparelle sollevate, il led rosso dello schermo al plasma a lampeggiare, persino il caricabatterie del Blackberry appoggiato su un ripiano.
"O questa  partita in tutta fretta, dimenticandosi di chiudere le tapparelle, di prendere il carica batterie... Oppure..."
"Oppure non  affatto partita...", concluse il vice.
La conferma arriv dalla cucina: dentro il frigo latte, yogurt e uova. Tutti prodotti a brevissima scadenza.
Anzi, scaduti proprio da qualche giorno.
Un'altra anomalia, come anomalo era il fatto che non ci fosse in giro un computer, fisso o portatile.
In compenso c'era una stampante e a fianco diversi fogli stampati: alcuni erano articoli di quotidiani online.
Li prelevarono infilandoli in una cartelletta di nylon che Farris precauzionalmente aveva portato.
Cominciarono il solito rovistare tra antine, mensole e cassetti.
Tra le carte salt fuori un referto di un centro analisi: valori del sangue, i soliti generici.
La data del prelievo era marted 11 giugno.
Un brivido percorse Ardig. Una strana coincidenza: anche la Dal Monte pochi giorni prima di fare quella brutta fine si era sottoposta a un'analisi del sangue.
Tornarono in salotto a riguardarsi le foto esposte.
Erano davvero tante, ma soltanto della padrona di casa, spesso ritratta in compagnia di personaggi pubblici del mondo del calcio o dello spettacolo, tra i muri e i tavoli dei ristoranti di corso Como o di corso Garibaldi.
Su una mensola una lavagnetta di plastica con dei postit.
"Guarda qui - osserv Farris - la vittima aveva fissato degli appuntamenti la scorsa settimana in questo centro, Le Terme di Venere. C' anche il riferimento, Licia..."
"Una che parte, prenota dei trattamenti la settimana che si trova dall'altra parte del mondo? Davvero una smemorata. Facciamoci un salto, voglio parlare con questa Licia."
Uscirono e ripresero le scale alla chetichella.
Dovettero attendere qualche minuto, poi il portiere spar all'interno del suo stanzino e riuscirono a riguadagnare l'uscita.
Appena fuori Ardig si attacc al cellulare, ordinando a Invernizzi di verificare con che volo la Indiveri fosse partita per la Thailandia.
Meno di mezz'ora dopo Ardig e Farris stavano sfrecciando in viale Bacchiglione, nel cuore del quartiere di Corvetto.
Il capolinea sud orientale di Milano.
Costeggiarono la sopraelevata di viale Lucania, che una volta immetteva nell'autostrada del Sole, e sbucarono in piazzale Rosa.
Una old zone, dove non si era ancora scatenato l'assalto degli immobiliaristi pronti a riqualificare l'area e renderla un novello paradiso residenziale.
In verit una ristrutturazione, un paio di anni prima, era stata fatta: una ex area industriale fatiscente era stata bonificata e riconvertita.
E cos, in mezzo a edifici grigi e facciate scrostate dal tempo, quello atmosferico e quello cronologico, risaltava una cancellata argentata che immetteva in un piccolo parco alberato, all'interno del quale spuntavano improvvisamente le Terme di Venere.
Nome ad effetto, seguito da uno slogan altrettanto accattivante: "Il tempio della tua bellezza".
Un paio di anni prima, una martellante pubblicit sui media e sui mezzi di trasporto pubblico locale aveva ampiamente reclamizzato l'apertura di questo Beauty & Wellness Center, come pomposamente lo definivano i suoi proprietari.
I due poliziotti sistemarono l'auto nel parcheggio esterno e si avviarono a piedi.
Ad accoglierli un colonnato in pietra in perfetto stile "impero romano", sormontato da un pergolato di glicine, al termine del quale si sfociava in un arioso cortile di ardesia.
Davanti a loro si apr una visione suggestiva.
Un'imponente facciata con mattoni a vista, un ingresso che ricordava gli antichi templi, intorno fabbricati in legno che si estendevano nella parte posteriore.
Sulla destra un altro colonnato, sempre in pietra, a circondare una piscina di acqua sulfurea, dove si stavano bagnando diversi soci, donne in prevalenza, ma anche uomini.
Entrarono titubanti, quasi scordandosi del perch della loro visita.
Una solerte hostess venne a riceverli.
Tacco alto, divisa scura aderente, modi garbati ma spicci.
"Buongiorno, desiderate ricevere informazioni sul nostro club?"
Di tempo da perdere non ne avevano.
Per cui Ardig, sbrigativo come sempre, estrasse il tesserino identificativo della Polizia di Stato.
"Stiamo cercando la signora Licia."
L'hostess si irrigid, pur senza perdere il sorriso smagliante che stava esibendo.
"Licia Valentini?"
"Non sappiamo il cognome, avete altre Licia tra le vostre dipendenti?"
"No."
"E allora  lei."
"Vogliate attendermi qui."
Gir i tacchi e fil da una collega, la quale si attacc al telefono. Nemmeno trenta secondi e da una porta laterale fece la sua comparsa un'inserviente, vestita con zoccoli di plastica da infermiera e una tuta chiara.
"Buongiorno, sono Licia Valentini."
Ardig la squadr rapidamente: sui 26-27 anni, un bel visino pulito, magra, non tanto alta, i modi da brava ragazza. L'espressione normalmente tesa di chiunque si trovi improvvisamente di fronte due ufficiali della Polizia.
"Dove possiamo parlare con tranquillit?"
" successo qualcosa?"
"No, ci occorrono solo informazioni su una vostra cliente."
La ragazza esit indecisa qualche istante, torn dalle colleghe confabulando a bassa voce, quindi indic una porta.
"Andiamo nella sala riunioni."
La classica sala con un enorme tavolo ovale e un maxischermo collocato sul fondo. Si accomodarono sulle poltroncine girevoli.
"Per tranquillizzarla le comunico che siamo qui perch ci occorrono alcune informazioni sulla signorina Cinzia Indiveri che ci risulta avesse alcuni appuntamenti con lei la scorsa settimana. Ce lo conferma?", chiese Ardig con tono affabile, per metterla a suo agio.
La ragazza sembr rasserenarsi.
"S, avevamo alcune sedute per non si  mai presentata... Ma le  capitato qualcosa?"
Si stava agitando. Comprensibilmente.
"Signorina, non si preoccupi. Si tratta soltanto di un'indagine amministrativa e di questa nostra chiacchierata nessuno sapr nulla", la tranquillizz il capo della Omicidi.
Scoccandole un'occhiata eloquente, un tacito invito a parlare.
"Mi dica, come posso aiutarvi?"
"Licia, posso darle del tu? - la ragazza annu. - Bene, stai serena, sono solo poche domande. Da quanti giorni non vedi la Indiveri?"
"Mah, non so... Un paio di settimane. Lei  una cliente abituale di questo centro. Dovete chiedere alle hostess dell'accoglienza. Io avevo appuntamento con lei marted, mercoled e venerd. Per non si  presentata e non ha disdetto le sedute che aveva fissato di massaggio ayurvedico e di hot stone massage..."
"Di cosa?", la interruppe inopportunamente Farris.
" un combinato di tecniche di rilassamento indiane per rilassare e rivitalizzare la pelle, usando le pietre laviche riscaldate alternandole con quelle fredde e poi gli olii..."
"E questi buchi non ti hanno insospettito?", la fren Ardig.
"Beh... Un po'. Insomma, alla fine le sedute le aveva gi pagate e quei soldi non li recupera pi, sono 40 euro a seduta. E senza avvisare per disdire o rimandare."
"La conosci da molto?"
"Direi pi di due anni. Come le dicevo,  una cliente abituale."
"Che tipo ?", chiese con fare curioso, pur iniziando ormai a essersi fatto un'idea precisa della ragazza.
"Una bella donna, ha qualche anno pi di me. Elegante, curata, molto attenta al look."
"Una con i soldi?"
"Oddio... Non so. Certo, viene qui in taxi e questi trattamenti estetici hanno un prezzo, come dire..."
"Non da proletariato?", la stuzzic il commissario.
Licia Valentini annu.
"Sai che lavoro faccia?"
"No, cio, s. Cio, non credo che lavori."
"Ha un fidanzato?  sposata?"
"No, non  che mi racconta queste cose, poi spesso mentre la massaggio ha le cuffiette e ascolta la musica. Non  che poi parliamo molto."
Inutile tartassarla, non sapeva altro. Anche se...
Un flash lo colse all'improvviso. Inatteso e inspiegabile.
Come se qualcuno lo stesse manovrando.
"Licia, ti faccio una domanda che ti sembrer strana, ma se puoi risponderci..."
"Prego."
"Nel corso delle tue sedute immagino avrai visto la Indiveri nuda, forse anche integralmente. Hai notato se ha dei tatuaggi?"
L'estetista tergivers.
"Dottore mi raccomando, se si venisse a sapere..."
"Ti ho gi detto che puoi contare sulla nostra totale discrezione."
"Uff... Io la vedo praticamente nuda,  normale. S, ha diversi tatuaggi sulle spalle, sa quelle cose l, tipo il sole e le stelle... Mentre qui - e indic l'inguine - ha uno strano fiore..."
I due poliziotti si scambiarono un'occhiata eloquente.
" una sorta di margherita o rosa bianca, qui nell'incavo dell'inguine."
Il brivido questa volta arriv fortissimo, come se gli stessero versando dei cubetti di ghiaccio sulla pelle nuda.
"Non le hai mai chiesto che significato abbia?"
"Ho provato e lei mi ha risposto dicendomi solo che era un portafortuna."
"E non ti ha detto altro?"
"No e io non ho chiesto per evitare di disturbarla. Il cliente va trattato come il massimo riguardo qui alle Terme di Venere."
"Uhm... E questo tatuaggio lo ha da tanto?"
"Non so... Da quando  mia cliente l'ho sempre visto."
Ergo non se lo era fatto imprimere di recente come la Dal Monte. Questa volta era davvero tutto.
Per evitare ulteriori perdite di tempo tornarono alla reception.
Si rivolsero alla hostess che li aveva ricevuti poco prima.
"Le chiediamo una cortesia informale. Avremmo bisogno della scheda della signorina Cinzia Indiveri."
L'operatrice tentenn.
Anche senza essere un'esperta di procedura penale intuiva ugualmente che una simile richiesta - che andava a violare la privacy di una cliente - dovesse essere motivata da un mandato di un giudice. Oppure...
"Devo chiedere l'autorizzazione al direttore."
"Faccia pure."
La donna si allontan ondeggiando sui tacchi alti.
L'attesa fu pi lunga del previsto.
Soltanto dopo cinque minuti l'hostess ricomparve, accompagnata da un clone di Flavio Briatore.
Tod's, jeans sdruciti, camicia bianca sbottonata allo sterno, tappeto di pelo brizzolato fino alla giugulare, chioma altrettanto grigiastra a cadere fino alle spalle, occhiali con un'improbabile montatura gialloviola, abbronzatura d'ordinanza.
Si present allungando la mano.
"Benvenuti, sono il direttore, Maurizio Cherasca. Sono a vostra completa disposizione."
Pure l'accento piemontese, davvero un clone di Briatore. Ammiccante e leccaculo. Ardig lo bocci senza esitazioni.
"Ci occorre soltanto la scheda di una vostra cliente, Cinzia Indiveri. Non disponiamo di una richiesta del pm, tuttavia possiamo ottenerla nel giro di mezz'ora", lo fredd Ardig.
"Per carit, e che bisogno c'? Ci mancherebbe. Sonia - si rivolse alla hostess - portaci la scheda. Nel frattempo vi posso offrire un aperitivo o un caff?"
"No, grazie", rispose sgarbatamente il commissario, per nulla intenzionato a spostare il dialogo su un terreno confidenziale.
Per qualche secondo il silenzio galleggi tra i due uomini.
Poi Cherasca prese l'iniziativa.
"Se posso esservi utile in qualche modo..."
"Conosce questa Indiveri?"
Si attendeva un diniego o il solito "vagamente" o "solo di vista", invece il direttore del wellness center li spiazz.
"La conosco, non benissimo, per la conosco. Ci mancherebbe.  una nostra cliente assidua", replic deferente.
Sonia intanto era tornata con dei fogli pinzati con una graffetta.
Un istante dopo fronteggi la canonica fototessera della donna.
Allegato alla scheda anche un certificato medico, redatto a febbraio, della validit di un anno.
Quindi una sorta di dossier riepilogativo, con le tipologie di trattamenti cui si era sottoposta, un diagramma calorico e altre "menate" tipiche dei centri fitness pi avanzati.
Infine il dato pi importante: il tabulato degli ingressi.
L'ultima sua presenza alle Terme di Venere risaliva a mercoled 26 giugno.
C'era anche il numero di cellulare.
Per puro scrupolo lo compose, giusto per sentirsi rispondere dall'operatore automatico della Wind che il cliente non era raggiungibile.
Cherasca lo osservava, silente. E curioso.
Decise di sfruttare la situazione.
"Mi diceva che la conosce..."
"Certamente, viene qui quasi tutti i giorni. Una ragazza educata, di bella presenza, anche di gusti raffinati."
"In che senso?"
"Piccoli dettagli. Scarpe e cintura di marca, profumo preso a Parigi."
"Tutta la vostra clientela  cos glamour?"
Mentalmente si compliment con se stesso per non aver utilizzato il termine snob.
"Dipende cosa intende per glamour. Questo nostro centro  aperto a tutti, bench siamo consapevoli che la qualit e l'eccellenza che offriamo hanno un costo e in qualche modo questo seleziona il tipo di utenza che si rivolge a noi", ribatt pacato Cherasca, sfoggiando un lessico da manager navigato che ben poco si confaceva al look da vitellone provinciale da night che esibiva.
"Pertanto chi frequenta il vostro impianto ha una discreta possibilit economica. E quindi le domando: ha idea di che lavoro faccia la signorina Indiveri?"
Un sorriso obliquo si stamp sul viso del direttore.
Che temporeggi volutamente prima di rispondere, come se fosse in attesa di un incoraggiamento.
"Ebbene?"
"Vede, commissario, non sarebbe educato e neppure professionale da parte mia se..."
"Senta, Cherasca - lo fronteggi Ardig -, di tempo da perdere non ne abbiamo, per cui se intende davvero darci una mano bene, altrimenti ci congediamo e fine della storia".
"No, no, per carit. Non mi fraintenda. Posso contare sulla sua assoluta discrezione anche con la signorina?"
"Mi pare evidente, no?"
"Perfetto, d'altronde, si tratta solo di pettegolezzi, robe cos..."
Il capo della Omicidi gli scocc un'altra occhiataccia.
"Vengo al punto. Da quel che ho capito la signorina non lavora ed ... Insomma... S, credo che abbia un uomo che provveda a lei."
"Una mantenuta?"
"Mettiamola cos."
"E il munifico ometto che la mantiene chi sarebbe?"
"No, commissario, non mi chieda..."
"Cherasca mi ascolti, facendo le giuste domande al suo staff immagino lo verrei a sapere nel giro di qualche ora. Se cortesemente mi fa risparmiare del tempo."
"Faccia pure, non c' problema. Voglio dire, senta pure tutti i nostri addetti. Magari ne sanno qualcosa pi del sottoscritto. Davvero. In ogni caso lei qui viene sempre sola e si muove sempre in taxi."
"D'accordo, ci  stato utile, la ringrazio."
Fecero per andarsene ma l'uomo sembrava avere un rospo da sputare.
"C' altro?"
"Senta, non so perch siete qui o in quale pasticcio possa essersi cacciata questa ragazza. E in qualunque caso spero che il nostro club non ne sia in nessun modo coinvolto..."
"Ne dubito. Non penso ci rivedremo", tagli corto Ardig.
Appena rientrato chiam Invernizzi nel suo ufficio.
"Abbiamo scoperto quando  decollata la Indiveri?"
Il sovrintendente scosse la testa.
"Sarei passato da te pi tardi. C' qualcosa che non mi quadra."
"Cio?"
" presto detto. Questa Indiveri non  decollata da nessuno degli hub milanesi, n a Linate, n a Malpensa n a Orio. Allora ho esteso la ricerca ad alcuni aeroporti relativamente vicini ma non  decollata neppure da Bologna, Verona e Venezia. Stavo giusto per controllare Genova e Torino."
Non quadrava davvero. Certo la donna poteva essersi recata in treno o in auto in un'altra citt, magari a Roma, o all'estero, a Parigi, a Vienna o a Zurigo, aver soggiornato qualche giorno e poi da l essersi imbarcata per Bangkok. Tuttavia una simile ricerca avrebbe comportato un'enorme perdita di tempo.
E magari la ragazza disponeva di un passaporto falso, anche se questa era un'ipotesi molto ardita. E poi mica era una latitante.
No, qualcosa non quadrava.
Scatt l'ennesima telefonata a Brovelli per informarlo.
In qualche modo dovevano accelerare i tempi.
Gi che c'era sped Zanella nello stabile dov'era domiciliata la Indiveri, nella speranza di cavare qualcosa dai vicini.
Doveva rintracciarla e interrogarla quanto prima, quella donna era l'unica testimone delle ultime ore in vita di Mary Dal Monte.
Le ore trascorsero senza portare novit. Fino al tardo pomeriggio.
Il primo a bussare alla porta dell'ufficio fu Zanella.
Rimase in piedi rigido come uno stoccafisso e attacc con la sua parlata impostata da soldatino.
"Ho effettuato le verifiche che mi hai richiesto nel condominio in via Beatrice d'Este e il portiere dello stabile mi ha confermato che da quel che gli risulta la signorina Indiveri  in vacanza in Thailandia, come  solita fare ogni estate per un bimestre o trimestre."
"S, questo lo aveva gi detto anche a noi... E i vicini?"
"Ne ho incontrati alcuni, all'ingresso, ma sono stati freddi. Non hanno rapporti confidenziali con la donna e mi sono sembrati piuttosto freddi. Come se fosse un'inquilina poco gradita..."
Nessuno stupore, se la Indiveri era davvero una escort era chiaro che alle signore del condominio non stava bene di vederla sfilare sotto gli sguardi bavosi dei mariti in microgonne inguinali...
"Altro?", domand spazientito Ardig.
"Niente di niente."
Un tarlo per stava gi scavando da un po' nella sua testa.
Quel fiore bianco tatuato sull'inguine, lo stesso della Dal Monte.
No, non poteva essere una coincidenza.
Ordin a Scalise di effettuare subito una ricerca via web.
Che cazzo significava quella strana margherita? Un legame di amicizia tra le ragazze? Un simbolo di libert? Un fiore tipico di qualche isola?
Ma il tarlo scavava anche in un'altra direzione.
Convoc Farris, esternandogli un dubbio: che qualcuno fosse penetrato prima di loro nell'appartamento della Indiveri.
"La serratura in effetti sembrava ingrassata - convenne Farris - ma cosa cercavano?"
"O forse cosa volevano far sparire: per esempio, il computer portatile che non abbiamo trovato. E forse altro, ma per ora  solo una mia paranoia."
Un bussare flebile alla porta li interruppe.
Era Scalise. In mano diversi fogli stampati a colori.
Il famoso fiore bianco a cinque petali, in forme diverse.
"Allora?", lo interpell il commissario.
"Potrebbe essere un anemone dei boschi o un camedrio alpino."
"E cosa rappresentano?", domand sbigottito Ardig.
"Dipende... Nel senso che nel linguaggio dei fiori l'anemone  il simbolo della speranza nell'amore eterno. Inteso come amore platonico."
Poco indicato per una escort. Anzi, due escort.
"Altro?"
"L'anemone simboleggia anche la caducit dell'amore. Sinceramente ho trovato mille di queste definizioni, tutte legate all'amore, ma nulla di convincente."
Evidentemente quel tatuaggio indicava qualcosa per le ragazze.
Quanto meno per la Indiveri che lo aveva sul corpo da pi tempo, mentre la Dal Monte forse aveva voluto imitarla per semplici ragioni estetiche o per rafforzare l'amicizia tra di loro. Perch no?
La telefonata di Miriam arriv a sorpresa quando stava per uscire dall' ufficio.
"Che succede?", l'accolse brusco, pentendosene immediatamente.
"Avrei qualcosa da dirti, su quella Indiveri..."
"Ti ascolto."
"Preferirei ne parlassimo di persona."
Un invito. Inatteso.
"Quando posso passare?"
"Non ho impegni, sono a casa tutta la sera. Se vuoi ci mangiamo qualcosa insieme... Se ti va."
Certo che gli andava. E non solo di mangiare.
Ma in quel momento era il commissario Bruno Ardig, responsabile della sezione Omicidi della Squadra Mobile di Milano, non un corteggiatore con la bava all'angolo della bocca.
"D'accordo, passo pi tardi appena mi libero. Ciao."
Sent bussare. Erano Santoni, con un'espressione sorniona che era tutta un programma, e Scalise, il loro provetto hacker indiscusso.
"Che avete scoperto?"
A parlare fu proprio Scalise.
"Abbiamo controllato i fogli stampati. Roba stampata da portali relativi a banche e investimenti finanziari, poi molti siti della Thailandia, roba di fitness e infine pagine legate all'occulto e alla magia, soprattutto ai riti del solstizio di giugno..."
"Uhm... E quegli articoli da corriere.it" e repubblica.it"?"
"Ah, s... La ragazza aveva svolto diverse ricerche su un incidente stradale accaduto poche settimane prima... Una donna travolta con il suo scooter in viale Bligny... Aveva stampato articoli dalle sezioni cronaca milanese di repubblica.it", corriere.it", vocelombarda.it" e via dicendo."
"Che incidente?", domand il commissario.
"Un normale incidente stradale avvenuto il 14 giugno. Uno scooter centrato da una station wagon. La vittima si chiama Laura Gambarie. Pare versi in gravissime condizioni."
"Probabilmente era un'amica della Indiveri oppure la Indiveri  passata di l dopo l'incidente e voleva saperne di pi... Gi che ci siamo, domani facciamo un controllino su questa Gambarie, come sta, se poteva avere rapporti con la Indiveri... Non si sa mai."
"Un'ultima cosa - aggiunse Santoni -, nel cestino della spazzatura abbiamo recuperato lo scontrino di un supermarket in Porta Romana. Emesso alle ore 12,23 di gioved 27 giugno. Uova, yogurt, latte, formaggio...  la roba che abbiamo rinvenuto nel frigo."
"E combacia con quanto abbiamo appreso al centro fitness dove  stata registrata all'ingresso per l'ultima volta il giorno precedente, mercoled 26 giugno. Per cui si  volatilizzata intorno al 27 giugno."
Una conferma ulteriore l'avrebbero avuta dai tabulati telefonici ma per quelli occorreva attendere fino all'indomani.
La cappa d'afa e di umidit non si era attenuata nonostante fossero ormai le 20.
Frog procedeva per corso di Porta Ticinese con la lingua penzolante.
Ardig fece tappa ai giardinetti antistanti la basilica di Sant'Eustorgio per far bere il cane. Poi riprese a trottare verso i Navigli.
Non c'era la calca serale: ai tavolini molti giovani con cravatte allentate o slacciate e qualche universitario in abbigliamento pi sportivo, in bermuda e maglietta.
I pischelli, quelli che avevano finito la scuola, avrebbero invaso le Alzaie dopo le 21.
Attravers l'Alzaia del Naviglio Grande sfilando davanti alle solite bancarelle degli abusivi africani o bengalesi, tra incensi profumati e talismani etnici.
Allung il passo fino al Libraccio e a quel portone ormai familiare.
Miriam lo accolse con il solito look casalingo: infradito e T-shirt lunga a met coscia.
I capelli raccolti a coda, poco trucco. Uno schianto ugualmente.
Lo fece accomodare, portando subito una scodella piena d'acqua per Frog che si avvent sopra come un pellegrino in un'oasi nel deserto.
"Cosa volevi dirmi?", chiese lui, cercando di mantenersi staccato.
"Ho fatto qualche domanda in giro..."
"Dove?"
"Lascia stare, fatti miei... Ho raccolto qualche pettegolezzo su quella Cinzia Indiveri di cui mi avevi chiesto."
"Ebbene?"
"In effetti  una collega, anche se ultimamente pare abbia una clientela ristrettissima, pochi uomini, amici tra di loro, che provvedono a lei..."
"Da chi l'hai saputo?", chiese lui, con un mix di curiosit e fastidio.
"Perch ti interessa saperlo?"
"Perch  importante, per le mie indagini."
"D'accordo, non ti scaldare. Da un cliente, uno di cui non ti posso fare il nome, uno che conta qui a Milano..."
"Ah... Avete spettegolato a letto? Dopo aver scopato?", infier Ardig.
"Comincio a pentirmi di averti chiamato."
Comprese di aver esagerato.
"Hai ragione, perdonami. Spiegami tutto e poi tolgo il disturbo."
Miriam annu, rinfrancata.
"Ti stavo dicendo... Pare avesse un gruppetto di clienti selezionati, tre o quattro, immagino siano amici o frequentino lo stesso club, magari di golf o ippica... Comunque ho un nome da farti."
Lui la scrut impaziente.
" un costruttore, si chiama Davide Quirzi, uno finito dentro un'inchiesta sull'amianto, roba di bonifiche."
Il poliziotto trasal. Il latitante Davide Quirzi!
"So chi  Quirzi e conosco le indagini a suo carico."
"Ecco sembra anche che questo Quirzi alcuni anni fa abbia regalato a Miriam un appartamento, forse una villetta, in un resort da favola che ha costruito in Thailandia."
"A Phuket?"
"Esattamente, proprio l. Tu come fai a saperlo?"
"La Indiveri ha postato su Facebook una foto di un mare cristallino con una frase in inglese per augurare a tutti buona estate da Phuket."
"Quindi si trova gi in Thailandia", constat Miriam.
"Immagino di s", tagli corto il commissario.
"Qualcos'altro?"
"No, niente."
Non avevano altro da dirsi.
Ardig si alz e le allung la mano, con fare professionale.
Lei non gliela strinse, limitandosi a sovrapporre la sua, quasi accarezzandola e trasmettendogli un'ondata di calore.
Che lo costrinse a sciogliersi.
"Grazie Miriam, non sai quanto mi sei stata d'aiuto."
"L'ho fatto per Mary, perch voglio che tu prenda chi le ha fatto quello scempio. E l'ho fatto per te."
Quell'ultima frase lo colp dritto al cuore come un dardo.
Un dardo avvelenato.
Lei caric nuovamente l'arco. Tendendolo verso il suo petto.
"Ti ho pensato in questi giorni... Sei uno stronzo, per..."
Il dardo era partito. E lui si fece trafiggere senza opporre difesa.
"Ti ho pensato anch'io."
Furono le ultime parole. Prima di una serie di baci che li obbligarono a precipitare sul divano.
I vestiti volavano alla rinfusa. I corpi si incastravano.
Le scivol dentro con impeto, lei lo accolse bagnata e calda.
Si ritrov con il viso su quel seno gonfiato, eppure cos naturale.
Inizi a vibrarle colpi, prima lenti, poi pi veloci.
La sent godere, con la pelle sudata e gli occhi lucidi.
La sent venire, ancora pi bagnata.
La sent che lo incitava, piazzandogli una mano sulla natica, a venirle dentro. Non si tir indietro. Fino all'ultimo sospiro.
Crollarono esausti sul divano per qualche minuto.
Poi lei si rialz, splendida, con il corpo nudo e sudato.
Gli prese la mano invitandolo a seguirla.
In bagno, nella doccia, sotto un getto tiepido.
Ripresero a baciarsi, a toccarsi, a masturbarsi.
L'erezione torn improvvisa.
Lui la gir e la fece flettere leggermente.
Prima di entrarle dentro nuovamente per un altro orgasmo da brivido e non soltanto perch nella foga avevano urtato il miscelatore dell'acqua spostandolo verso l'estremit azzurra, quella del freddo.
Uscirono e si asciugarono.
Poi lei raggiunse il pacchetto di sigarette finito sul pavimento e accese una bionda che condivisero fino all'ultimo tiro in un silenzio complice che nessuno dei due osava infrangere.
Avevano paura di quanto avrebbero potuto dirsi.
Quell'idillio non doveva essere violato.
Ma la vita fuori continuava e i rumori dell'Alzaia sottostante glielo ricordavano.
Che lei era una escort e lui un commissario di Polizia.
Prima o poi avrebbero dovuto parlarne, da donna a uomo.
Miriam decise di prendere tempo.
"Ho un'insalata di riso? Ti andrebbe?"
In estate era il suo piatto preferito. Un segno del destino?
La divorarono in silenzio, insieme a un bianco leggero e fresco.
Poi scesero in strada, per fare due passi con Frog.
Lei gli prese la mano, stringendogliela forte.
Era la prima volta, da quasi un ventennio, che Ardig camminava con una donna mano nella mano per strada.
Avrebbe potuto sottrarsi. Non lo fece.
Percorsero tutte le Alzaie fino alla circonvallazione e tornarono indietro. Sempre in religioso silenzio.
Frog era stanco e assetato. Decise che era ora di rientrare.
Accompagn Miriam al portone e la salut con un bacio sulle labbra, come quello con cui ogni fidanzato si congeda a fine serata dalla sua bella. Come una coppia normale.
Mentre rientrava verso piazza San Sepolcro osserv il cielo stellato, chiedendosi cosa stava combinando.
Si costrinse a pensare al lavoro.
La pulce nell'orecchio infilata da Miriam, quella sui rapporti tra la escort Cinzia Indiveri e l'immobiliarista Davide Quirzi, andava verificata.
Avrebbe affidato tutte queste incombenze a un gruppetto guidato da Farris, delegando Santoni a un altro incarico: scovare qualcosa in pi su quella Laura Gambarie, la vittima dell'incidente che tanto aveva incuriosito la Indiveri.
...
.
...
15.
...
.
...
Non se ne era andata. Non ancora. Era solo svenuta.
Mani forti la strattonavano per obbligarla a tornare.
E a restare. Pura illusione, ma per qualche secondo la corrente torn, nella sua testa, nei suoi occhi, nelle sue orecchie.
Solo l, il resto del corpo pareva non appartenerle pi.
Se ne era gi andato.
Anche la paura e il dolore erano andati gi via.
Meccanicamente inquadr il volto del negro e dietro la sua amica che piangeva in crisi isterica.
L'altra ragazza no, era sgomenta ma non piangeva.
Le torce continuavano a vorticare una luce fastidiosa in quel pozzo di mattoni dove era precipitata.
Qualcuno urlava in una lingua incomprensibile.
Erano gli ultimi frame confusi. L'ultimo vero barlume di vita le fece comprendere che le mancava l'aria.
Stava affogando, anche se in quel pozzo l'acqua non c'era.
Un'ondata fredda la travolse, staccandola da tutto.
Vide ancora le torce e i mattoni ammuffiti, poi buio e silenzio.
Non si accorse neppure che il negro l'aveva sollevata come fosse un fuscello e correndo per il tunnel la stava riportando di sopra.
Questa volta l'ascensore fece il tragitto senza soste o giochetti per disorientare i passeggeri.
Tutto in fretta, ma troppo tardi.
Il respiro non c'era pi. Se ne erano accorti tutti, anche le due ragazze, anche l'altro uomo, quello inquietante.
Solo il negro prov a rianimarla, colpendola e strattonandola.
La schiaffeggi con le sue mani enormi, provocando un'epistassi.
L'ultimo meccanismo vitale di un corpo morente.
Il sangue fluiva dalle narici, ma l'aria non passava pi.
La schiaffeggi ancora.
Poi si ferm, consapevole che quella vita era finita.
Fece rivestire le ragazze e intim all'altro uomo di portarle via.
Rimase solo con lei. La guard, nuda ed esanime.
Inizi a tastarle il collo in cerca del punto giusto.
Era morta tra le sue mani e ora toccava a lui finire il lavoro.
...
.
...
Milano, marted 23 luglio 2013.
...
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...
Stranamente quella mattina Santoni era stato il primo ad arrivare. E il primo a mettersi a lavorare dopo aver trangugiato il canonico caff della macchinetta.
Il tempo di sedersi alla scrivania e si era tuffato nella rete.
Facebook, il social network pi diffuso sul pianeta, la vetrina dove mettere i cazzi propri e farsi bellamente quelli altrui.
Pi di un miliardo di utenti connessi su sette miliardi di essere viventi nel pianeta. Ovvero quasi tutti, quasi nessuno escluso.
Perch, senza scomodare gli istituti demografici, escludendo tutti quelli per cui un pc o una connessione erano davvero un miraggio utopico, ovvero il paio di miliardi di poverissimi della Cina o dell'India o dell'Africa nera che manco hanno la corrente elettrica, i beduini dei deserto, gli indigeni dell'Amazzonia o delle altre giungle sparse nei paesi equatoriali, gli sventurati oppressi da dittature ferree come i nordcoreani o i siriani, ed eccettuando gli under 10 e gli over 75 ecco che il conto, soprattutto nel moderno e tecnologico Occidente, calava rapidamente.
Un miliardo di iscritti per un'area di poco superiore al miliardo di popolazione.
Quasi tutti, quasi nessuno escluso. Nemmeno Laura Gambarie.
Santoni era andato praticamente a colpo sicuro, d'altronde nell'era dei social network il primo impatto per un investigatore con un sospettato o una vittima arrivava proprio da l, dalla rete.
E invece si era beccato una violenta "tranvata" in fronte: alcune Laura Gambarie erano presenti su Facebook, ma una era una ragazzina adolescente, una era una madre con figli piccoli e un'altra una signora decisamente sopra gli "anta".
Ma soprattutto erano tutte attive sulla bacheca con numerosi post nelle ultime tre settimane.
Ergo nessuna di loro poteva essere la Laura Gambarie che giaceva pi di qua che di l in rianimazione da met giugno.
La sorpresa dur il tempo di trangugiare un caff alla macchinetta.
Poi segu la reazione, dettata da una vocina dell'istinto.
Torn in rete scegliendo Google: digit Laura Gambarie.
La solita fiumana di link di portali o blog di cronaca milanese: tutti articoli sull'incidente occorsole.
Come sempre la cronaca si arrestava l, all'incidente.
Del dopo non c'era traccia. La storia di Laura Gambarie era cristallizzata al 14 giugno, l'ultima notizia che la riguardava era relativa al suo trasporto in ospedale in condizioni disperate.
Nessuno si era preso la briga di informarsi su come stesse quella donna. Era ancora viva? Era peggiorata? Si era ripresa?
Niente. La notizia era solo l'incidente, non quello realmente occorso alla vittima.
In un sito, per, c'era una sua foto, tratta presumibilmente dalla sua patente.
Bel visino: castana, capelli di lunghezza media.
Doveva saperne di pi. L'idea arriv improvvisa.
Ora aveva una traccia da seguire, conosceva il volto della Gambarie.
Torn su Google e questa volta digit "escort Milano".
Sulla schermata comparve un'infinit di link.
Clicc sul primo, "escortmilano", quello che pareva pi professionale.
Si ritrov in una home page che pareva la vetrina del paradiso terrestre di ogni maschietto in calore.
Un mare di donne sbiottate, alcune nude, altre in intimo o coperte da vestaglie trasparenti.
Nessun equivoco, nessuna massaggiatrice o accompagnatrice.
Bionde, more, rosse, negre, asiatiche, russe, brasiliane, cubane.
Ognuna con il suo nome di battaglia e il suo cavallo di battaglia tipo "cercami e ti far sognare" o "realizzo le tue fantasie".
Dentro i profili un nuovo annuncio tipo: QUINTA DI SENO, GAMBE LUNGHE, SONO COME MI VEDI IN FOTO. DISPONIBILE AD ACCOMPAGNARE PER WEEKEND O VIAGGI, RICEVO A CASA, NO NUMERI ANONIMI O SMS...
Seguiva sempre il numero di cellulare.
Sopra la schermata un motore di ricerca con cui filtrare i requisiti come l'et, la provincia di residenza e persino il nome della ragazza.
Digit Milano, Laura e clicc.
Bingo! La seconda delle varie Laura pareva proprio quella della foto dei documenti.
Entr nell'annuncio intitolato "Senza tab, calda per te".
Lo accolsero un annuncio standard: BELLEZZA MEDITERRANEA, QUARTA DI SENO NATURALE, FISICO ATLETICO. PRONTA A REGALARTI EMOZIONI, A CASA TUA, IN HOTEL O MOTEL. ZONA MILANO MA DISPONIBILE PER TRASFERTE, CONTATTAMI DALLE 10 ALLE 23, quindi il numero del cellulare e una decina di foto.
E dunque eccola la Gambarie ed era proprio come se l'aspettava, un clone della Dal Monte e della Indiveri: qualche tratto somatico differente, il solito fisico da pin up, qualche centimetro e qualche chilo in pi o in meno, ma poco altro di diverso rispetto alle altre.
Difficile dire chi fosse pi bella delle tre: la Dal Monte era una bellezza pi naturale e selvaggia, con quel seno enorme su un corpo flessuoso, la Indiveri era magra e sinuosa con un volto delizioso, mentre questa Gambarie era bella tutta, viso, seno, gambe, corpo.
La guardava ammirato: nuda sdraiata di pancia su lenzuola nere.
Poi con la biancheria nera di pizzo, con le autoreggenti, con una sorta di vestaglia rossa trasparente e sandalo rosso.
Si vedeva tutto, tranne la patatina oscurata dai pixel.
O meglio, velata. Anche se non del tutto.
All'inizio non lo vide bene. Poi s.
Stropicci gli occhi. Il colpo di scena era servito: il tatuaggino con il solito fiore bianco a cinque petali era l, sull'incavo dell'inguine destro della Gambarie.
Identico a quello della Dal Monte.
Trasal incredulo. Apr altre foto. Non si era sbagliato.
Era proprio quel fiore!
Un sospetto lo colse. A questo punto avvi la ricerca su Cinzia Indiveri. La individu immediatamente.
Solito annuncio, solito numero di cellulare e solita fotogallery.
Questa volta sapeva cosa cercare e lo trov.
Anche lei aveva lo stesso fiore bianco impresso proprio l.
Poteva bastare, fece per chiudere l'home page poi si trattenne.
Chiss se c'era anche Mary Dal Monte.
Breve ricerca e conferma scontata. S, c'era.
E le foto inserite, le riconobbe, erano quelle scattate dal fotografo Alex Leopizzi. E lei il fiore non lo aveva.
Prese il telefono e chiam Ardig per informarlo.
Mezz'ora dopo la squadra Omicidi era riunita al completo intorno al tavolo del commissario.
Santoni, coadiuvato da Scalise munito di computer portatile, li guid nel sito delle escort illustrando la scoperta forse decisiva appena fatta e destinata a cambiare il corso di quella strana indagine.
Quindi Ardig diram gli ordini spedendo i suoi uomini a cercare riscontri patrimoniali o telematici sulla Indiveri e lo stesso Santoni all'ospedale San Raffaele al capezzale della Gambarie.
Rimasto solo, il capo della Omicidi riordin le idee.
Poi riprese gli incartamenti sulla defunta Dal Monte e sulla desaparecida Indiveri.
La priorit era interpretare il vero significato di quel cazzo di fiore bianco che secondo le ricerche svolte da Scalise era soltanto un simbolo di speranza nell'amore indissolubile o gi di l.
Non era cos. Ne era convinto. E doveva togliersi questo dubbio il prima possibile. Serviva un esperto, uno vero.
E un solo nome gli rimbalz nella mente.
Quello di padre Feodar Shekfer, il teologo esperto di occulto che tanto lo aveva aiutato due anni prima nell'indagine sui fanatici di Leonardo morti carbonizzati o avvelenati dopo un lungo digiuno.
E anche in questo caso il veleno c'era, sotto forma di intruglio alle erbe...
Gi, padre Shekfer.
Peccato che non fosse il momento giusto da quel che sapeva.
Milano non  un paesino dove le voci corrono e tutti si fanno gli affari altrui. Eppure, per vie traverse, Ardig era venuto a sapere di un grave male che aveva aggredito il teologo ungherese: questione di mesi, gli avevano riferito.
Pi volte era stato tentato dal contattarlo per avere sue notizie, per salutarlo, tuttavia non lo aveva fatto.
Non era il tipo, lui. E non lo era neppure quell'altro.
E il loro breve rapporto era stato alquanto freddo, per utilizzare un eufemismo. Eppure era una carta che doveva giocarsi.
Sollev la cornetta e si fece contattare il centralino l'Istituto superiore di Scienze Religiose.
Tre minuti dopo aveva la segreteria in linea: chiese se fosse possibile fissare un appuntamento con il teologo magiaro, si sent rispondere che era difficile e di lasciare i recapiti.
Nel caso lo avrebbero ricontattato loro.
Tra le righe un sottointeso: non ci speri molto...
Intanto aveva un'altra urgenza, un altro tarlo che scavava nella sua testa da tacitare al pi presto possibile.
Afferr la tastiera del computer e digit sul motore di ricerca "escortmilano".
Punt con il cursore sul motore di ricerca e scrisse Milano prima e Miriam dopo.
Era l'unica a Milano, era lei, completamente nuda, con i sandalini neri tempestati di brillantini che ben conosceva.
Evit di leggere l'annuncio ma intravide il numero di cellulare, ed era proprio il suo, poi l'occhio gli cadde comunque su un passaggio: SODDISFO OGNI TUO DESIDERIO.
Con un gesto di stizza spense il computer.
Decise di muoversi. Direzione Palazzo di Giustizia.
Il pm Brovelli lo aveva ascoltato con aria seria, mentre armeggiava con il fornelletto della pipa.
Limitandosi soltanto a un commento finale: "E un immobiliarista con affari nei quattro angoli del mondo cosa c'entrerebbe con una escort? Forse era solo una delle sue amanti, no?".
"Senza dubbio - osserv Ardig - tuttavia converr che ci troviamo di fronte a una strana coincidenza. La Indiveri sparisce intorno a fine giugno, presumibilmente  volata in Thailandia ma non sappiamo come e quando sia espatriata. E Quirzi da alcuni giorni risulta irreperibile senza che lei avesse ancora assunto alcun provvedimento cautelare a suo carico. Non le pare strano."
Brovelli assapor un tiro con espressione solenne prima di rispondere.
"Pertanto, secondo lei la scomparsa di Quirzi potrebbe non essere imputabile all'inchiesta vertente intorno ai suoi cantieri ma a un possibile legame con l'omicidio Dal Monte?"
Ardig si rendeva conto di non avere nulla di concreto in mano, soltanto la rivelazione di una fonte confidenziale, cos l'aveva definita, ovvero un'altra escort, Miriam Righetto.
Tuttavia decise di insistere: "Mi perdoni, non intendo farle violare il segreto istruttorio su un'indagine non di mia spettanza, per... Un eventuale mandato di arresto per Quirzi  imminente?".
Questa volta Brovelli si prese qualche istante per riflettere.
"No, al momento ancora no. Anche se dietro la fuga del Quirzi ci possono essere ragioni facilmente intuibili. Ragionevolmente si  recato in qualche paradiso fiscale a manovrare i suoi vari conti off shore. E in fin dei conti non sappiamo neppure se la sua fuga sia di sola andata,  possibile che il Quirzi rientri tra qualche tempo una volta sistemate le cose all'estero. Abbiamo gi inoltrato alcune rogatorie internazionali negli stati esteri dove aveva interessi commerciali, tuttavia i tempi di risposta sono biblici."
Ardig comprese che non poteva ottenere altro dal magistrato e si rassegn a cercare un'altra strada, ordinando a Invernizzi di raccogliere quanto pi materiale possibile su Davide Quirzi.
Nell'ultimo biennio l'Ospedale San Raffaele era stato al centro di vicende giudiziarie, di cronaca e di aspre vertenze sindacali.
Tuttavia, nonostante la bufera, rimaneva uno dei poli di eccellenza della sanit lombarda. Ed era l, nel reparto di rianimazione, che Laura Gambarie giaceva da oltre un mese.
Un verbale della Polizia Municipale che Santoni si era fatto faxare raccontava che in una bella mattina di giugno aveva perso il controllo dello scooter, invadendo la corsia opposta in viale Bligny e finendo spiaccicata contro il cofano di una station wagon che l'aveva proiettata alcuni metri pi in l.
L'atterraggio sull'asfalto, senza casco, volato via per conto suo, era stato devastante: aveva subito danni cerebrali ancora non quantificabili e rimaneva in coma farmacologico.
Ad assisterla la sorella e la madre, salite dalla Calabria.
Santoni non aveva mai digerito, in vent'anni da poliziotto, l'idea di dover andare a tartassare i parenti di una persona morta o gravemente ferita. Il dolore o la preoccupazione vanno tutelati. Anzi, protetti.
Una regola cui decise di non derogare.
Punt su un'infermiera che vide uscire dal reparto della rianimazione: grassoccia, sui trent'anni, i capelli ossigenati e un'aria simpatica.
"Posso farle una domanda? Magari davanti a un caff?"
Sfoggi il suo sorriso da schiaffi e indic la macchinetta automatica in fondo al corridoio.
La ragazza si stup. E sorrise.
"Grazie. Un caff lo accetto volentieri."
Frug nelle tasche e pesc un euro che fece precipitare nel distributore. Intanto allung la mano.
"Sono Massimo."
"Piacere, Graziella."
Accento brianzolo o gi di l, stretta vigorosa.
La immaginava una da balera, una di quelle che la domenica pomeriggio si mette in tiro, con il tacco alto e lo spacco profondo, e va a ballare con il moroso.
La fiss qualche secondo poi si lanci.
"Senti. Sono un poliziotto."
L'infermiera scoppi a ridere.
"Sul serio, guarda qua."
Gli mostr il tesserino.
"Wow! E cosa ci fai qui?"
Tent un approccio alla James Bond.
"Indago su un omicidio. O forse su pi omicidi."
"Omicidi! Ma qui a Milano?"
"Proprio qui... Senti, non ho un mandato e sto facendo tutto da solo. Sotto traccia. Mi daresti una mano?"
"Volentieri, come?"
"Dicendomi qualcosa su una donna che  ricoverata l dentro."
Il destino dell'agente scelto Scalise era di ammuffire in un mare di scartoffie.
E pi faceva bene il suo lavoro, pi dimostrava di saperci fare con l'informatica, e pi lo relegavano a quei compiti tecnici.
Lui, che al poligono era il migliore di tutti e che avrebbe tanto voluto essere in prima linea, sulla strada.
Si era fatto assegnare alla Mobile per questo, per l'azione.
Sbuff, tornando a concentrarsi sui tabulati appena ricevuti dal gestore telefonico.
Impieg pochi secondi a interpretarli.
La scheda sim di cui era intestataria Cinzia Indiveri aveva agganciato la stessa cella di piazzale Loreto/viale Monza cui era connessa anche quella della Dal Monte la stessa sera e nello stesso orario: domenica 23 giugno intorno alle ore 20,30 e fino alle 22,15 circa.
Poi il silenzio. Disattivata fino alla mattina successiva. Il tutto con un'anomalia: le due donne nei giorni precedenti non avevano avuto alcuno scambio di chiamate vocali o dati, ovvero sms o mms, tra di loro. Come se non si conoscessero. E non risultavano contatti con numeri comuni in entrambi i tabulati.
Per quanto concerneva lo tsunami di chiamate in entrata e in uscita dell'utenza c'era poco da capire: quella sfilza di numeri andava decriptata avendo un nome e un cognome da abbinare ai numeri in questione.
Mezza Milano, a giudicare dalla mole di chiamate scambiate.
Infine, l'altra anomalia: il cellulare della Indiveri risultava nuovamente disattivato a partire dalle 21,30 di venerd 28 giugno.
Da quel momento era stato inghiottito nel silenzio.
L'ultimo segnale era stato agganciato sempre dalla cella di Loreto/viale Monza.
And da Ardig a riferirgli quanto scoperto.
Il capo della Omicidi si consum la solita sigaretta scorrendo i dati e ascoltando le osservazioni del sottoposto.
Com'era possibile che non ci fosse uno straccio di sms scambiato tra i numeri della Dal Monte e della Indiveri?
Eppure dovevano conoscersi, perch si erano recate in quella zona dove erano state poi inghiottite dal silenzio e avevano cenato insieme. Di questo ormai ne avevano la certezza.
Intanto anche Larini aveva fatto un'interessante scoperta: il conto corrente della Indiveri presentava cifre modeste e pochissimi spostamenti, ma da un estratto conto stampato, rinvenuto in un cassetto della sua scrivania, avevano appurato che era intestataria di un secondo conto in un istituto di credito thailandese, avente una filiale anche a Milano, dove la donna si era recata luned 17 giugno per effettuare un versamento di 15.000 euro in contanti come risultava dalla ricevuta allegata.
Per la serie ecco come aggirare le norme appena introdotte dal governo sulla tracciabilit fiscale dei versamenti in contanti oltre i 1000 euro: sui conti correnti italiani, mica su quelli dei paradisi fiscali, Thailandia inclusa.
Anche lei, dunque, come la Dal Monte, era in possesso di una cifra importante e in contanti proprio in quei torridi giorni di fine giugno.
Non solo: la Indiveri era proprietaria di un immobile acquistato nel 2009 sull'isola thailandese di Phuket, come risultava da una documentazione in inglese rinvenuta nella sua abitazione.
E l'immobile era sito in un villaggio residenziale costruito dalla Quida Immobiliare, la societ di Davide Quirzi.
Esattamente come gli aveva riferito Miriam la sera precedente.
Due escort piene di soldi, con un fiore tatuato vicino alla patata e un'analisi del sangue appena eseguita, che presumibilmente si incontrano in piazzale Loreto e cenano insieme.
Poi una finisce chiss dove e viene avvelenata e decapitata, mentre l'altra svanisce nel nulla e fa sapere via Facebook di essere in Thailandia, senza essere transitata da nessuno scalo italiano.
E una terza giovane donna, anche lei una escort, anche lei con quel maledetto fiore tatuato sull'inguine, immobilizzata in un letto dopo un grave incidente stradale avvenuto sempre in quei giorni, un po' prima, il 14 giugno.
Un bel rompicapo.
Decise di concedersi una lunga passeggiata, al rientro incocci in Invernizzi che avanzava con il mano una cartelletta gonfia.
" la scheda sul Quirzi redatta da Pasini che ha parlato con quelli della Finanza."
Nato a Milano il 18 giugno 1954, laureato in ingegneria civile, figlio unico di una dinastia di costruttori edili, una madre novantenne affidata alle cure di una schiera di badanti in una villa sul lago d'Orta, due ex mogli mantenute con assegni mensili da 10.000 euro o gi di l, un figlio trentenne manager in una banca d'affari a Francoforte, un altro figlio venticinquenne responsabile di un resort a Santo Domingo dove di fatto era stato esiliato dopo aver rimediato una lunga sfilza di denunce per detenzione di stupefacenti, resistenza all'arresto, oltraggio e via dicendo oltre al canonico ritiro di patente.
Una sorta di novello Fabrizio Corona, il turbolento secondogenito. Cos, per evitare che finisse in galera, il padre milionario lo aveva spedito dall'altra parte del mondo dove poteva combinare casini indisturbato e impunito.
Torn a osservare la scheda di Quirzi: oltre a quello di Santo Domingo era proprietario di villaggi turistici in Kenya, Egitto, Madagascar e Thailandia. Gi, la Thailandia. Phuket...
Un miliardario, un affarista abile e spregiudicato, che aveva alle sue calcagna mezza Procura milanese, tra cui proprio Brovelli che lo stava indagando per riciclaggio, truffa e svariati reati di stampo ambientale.
Uno cos poteva aver spiccato il volo per mille motivi.
Il telefono squill in quell'istante: la segreteria dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose.
Padre Shekfer era disponibile a incontrarlo, l'indomani mattina alle otto.
Finalmente una buona notizia. Riemp una ciotola di croccantini a Frog, attese che il bastardino se li pappasse e usc per un panino.
Il destino, sempre lui, ci mette lo zampino. Anche in pausa pranzo. Ardig non voleva assentarsi eccessivamente dall'ufficio, per questo aveva scelto di recarsi al solito Panino Giusto in piazza Diaz.
Transitando in largo Borges intravide alcune auto della Guardia di Finanza con il lampeggiante acceso che si arrestavano in via Mazzini.
L'ufficiale che sbuc dalla portiera era il tenente Basilico, che poche ore prima aveva fornito a Pasini la scheda su Quirzi, confermando la consueta disponibilit a collaborare.
Allung il passo per andare a salutarlo e a ringraziarlo: il finanziere a sua volta lo not e si ferm sul marciapiede per attenderlo.
"Commissario, che piacere! Come stai?"
"Momento non facilissimo come avrai intuito dai giornali. Ci tenevo a ringraziarti per l'aiuto che ci stai fornendo."
"Dovere, siamo tutti dalla stessa parte della barricata no?"
"Certamente. Piuttosto tu? Che ci fai qui?"
Per tutta risposta il tenente gli indic una serie di targhe identificative apposte sulla colonna d'ingresso di una galleria commerciale lunga meno di venti metri.
Il dito dell'ufficiale si allung verso la scritta "QUIDA IM-MOBILIARE".
"Lupus in fabula... come vedi il mondo  proprio piccolo."
"Ma...  quella di Davide Quirzi?"
"Proprio cos - rispose Basilico - stiamo acquisendo della documentazione contabile. Normale routine".
In una frazione di secondo gli balen un'intuizione che decise di inseguire.
"Posso salire con voi? Se non vi disturbo ovviamente."
Basilico lo guard sorpreso ma non domand nulla, limitandosi ad annuire. Lo segu.
Imboccarono le scale fino al quinto piano.
La sede della societ di costruzioni occupava gli ultimi due piani dell'elegante stabile: in pratica otto appartamenti, riconvertiti in uffici amministrativi e commerciali.
Un gruppo di finanzieri si trovava gi all'interno, intento a scartabellare fascicoli aperti sui tavoli.
Intorno agli uomini in divisa un drappello di segretarie e impiegati dall'aria smarrita e perplessa.
Lui, il capo, Davide Quirzi, aveva il suo ufficio nell'attico, con annessa terrazza panoramica affacciata su piazza Duomo.
Basilico vi entr con fare sicuro, come se ormai l fosse di casa, preceduto da un sottoufficiale che lo accompagnava.
Ardig gli and dietro, guardandosi intorno.
Sulla scrivania una foto del padrone di casa.
Una foto recente. Vicino alla sessantina, magro, in forma, pantaloni neri sportivi e camicia bianca con le maniche rimboccate. I capelli brizzolati, folti, pettinati all'indietro.
Sotto la foto un tavolo di noce massiccio, con un monitor ultra piatto del pc e fermacarte a forma di mappamondo ligneo.
A lato della scrivania una mensola di legno intarsiato con volumi di pregio: per curiosit si avvicin scorrendone i titoli.
The prisoner of Chillon, The dream, The Corsair, The two Foscari, Parisina, Heaven and earth.
Una collezione di pregio, tutti libri di valore, tutti di un unico autore: George Gordon Byron.
Lord Byron, l'inquieto poeta rivoluzionario.
Lo aveva gi incontrato nel corso dell'indagine sugli Angeli di Lucifero, per via di un suo busto celebrativo nel cortile della biblioteca federiciana utilizzato per la rivendicazione di un omicidio.
E adesso rieccolo: il misterioso Lord Byron, come quello che chattava con AfroditeDea, ovvero la nascitura escort Mary Dal Monte.
Il buonumore lo invase, pensando che il suo istinto in qualche modo lo avesse messo veramente sulla strada giusta.
Si conged improvvisamente da Basilico e riguadagn via Mazzini.
Era bastato digitare Lord Byron seguito dal nome di Davide Quirzi per appurare che nel 2008 aveva sovvenzionato una mostra a Palazzo Reale dedicata esclusivamente al poeta carbonaro. Non occorreva altro.
Si volt verso Santoni e Farris che lo avevano osservato silenti.
"E cos l'immobiliarista Davide Quirzi abbordava via chat le donnine utilizzando come nickname Lord Byron", sintetizz il commissario, consapevole delle implicazioni che questa scoperta comportava.
Avrebbe dovuto indagare anche su Davide Quirzi, con tutti i problemi del caso: un imprenditore pluri indagato per affari immobiliari e illeciti ambientali e ora latitante.
Uno cos sicuramente non aveva lasciato tracce telematiche o patrimoniali e neppure un hacker formidabile avrebbe potuto collegarlo al Lord Byron di "incontripiccanti.com".
Comunque avrebbe indagato, senza lasciare nulla di intentato.
Torn a fronteggiare i vice.
"Allora questa Gambarie?"
"Scordati di parlarle: quella  in coma profondo e se anche si dovesse riprendere ne avrebbe per mesi, ammesso che recuperi la memoria e la parola", chios Santoni.
Prima di aggiungere: "Ho fatto cinguettare un'infermiera. Pare che da quando  ricoverata non abbia ricevuto visite, a parte la madre e la sorella che bivaccano in reparto per starle vicino".
Spost lo sguardo verso Farris.
"Risiede in viale Montenero, in una palazzina elegante. Ho sondato un barista che la conosce: sempre tirata, si alza tardi, parla solo di palestra, vestiti e ristoranti. Mi ha anche detto che la sorella e la madre si sono stabilite a casa della ragazza, dunque se vogliamo forzare la porta e farci una visita in incognito dobbiamo farlo durante gli orari di visita."
Un'eventualit da non scartare.
Per riordinare le idee prese un foglio e schizz alcune linee.
Aveva di fronte una sorta di triangolo: a un estremo lei, Mary, la vittima dalla doppia identit, l'ex mogliettina tradita, rifiorita come novella escort, unita con due trattini a due figure analoghe, quelle delle escort Cinzia Indiveri e Laura Gambarie.
Ad accomunarle quel fiore tatuato e una professione che stava regalando loro un'invidiabile disponibilit economica.
Disegnare triangoli, un vecchio vezzo ereditato da un'indagine su una setta esoterica. Qui di esoterico non c'era nulla.
Nessun alone di occulto. Solo denaro, sesso e bellezza.
E il denaro si compra sempre il sesso. Sempre.
E insieme al sesso si compra anche la bellezza, semplicemente pagando di pi.
E Miriam non faceva eccezione a questa regola.
Chiss se Miriam conosceva anche questa Laura Gambarie.
Aveva una nuova scusa per chiamarla. E per vederla.
Scacci il pensiero e torn a disegnare triangoli e quadrati.
Si accese una sigaretta ignorando i due vice, quindi si spost verso la finestra per ristorarsi con la splendida vista della basilica di San Sepolcro.
Soltanto a quel punto parl.
"Limitiamoci ai fatti. Sappiamo che la Dal Monte prima di morire ha avuto un rapporto sessuale multiplo, completo e non protetto. Non sappiamo per quando abbia avuto questi rapporti e in che ordine. Potrebbe aver avuto uno o pi rapporti nel corso della giornata, ma considerando l'infuso afrodisiaco che aveva trangugiato possiamo ritenere che abbia consumato almeno un amplesso durante la serata, prima della crisi respiratoria, indotta dall'infuso, che l'ha stroncata. Fin qui ci siamo?"
Farris e Santoni annuirono.
"Sappiamo poi che la Dal Monte ha cenato con la Indiveri, un'altra escort, in un ristorante thailandese in zona Loreto e che dopo la cena i cellulari delle due ragazze sono stati disattivati. Inoltre sappiamo che le due donne in precedenza non avevano mai avuto contatti telefonici, ergo possiamo dedurre che prima di quella cena non si conoscessero neppure. E qui finiscono le certezze e ci addentriamo nel terreno delle ipotesi."
Si ferm per accendersi un'altra bionda.
"Per me  andata cos: la Dal Monte e la Indiveri vengono ingaggiate da un cliente o forse da un gruppo di clienti per una serata, l'appuntamento  presso il ristorante Sukhotaj, per fare conoscenza tra loro e darsi reciproche istruzioni per soddisfare il cliente. Forse una delle due, ragionevolmente la pi esperta, la Indiveri, conosce gi il cliente e i suoi desideri. Le due cenano, poi verso le 22 escono dal ristorante e si spostano dove sono attese. Presumibilmente un appartamento, mentre escluderei un hotel, dove devi fornire documenti e rischi incontri sgradevoli. No, meglio una casa, anonima e riservata. Magari lontano dal centro dove una persona facoltosa, un manager o un imprenditore, pu incontrare qualche conoscente o essere notato. Supponiamo dunque che l'appartamento in questione si trovi in una zona limitrofa a Loreto, tra via Padova e via Monza, considerato che le due escort abitano dall'altra parte della citt e non avrebbe avuto senso andare a cena l se non proprio per essere comode per il successivo appuntamento di lavoro."
"E abbiamo rinvenuto il corpo della Dal Monte - lo interruppe Farris - nel Naviglio della Martesana che in linea d'aria dista pochissimo dalla zona Loreto. Anche questo quadra."
"Per cui possiamo desumere - intervenne Santoni - che le due escort siano state ingaggiate per un incontro, forse un festino, durante il quale la Dal Monte ha accusato il malore che l'ha stroncata. Poi il suo corpo  rimasto l da qualche parte, in un luogo umido, forse nella cantina, e in piena notte  stato scaraventato nel Naviglio zavorrato, in modo che restasse a lungo sott'acqua a macerarsi."
"Invece non era stata ben zavorrata e la corrente l'ha liberata quasi subito, fino a quel ponte ferroviario sotto cui si  incagliata", aggiunse Farris.
"E tutto questo ci porta a una conclusione: dobbiamo cercare un appartamento in quel quartiere, secondo me a pochi passi dal Naviglio perch chi l'ha uccisa non poteva percorrere un lungo tragitto con quel fagotto."
"Ma perch la Dal Monte si era fatta tatuare quel fiore bianco? Se supponiamo che davvero non conoscesse la Indiveri cade l'idea che volesse emularla", rilev Farris.
"A questo punto potremmo pensare che si tratti della specifica richiesta del cliente che l'ha ingaggiata", rispose laconico Ardig.
"Bruno, un cliente pu chiedere un determinato tipo di biancheria, forse il colore dello smalto... Ma un tatuaggio  per sempre", obiett Santoni.
"Hai ragione. Ma forse l'ingaggio era cos alto proprio perch includeva il tatuaggio. Se troviamo questa Indiveri sar lei a risponderci."
I due vice annuirono.
"Bene, a questo punto battiamo quella zona a tappeto. Mandiamo tutti gli agenti a sentire la gente, nei bar, nei negozi. Due sventole come la Dal Monte e la Indiveri non possono essere passate inosservate, qualcuno le avr notate. Fa caldo, la gente la sera  in giro: magari sono passate davanti a un pub o a una gelateria. E magari qualcuno le ha viste infilarsi in qualche condominio."
Conged gli uomini per restare solo e fumarsi una bionda in santa pace.
Tutto inutile, dietro la porta qualcuno bussava.
Ancora Farris con l'agente Sinato.
"Bruno, c' una segnalazione. I Carabinieri hanno ritrovato una Bmw vicino allo scalo ferroviario di Rogoredo nel tardo pomeriggio di ieri."
Intu che non era quella la scoperta per cui lo aveva disturbato.
"L'auto risulta intestata a una societ di leasing che a sua volta appartiene a una finanziaria lussemburghese, ma per fartela breve  una di quelle che utilizza quel costruttore latitante, Davide Quirzi, quello di Lord Byron..."
"Ah, per... Fai subito un salto dai Carabinieri e informati."
Finalmente rimase solo con i suoi pensieri fluttuanti.
Rogoredo, a due passi dai cantieri di Quirzi. Poteva aver lasciato l'auto l ed essersela scordata.
Chiss quante ne aveva di macchine.
Oppure poteva essere salito su un Frecciarossa diretto per Roma da dove poi aveva preso il largo per destinazione ignota.
O ancora essersi infilato su uno dei taxi che ronzano in stazione e da l aver raggiunto lo scalo di Linate non molto lontano.
Tutto e il contrario di tutto. Le palle tornarono a vorticare. Prese Frog, il guinzaglio e usc per una passeggiata di quasi un'ora
Due colpi secchi alla porta annunciarono che dietro quei dieci centimetri di legno c'era nuovamente Farris.
Appena rientrato dal sopralluogo a Rogoredo.
"La macchina  vuota, non c'erano telefoni o altro. Era nel parcheggio della stazione ferroviaria: tieni conto che uno dei pi grossi cantieri della Quida  proprio dall'altra parte dei binari."
Aveva presente: sotto quel terreno era stata scoperta una quantit enorme di amianto.
Peccato che sopra avessero gi edificato una manciata di palazzi di nove piani, primo lotto di un intervento edilizio pi complesso che avrebbe trasformato quell'ex area incolta in un quartiere modello con asilo, supermarket e centro sportivo.
Un piccolo paradiso, se non fosse stato per l'amianto...
Bonificare quell'area sarebbe stata un'impresa ardua.
"Questo non ci porta lontano", bofonchi perplesso Ardig nella cui mente iniziava a prendere forma un assurdo sospetto.
Da Rogoredo a Chiaravalle c'erano meno di un paio di chilometri.
E nella cella frigorifera di Brasca riposava un cadavere carbonizzato senza nome.
And a spulciarsi il referto necroscopico spinto da una curiosit che trov conferma in quell'incartamento: quell'uomo arso, chiunque esso fosse, aveva una gamba destra pi conciata di quella di un pilota del Motomondiale a fine carriera.
I postumi di un brutto incidente, magari proprio in moto.
Ormai il tarlo aveva iniziato a scavare, tanto valeva andare fino in fondo.
Ma come? Un'idea lo illumin improvvisamente.
Sollev la cornetta del telefono per chiedere un piacere all'amico Federico Malerba.
Prima di uscire, per, incaric Farris di approfittare dell'assenza della mamma e della sorella della Gambarie, a quell'ora sicuramente al capezzale della sfortunata giovane, per fare una visitina all'appartamento in cui risiedeva. In cerca di qualche conferma al mosaico che iniziava a prendere forma.
L'archivio cartaceo della "Voce Lombarda" si trovava nel seminterrato del Palazzo dell'Informazione.
Un ambiente umido, illuminato da potenti plafoniere al neon.
Sugli scaffali metallici che ingombravano le pareti i quotidiani erano ospitati in fascicoli di plastica rigida, uno per ogni mese.
Ardig osserv con sconforto quell'oceano di carta stampata, la memoria storica degli ultimi vent'anni della cronaca lombarda.
Scart immediatamente l'idea di sfogliare i singoli quotidiani alla ricerca di un trafiletto che forse non era mai stato neppure pubblicato.
Sottopose il problema all'amico Malerba, che sorrise.
"Dal 2001, da quando abbiamo affiancato l'edizione online a quella cartacea, tutti gli articoli sono registrati nell'archivio telematico e basta una parola di riferimento contenuta nei titoli o nei contenuti e appare il link desiderato", la fece facile l'amico cronista.
"E se la notizia  antecedente al 2001?", domand perplesso il poliziotto.
"Beh, allora va cercata manualmente, sfogliando i giornali, ma se non hai una data precisa  come cercare un ago in un pagliaio, ci vorrebbero ore, se non giorni."
"Tentiamo, metti Quirzi come parola chiave."
"Quirzi? Ma chi l'immobiliarista latitante?", si stup Federico.
"Proprio lui, per in questo caso mi serve sapere se sia stato vittima di un incidente in cui ha riportato serie fratture a una gamba."
Maneggiando con il mouse Malerba entr in un form con varie finestre: quelle per selezionare il periodo di ricerca, la fonte, la parola chiave.
Limit la ricerca a prima del 2010.
"Cos evitiamo che si aprano i link di tutti gli articoli di cronaca giudiziaria degli ultimi anni."
Nonostante l'esclusione dell'ultimo triennio erano apparsi centinaia di link.
Scorrendo i titoli si rese conto che erano quasi tutti articoli di cronaca, politica e economia sulle varie aree dove Quirzi edificava, aveva edificato o avrebbe edificato.
Iniziarono a scorrere a ritroso: 2009, 2008, 2007...
Mezz'ora dopo erano al 2002.
E cominciavano a essere pessimisti sull'esito di quella ricerca.
E invece a un certo punto apparvero tre link, tutti del gennaio 2002.
Aprirono il primo.
Titolo: "Precipita in un canalone. Salvato dall'elisoccorso".
Occhiello: "Imprenditore milanese ferito alle gambe".
Catenaccio: "Stava effettuando un fuori pista sullo Stelvio".
Scorsero velocemente l'articolo.
"Lo hanno individuato i cani del soccorso alpino. Lo hanno salvato gli addetti dell'elisoccorso. Ha riportato gravi fratture alle gambe ma se la caver l'imprudente sciatore milanese rimasto vittima di un drammatico incidente sullo Stelvio mentre effettuava un fuori pista..."
Il capo della Omicidi divor le righe sul terminale, scoprendo che Davide Quirzi, all'epoca quarantottenne, era precipitato in un canalone profondo otto metri mentre effettuava una discesa fuori pista, riportando fratture multiple alle gambe.
A salvarlo la prontezza di un altro sciatore che aveva tempestivamente allertato i soccorsi.
Poteva bastare, quello che era un sospetto si stava trasformando in qualcosa di ben pi concreto.
Telefon al pm Brovelli per aggiornarlo: meno di mezz'ora dopo, un agente della Polizia Giudiziaria, munito di un decreto di sequestro, si presentava alla sede della Quida srl per sequestrare alcuni effetti personali dal bagno di Davide Quirzi, per poter effettuare un prelievo del DNA da inviare ai laboratori della Scientifica.
Rientr in commissariato per fare il punto della situazione con Farris e Santoni, aggiornandoli dei riscontri ricavati su Davide Quirzi.
Poi lasci la parola a Farris, reduce dal sopralluogo irregolare nell'abitazione di Laura Gambarie.
"Un film gi visto, appartamento con mobili di pregio, soliti tubini griffati nell'armadio, c'era un pc portatile ma ovviamente non ho potuto prelevarlo altrimenti la madre e la sorella avrebbero scoperto che qualcuno era entrato. Per ho portato comunque un souvenir della gita..."
Sorrise sventolando un foglio con dati e numeri.
"Cazzo, le analisi del sangue!", esclam il commissario.
"Proprio cos, effettuate gioved 6 giugno e ritirate mercoled 13, ovvero il giorno prima dell'incidente."
Tre escort con un fiore bianco tatuato sull'inguine e un'analisi del sangue appena effettuata nel cassetto.
A questo punto urgevano accertamenti patrimoniali sulla Indiveri e sulla Gambarie ma ormai aveva pochi dubbi: avrebbero riscontrato una cospicua disponibilit di denaro anche per loro.
La terza coincidenza con la Dal Monte.
La giornata lavorativa di Ardig era conclusa.
Fu tentato dal chiamare Miriam ma si trattenne.
Lei non si era fatta sentire. Forse lavorava.
Prefer non togliersi il dubbio e regalarsi la solita serata solitaria, a casa, con Frog, un pacchetto di bionde e un paio di birre in bottiglia.
...
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...
16. Milano, mercoled 24 luglio 2013.
...
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...
Il centro storico di Milano alle 7,50 vorticava di un'energia contagiosa.
Persone che procedevano a passo indaffarato, studenti che camminavano smanettando con WhatsApp, i bar ingolfati da clienti.
Trotterellando per i vicoli di Brera, il commissario Ardig si gustava il termitaio che si rimetteva in moto. E rifletteva.
Su padre Shekfer. Sull'uomo pi che sul religioso.
Anche se in questo caso i due aspetti si confondevano.
Un esorcista, un esperto di occulto e di maligno impegnato in una lotta contro il peggior demonio che ogni uomo teme di covare dentro di s: un tumore maligno.
Chiss se la fede lo stava davvero aiutando in questa battaglia.
Osserv l'orologio: le 7,54.
Il segretario del teologo era stato tranciante: era atteso per le 8, puntuale. E puntuale era stato.
Suon il citofono, il cancello scatt con un clangore metallico.
Il solito pretino pallido ad accoglierlo.
I corridoi dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose erano spettrali nel loro austero silenzio.
L'attivit didattica iniziava alle 9 e i teologi erano assorbiti dalle funzioni rituali del mattino.
Feodar Shekfer no. Lui era nel suo ufficio, dietro alla solita scrivania di legno pregiato, circondato da libri che odoravano di carta e polvere.
La faccia ancora pi tirata, la pelle di un pallore lunare, come se nelle sue vene non scorresse pi il sangue.
Dimagrito, anche se magro lo era anche prima.
La voce, quella no, non era cambiata.
E neppure quegli occhi glaciali, quasi cattivi.
Lo invit a sedersi.
"Prego, commissario. Di tempo ne abbiamo poco. Non ne ho io, non pi, e non ne ha neppur lei, da quando sento dire."
Non riusc a chiedergli come stava, come la pi ovvia delle regole delle buone maniere imponeva, ma si limit a una domanda assolutamente professionale.
"Lei, padre, cosa sa dell'inchiesta di cui mi sto occupando?"
Il religioso scosse la testa.
"Poco, solo quanto riportato dai giornali. Non abbastanza per potermi essere fatto una qualche idea."
Doveva vuotare il sacco e questa volta sentiva di potersi fidare di Shekfer, di un uomo impegnato in una lotta impari con un male che lo avrebbe sopraffatto entro pochi mesi. O forse settimane.
Gli riepilog tutto quanto sapeva dell'omicidio di Mary Dal Monte, senza mai essere interrotto dal sacerdote che, ogni tanto, vergava appunti in ungherese.
Non gli cel alcun dettaglio, nemmeno quel fiore bianco impresso nell'area pubica, un segno distintivo comune con l'introvabile Cinzia Indiveri e con la moribonda Laura Gambarie.
Aveva delle stampe a colori del particolare ripreso dal fotografo della Scientifica e lo mostr al religioso.
La prima delle coincidenze. La seconda era la professione, quella ben retribuita di escort di lusso. E poi c'erano quegli esami del sangue cui si erano sottoposte le tre donne.
Quando ebbe finito cal il silenzio.
Poi Shekfer si alz, con fatica, dirigendosi verso la finestra esposta sui giardini di piazza Paolo VI.
"Le sue indagini in quale direzione la stanno conducendo?"
"Abbiamo dovuto scartare la pista passionale e anche quella professionale, se mi passa il termine. Francamente non ho un'idea precisa, non mi convince neppure quella di un assassino sadico, uno che decapita la vittima e magari conserva la testa come macabro trofeo."
"Capisco. E in questo caso si tratterebbe di un assassino che uccide per il solo piacere di uccidere. Cosa non la convince?"
"Tante cose. Ci sono vari tipi di assassini di questo genere, potenzialmente dei seriali, anche se alla fine il loro comune denominatore  il potere di somministrare la morte a un altro individuo, anche se nella maggior parte dei casi  prevalente la componente sessuale."
"Non in questo caso, se ho ben capito..."
"Infatti. La ragazza ha avuto rapporti sessuali multipli, tuttavia escludiamo con violenza. E come le ho detto si tratta di una professionista del sesso a pagamento."
Il teologo torn a sedersi, permettendo al fresco che entrava dalla finestra di investirlo da tergo.
"E lei, commissario, in quale quadro inserirebbe questi rapporti sessuali?", lo stuzzic.
Ardig sent i nervi tendersi: non aveva voglia di giochetti.
Il teologo sapeva benissimo dove voleva andare a parare, ma si divertiva a farlo girare in tondo.
Si impose comunque di porgere l'altra guancia.
"Padre,  evidente che se avessi un'idea chiara non l'avrei disturbata, tanto pi in un momento cos delicato per lei."
Lo sguardo di Shekfer lo trapass.
Il capo della Omicidi non gli diede tempo di replicare.
"Padre, non posso escludere che questo assassino colpisca ancora. E che un'altra ragazza perda la vita. Devo prenderlo, il prima possibile. Se pu, mi aiuti."
Non era vero, non era questa la sua paura. Ma il religioso assent.
"Dalla sua relazione sono emersi alcuni particolari inquietanti, che intendo sottoporre alla sua attenzione."
"Quali sarebbero?"
"Intanto quella che lei ha definito tisana, quell' infuso che avrebbe assunto la vittima. Mi conferma che conteneva verbena, ruta e mandragola?"
"Esattamente. Abbiamo svolto delle verifiche: si trovano in tutte le erboristerie. Quanto poi al loro significato, anche senza scomodare Machiavelli, abbiamo messo in conto che il nostro assassino in qualche modo le possa aver utilizzate in una sorta di rituale, prima di avere un rapporto con la ragazza, per rilassarla o eccitarla. Questo per non aiuta le nostre indagini."
"Tuttavia si tratta di un elemento da tenere in considerazione, se abbinato a quel tatuaggio, quello che lei definisce semplicisticamente un fiore, e soprattutto al calendario", sussurr Shekfer.
"In che senso?"
"Il solstizio d'estate."
Ardig si ferm un istante ad almanaccare.
"No, padre, siamo certi che la collocazione oraria della morte della Dal Monte sia senza dubbio successiva, intorno al 23 o al 24 giugno."
Il teologo distese la bocca in una sorta di sorriso.
"Perch lei ragiona sulla base del calendario gregoriano, non su quello astronomico. O pagano."
"E le date non coincidono?"
"Assolutamente no. E non intendo darle una lezione di astronomia. Non ho intenzione io, di impartirgliela, e non ha la pazienza lei, di ascoltarla. Le basti sapere che il cambio di direzione del Sole, da crescente a declinante, per renderle facile il concetto, subisce sfasamenti di ore o di giorni e comunque si protrae per circa tre giorni. Sia per quanto riguarda il solstizio estivo che quello invernale. Tuttavia la tradizione popolare, specie quella nordica, dei celti e dei germani, ha finito per abbinare al 21 di giugno questa festa. Una festa pagana."
"Pagana in che senso?"
"Antecedente al cristianesimo. Una festa rurale, legata al mondo contadino. Che ogni popolo festeggiava in differente maniera. La maggior parte dei rituali prevede dei bagni propiziatori, soprattutto in fiumi o laghi, oppure l'accensione di fuochi o fal. In entrambi i casi, l'acqua e il fuoco, hanno una valenza purificatoria. Per cancellare la sfortuna, i malanni, i dolori, l'aridit della terra da coltivare e in qualche modo il peccato. Questo in un'ottica pagana, dove ogni accidente, se mi passa il termine, dalle malattie alle carestie, veniva associato alla collera degli Dei, a una sorta di punizione. Una teoria perpetuata poi dal Cristianesimo, legando questi eventi nefasti per l'uomo o per la terra al peccato. Per questo la Chiesa ha voluto fare sua questa ricorrenza, sovrapponendo a queste celebrazioni pagane quelle per la nascita di San Giovanni Battista e per San Giovanni, il discepolo prediletto, ma ne parleremo dopo perch il punto non  questo."
"E quale sarebbe?"
"Il solstizio d'estate nella sua concezione pagana  indissolubilmente legato all'alternanza della luce e del buio, che incarna le tenebre invernali.  il momento in cui il Sole comincia a tramontare, per cedere progressivamente il posto alla Luna, che con il passare delle settimane e dei mesi avr sempre pi spazio. Avr visto tanti dipinti o incisioni, anche quei ciondoli che si trovano nei mercatini, dove il Sole e la Luna sono uniti, le due diverse facce della stessa medaglia, ha presente?"
"In genere il Sole  giallo e la Luna celeste, ma soprattutto il Sole ha una fisionomia maschile e la Luna una femminile:  questo quello che vuol dirmi? I due triangoli equilateri che si uniscono nell'esagramma esoterico?", sbuff il capo della sezione Omicidi.
"Ottimo, vedo che ormai padroneggia la materia.  proprio cos: nel giorno del solstizio si uniscono il fuoco e l'acqua, il sesso maschile e quello femminile. I due triangoli equilateri, quello rivolto verso l'alto, simboleggiante la virilit maschile, e quello rivolto verso il basso, simboleggiante l'accoglienza femminile, si vanno a intrecciare e a incastrarsi simbolicamente nell'esagramma."
"Questo accade anche nel solstizio invernale, no?"
"Esatto, ma in quello estivo il Sole  al suo apice, come un organo maschile in erezione, mentre a dicembre la situazione  all'opposto. Comprender facilmente il perch della prevalenza del solstizio estivo su quello invernale nella tradizione popolare."
"Okay, fin qui la seguo. Ma quelle erbe nell'infuso?"
"Un attimo di pazienza. L'abbraccio tra il Sole e la Luna, l'unione dei due opposti ricalca la congiunzione carnale tra il maschio e la femmina, pertanto in alcune forme di riti ancestrali questo momento simbolicamente cos forte  sempre stato abbinato a riti orgiastici, spesso accompagnati dall'assunzione di erbe ritenute afrodisiache o magiche. Senza dilungarmi: la verbena secondo alcune interpretazioni  un'erba che scaccia il malocchio e garantisce la salute e il benessere, un benessere che in altre accezioni viene inteso anche come forza o vigore, in senso fisico e quindi sessuale. Volendo un antiossidante contro l'impotenza. Discorso analogo per la mandragola, tradizionalmente descritta come un'erba afrodisiaca e propiziatrice della buona sorte e anche in questo caso portatrice di virilit maschile. Dei Viagra primordiali, se vuole..."
Un'orgia quindi. E questo confermava il perch le escort si erano sottoposte a un test dell'Hiv ai primi di giugno.
Ovvero due settimane prima del solstizio estivo.
Ed ecco anche la conferma del perch di quei 10.000 euro di cui la Dal Monte disponeva, in contanti, intorno alla met di giugno.
Il saldo anticipato per la sua prestazione.
"E infine c' un altro elemento a rafforzare questa mia teoria", continu padre Shekfer.
"E sarebbe?"
"Il tatuaggio. Questa - e indic la stampa a colori -  una rosa di San Giovanni. E dubito che se ne vedano molte in giro."
Tutto sembrava fuorch una rosa: pareva pi una margherita.
Ma evit di contraddirlo.
"La rosa di San Giovanni Battista, simboleggiante luce, amore e vita. I tre pilastri su cui si basa la nostra esistenza. E su cui si basano le nostre speranze e i nostri desideri. La luce come simbolo di felicit, di salute, di ricchezza se vuole. L'amore che ogni individuo ricerca. E la vita, per tutti noi il bene pi prezioso. E nella notte in cui l'acqua e il fuoco si uniscono, in cui la Luna si abbraccia e si fonde con il Sole, in quella notte ci sono tutti gli elementi per ricercare e invocare queste tre vocazioni naturali. E ritengo avr capito come."
"Attraverso un rapporto sessuale, unendo l'uomo e la donna."
"Proprio cos, commissario. Un rapporto completo, in cui l'uomo feconda la donna. E prima del rapporto, per propiziare la buona sorte, in alcuni di questi riti  consuetudine assumere infusi di erbe magiche, come le ho gi spiegato."
"E quel tatuaggio?"
"Qui devo azzardare. Un rafforzativo. Nel senso che il soggetto che ha organizzato e ideato questo rituale orgiastico ancestrale deve aver attinto da qualche scritto o da qualche racconto orale in cui si suggeriva di ornare il corpo della donna disegnandole o incidendole sulla pelle la rosa di San Giovanni. E cos tutto torna: lei ha tre donne con quel tatuaggio impresso sull'inguine, sono loro le tre rose di San Giovanni. Ognuna di loro simboleggia uno dei tre elementi evocativi, la luce, l'amore e la vita."
Ardig scosse la testa.
"Cosa non la convince?", domand Shekfer.
"La terza donna, la Gambarie,  stata vittima di un incidente stradale la settimana precedente, intorno al 14 giugno. E nei giorni del solstizio estivo era inchiodata in un letto di ospedale, in terapia intensiva. Lei a quel rito orgiastico non pu aver partecipato."
Il teologo stavolta sorrise davvero, mefistofelico.
"Una donna vale l'altra. L'avranno semplicemente rimpiazzata. La prima donna  morta, la seconda  in Thailandia, le resta la terza: trovi la donna con una rosa di San Giovanni tatuata sull'inguine destro e avr tutte le risposte che sta cercando."
Una terza donna, anzi una quarta.
Un'altra escort evidentemente. Chiss, forse un'amica della Dal Monte o della Indiveri. O della stessa Gambarie. E magari anche di Miriam.
Certo che identificare una donna tramite un tatuaggio sull'area pubica... Come diavolo avrebbero fatto...
Sempre che nel frattempo anche questa signora non si fosse volatilizzata come la Indiveri. O peggio.
"Padre, come sempre lei mi  stato di grande aiuto. E mi ha letteralmente aperto gli occhi. Avevo la verit sotto il naso, quel fiore, quella rosa bianca, ma non ero in grado di interpretarla. Soltanto che adesso..."
"Lo immagino - sorrise nuovamente il religioso ungherese - adesso si star domandando dove trovare gli artefici del rituale orgiastico.  la stessa domanda che mi sto ponendo anch'io da alcuni minuti. Senza trovare alcuna risposta. Tranne uno spunto."
"Quale?"
"La Luna."
"La Luna?"
" una componente fondamentale e lo scorso 23 giugno  stata una notte particolare, con la Luna in perigeo. Un fenomeno lunare che si verifica raramente, in genere una volta l'anno quando il nostro satellite accorcia sensibilmente la distanza dal nostro pianeta, che generalmente si aggira intorno ai 384.000 km, per orbitare intorno ai 356.000."
" anche un esperto di astronomia...", lo lisci, quasi con irriverenza, il commissario.
" impensabile per chi studia l'occulto non approfondire la scienza degli astri. Come le accennavo, lo scorso 23 giugno dalla Terra potevamo vedere la Luna nella sua massima dimensione e luminosit, letteralmente la Luna piena pi grande dell'anno, con un'insolita colorazione rosea che ha portato gli esperti a definirla una Luna rosa. Intuir come questa coincidenza astronomica abbia in qualche modo rafforzato il rituale celebrativo del solstizio."
"Ergo, mi sta dicendo che il rituale orgiastico si  svolto sotto la Luna e dunque all'aperto? Magari in una terrazza o nel giardino di qualche villa isolata?"
"Propenderei per una di queste ipotesi."
"Questo non mi aiuta a restringere il campo dell'indagine."
"Purtroppo non sono in grado di fornirle ulteriori elementi. Se non quelli a cui sar giunto anche lei attraverso semplici ragionamenti deduttivi: l'ideatore di questo rituale  senza dubbio una persona colta mentre i fruitori devono essere soggetti facoltosi, considerati gli ingaggi delle ragazze cui prima mi ha accennato. C' solo un elemento che stona in questo quadro."
"E sarebbe?"
"La decapitazione della donna, che suppongo rientri nella riproduzione di un rito sacrificale."
"E quindi? Cosa non la convince?"
"Come le ho detto, la Chiesa abbina il solstizio d'estate alla celebrazione liturgica di San Giovanni Battista. Il santo decapitato, per ordine di una donna, per di pi una donna di mestiere, come queste escort. Eppure il contesto orgiastico da noi ricostruito va inquadrato in un'ottica pagana e non cristiana..."
Un violento attacco di tosse sconquass il teologo magiaro.
Tracann dell'acqua ma la tosse non cess. Anzi.
Quasi un chiaro segnale che il tempo era scaduto.
Il tempo di quel colloquio. E non solo di quello.
Ardig si alz e gli allung la mano: "Padre, grazie per il suo prezioso contributo per questa indagine".
La mano di Shekfer era fredda. Come se la vita l'avesse gi abbandonata. Intanto la tosse era diminuita.
"Buona fortuna, commissario. E non solo per questa indagine, che sono certo risolver. Questo  stato il nostro ultimo incontro."
Non un presagio, ma una sentenza.
"Non posso che ringraziarla per il suo aiuto. E se posso..."
Si ferm, non trovando le parole giuste per proseguire.
Shekfer scosse la testa, poi secco lo ammon: "Lasci stare. Piuttosto accetti un consiglio: si svuoti dei fardelli interiori che la zavorrano. Cerchi di vivere la sua vita finch ne ha la possibilit".
Ardig rimase inebetito, incapace di rispondere.
La mano destra di padre Shekfer si tese verso la porta.
"Prego, ora mi lasci da solo."
"Addio, padre. E grazie ancora."
Camminando nell'austero corridoio ebbe l'impressione che gli occhi del religioso lo stessero accompagnando passo dopo passo.
Eppure non si volt per controllare la veridicit di quella sensazione.
Lo attendevano i vicoli di Brera, una Milano afosa e il sole di quella splendida mattina di fine luglio.
In qualche modo era come se la luce e la vita lo attendessero dopo quel corridoio freddo e spoglio.
Era questo il vero messaggio che gli aveva lanciato il teologo?
Quasi come se sapesse che l fuori, in quella citt appena sveglia, ad attenderlo ci fosse Miriam.
Luce, amore e vita: era lei la sua rosa di San Giovanni?
Per un paio di ore ciondol per le strade di Milano.
Era tornato a casa a riprendersi Frog, poi si era diretto senza fretta verso il centro, fermandosi spesso a contemplare la vita intorno a lui. Gi, la vita. Quella l'aveva, anche se non la viveva ma semplicemente la spendeva, facendo trascorrere il tempo.
Di luce intorno ne aveva abbastanza, in quella mattina di luglio. Anche troppa. Tuttavia se aveva ben inteso la luce, quella luce, era pi che altro riferita alla salute e al benessere.
E pure quelli, per fortuna, non mancavano.
Mancava l'amore. Mancava Miriam.
Per la prima volta, a quasi 40 anni, si trov costretto ad ammettere, almeno a se stesso, che stava anteponendo i suoi tormenti sentimentali a un'indagine.
Proprio cos, di fronte a un fantasioso genio della lampada avrebbe barattato la cattura dell'assassino della Dal Monte con Miriam, con il suo amore: ma non questa Miriam, l'escort di lusso, ma un'altra Miriam, con un lavoro e una vita normale.
Ma forse era proprio questo il vero nodo irrisolto: quella Miriam che sognava, l'altra Miriam, non esisteva.
E forse non sarebbe mai esistita.
Stava rincorrendo una chimera, un fantasma, un ologramma.
Si costrinse a pensare ad altro, all'indagine.
Soltanto in quel momento realizz di avere il cellulare spento.
Lo accese. Dieci secondi e arriv un sms.
Era di due ore prima.
Era Santoni: "Brovelli autorizza controlli patrimoniali solo su Indiveri. Mi attivo".
Riprese a camminare. Mezz'ora dopo spuntava in piazza San Sepolcro proprio mentre arrivava Santoni.
"Allora?"
"Tutto come previsto. La Indiveri  piena di soldi, ha pi di 150.000 euro tra titoli e rendite varie sul conto corrente,  proprietaria dell'appartamento in Beatrice D'Este e dell'immobile in Thailandia. E non  finita, sai da chi riceveva regolari bonifici di diverse migliaia di euro?"
Ardig sorrise anticipando la risposta: "Dal costruttore Davide Quirzi".
Santoni si stup: "E tu come facevi a saperlo?".
"Me lo ha detto un uccellino. E a questo punto direi che dobbiamo solo aspettare la conferma dalla Scientifica e poi il quadro sar davvero chiaro."
Andarono a farsi un panino nella viuzza adiacente, quella dedicata a cardinal Federico, poi tornarono in ufficio.
Fremevano in attesa della telefonata della Scientifica.
Il telefono squill, ma non erano quelli dei laboratori: dall'altra parte della cornetta c'era l'agente Larini.
"Capo, forse abbiamo una traccia concreta delle due donne. Forse un barman le ha riconosciute."
"Perch forse?"
"Non  tanto sicuro, non ricorda tanto il viso quanto il corpo delle due."
"Uhm... Capito. Dove siete?"
"In viale Monza, poco dopo la fermata della metro di Turro, all'angolo con via Sant'Erlembardo."
Lasci Santoni a presidiare il commissariato e chiam Farris, anche lui impegnato a battere la zona di via Padova, dicendogli di raggiungerlo al bar indicato da Larini.
Mezz'ora dopo Ardig, Farris e Larini erano davanti al bancone del Little Big Bar.
Di Big aveva solo il nome. Visto l'angusto locale il solo Little sarebbe stato l'aggettivo pi opportuno.
Una mezza vetrina con la porta d'ingresso, sul lato destro il bancone, su quello sinistro degli sgabelli e un ripiano in legno inchiodato alla parete.
In fondo un vano di poco pi di due metri per due, con tre coppie di tavolini e l'immancabile macchinetta videopoker.
Gli avventori erano residenti del quartiere.
Qualche anziano, qualche giovane sfaccendato.
Accenti con inflessione meridionale, espressioni pi stupite che realmente ostili.
Per scrupolo Ardig si era portato dietro una cartelletta con una serie di foto "artistiche" dalla Dal Monte.
Materiale che avrebbe fatto la felicit di un adolescente in piena apoteosi masturbativa.
Dietro il bancone una specie di tricheco, oltre la cinquantina, pancia da nono mese di gravidanza, due baffoni spioventi a coprirgli quasi la bocca, pochi capelli in testa, lo sguardo bovino.
Stava pulendo dei bicchieri con uno straccio bisunto.
E osservava, intimorito, l'arrivo del commissario e del bestione sopraggiunto con lui.
"Il mio agente mi dice che potrebbe aver riconosciuto queste due ragazze", sbott Ardig con tono intimidatorio.
L'uomo assunse un'espressione ancora pi ottusa.
"Non  mica che sono certo che sono loro. E poi non  che mi chiamate in tribunale come testimone?", borbott poco convinto.
"Non si preoccupi. Ci serve solo questa informazione poi usciamo di qui e non mettiamo mai pi piede nel suo bar neppure per un caff", lo rassicur Ardig.
"Va beh... Basta che non devo firmare nulla."
"Nessuna firma, ora guardi bene queste due, le riconosce?"
Il barista sgran gli occhi vedendo la Dal Monte immortalata dall'obiettivo del fotografo Paolo Leopizzi in lingerie di pizzo nero.
Non bisognava essere degli esperti della psiche umana per comprendere l'eccitazione che gli stava montando.
"La madonna... Che figa!"
"Lasci perdere la Madonna.  lei?  quella che ha visto?"
"Eh, cristo... S, penso di s. Se no  la gemella", annu, continuando a mangiarsi la foto con gli occhi.
Dalla Madonna a Cristo, si augur che nel suo intercalare non arrivasse a scomodare anche il Padreterno.
"Mi racconti tutto."
"Era una domenica, un mese fa pi o meno."
"Ne  sicuro?"
"Porco giuda, vuole che non lo ricordo?"
Niente Padreterno, si era accontentato di Giuda.
"C'erano i soliti clienti - sbott il tricheco baffuto - che bighellonavano qui, quando improvvisamente sono entrate queste due. Pareva di stare in un film, lei doveva vederle..."
Con le mani simul curve sinuose.
"E l'altra era questa?", domand Ardig mostrando un'istantanea di Cinzia Indiveri.
"S, s, era questa. Un'altra figa..."
"Va bene, abbiamo capito che erano fighe. Andiamo avanti. Sono entrate e si sono sedute?"
"No, quando mai. Erano qui al bancone. Hanno chiesto un amaro che non avevo, uno di quelli che si bevono in centro mica qui, allora gli ho proposto un Fernet e lo hanno scolato tutto di un fiato. Poi hanno chiesto di pagare e gli ho detto che offrivo io. E quelle sono andate via senza neppure salutare."
"Ha sentito se parlavano tra di loro?"
"Ma dottore... Quelle saranno state qui un minuto in tutto, hanno bevuto il Fernet e sono uscite."
"E dove sono andate?"
"Boh... Hanno attraversato la strada e sono andate di l, in via Sant'Erlembardo. Verso la villa."
"Che villa?"
"Villa Finzi, la villa degli austriaci. C' un parco pubblico, c' una roba per i vecchietti... Sa, quelle cose l dove passare la giornata."
Forse l'appartamento che stavano cercando era proprio l, in quella via mai sentita.
"Come le sono sembrate le ragazze? Erano allegre?"
Il barista prese un altro bicchiere da asciugare.
"No, anzi, pareva che andassero a un funerale. Tutte serie, musone. E questo che  strano. Erano tutte belle. Cio, erano vestite come da discoteca, ma c'avevano una faccia che manco dal dentista..."
" sicuro che fosse una domenica?"
"Porco giuda, s, gliel'ho gi detto. La domenica tengo aperto un po' di pi, fino alle 23, e quelle due sono arrivate poco prima."
"E com' che si ricorda tutti questi dettagli?"
"Dottore, ma scherza? Due cos non erano mai entrate qui dentro!"
E mai pi ci rientreranno, consider mentalmente il commissario.
Prima di congedarsi dal Little Big Bar.
"Okay, ci  stato molto utile. Grazie e arrivederci."
Uscirono e infilarono via Sant'Erlembardo.
Una manciata di condomini, con piccoli cortili a circondarli.
In fondo la famosa villa, un normalissimo parco pubblico.
Un angolo remoto della periferia milanese, difficile persino da individuare sfogliando Tuttocitt: ecco dove li aveva portati un'inchiesta su una escort di lusso che si era installata in un attico a due passi da Brera e corso Como.
Ormai era certo che quella via, quella manciata di edifici, fosse il capolinea, il teatro dove era andata in scena l'ultima tragica notte di vita di Mary Dal Monte.
Il Naviglio della Martesana scorreva proprio l: in linea d'aria erano a un centinaio di metri dal cavalcavia ferroviario dove avevano recuperato il corpo decapitato.
Ora dovevano individuare l'appartamento.
Invi Invernizzi al catasto comunale per un accertamento urgente.
Osserv l'orologio: quasi le 17.
Tempo di passare in Questura alla Scientifica.
De Piccoli si fece attendere pochi minuti.
Poi apparve con il sorriso delle buone occasioni a illuminargli il faccione pieno, da eterno pupetto.
" proprio lui, il carbonizzato di Chiaravalle  Davide Quirzi."
Ardig assapor la notizia con quel brivido di piacere che un giocatore prova soltanto quando cala un full o un poker serviti sul panno verde.
Un'intuizione azzardata si era rivelata una scommessa vinta.
E un altro tassello del mosaico si stava incastrando alla perfezione.
Mancava il prossimo: la conferma che Quirzi aveva avuto un rapporto sessuale con la Dal Monte.
Una conferma scontata a questo punto.
"Quanto ti occorre per comparare il DNA di Quirzi con quello estratto dallo sperma rinvenuto nelle mucose uterine della Dal Monte?"
De Piccoli scosse la testona, sorridendo.
"Bruno, Bruno... Lo sai che le macchine dei laboratori hanno i loro tempi e non sono quelli della tua indagine. Domani mattina per le otto avrai i risultati", lo bacchett amichevolmente De Piccoli.
Prima di aggiungere: "Ho gi inserito nella nostra banca dati il profilo DNA di Quirzi, adesso carico i programmi e gi che ci sono eseguo anche le comparazioni del DNA della prostituta albanese cos verifichiamo la coincidenza con quello di quel povero ragazzo sgozzato".
"Perch non lo avevi ancora fatto?", lo bacchett, meno amichevolmente, il commissario.
"Nossignore. Non ho cento braccia. Se continui a portarmi morti su morti non posso fare tutto. Ti rendi conto soltanto per quello sparatore folle dell'altro giorno quanto tempo abbiamo perso?", ribatt risentito il responsabile della squadra Scientifica.
"Okay, okay, non ti arrabbiare. Hai ragione, sai come sono fatto, vorrei tutto e subito. Domani mattina vengo qui da te a fare colazione e offro io. Pace fatta?"
"Pace fatta, per mi porti in un bar decente, andiamo in via San Marco e ti faccio spendere un bel ventello per cappuccio e brioche", acconsent De Piccoli, tornando a sorridere.
Rientrarono in commissariato pensando di aver finito.
Invernizzi invece l attendeva fremente.
"Capo, guarda qui", esord sventolando una mappa catastale che stese sul tavolo.
Come un generale che illustrava la tattica da eseguire sul campo di battaglia.
Indic un lotto: "Questo appartamento, meno di novanta metri quadrati, al sesto piano di questo condominio di via Sant'Erlembardo,  di propriet della Golia Investimenti srl, societ con sede all'isola di Saint Barth".
"Golia?", borbott stupito il capo della Omicidi.
"Esatto, Golia. Secondo il tenente Basilico  una finanziaria in cui confluiscono fondi neri della Quida. In pratica una finanziaria off shore stile scatola cinese gestita sempre da Quirzi. Hanno una sede a Vaduz, in Liechtenstein, e una appunto a Saint Barth."
"E una finanziaria off shore si intesta un appartamento in una stamberga alla periferia di Milano?", domand, ancora pi stupito, Farris.
" proprio questo ad avermi insospettito. Tutti gli appartamenti hanno normali proprietari con nomi e cognomi, questo invece  intestato a una societ. Ho chiesto a Basilico una verifica e la risposta  stata istantanea perch anche lui sta indagando..."
"Lo so, l'ho incontrato proprio ieri negli uffici della Quida", lo zitt Ardig. Ormai in tranche.
"Una casa in un condominio periferico, anonimo, lontano dal centro e da ogni possibile occhio indiscreto. Uno scannatoio, una garonnire... Un posto dove portarsi una zoccola da scoparsi senza che nessuno ti veda o ti noti", sentenzi il capo della Omicidi.
"Allora  l che  avvenuto il festino?", chiese Farris.
"Direi di s e a questo punto dobbiamo ispezionare quell'appartamento da cima a fondo."
"Preparo i soliti forcini per la serratura", si rallegr Farris.
"No, questa volta niente lavoretti da abusivi. Vado da Brovelli e mi faccio emettere un decreto di perquisizione urgente. Andiamo l con la Scientifica e ribaltiamo ogni singolo metro quadrato", decise Ardig, prima di rivolgersi a Invernizzi.
"E ci facciamo autorizzare anche per un controllo patrimoniale su questa Golia Investimenti. Dai forza, tutti al lavoro, stanotte non si dorme."
Il sostituto procuratore Roberto Brovelli non aveva avuto nulla da eccepire.
Una volta appurato che Davide Quirzi era l'uomo carbonizzato rinvenuto a Chiaravalle tutte le deleghe di indagine, e le relative autorizzazioni, erano piovute sulla scrivania di Ardig in tempo zero.
Da una parte una verifica patrimoniale, con la collaborazione della Finanza, dall'altra una perquisizione vecchio stile, aprendo cassetti e stipiti, ma con l'ausilio delle moderne tecnologie scientifiche.
Intorno alle 21 forzarono la porta dell'appartamento al sesto piano.
Ardig si attendeva il classico effetto ostrica-perla: fuori un condominio vetusto e malandato degli anni Sessanta, dentro la suite di un cinque stelle trapiantata in quel casermone stile Unione Sovietica.
E invece no. Niente perla. Un cucinotto microscopico con mobili dozzinali e datati, un salotto con un divano in velluto e un televisore anni Novanta, un mobiletto bar con una manciata di bottiglie di liquori e amari, un bagno vuoto, privo di oggetti quotidiani come spazzolini o saponette, e una camera da letto con un letto matrimoniale e un armadio anche lui vuoto.
Una specie di dormitorio, spoglio, senza quadri o piante.
Nessun computer, neppure un impianto stereo.
No, decisamente non la tana accogliente dove portare delle escort di lusso per nottate di sesso, coca e champagne. Dai pochi cassetti nessuna risposta alle tante domande che aveva in testa.
L'impressione di essere finito in un guscio vuoto, in una casa dove non passava mai nessuno, tranne che per un dettaglio.
L'appartamento era pulito. Odorava di chiuso e sui mobili si stava depositando un filo di polvere ma era roba recente: qualcuno c'era stato e lo aveva ripulito da poco, massimo un mesetto.
Gli agenti della Scientifica, avvolti nelle loro tute bianche, avviarono i loro controlli con strumenti di cui Ardig ignorava il funzionamento.
Usc sul balcone per consumarsi una bionda.
Bella vista, il parco di Villa Finzi si estendeva sotto i suoi occhi.
Tanto verde punteggiato da alberi a circondare la villa.
Quasi a fianco al muro di cinta che separava il cortile del condominio dal perimetro della villa una sorta di collinetta, quasi un bernoccolo su un terreno piatto.
"Commissario, commissario venga..."
Il mozzicone ancora acceso vol gi per sei piani.
Dentro l'appartamento le luci erano spente.
Il luminol aveva evidenziato delle tracce ematiche che dalla porta d'ingresso conducevano alla camera da letto.
S'illumin di colpo.
" qui che hanno decapitato la ragazza?"
Un agente scosse la testa.
"Vuol scherzare commissario? Ci sarebbe stato un lago di sangue. Queste sono poche gocce, un taglietto, forse del sangue dal naso. Come se una persona fosse entrata ferita."
"Per sarebbe andata verso il bagno, non in camera da letto", osserv Farris.
"Oppure la persona non  entrata ma uscita - li corresse Ardig - verificate subito anche il pianerottolo."
Bastarono pochi minuti: le tracce andavano all'ascensore e la moquette del vecchio ascensore ne era impregnata.
Si spostarono al piano terra e proseguirono la scansione del pavimento piastrellato, convinti di trovare tracce che conducevano all'esterno, in strada.
E invece niente.
"E dove cazzo sono andati?", sbott Farris.
Ardig si fece passare da Larini la mappa catastale.
"Scendiamo in garage."
I tecnici ripresero a scandagliare il pavimento questa volta in cemento.
"Eccole commissario", esult un agente seguendo il tracciato che portava verso un corridoio. Quello delle cantine.
Pochi minuti e furono davanti a una porta di ferro sbarrata.
Si guardarono intorno. Le altre cantine erano di legno, chiuse con un banale lucchetto. Questa era in ferro, robusta e sigillata da una serratura antiscasso.
"Avanti, fatela saltare", ordin il capo della Omicidi.
Oppose pi resistenza del previsto.
La aprirono. Dentro solo buio e umido.
E uno sgradevole odore di muffa.
Illuminarono l'ambiente con delle torce elettriche.
"Ma che cazzo ?"
La cantina era vuota, ma nella parete posteriore c'era un'altra porta in ferro, analoga a quella esterna. Come a celare un doppio fondo.
"Che significa?", domand Santoni, appena arrivato.
"Non lo so, forziamo anche questa."
Questa volta la sorpresa fu ancora maggiore.
Un refolo d'aria fresca, soffiato dal buio, li invest.
Di fronte a loro si estendeva una galleria maleodorante.
Puntarono il fascio elettrico delle torce: per i primi due metri il soffitto era di calce fresca, roba di pochi anni, poi diventava di mattoni, vecchi, scrostati, anche se davano l'idea di essere molto solidi.
Un tunnel sotterraneo di almeno due secoli prima.
Forse utilizzato dai carbonari.
Il luminol indicava chiaramente la presenza di residui ematici.
Iniziarono ad avanzare tesi e contratti. La paura e l'adrenalina volteggiavano in quello spazio chiuso.
Ardig davanti, nella sinistra la torcia, nella destra la Beretta 9 mm gi scarrellata senza sicura.
Qualche passo, pochi metri: il tunnel sembrava ampliarsi.
La corrente d'aria aumentava portandosi dietro un olezzo insopportabile. Peggio della fogna. Peggio della monnezza.
Ancora un paio di metri tra quelle pareti umide, poi di colpo uno slargo. Restarono pietrificati.
Fasci di torce elettriche cominciarono a roteare sulle pareti.
"Portate un faretto per fare luce", grid il commissario, incredulo davanti a quello che stava intravedendo.
Erano in una sala circolare, di almeno cinque o sei metri di diametro.
Sopra di loro un'apertura, sempre circolare, da cui s'intravedeva una luna piena a tre quarti.
Fatte le dovute proporzioni sembrava di essere al Pantheon, pareti rotonde intorno e sopra un occhio rivolto al cielo buio.
"Che cazzo di posto  questo?", domandarono basiti Farris e Santoni.
"Il posto dove il Sole e la Luna si congiungono la notte del solstizio d'estate", rispose Ardig, pensando alle parole di padre Shekfer.
Il tecnico della scientifica sobbalz: il luminol stava evidenziando un vero e proprio oceano di sangue.
"Cristo, qui hanno scannato qualcuno!"
Il riflettore finalmente era arrivato, un minuto per installarlo e illuminarono la scena a giorno.
L'urlo di sgomento di un agente echeggi in quella specie di pozzo in muratura.
Nell'angolo, in un incavo, una specie di sacco sporco: la puzza pestilenziale arrivava da l.
Mettendo meglio a fuoco Ardig comprese che era un lenzuolo, una volta bianco, ora sporco, per via della pioggia che aveva allagato quel pozzo nelle notti precedenti e per via dell'umidit.
Prese un respiro e cominci lentamente a sollevarlo.
Lui non url, essendo gi preparato al peggio. Ma s'irrigid, bloccandosi.
Un piede, sporco, putrescente, era spuntato da sotto il lembo.
Il piede di una donna, con ancora delle tracce di smalto appiccate alle unghie.
Prese un altro respiro, e insieme il coraggio necessario, e diede uno strattone al lenzuolo.
"Cristo santo!"
Alle sue spalle un rumore inconfondibile: quello di un uomo che stava vomitando la cena.
Farris imprec dietro di lui: "Altro che Thailandia, ecco dove era finita quell'altra...".
...
.
...
Milano, gioved 25 luglio 2013.
...
.
...
Avevano passato la notte in quel sotterraneo.
Sulla pelle avevano l'odore della muffa e della polvere di quell'inferno. E della morte di quella poveretta in decomposizione.
Alle sette di mattina, Ardig e Farris s'inerpicavano sulla collinetta che poche ore prima aveva osservato dal balcone, quando si era fumato l'ultima sigaretta prima di quel viaggio negli inferi milanesi.
Adesso erano sopra una grata metallica, sotto di loro, quattro metri sotto, le tute bianche degli stravolti uomini della Scientifica intenti nei rituali rilievi.
Lei era ancora l sotto, coperta con un telo di plastica.
Quel che doveva raccontare lo aveva gi detto: le mancava la testa, tagliata di netto, e sull'inguine aveva tatuata una rosa di San Giovanni.
Era lei, era Cinzia Indiveri, non aveva dubbi.
E in Thailandia non c'era andata.
Secondo l'anatomopatologo stava marcendo l sotto da almeno tre settimane, forse quattro.
Tutto combaciava: di lei si erano perse le tracce intorno al 27 giugno. Pensavano fosse espatriata, invece era a macerare l, in quel buco orribile.
Il pm Brovelli era stato avvertito intorno alle due di notte.
Da qualche minuto una squadra della Polizia Giudiziaria, coadiuvata dalla Guardia di Finanza, stava ribaltando le abitazioni e gli uffici di Davide Quirzi, le sedi delle sue societ e la casa della stessa Indiveri.
Intanto il sole stava salendo e Milano si era svegliata.
Chi a quell'ora era sicuramente gi sveglio era padre Shekfer.
Senza preavvisarlo Ardig decise di andare a fargli visita.
Portandosi dietro, sull'HTC, le foto di quel maledetto pozzo sotterraneo.
Il pretino alla reception dell'Istituto di Studi Superiori di Scienze Religiose lo fece attendere meno di dieci minuti, prima di condurlo lungo gli austeri corridoi fino all'ufficio del teologo magiaro.
Che lo accolse con la solita espressione glaciale e il solito pallore spettrale sul volto bianchissimo.
Saltarono i convenevoli come da prassi.
E Ardig, barba del giorno prima e il tanfo di umido e di marcio impresso sulla pelle e sulla camicia, lo resocont di quanto scoperto nell'allucinante notte appena trascorsa.
Poi mostr le foto del pozzo e della collinetta nel parco di Villa Finzi.
"E cos esiste ancora...", soffi tra i denti.
"Cosa esiste?"
"Il Tempio della Notte, commissario. Lei ha ritrovato il Tempio della Notte. Un luogo di cui si erano perdute le tracce, tanto da sembrare pi chimerico che reale..."
"Non la seguo."
"Abbiamo scritti che ci raccontano di questo luogo, una dimora segreta per riunioni clandestine di massoni e occultisti, nel sedicesimo e diciassettesimo secolo. Poi durante la dominazione austriaca uno dei loro comandanti aveva fatto edificare una splendida villa nel verde. All'epoca quella era piena campagna e il Naviglio scorreva a pochi passi. Aveva scoperto quel sotterraneo e temendo potessero utilizzarlo i ribelli, i carbonari, lo aveva fatto interrare. Anzi pareva che avesse fatto demolire la galleria e la sala dove si svolgevano le adunate silenziose di chi prendeva parte a quelle riunioni misteriose e segrete."
"Un momento, l'orifizio di apertura era l in bella vista nel parco. Chiss quanti lo avranno visto. Bambini, ragazzi, coppiette, gente con il cane... Come  possibile che nessuno lo abbia mai notato?"
Stranamente Shekfer sorrise.
"Io stesso alcuni anni fa, intorno alla fine degli anni Novanta, mi sono personalmente recato su questa sommit e le assicuro che sopra quell'apertura c'era un tappeto erboso folto e inaccessibile. Evidentemente alcuni anni orsono qualcuno ha liberato il tunnel, la sala e lo stesso orifizio, forse limitandosi a occultarne l'apertura con qualcosa che non desse nell'occhio, un rivestimento leggero sopra il quale era apposto del fogliame."
"D'accordo ma chi  stato? Chi sono?", chiese quasi implorante Ardig.
"Questa  una domanda cui non posso risponderle. E temo non avr modo di farlo nel breve tempo che mi rimane.  la sua indagine commissario, tocca a lei portarla a compimento."
L'HTC vibr in quell'istante.
Era De Piccoli, non poteva riattaccare.
"Mi perdoni,  un'urgenza."
Shekfer annu indicandogli il corridoio.
"Eccomi, Daniele,  tutto confermato?"
"Non proprio, per ho delle novit grosse."
"Sentiamo", replic incuriosito.
"Mi sono arrivati i referti degli esami sulle tracce spermatiche rinvenute nelle mucose uterine di Mary Dal Monte e Mirela Ndoja. Sulla Dal Monte nulla, nel senso che il DNA non  compatibile con quelli schedati, ergo non  di Quirzi."
Una secchiata d'acqua gelida in pieno volto.
"Nooo, cazzo..."
"Aspetta Bruno, fammi finire. Il DNA rinvenuto nelle mucose della prostituta albanese appartiene a due uomini diversi: il primo  Simone Pizzetti, e questo lo immaginavamo, il secondo, e qui tieniti forte,  proprio quello di Davide Quirzi. Un vero pazzo, considerando che in genere queste ragazze sono conduttrici di malattie veneree, anche se lei non lo era."
"Ma stai scherzando?"
"Niente affatto."
Rimase quasi pietrificato.
"Cio Quirzi ha avuto un rapporto non protetto non con la Dal Monte ma con quella povera puttana albanese?"
" cos."
" assurdo, perch mai uno pieno di soldi come..."
Il ragionamento si blocc a met.
"Ho capito tutto, ora ho capito tutto. Grazie Daniele, mi hai dato una notizia preziosa."
Riattacc e rientr da Shekfer.
Il religioso lo fiss severo.
"Padre, ricorda ieri mattina? Mi ha detto che dovevo cercare la terza donna, quella con il fiore tatuato sull'inguine. Trovandola avrei avuto tutte le risposte che cercavo."
"Ricordo benissimo, l'ha trovata?"
"S, ora so di averla trovata,  una prostituta albanese..."
Utilizz il presente, non l'imperfetto, riportandola in vita almeno in quel colloquio surreale.
"Mi compiaccio, da lei potr avere tutte le risposte che non sono in grado di darle. Forza, non perda tempo e vada a interrogarla", si congratul padre Shekfer.
Ardig titub un istante. Poi annu.
"S, padre, da Mirela Ndoja avr tutte le risposte che cerco. Ma non c' pi fretta. Mirela ha tutto il tempo per aspettarmi ormai. Grazie ancora per il suo aiuto."
Gli allung la mano e il teologo ricambi: gli sembrava di toccare del marmo.
Uscendo dall'ufficio cattur l'ultima immagine del teologo ungherese: pallido, emaciato, tirato.
La morte che lo tallonava stava per agganciarlo.
Un senso di angoscia e sgomento invase il commissario.
Ne aveva viste troppe in quella notte insonne mutata in un mattino convulso.
Si sentiva svuotato. E solo. Nella sua mente rimbombarono le parole con cui padre Shekfer lo aveva congedato la mattina precedente, anche se pareva fosse trascorso un secolo: "Si svuoti dei fardelli interiori che la zavorrano. Cerchi di vivere la sua vita finch ne ha la possibilit".
Non dormiva da pi di ventiquattr'ore, era sporco, puzzava di muffa, di umido, forse anche della putrescenza marcia del corpo decapitato di Cinzia Indiveri.
Era uno spettro riemerso da un incubo.
Alz gli occhi al cielo: una bellissima mattina di fine luglio.
Luce, vita e amore. In una parola Miriam.
Per una volta ascolt il grido che gli arrivava dall'istinto.
Inizi a camminare veloce, quasi correndo.
Si era persino dimenticato del povero Frog che dal pomeriggio precedente lo attendeva in ufficio.
Tagli dal commissariato: per fortuna il bastardino aveva abbaiato e l'agente Zanella, di turno nella notte, lo aveva portato fuori per espletare i suoi bisogni fisiologici.
Gli riemp la ciotola dei croccantini e quella dell'acqua, pass in bagno a sciacquarsi e radersi e infil la camicia di ricambio.
Era presentabile. Era pronto per lei.
Ritorn in strada. Un mazzo di rose bianche al mercatino della Darsena, poi tappa alla panetteria all'angolo con l'Alzaia per recuperare sei cornetti caldi con tutte le varianti: miele, marmellata, cioccolata, vuote.
Si era liberato dei suoi fardelli. Voleva vivere la vita. Con Miriam.
Il portoncino si avvicinava, lo vide aprirsi.
Le nove e mezza. Miriam a quell'ora doveva essere ancora immersa nel mondo dei sogni. L'avrebbe svegliata con baci e carezze.
E cornetti caldi.
Dal portone usc un uomo di mezza et, brizzolato, la camicia sbottonata e la cravatta in mano, si spost per farlo entrare e si volt verso il citofono.
Per un istante i loro occhi s'incrociarono e Ardig lesse in quello sguardo qualcosa di imprevedibile.
Felicit, cupidigia, ricchezza, desiderio.
Ancora l'istinto a frenarlo, tergivers prima di entrare, come se anche lui volesse citofonare.
L'altro lo aveva preceduto e il citofono era proprio quello.
Lei rispose metallica: "S?".
Lo vide avvicinarsi al microfono.
"Miriam, tesoro, mi sono scordato di dirti che la settimana prossima  l'ultima in cui sono a Milano, poi vado in Sardegna tutto agosto. Riusciamo a vederci sia luned che gioved?"
Sent montare un'onda di rabbia incontenibile.
Eppure si trattenne. Per ascoltare.
"Volentieri caro, sono tutta per te, lo sai", bisbigli lei.
La rabbia si trasform in debolezza. Quasi impotenza.
Rimase l, terzo incomodo a origliare l'ultimo umiliante passaggio di quella conversazione.
"A luned allora. Stanotte sei stata fantastica, sei la mia dea dell'amore", la ringrazi l'uomo.
"Lo sai che mi piace farlo con te, sei speciale, mi fai venire come nessun altro... A luned, mio stallone!"
Puttana fino in fondo. Prima a letto e poi nei complimenti ruffiani. Giusto cos. La pagavano per questo.
Era lui che si era illuso. Lei invece era sempre la stessa.
Rest l, imbambolato per qualche minuto.
Poi fu obbligato a riprendersi.
Torn alla Darsena e si appoggi al parapetto.
Un istante dopo il mazzo di rose disegnava una traiettoria parabolica prima di planare dolcemente in acqua.
Sotto il ponte intravide due anziani barboni avvinazzati che si godevano il sole stiracchiandosi.
Scese i gradini e gli allung il pacchetto delle brioche.
I due homeless, increduli e intimoriti, aprirono il cartoccio, prima di illuminarsi in un sorriso grato.
"Grazie amico, grazie."
"Buona giornata, almeno per voi", gli rispose risalendo le scale.
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EPILOGO. Milano, novembre 2013.
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Le dolci colline che segnano l'invisibile confine tra Toscana, Umbria e Lazio scorrevano rapide, intervallate da qualche fastidiosa galleria.
Il Frecciarossa correva fortissimo, facendo onore al suo nome.
Troppo veloce per consentire ai passeggeri di godersi quello splendido panorama autunnale.
Eppure Ardig teneva fisso lo sguardo verso quella campagna rilassante, domandandosi dove lo stava portando quel viaggio.
La convocazione dal Viminale era arrivata improvvisa, il pomeriggio precedente.
Ne ignorava il perch, ma non si attendeva nulla di buono.
Forse il Capo della Polizia - perch era lui ad attenderlo - voleva chiarimenti sulla mattanza di mala esplosa a Quarto Oggiaro: tre morti in meno di una settimana.
Forse, eppure era convinto che non fosse per quello.
E non era certo per quel caso delle escort rimasto irrisolto.
Ne era passato di tempo da quella terribile notte di fine luglio, da quel tour dell'orrore nel Tempio della Notte.
L'afa e il caldo erano un ricordo, come quei due corpi senza testa di quelle due donne sfortunate.
La vita continua. E Milano aveva dimenticato. Lui no.
La sua indagine era rimasta monca, acefala, senza testa come i corpi di quelle due sventurate. Settimane di indagini serrate non avevano prodotto tutte le risposte sperate.
Certo avevano appurato che Davide Quirzi a inizio giugno aveva effettuato un prelievo di 50.000 euro dalla sua finanziaria off shore, la Golia Investimenti srl: soldi che presumibilmente erano serviti per pagare le tariffe della Dal Monte, della Indiveri e della Gambarie.
Solo che quest'ultima si era sfracellata in motorino, finendo in coma - dove restava nonostante fossero passati quasi sei mesi dallo schianto - e cos avevano dovuto rimpiazzarla in tutta fretta.
Non si sa come, erano arrivati a individuare Mirela Ndoja, l'avevano ingaggiata tramite i suoi protettori albanesi e reclutata per l'orgia rituale del solstizio estivo. E fatta tatuare sull'inguine. Per questo poi l'avevano bruciata: per cancellare quel fiore bianco, una prova rischiosa da far sparire per sempre insieme a Mirela.
Ma anche qui erano incappati in un vicolo cieco investigativo: i fratelli Rraklli avevano confermato tutto questo, scaricando per sul loro defunto ex guardaspalle, Neptun Hishmeri, tutte le responsabilit.
Era stato lui, Neptun, a essere agganciato dai misteriosi organizzatori e finanziatori del festino, era stato lui che aveva trattato l'ingaggio e poi aveva accompagnato Mirela quella notte del 23 giugno, era stato lui in seguito ad aver ricevuto l'ordine dagli stessi uomini, di cui non aveva mai fatto il nome, di chiudere la bocca a Mirela che aveva assistito a qualcosa di troppo.
Aveva fatto tutto lui, di testa sua e quando si era reso conto che anche il ragazzo innamorato di Mirela, l'incolpevole Simone Pizzetti, poteva aver appreso di quanto avvenuto nel Tempio della Notte, aveva deciso di sopprimerlo, per non rischiare che andasse dalla Polizia a spifferare tutto, avendo poi l'accortezza di trafugare anche il suo computer dove erano contenute le mail di Mirela.
Il capro espiatorio perfetto: addirittura beffardi, i due boss albanesi avevano aggiunto che Neptun Hishmeri aveva scelto di suicidarsi per questo, per il peso dei troppi segreti che custodiva.
La verit era un'altra: lo avevano fatto uccidere loro, per coprire i mandanti, probabilmente gente potente e con agganci autorevoli, che poteva non solo coprirli di denaro ma anche aiutarli nei processi che li attendevano.
Da loro non avrebbero cavato una parola. E nemmeno dalla Gambarie, ancora inchiodata al letto in stato vegetativo.
Morta Mirela Ndoja, morto Neptun Hishmeri, morto Simone Pizzetti, morta Cinzia Indiveri, morto Davide Quirzi: nessuno poteva raccontare cosa fosse successo in quella notte del 23 giugno dentro al Tempio della Notte.
Presumibilmente Mary Dal Monte era soffocata a causa di quell'intruglio di verbena e mandragola che le avevano fatto ingurgitare, a quel punto avevano perso il controllo dei nervi, l'avevano trascinata nel sotterraneo e l avevano deciso di decapitarla, forse per sviare le indagini, e quindi gettare il corpo zavorrato nel Naviglio.
Il resto era facilmente ipotizzabile: le altre due ragazze vanno in crisi isterica e diventano testimoni scomode e pericolose.
La Ndoja scalpita per liberarsi dalla schiavit della prostituzione e costruirsi una famiglia con Pizzetti, utilizza il ricatto della possibile denuncia alla Polizia di quanto successo pensando di convincere i suoi aguzzini e invece cos firma la condanna a morte sua e del povero Simone Pizzetti.
La Indiveri probabilmente vuole uscire dal giro, forse minaccia o ricatta il suo amante e finanziatore Davide Quirzi, che  costretto a sbarazzarsene: la convoca nell'appartamento di via Sant'Erlembardo e l, come riscontrato dall'autopsia, la massacra di botte, facendole perdere sangue dal naso o dalla bocca.
La ragazza poi viene trasportata in ascensore e da l all'interno del Tempio della Notte dove viene uccisa e decapitata.
Del resto il luminol, fin da quella notte, aveva evidenziato enormi macchie di sangue sul vecchio pavimento di quel pozzo sotterraneo.
Certo non ce lo vedeva uno come Quirzi che decapita due donne e ne getta una nel Naviglio.
Si sarebbe immaginato un uomo muscoloso, dotato di forza non comune, una belva feroce e sanguinaria.
Eppure la storia insegnava che questi terrificanti mostri erano uomini all'apparenza normali, gli uomini della porta accanto: come l'ottocentesco Antonio Boggia, gracile e tutt'altro che vigoroso.
E poi cos'era accaduto?
Quirzi a sua volta era diventato altrettanto scomodo e pericoloso.
Tutto riconduceva a lui: l'appartamento in via Sant'Erlembardo, i suoi rapporti con la Indiveri, la casa a Phuket.
Eliminando lui, i suoi sodali avevano chiuso ogni possibilit di risalire a loro. Fine della storia, capolinea.
I colpevoli, quelli veri, non potevano essere rintracciati.
E nemmeno le teste di quelle due ragazze, gettate in qualche discarica o fosso. Non le avrebbero mai ritrovate.
Per qualche istante torn a rilassarsi gustandosi il panorama.
L'ennesima galleria lo costrinse a staccarsi da quel panorama fatto di colline dolci e borghi inerpicati in altura.
Torn a leggersi i fascicoli che si era portato dietro dall'ufficio.
Tanto per cambiare un altro morto decapitato.
Un altro milanese morto decapitato.
Ma questa volta non occorreva scomodare il fantasma ottocentesco di Antonio Boggia. E non c'entrava nulla neppure il pazzoide Filippo Morpurgo, rinchiuso in una cella in attesa del processo in corte d'assise per l'omicidio e la decapitazione dell'ex usuraio Pasquale Puteiano.
Questa volta era diverso: Cristiano Rodarri, un pezzo da novanta dell'economia milanese, il proprietario di una nota catena di grande distribuzione, uno che pochi mesi prima pareva voler acquistare l'Inter prima che si facesse avanti l'indonesiano Thohir, aveva pagato a caro prezzo la sua storica passione per l'Africa e per la caccia grossa.
Lo avevano rinvenuto nudo e decapitato, nella savana, a un centinaio di chilometri dalla sua villa faraonica nella zona dei Grandi Laghi.
Una fine orribile e crudele per un uomo che aveva scelto quella terra selvaggia, nel cuore dell'Africa nera, quale sua seconda casa.
Dalla breve indagine che avevano svolto risultava che il Rodarri era solito trascorrere in Uganda almeno un paio di mesi l'anno, per dedicarsi appunto alla sua grande passione, la caccia grossa.
Si era cos invaghito di quella terra da assumere come suo maggiordomo e assistente personale proprio un ex guerriero Bant, storica trib di cacciatori e guerrieri di provenienza etiope.
E come in ogni giallo alla Hitchcock che si rispetti, il colpevole sembrava proprio lui, quello pi scontato: il maggiordomo.
Stando alla polizia ugandese risultava irreperibile.
Non solo, dai primi riscontri avevano verificato che l'uomo, Asumani Mwesiga - descritto come un gigante di quasi due metri, nero come la pece e con mani grandi come badili - aveva trascorso diversi mesi a Milano, nella scorsa primavera, ed era tornato in patria a fine giugno.
Chiss, forse aveva ucciso il padrone - che stando ai testimoni adorava e serviva fedelmente - per un inspiegabile raptus o per qualche litigio di natura personale.
Sicuramente non per denaro, perch dalla villa non risultava essere scomparso neppure un centesimo, neppure un vasetto.
Forse aveva soltanto seguito il suo istinto di Bant, una trib che in passato aveva gi decapitato religiosi o esploratori europei.
Decapitare le proprie vittime e conservarne poi le teste imbalsamate faceva parte del loro rituale.
Strana la vita. Mai avrebbe pensato di doversi occupare di ben quattro cadaveri decapitati in meno di un anno.
L'altoparlante gracchi l'annuncio atteso dai passeggeri: stavano entrando nella stazione di Roma Termini.
Evit il taxi, scegliendo di farsela a piedi, tagli per l'Esquilino e devi verso piazza del Viminale.
Era stato convocato per le 11.
Era arrivato alle 10, lo fecero attendere fino alle 12,50.
Poi un agente lo accompagn dal Capo.
Elegante, spigoloso, dai modi spicci: lo invit a sedersi senza tanti preamboli.
In piedi, silente, un altro pezzo grosso che non si present.
"Commissario, complimenti. Sul serio. Mi dicono che lei non sia propriamente un caratterino facile ma il suo lavoro lo sa fare bene. I risultati parlano chiaro. Bene, bene. Lo Stato ha bisogno di investigatori giovani e validi come lei."
Ardig ascolt senza mutare espressione, domandandosi dove volesse andare a parare.
"Avr notato anche lei come negli ultimi anni anche da noi siano cresciuti i delitti a sfondo esoterico, occulto, magico. Vicende che inquietano la societ, che fanno paura. Casi da risolvere in fretta, per non generare fenomeni emulativi e scatenare un allarme sociale. Mi capisce?"
Ardig annu senza convinzione.
"Pertanto abbiamo deciso di istituire un gruppo investigativo speciale, una squadra speciale, che si concentrer solo su questi casi particolari. E riteniamo che lei sia l'elemento pi adatto per guidarla."
Seguirono alcuni secondi di silenzio imbarazzante.
Cos il Capo riprese: "Deduco di averla colta in contropiede. Naturalmente non pretendo mi risponda subito. Facciamo cos, commissario, vada a bersi un caff in centro, si faccia due passi. Ci rivediamo qui verso le 16 e lei mi dice cosa ne pensa, va bene?".
Ardig usc frastornato e fece esattamente quello che gli aveva consigliato il Capo: cammin fino al Pantheon e si accomod sui muretti intorno all'imponente basilica.
Lo sguardo si perse sui tetti dell'Urbe.
A Milano non aveva nessuno ad aspettarlo.
Miriam era sparita e lui non l'aveva mai cercata.
Per c'erano i suoi agenti, i suoi ragazzi.
Riprese a camminare. Largo di Torre Argentina, via Arenula.
S'infil nel Ghetto, transit davanti alla sinagoga, quindi nella splendida Isola Tiberina.
Avrebbe potuto farsi delle bellissime passeggiate con Frog, andare a correre sugli argini del Tevere.
Quando sei solo, alla fine, una citt vale l'altra.
E forse a quarant'anni era proprio questo che gli occorreva: voltare pagina e azzerare. Una nuova citt, una nuova vita.
Si appoggi al parapetto in pietra di Ponte Fabricio, osservando il Tevere che tornava a riunirsi dopo essersi biforcato per lasciare spazio all'Isola Tiberina.
Guard l'orologio. Decise di tornare al Viminale.
Il Capo lo aspettava per quella risposta.
Il telefono squill in quell'istante.
"Bruno, una roba incredibile."
Dall'altra parte, agitatissimo, l'amico De Piccoli.
"Cosa succede?"
"Sai quel pirla che si  fatto decapitare in Uganda?"
"Certo, Rodarri."
" incredibile, non ci crederai. Il DNA  il suo."
"In che senso  il suo? Di quale DNA parli?"
"Quello estratto dallo sperma rinvenuto nella mucosa uterina di Mary Dal Monte. Ti rendi conto?  lui che quella notte..."
Ardig riattacc senza salutarlo e riprese a camminare verso il centro storico.
Gli occhi rivolti alla cupola del Pantheon, la testa a immaginare un negro di due metri intento ad aggirarsi in un tempio sotterraneo, nel Tempio della Notte, imbracciando un machete grondante sangue.
Il sangue di Venere, anzi di due veneri, Mary Dal Monte e Cinzia Indiveri...
...
.
...
FINE.